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Sette mesi esatti

di Gialli.it 16 Marzo 2020

“Un uomo tutto solo che a marzo fa il pacione su un’isola greca. Dica la verità, quella cazzata sulle sigarette non è l’unico prezzo che deve pagare per farsi una scopata. Quante ne ha a disposizione di frasi imbecilli che fanno comunque effetto?”. Bianca sondava, testava, tastava. Gli stava simpatico quel tizio. E poi a Theodora c’era un sacco di tempo per tentare di capirci qualcosa. Il gioco era quello, con tutti. D’estate, e ora anche in quella coda d’inverno dalla quale stavano uscendo dopo aver accettato la proposta delle lettere.

“Da quando siamo qui? Oggi sono sette mesi esatti. Se poi ci mette anche l’estate, beh, ci avviamo verso l’anno. Mi sono talmente abituata che non mi manca niente di Roma, della vita fuori. E’ stata la cosa giusta. Ne avevamo bisogno tutti. E sta funzionando. Poi, arriva uno come lei… e che vuoi più dalla vita”.

L’uomo si leccava le labbra, quando rideva, poi stringeva un po’ i denti e lasciava parlare. Bianca raccontava che sembrava una bambina, l’uomo beveva, sorrideva, s’accendeva il pezzo di Toscano che aveva tra le dita da quando s’era seduto. Bianca d’un fiato spiegava ai grandi quel gioco meraviglioso che s’erano inventati, l’uomo ricostruiva che ci vuole culo, nella vita, a sconfiggere la solitudine e la vecchiaia. E Bianca era solo ed esclusivamente questo, un gran pezzo di figa che era salita sull’ultimo treno utile, prima di lasciare che il tempo la violasse senza ritegno.

“E’ che non vedevo l’ora che qualcuno me lo chiedesse, questa è la verità. Era un po’ che sapevo di avere bisogno di una roba del genere. Ma dove la trovi la forza per fare certe scelte. I desideri, a volte, li lasciamo su un comodino vicino al letto. Ci giochi ogni tanto, e ogni tanto, la mattina, apri gli occhi e sono esattamente dove li avevi abbandonati la notte prima. Con la sveglia, l’orologio, il telefonino. Magari sono anche la prima cosa che guardi, quando metti a fuoco. Ma finisce. Un attimo. Poi vince la quotidianità. Capisce? Avevo il desiderio di scappare via, poggiato ad un passo dalla testa, e sono sempre scesa dall’altra parte del letto. Magari vuoto, per giunta. Poi, un bel giorno, qualcuno dice eserimanessimo? e a te scappa solo da ridere”.

L’uomo non mosse un muscolo. Lasciò che la donna si toccasse il seno, mentre infilava giustificazioni. Bianca, quel gesto, lo fece in un modo singolare. Privato. Un cazzo suo. Si accarezzò col pollice e il medio il profilo di una tetta come se le dita fossero di un altro, carezze lontane, giochi di quando ti perdi un po’ e il desiderio è l’unica cosa che ti tiene agganciato alla realtà.

(2. Continua)

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