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Google attacca Twitter con un crittogramma Secondo capitolo dei "misteri inspiegabili"

Twitter non ha “o”. Eppure qualcuno è stato chiaro. Tutte le tue “o” appartengono a noi! Quel qualcuno si chiama Google. E il messaggio, per chi ama la crittografia, è chiaro come il sole. E’ stato postato il 4 settembre. Sul servizio di microblogging tanto amato dai vip e dagli intellettuali. Dal motore di ricerca più famoso del mondo. Cos’è? Una minaccia? Un avvertimento? Una sfida?
Fatto sta che il giorno dopo, il 5 settembre, un ufo plana su una delle “o” del logo di Google e la ingabbia in un fascio di luce inquietante.
6 settembre 2009. Il “giallo” del logo di Google apre il suo secondo capitolo. E questa volta la partita si gioca tra due colossi della rete. Al centro le “o” misteriose e i “misteri inspiegabili”. Si ricomincia. La rete torna in fibrillazione. Il tam tam rimbalza veloce. Le voci si rincorrono.
Questa volta, però, non ci sono navicelle aliene da inseguire. Ma solo una sequenza numerica. Alla Lost.
Una stringa che non può che rappresentare un crittogramma. Molto elementare. Eccolo: 1.12.12 25.15.21.18 15 1.18.5 2.5.12.15.14.7 20.15 21.19.
Ventuno numeri. Divisi in cinque sequenze puntate divise da un 18.  La prima sequenza ha tre numeri, la seconda quattro, poi c’è il 18 da solo e si va avanti con 3, 6 e 4 gruppi numerici.
Google lo ha infilato su Twitter alle 9.02 pm del 4 settembre 2009. E non ci vuole Enigma (la macchina per cifrare e decifrare elettro-meccanica, al servizio delle forze armate tedesche) per capire che c’è bisogno di una semplice sostituzione alfa-numerica per sapere cosa significa.
Il gioco è facile facile. Al numero 1 corrisponde la lettera A. Al 2 la B e così via. Risultato: All your o are belong to us. “Tutte le tue “o” appartengono a noi”.
Eccolo lo strano messaggio che i dipendenti di Larry Page e Sergey Brin hanno voluto inviare a quelli della Obvious Corporation di San Francisco. L’unico problema è che Twitter non ha “o”. Ma la vocale è molto presente nel nome della società che nel marzo del 2006 creò il social network dove si “cinguetta”: Obvious.
Cosa volevano dire? Google si prepara ad un attacco a Twitter? O è Twitter che in qualche modo sta creando problemi a Google?  L’unica cosa certa, fino ad ora, è che proprio nel marzo del 2009 la società di Mountain View provò ad acquistare Twitter. I dettagli dell’operazione non sono mai stati svelati, ma stando ad alcune indiscrezioni pare che la cifra pronta si aggiri intorno ai 9 miliardi di dollari.
Staremo a vedere. Le domande rimangono senza risposta. I “misteri inspiegabili” rimangono inviolati. Ma come ieri vi terremo aggiornati. In tempo reale.

Il nuovo film di Stieg Larsson

Dopo il successo di “Uomini che Odiano le Donne” arriva nelle sale italiane un nuovo film tratto da un best seller dello scrittore svedese Stieg Larsson: “La Ragazza che Giocava con il Fuoco”. E sarà una sorpresa.
In Italia l’appuntamento è per il 25 settembre, una settimana dopo il lancio scandinavo.
Questa volta in cabina di regia ci sarà Daniel Alfredson, al quale è stato affidato anche il terzo episodio della “serie”, “La Regina dei Castelli di Carta, previsto per la primavera 2010.
“La ragazza che giocava con il fuoco” è il secondo romanzo della trilogia Millennium, che fu pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell’autore. Nella storia si ritrovano, ovviamente, tutti gli stessi personaggi del primo fortunato lavoro di Larsson. Solo che in questo caso Lisbeth Salander (nel film Noomi Rapace), la ragazza che aveva aiutato il protagonista ad uscire da una delicata vicenda giudiziaria, si ritrova ad essere sospettata di un duplice omicidio. Lisbeth ha alle spalle una storia drammatica e viene addirittura indicata come l’omicida di due giornalisti della rivista Millenium che stavano per pubblicare clamorose rivelazioni sul mercato del sesso in Svezia.
Ricercata, la ragazza scompare nel nulla. Ma Mikael Blomqvist (Michael Nyqvist), non crede a quello che dicono i notiziari: conosce Lisbeth, e sa che diventa violenta solo quando ha paura. Su queste premesse comincerà una corsa contro il tempo per trovare la sua amica e amante prima della polizia. Nel corso delle sue indagini, Blomqvist scoprirà anche alcuni tragici e dolorosi eventi della vita di Lisbeth: internata in un istituto psichiatrico a 12 anni e dichiarata incapace a 18, la giovane è il prodotto di un sistema ingiusto e corrotto. Ma più che una vittima impotente, Lisbeth è una sorta di angelo vendicatore che si abbatte su chi le ha fatto del male con una collera terrificante nella sua intensità.
Nel 2006 il romanzo è stato riconosciuto come “miglior romanzo poliziesco svedese dell’anno” dalla Svenska Deckarakademin, l’accademia svedese del poliziesco.
Non resta che vedere il film. (c.m.)

Riaperta l'inchiesta sulla morte di Jones. Fu ucciso, ma perché?

Dopo quarant’anni esatti dalla strana morte del fondatore dei Rolling Stones a Londra hanno deciso di riaprire ufficialmente l’inchiesta. Nuovi indizi e testimonianze considerate attendibili sono state fornite agli inquirenti da un giornalista investigativo. Scott Jones, solo omonimo di Brian, ha trascorso gli ultimi quattro anni cercando la chiave per risolvere il caso. E ora non ha dubbi. Ad uccidere Jones è stato il costruttore Frank Thorogood.
di ANTONIO SCATTERO
“Sai nuotare sott’acqua? E sei anche fottutamente bravo? E allora facci vedere. Forza. Facci vedere”.
Perché non gli hai fatto vedere  Brian? Perché cazzo non ci sapevi stare con quella cazzo di testa nell’acqua? Loro ridevano, si divertivano come scimmie. E tu forse hai pensato che potevi farcela. Vero Brian? Tu per un attimo ti sei chiesto se uno che si inventa i Rolling Stones può morire così. Con una mano che ti schiaccia la testa, che ti toglie il fiato, che ti spinge sotto. Sotto. Da dove sei partito. Dall’acqua.
Qualcosa non ha funzionato Brian. La storiellina dell’immortalità. Quella non funziona mai. Almeno non al momento opportuno. Quando serve. Non funzionò con Jimi, non funzionò con Morrison, non funzionò neanche con Lennon. E lui fu veramente più famoso di gesù  cristo.
Non funziona mai, Brian. E ora siamo qui, quarant’anni dopo, a chiederci perché.
“Only the good die young”, direbbe qualcuno. Forse è vero. Ma tu non ci sei più. E da qual giorno le pietre rotolanti non sono state più le stesse. Le farfalle bianche che prepararono per il tuo funerale morirono nei barattoli dove qualche coglione le aveva stipate per lanciarle in aria. Volevano lacrime, Brian. Fu un circo patetico. Cantarono “I’m Yours and I’m Hers” e poi ti seppellirono sotto 12 piedi di terra. Fine.
Ora qualcuno ha deciso che quello che accadde quarant’anni fa, il 3 luglio del 1969, non rientra nella “casualità”, e puf… vogliono vederci chiaro.
Vogliono vedere chiaro nella tua morte. Capito Brian? Vogliono capire che cacchio ci facevano tutta quella gente sul bordo della tua piscina ad Hartfield. Vogliono capire perché avevi deciso di passare una notte con una banda di delinquenti bastardi.
Erano in cinque, vero Brian? C’era Anna, la tua donna. Poi c’era Tom Keylock, l’ex paracadutista, poi diventato l’autista di Keith. C’erano Marthy e Joe, due matti al soldo di un solo bastardo. Quello ubriaco, quello che odiava i ricchi, le rockstar, le loro donne stupende. Quella notte, Brian, sul bordo della piscina c’era Frank Thorogood. Fu lui a tenerti con la testa sott’acqua.
E l’ha fatta franca.
Ora, però, riaprono l’inchiesta. E’ arrivato il momento di fare giustizia. E non importa in quale inferno si trovi oggi il bastardo. Deve pagare.
Tranquillo Brian. Da questi parti ci mettiamo un po’ di tempo, ma poi qualcosa succede sempre. Let’s spend the night together.

Autunno in salsa horror. Da domenica su Rai Due Arriva la serie ispirata a Dieci Piccoli Indiani

Conto alla rovescia per la prima italiana di Harper’s Island, la serie televisiva creata da Ari Schlossberg per la CBS. Andrà in onda su Rai Due, ogni domenica (si comincia il 6 settembre) alle 21,50, e ad ogni episodio uno degli ospiti della misteriosa residenza morirà. Vi ricorda qualcosa?
di FRANCESCO DONATI
Dopo il successo americano arriva anche da noi il serial a metà tra Scream e Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie. Un’isola misteriosa, un tragico episodio del passato che tutti vogliono dimenticare, una festa di matrimonio che sembra più un esorcismo, un modo per dimenticare, e poi Lei: la Casa! La casa maledetta, dove il passato ritorna come una vendetta inesorabile.
Gli ingredienti ci sono tutti per decretare il successo delle 13 puntate più attese del nuovo palinsesto televisivo di Rai Due.
Harper’s Island, infatti, si presenta come una serie “chiusa”. Una sola stagione. Tredici episodi, e una carneficina che ricorda il capolavoro della Regina del Delitto. I famosi Dieci Piccoli Indiani che la signora Christie sottotitolò “E poi non rimase più nessuno”.
Anche in questo caso un gruppetto di ignari ospiti viene invitato a trascorrere qualche giorno su un’isola “strana”. Loro sono felici, entusiasti, divertiti. Anche un po’ incuriositi. Su quell’isola, un po’ di anni prima un serial killer fece fuori un’intera famiglia. Sei persone brutalmente ammazzate da un folle che però è finito regolarmente in galera.
E allora perché non tornarci in quel posto? Che male c’è?
La risposta arriva dopo tre minuti dall’inizio dell’episodio pilota, quando un cugino della sposa viene triturato dall’elica della chiatta che sta per traghettare tutti gli ospiti verso il banchetto nuziale. Non si tratta solo di un presagio raccapricciante, è un avvertimento. Comincia la saga di sangue targata Harper’s Island. Da non perdere.

Ecco il certificato di morte di Michael Jackson Una sola parola per chiudere un "giallo": homicide!

E’ ufficiale. Michael Jackson è stato ucciso. A confermare le insistenti voci che rimbalzavano da settimane su internet il medico legale di Los Angeles, che ha diretto l’esame tossicologico deciso per determinare le cause del decesso della popstar, stroncata da un arresto cardiaco nella sua villa di Los Angeles, lo scorso 25 giugno, a soli 50 anni. Sul certificato di morte, reso pubblico da poche ore, una sola parola: Homicide.
di SONIA T. CAROBI
Gli hanno sparato dosi di anestetico e sedativi che avrebbero ucciso un cavallo. Poi il Propofol e Lorazepam hanno fatto il resto. Gli sono entrati nelle vene e hanno mandato in tilt tutto il meccanismo. Fino a fermargli il cuore. Per sempre.
Quando il medico legale si è guardato le analisi Michael nel sangue aveva di tutto. Molecole di Midazolam, Diazepam, Lidocaina ed Efedrina. Un mix letale che in poche ore gli succhiato via la vita e chi si è visto si è visto.
Si chiude con l’ennesima, amara, beffa, il sipario sulla scomparsa del Re del Pop. Dopo due mesi di speculazioni, voci incontrollate, leggende metropolitane il “giallo” della sua morte svela con certezza almeno “l’arma del delitto”. Ma siamo solo a metà libro. Ora bisognerà capire chi e perché.  E c’è da giurare che se ne vedranno e sentiranno delle belle.
Nel registro degli indagati per ora figura solo Conrad Murray, il cardiologo di Las Vegas che gli avrebbe somministrato l’ormai famigerato cocktail letale. Ma già si vocifera che l’inchiesta del coroner si sta allargando a macchia d’olio.
Il rapporto completo dell’autopsia, infatti, “rimarrà ancora nelle mani della polizia di Los Angeles – spiega il coroner – e del procuratore generale della contea”, ma le indagini sono già passate alla procura che a breve dovrebbe spiccare i primi mandati di arresto.
L’ipotesi di un clamoroso processo è più che una certezza. Sarà l’ennesimo triste e imbarazzante circo mediatico che terrà in vita Jacko e aiuterà i suoi eredi a vendere altri milioni di copie di dischi.
Dal canto suo Murray ha confermato alla polizia di aver iniettato l’anestetico Propofol al suo celebre paziente verso le 10 e 40 di mattina dello scorso 25 giugno, dopo aver trascorso un’intera notte nel vano tentativo di farlo addormentare, somministrandogli ben quattro iniezioni di Lorazepam e Midazolam, due potenti sedativi.
“Alla fine sono stato costretto a cedere alle sue insistenti richieste – ha detto – tutte le notti, per ben sei settimane”.  Ma il Propofol può essere usato soltanto in ospedale e usarlo come sonnifero è, non solo illegale, ma in questo caso anche un atto criminoso.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Uu5lqFqASJ0[/youtube]
All’inizio di questo mese Murray ha registrato la sua difesa e l’ha messa su YouTube: “Ho detto la verità e io ho fede, la verità prevarrà”. Staremo a vedere.

Il Commissario Lo Gatto

Una figura eroica e affascinante naviga verso una splendida isola: è basso, tarchiato, lo sguardo fiero all’orizzonte, una mano, la destra, infilata nell’abbottonatura del cappotto all’altezza del cuore. Napoleone Bonaparte, forse? No. Natale Lo Gatto. E l’isola non è l’Elba, ma Favignana. Chi è davvero quest’uomo? E perché una barca lo conduce al supplizio?
di LUCA FALCONE
Il commissario Lo Gatto (Lino Banfi nel film omonimo del 1986) è un alto dirigente della Polizia di Stato italiana, addirittura in precedenza titolare del commissariato presso la Santa Sede. Un uomo tutto d’un pezzo. Come ci tiene egli stesso a precisare, uno che non guarda in faccia a nessuno. Costi quel che costi.
Ed infatti, quando un giovane sacerdote viene assassinato nei Giardini Vaticani non trova di meglio che richiedere l’alibi addirittura al Santo Padre, e così facendo segna il suo destino e la sua nuova destinazione: Favignana, ridente, tranquilla, contemplativa, un po’ periferica forse, ma senz’altro bella. Per Natale Lo Gatto una noia mortale ed un’umiliazione senza precedenti: lui, che sogna di fare il commissario a Milano, ridottosi a trascorrere le giornate battibeccando con orde di turisti fai-da-te, difendendosi (ma solo fino ad un certo punto!) dalle insidie delle tre sorelle Patané, sue albergatrici ed ammiratrici, o giocando a scopone con il parroco, il barbiere e il farmacista. Unica vera consolazione la meravigliosa granita del mattino, consumata al tavolino in riva al mare. D’un tratto però tutto sembra complicarsi: una donna bellissima e dai noti facili costumi scompare. Tracce di sangue nel suo appartamento e una registrazione di dialoghi inquietanti che sembra testimoniare che tutti sull’isola la odino.
Lo Gatto si getta nelle indagini con rabbia straripante, supportato dall’agente Gridelli e dall’ambizioso giornalista Ragusa. Nel suo mettere a soqquadro tutta Favignana Lo Gatto torna di nuovo a non guardare in faccia a nessuno: interroga, perquisisce, fa tintinnar manette e minaccia comode camere di sicurezza a Trapani. Rischia anche la vita, ma non desiste. Mentre il mistero si infittisce Ragusa monta il caso.
“Lo Gatto è una belva!” tuona in prima pagina, e questi ormai sogna già il trasferimento. Giunge il momento della ricostruzione finale: Lo Gatto è pronto a stupire. E stupisce. Anche se stesso. La “morta” stessa è lì, viva, vegeta e furente, di rientro da una scappatella nientemeno che con il Capo del Governo, interrotta dallo scandalo che ha addirittura prodotto la crisi di governo! Lo Gatto si sente perso: addio sogni di gloria lontano da Favignana. Eppure invece, con un colpo di scena e coi ringraziamenti del nuovo Presidente, è promosso vice-questore a Milano. Carriera, la sua, solo agli inizi: Lo Gatto, integerrimo sempre, continua a non guardare in faccia a nessuno e guadagna anche la promozione a questore. Stavolta però di nuovo sperduto in Sicilia, a sostituire un eroe ucciso dalla mafia.

Buon compleanno, Ronnie. Sei libero!

46 anni fa si portò via due milioni e mezzo di sterline da un postale che faceva la spola tra Londra e Glasgow. La rapina del secolo. Disse qualcuno. Era agosto. L’8 agosto.
Adesso lo possiamo dire. Senza più forzature. Il numero 8 per Ronnie Biggs è un numero fortunato
8 agosto 1929 la sua data di nascita. 8 agosto 1963 la rapina al treno. 8 agosto 2009 la libertà.
Jack Straw il segretario alla giustizia inglese ci ha ripensato e per l’ottantesimo compleanno di uno dei personaggi più affascinanti e incredibili della storia della “grandi rapine” ha deciso di regalargli la libertà.

“Totalmente incorreggibile” così il ministro lo aveva definito solo pochi mesi fa quando aveva deciso che Ronnie doveva restare nella prigione di Norwich. Le sue condizioni di salute sono peggiorate. Soffre di polmonite e riesce a mala pena a comunicare. Questo può bastare, forse, per concedergli una morte più serena.
Ronnie uscirà di prigione ad ottant’anni. “Libero per ragioni umanitarie”. E lui, probabilmente sorride sotto i baffi. Ha fregato le polizie di mezzo mondo. E chissà se ora andrà a cercarsi il gruzzoletto che ha nascosto da qualche parte per la vecchiaia. Staremo a vedere. Intanto: buon compleanno Ronnie! Goditela tutta, questa cavolo di vita. (cm)

Avellino, il mistero del meteorite scomparso

E’ caduto sul suolo campano il 25 dicembre del 1999. Un dono natalizio. Sprecato. Dopo essere stato conservato negli uffici della Caserma dei carabinieri di S. Martino Valle Caudina per anni, nascosto agli occhi della scienza, il meteorite di Mafariello è scomparso nel nulla.
di GIOVANNI ASCIONE
Nel catalogo nazionale delle meteoriti italiane non risulta alcun reperto ufficialmente recuperato in Campania. E pochi sanno che nella notte di Natale del 1999, durante una violenta alluvione, a San Martino Valle Caudina (Avellino), un pesante masso spaziale, dopo avere attraversato per milioni di chilometri gli spazi interstellari, cade con violenza tra fiamme e fumo sul Monte Teano in località Mafariello.
Era una notte tempestosa. Come quella dei romanzi dell’Ottocento. Pioggia, tuoni, fulmini e frane. Nessuno si è accorto di nulla fino al giorno dopo. La mattina di Santo Stefano, un contadino del luogo a caccia di funghi sul posto vede infossato in un cratere, uno strano masso di colore marrone scuro con striature grigie. Pensa subito ad un ordigno esplosivo e allarma i Carabinieri della locale caserma sita alle pendici del monte.
L’uomo nota anche tracce di bruciature sugli alberi in almeno cinque punti che segnano la traiettoria del bolide rovente. Alcuni militari dell’Arma, adoperando le prime cautele del caso, con guanti ed altre protezioni, provvedono ad isolare la zona circostante e a contattare un geologo del vicino Comune di Cervinara. L’oggetto è di natura extraterrestre. Si consigliano analisi petrografiche presso un laboratorio di Napoli. In zona non ci sono altri crateri e questo conferisce ancora più unicità al reperto. Per diversi anni il prezioso masso di circa 6 Kg è stato custodito nella locale caserma dei Carabinieri di San Martino Valle Caudina dentro una scatola metallica. Nessun esperto è riuscito a vederlo ed analizzarlo. Non è stata effettuata finora una classificazione ufficiale. E forse non ci sarà mai.
Per motivi ancora sconosciuti, il reperto è scomparso. Svanito nel nulla. Il giorno prima c’era. Tutti i carabinieri si erano ormai abituati a vederlo lì. Il giorno dopo non c’era più. Nel 2004 era lì. Nel 2006 non c’era più. A causa di lavori di ristrutturazione è stato spostato. In un sottoscala. E poi più nulla.
L’unica traccia rimasta è il sintetico rapporto sul ritrovamento redatto all’epoca dei fatti che peraltro non è possibile nemmeno fotocopiare.
Oggi sarebbero utilissime almeno le foto e le analisi petrografiche. Per tentare una classificazione del meteorite. Ma anche delle immagini non è possibile ottenere alcun riscontro.
L’oggetto poteva conteneva una miriade di informazioni sul nostro sistema solare. Trasportate “gratuitamente” sul suolo campano. Aveva inoltre un primato: il primo e unico meteorite caduto in Campania.
Era stato preceduto da un altro sasso caduto nei pressi di Massa Lubrense (Sorrento) nel 1819. Ed è stato seguito da un altro meteorite recuperato nel centro storico di Calvi Risorta recentemente. In entrambi i casi gli esperti ne hanno confermato la natura terrestre.
In Italia, l’ultimo meteorite, registrato ufficialmente, è caduto nel pomeriggio del 25 settembre 1996 a Fermo in provincia di Ascoli Piceno. In quel caso il meteorite ha avuto una sorte migliore: analizzato e ufficialmente classificato come un chondrite ordinaria brecciata del tipo H, oggi è esposto nel locale museo scientifico. Come è giusto che sia.
La speranza oggi è che lo spazio infinito ci possa regalare una nuova scoperta tutta partenopea per  farci riscattare della sorte toccata al meteorite svanito nel nulla.