Le ombre di Napoli Nera

in libreria l'ultimo noir di Letizia Vicidomini

di Ciro Sabatino 18 Ottobre 2021

Nella ‘quarta di copertina’ dell’ultimo romanzo di Letizia Vicidomini, La Ragazzina Ragno, edito da Mursia, nella collana Giungla Gialla, c’è un elenco. Una lista. Di persone, gente, facce, che si ritrovano tra le pieghe della storia narrata.
L’elenco funziona più o meno così. Spiega cosa fa, nella vicenda, ognuno dei personaggi che il lettore incontrerà: “C’è una ragazzina – si legge – che fa questo e quello. C’è un ragazzo che fa questo e quello. C’è una donna che fa questo e quello”.
E’ bello, quell’elenco. Perché è intrigante, perché riesce a far venire voglia di leggere. Eppure, in quell’appassionante inventario di maschere e misteri manca qualcosa. Una, cosa. In particolare.

Nella lista della quarta di copertina dell’ultimo lavoro della scrittrice salernitana tra le più apprezzate dagli appassionati di noir, mancano gli occhi. Già. Perché La Ragazzina Ragno, il gran bel giallo costruito tra le ombre e i segreti della ‘città del sole’, è un libro di occhi. Che guardano, scrutano, spiano, seguono instancabilmente ogni dettaglio. Ogni soffio. Ogni accadimento. Finanche i silenzi.
Occhi che ‘vedono’ il silenzio. E riescono a dargli un valore, un significato.
“C’è una ragazzina che fa questo e quello. C’è un ragazzo che fa questo e quello. C’è una donna che fa questo e quello”. E ci sono gli occhi. Che guardano una città indolente, una generazione insopportabile, un manipolo di ragazzini che giocano a morire. Perché quando giochi, con i giocattoli che sono più grandi di te, muori. Anche se sei convinto di potere tutto, di avere tutto. E tutti. Nel pugno. Come la Ragazzina Ragno, appunto. Maya la bella. La sua tela, la sua sconfitta. E Luca. Il bullo. Il ragazzino con le certezze, che finirà in un inferno già scritto e prevedibile. Tranne che da lui.

Romanzo duro, doloroso. Giallo avvincente e serrato. Due livelli di scrittura. Due registri che camminano fianco a fianco. Un solo risultato. Un libro che non è semplicemente un giallo, scritto da una giallista che è prima di tutto una donna capace di guardare, di non perdere di vista il vuoto nel quale, ogni tanto, si perdono le nuove generazioni, e questa città, alle prese con un’indifferenza che fa male. A volte. Fa molto male.
Bella roba, insomma. A dimostrazione che per certi libri la formuletta ‘letteratura di genere’ è solo una sovrastruttura frettolosa e di comodo, dalla quale dovremmo finalmente liberarci.

 



Go Up
error: Contenuto protetto!

Utilizziamo cookie di terze parti per migliorare l'esperienza di navigazione. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi