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Un uomo tutto solo

di Gialli.it 17 Marzo 2020

“Quindi lei vive su un’Isola deserta, e quando non ne può più se ne va in barca da solo. Tanto per concedersi una botta di vita. E le donne? Tutte sirene che cantano e battono la coda blu sugli scogli dell’Egeo?”.
Bianca Burani era, oggettivamente, una gnocca. E quando rideva era ancora più troia.
Gli occhi verde e marrone, le fossette, il mento leggermente a punta con un piccolo taglio al centro, come fosse una cicatrice, rubava desideri poi spostava lo sguardo di scatto. Di solito di lato, o in alto, quando si divertiva e voleva essere guardata.
Da ragazza doveva essere stata uno schianto, ma anche ora che aveva superato i cinquanta, era difficile non pensare cose indecenti.

Si muoveva piano, controllava ogni gesto, sfiorava gli oggetti e costringeva a seguirla, in quel danza raffinata di occhi, mani, capelli, labbra.
“Non bisognerebbe mai parlare delle donne in un certo modo, proprio l’otto marzo. Ma vedo che lei non festeggia. Se ne va per isole senza uno straccio di mimosa. Deve aver sofferto molto”. Ancora una risata, ancora le dita che cercano il pacchetto di slim della Vogue, ancora la piccola camicia bianca, annodata sull’ombelico, che si apre ogni volta che si sposta sulla sedia. L’uomo seduto di fronte a lei era bravissimo ad evitare crolli, ma ogni tanto stringeva le mascelle e sorrideva lontano, con gli occhi che si perdevano in altri ricordi, altri incontri, altre risate.

Thodora, quella mattina, era latte, panini caldi, marmellata. Il borgo profumava di colazioni sui terrazzi, di giornali aperti sull’oroscopo, di vite impossibili, appoggiate sulle lenzuola solo il tempo di ricominciare.
L’uomo non s’aspettava quel disegno da bambini deficienti ad un passo dalla fine della scuola. E toglieva, toglieva cose, scacciava, per non dirsi che non sarebbe mai riuscito a farlo. Quello che doveva fare.

Bianca non era la prima persona con la quale aveva parlato un po’. Un giro al bar, due chiacchiere col prete, le risate di una ragazza che diceva veloce eserimanessimo?
Aveva messo insieme pezzi alla rinfusa. Stava prendendo a cazzo, ma era esattamente quello che aveva deciso di fare. Non puoi sentir parlare di una comunità, ogni attimo della tua giornata, e non decidere di andare a dare un’occhiata.

Gli avevano detto che non ce n’era affatto bisogno, ma lui testardo, doveva mettere in fila le cose, i particolari, i dettagli. E ora era lì, a Theodora, sulla punta dimenticata dell’isola di Nugnes, in un borgo che sembrava uno scherzo cretino, a fare la conta dei pezzi che mancavano, che s’erano persi, che non si capivano. Azzurro? Sarà il cielo. Si, sarà il cielo. E via, a fare quello stravagante, che gira da solo, ad infilar tasselli. “No, è che sono sceso di casa per comprare le sigarette”. Aveva deciso di dire. “Qualche anno fa, però”. Avrebbe aggiunto, paraculo. Formuletta facile facile, ma lui piaceva alle donne, e in quel modo si aprivano un sacco di spiragli.

(1. continua)

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