Polizia, una Mostra tutta da ridere

di Gialli.it 6 Ottobre 2009

Ne abbiamo sentite tante. Carabinieri e poliziotti sono il soggetto preferito di caricature, barzellette, film comici e satira. E’ forse per questo motivo che nessuno avrebbe mai immaginato che prima o poi sarebbero stati proprio loro, le forze dell’ordine, ad ironizzare su se stessi.
Lo fanno i poliziotti con una mostra dal titolo “In nome della legge” che risiederà alla Biblioteca Centrale di Roma dal 6 ottobre al 14 novembre. Strisce, vignette, caricature, freddure sono tutte raccolte qui, per raccontare la storia della Pubblica Sicurezza, dalla nascita, nel 1848, ai giorni nostri. La mostra offre uno spaccato dell’Italia attraverso la figura del “poliziotto” e del suo agire in nome della legge, sdrammatizzando su alcuni eventi, sorridendo su altri ma anche cercando di cancellare dall’immaginario collettivo alcuni stereotipi che ne hanno caratterizzato la raffigurazione.
Un’ampia selezione di vignette e caricature satiriche, selezionate da quotidiani e periodici dell’epoca, mostra le diverse prospettive con cui le varie testate leggevano i fatti di cronaca ed ironizzavano sul tutore della legge e consente ai visitatori di tuffarsi nel mondo della satira giornalistica del XIX secolo che partecipava a pieno titolo alle vicende politiche dell’epoca.  Il Fischietto, Lo Spirito folletto, La Frusta, Don Pirloncino, Pasquino, Capitan Fracassa, Don Chisciotte della Mancia, L’Asino, Guerin Meschino, Il Travaso delle idee e molti altri. Sulle loro pagine il poliziotto appare sempre più come la personificazione di un sistema politico continuamente messo in discussione.
Completa l’esposizione una ricognizione della presenza del poliziotto nella letteratura, nel teatro, nel fumetto, da Verga a Trilussa, da Di Giacomo a Eduardo, fino a Sergio Tofano, Jacovitti, Giove Toppi e alle loro strisce sugli storici giornali a fumetti, dal Corriere dei piccoli all’Avventuroso.
Come disse Victor Hugo “La libertà comincia dall’ironia”. Ci sarà riuscita la polizia di stato a liberarsi dagli stereotipi? Sarà dei visitatori l’ultima parola. (c.m.)



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