;

l'Isola che non c'è

Napoli scopre l'Isolotto di San Leonardo

di Francesco Guidi 4 Maggio 2019

Un Utente Facebook nota, su un’antica mappa, una strana chiesa nell’acqua, e Napoli impazzisce per il ‘ritrovato’ isolotto di San Leonardo: l’isola che non c’è.
Sono quelle storie belle dei Social. Una ricerca su vecchie cartine, la passione per la propria città, e all’improvviso una città intera scopre di aver avuto un’isola che oggi non c’è più. Uno scoglio al largo dell’attuale Rotonda Diaz, che è stato rifugio di contrabbandieri e di antiche e misteriose leggende.
La storia, in realtà non è nuovissima, ma sicuramente sconosciuta ai più.
Ne scrive Benedetto Croce nel 1892. L’isolotto esisteva fin dall’anno Mille. E Leonardo d’Orio, un nobile castigliano, ci fece edificare una chiesetta, prima affidata ai monaci basiliani, poi alle monache dei santi Pietro e Sebastiano.

Il convento, isolato dalla terra ferma, ma a poche bracciate da Napoli, divenne presto il covo di ex carcerati, naufraghi e partorienti. Gente che scappava, e aveva qualcosa da nascondere. La sua fama divenne quella di un luogo malfamato e e pericoloso, dal quale tenersi lontani. Solo nel Cinquecento le cose cambiarono e qualcuno pensò di costruire una Taverna (la Taverna del Florio) che in breve tempo divenne la più frequentata della città.
Nel 1648 una nuova crisi politica, lo scontro tra spagnoli e popolo napoletano, riportarono San Leonardo alle sue antiche atmosfere. Isola di fuggiaschi e galeotti, della quale si raccontavano mille leggenda, compresa quella di un oscuro fantasma senza testa che si muoveva tra le case abbandonate, ogni notte di luna piena.
Il luogo divenne quartier generale del contrabbando, e la lingua di mare che lo divideva dalla terraferma cominciava sempre più ad assottigliarsi. Intervennero i Borbone, che nell’Ottocento decisero di eliminare l’isolotto, abbattere la chiesetta e tutte le casette rimaste in piedi. San Leonardo fu unita al lungomare di Chiaia, e di quanto accadeva su quello scoglio rimasero solo le leggende dei pescatori, i loro racconti d’inverno.
Oggi, quella storia conosciuta solo dagli appassionati di napoletanistica, è diventata virale, grazie ad un post su Facebook. Ogni tanto i Social servono a qualcosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


 



Go Up