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La maledizione del Magic Bus 142

Quando i sogni vanno a braccetto con la morte

di Mauro Genito 28 Luglio 2019

C’è una strada, in Alaska, che chiamano il Sentiero di Stampede. 13 chilometri che rappresentano il terminale di un lungo viaggio che conduce, dritto dritto, alla carcassa di un vecchio autobus.
Chi dovesse riuscire ad attraversare quella terra impossibile, nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, ad un passo dal Mar Glaciale Artico, sa di avere avanti solo 8 miglia per raggiungere un sogno hippy. Entrare nel veicolo che ospitò, per alcuni mesi, Christopher McCandless, un ragazzo americano che nel 1992 si lasciò tutto alle spalle per cercare se stesso, e morire per delle bacche avvelenate.

La storia di Chris, e del Fairbanks Bus 142, divenne un romanzo cult per intere generazioni di inquieti ragazzi. Dal libro di Jon Krakauer nacque anche un film: Into the Wild – Nelle terre selvagge. Scritto e diretto da Sean Penn nel 2007. Da allora, migliaia di giovani attraversano l’Alaska tentando di raggiungere Stampede Trail e quindi il Magic Bus che è rimasto abbandonato fra il massiccio del Monte McKinley, il parco naturale del Denali e Fairbanks, distante 500 km.

Chris lo trovò per caso e ci visse alcuni mesi. Dopo lo hanno cercato in molti, rischiando la stessa sorte del ragazzo.

L’ultima, in ordine di tempo, è Veramika Maikamava, 24 anni, giovane sposa decisa a a rifare il viaggio di Chris ed entrare in quel maledetto scuolabus giallo riverniciato poi di bianco (numero di matricola 142, appunto) usato, un tempo, per trasportare braccianti ad una vicina miniera di antimonio. Per arrivare in quel posto bisogna anche guadare due piccoli corsi d’acqua. Vera non ce l’ha fatta. Mentre tentava, con il marito, di superare il rivo ha perso la presa ed è stata spazzata via dalle acque del fiume. Un po’ di anni fa un’altra donna,  svizzera, 29 anni, era morta più o meno nello stesso punto. Così come non si contano i feriti e le richieste di intervento per salvataggi estremi.
In Alaska non ne possono più, e forse il 142 verrà demolito o spostato. Basterebbe, invece, un po’ di attenzione in più per non cancellare uno degli ultimi simboli di libertà rimasti al mondo.

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