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Quella cyber solitudine che puzza di morte

di Gialli.it 28 Luglio 2009

Quando mi passano negli occhi le notti davanti a un monitor acceso mi viene sempre in mente Almost Blue. L’attacco di Almost Blue.
Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po’ di polvere. Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost Blue”.
C’è tutto quello che penso di internet in queste splendide righe di Carlo Lucarelli. C’è la notte, c’è un monitor acceso e c’è una musica che passa lenta. Triste. Una colonna sonora. Quella che potrebbe essere la colonna sonora del web.
Perché se internet ha smantellato distanze, ha anche scavato voragini. E il buco nero sotto i piedi di questi strani anni in molti casi si chiama solitudine. Almost blue. Quasi triste.
La solitudine di Vladimir Savanovic è solo un piccolo avamposto dei luoghi abbandonati nei quali da anni migliaia di ragazzi si perdono senza speranza. A caccia di universi impossibili, di ritrovi virtuali che sembrano le piazze, le strade di uno dei dolorosi personaggi di Poe. “Questo vecchio, dissi allora a me stesso, è il genio caratteristico del delitto più efferato. Egli non vuole rimanere solo. È l’uomo della folla”.
Già. L’uomo della folla nel 2009 è quello che si muove su Facebook, trascinandosi dietro illusioni e speranza inutili. Ma è anche quello che invece si sposta veloce nei gangli della rete. Che sa scivolare negli anfratti, e scappare via nel dedalo di viuzze sconosciute che si chiamano sistemi.
Uomini soli in mondi che non esistono. In piazze e strade virtuali. A caccia di gente senza occhi, né sguardi. Senza mani per toccare. Senza labbra per baciare.
Forse è lì, in quei luoghi dove non ci si guarda, dove non ci si tocca, che si può anche decidere di morire.
Almost blue. Quasi triste.

One thought on “Quella cyber solitudine che puzza di morte”

  1. Grazie per la splendida lettura, e per l’indicazione di un pezzo musicale che non conoscevo ancora: non si finisce mai di imparare! Sto ascoltando Almost Blue in questo momento…

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