Il coccodrillo nella scuola

C’è una piccola scuola, a Rhondda. Si chiama in modo assurdo, tipo Ysgol Gynradd Gymraeg Bodringallt, ma sembra uscita da una fiaba. I tetti spioventi, le miniere di carbone, la nebbia del Galles del Sud. E una leggenda. In quella scuola c’è un coccodrillo. Che si aggira per i sotterranei. A caccia di bambini cattivi.
Che vitaccia, per il preside e gli insegnanti, tenere testa ad una storia così. Già, perché alla faccenda del Coccodrillo della Valle, nel paesino hanno sempre creduto tutti. Una vecchia storia tra le due guerre, un misterioso soldato e il suo segreto. Una favola nera di cui si è sempre parlato poco. Ma il coccodrillo c’è, altroché se c’è. E giù lezioni sulle leggende metropolitane, e sui coccodrilli che spuntano dappertutto, ma che non ci sono. Figurarsi nei sotterranei delle scuole. E via, e via…

Beh, l’hanno trovato. Il coccodrillo. Avete letto bene. Hanno trovato il coccodrillo. Era veramente nei sotterranei, ed è saltato fuori l’altro giorno mentre una ditta faceva dei lavori di manutenzione. Un metro e mezzo di coccodrillo. Morto, certo. Però mica morto sepolto. No. Morto nella scuola, nel tentativo di scappare via. Un po’ di anni fa. Quando la gente raccontava vicino al fuoco la storia del soldato, e i bambini si tenevano per mano. Fate i cattivi e vi chiudiamo nelle segrete della scuola. A voi e il coccodrillo.

Son quelle storie se non sai se devi ridere o darti una manata in faccia. La leggenda metropolitana di questo cavolo. Roba che il coccodrillo poteva pure uscire vivo. E sarebbe stata la tragedia delle tragedie.
Il preside di Ysgol Gynradd Gymraeg Bodringalt, il dott. Neil Pike, non ha rilasciato dichiarazioni.
A casa, quando e tornato dalla moglie, non ha detto molto. Dicono. Si è guardato solo una vecchia enciclopedia. In Galles non c’è un coccodrillo neanche se lo paghi.
Fine.

HARRY POTTER, WEBSERIE

La passione per Harry Potter, l’orgoglio di sentirsi di una una Casa anziché di un’altra, diventa una webserie che sta già facendo impazzire i fan di Hogwarts e del mondo di JK Rowling.
Via al casting. Ma la Twenty Twenty, la società di produzione che sta lavorando all’idea, non sceglierà attori professionisti. La webserie si farà con i fedelissimi del maghetto, quelli che leggono i libri, vedono i film, riempiono di post e commenti i Social. La gente ‘normale’ insomma. I ragazzi che hanno reso Harry Potter il Fantasy più famoso di tutti i tempi.
Riprese già a fine agosto. Dunque bisogna darsi una mossa. Sul sito della Twenty Twenty troverete un format da compilare. Ma niente paura. Vi chiederanno, per esempio, quanto la vostra passione per Potter influenzi la vostra vita. Robe così. Rispondete tranquilli e potreste anche essere scelti.
La serie di chiamerà Sorted, con un chiaro riferimento alla Cerimonia di Smistamento cui vengono sottoposti gli studenti di Hogwarts all’inizio dell’anno. Il momento in cui si sceglie tra Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde, tanto per intenderci.
La Serie narrerà quei momenti. E le scelte dei ragazzi. In maniera da realizzare una sorta di docu-serie che racconta una passione, e in che maniera si finisce dentro quel mondo magico.
Ah… dovreste essere residenti in Inghilterra. Ecco. Ma chi nella vita vuole farcela, considererà la cosa un banalissimo dettaglio.
 

Il Giallo di Galatina

Se ne sono accorti per caso. E il furto può essere avvenuto quattro mesi fa.
Dieci opere di Gaetano Martinez, letteralmente volatilizzate. E stiamo parlando del più importante scultore salentino del Novecento. Rilanciato dalla Quadriennale di Roma subito dopo la sua morte, e in questi anni da Vittorio Sgarbi che ha valutato le sue opere in centinaia di migliaia di euro.
A sparire anche la Ignara Mali, la scultura di cui Sgarbi si innamorò e che oggi vale 230mila euro.
A denunciare il furto un pronipote di Martinez che ha visitato la casa museo di Galatina (provincia di Gallipoli) qualche settimana fa. L’appartamento era chiuso da mesi. Tiziano Causo lo ha aperto quando è tornata in Salento per il funerale di un parente. Mancavano dieci opere. Alcune anche molto ingombranti e pesanti. Ma l’appartamento non aveva segni di effrazione a porte o finestre.
Chi ha fatto il colpo ha sfruttato l’abbandono invernale  della casa ed è entrato senza fare forzature.
La Procura ha aperto un’inchiesta. Si indaga nel mondo dei collezionisti di opere d’arte che conoscevano e apprezzavano Martinez. Ma sarà un’indagine lunga e difficile, perché lo scultore è ancora poco noto in Italia, e molto più seguito all’estero.

International Agatha Christie Festival

Tutto pronto per l’International Agatha Christie Festival che si tiene ogni anno a Torbay, nel Devon. Il periodo scelto va dal 12 al 15 settembre, e proprio da qualche ora è stata anche annunciata la line-up del Festival. Tra cacce al tesoro e passeggiate per Torquay con tutti i fan della Regina del Delitto che arrivano da mezzo mondo, spicca la grande festa di Greenway organizzata per celebrare il compleanno della scrittrice nella villa che ispirò molti dei suoi gialli, e la riproposizione del classico dei classici: Trappola per Topi nell’adattamento che è andato in scena a Londra per anni, diventando un vero e proprio classico del teatro.
Da non perdere anche il ritorno, al Museo Torre Abbey, della mostra che ripercorre la vita della Christie, dalla sua infanzia a Torquay agli anni da giallista di fama mondiale.
Il Festival in passato si svolgeva ogni due anni poi, il successo mondiale, ha imposto l’appuntamento annuale fisso. Quest’anni focus sulla nuova generazione di scrittrici del crimine. Da Yvvette Edwards che racconta il suo romanzo The Mother, fino Erin Kelly, Lucy Foley e Charlotte Philby, nipote della famigerata spia della Guerra Fredda, Kim Philby, tante donne a dimostrazione che il giallo è sempre stato femmina.

Imbarazzo Ufo per Trump

Sarà il vento di Storm Area 51, o semplicemente il caldo di questi giorni, ma il tema Ufo sta tornando prepotentemente alla ribalta.
L’ultima notizia relativa ai nostri oggetti non identificati arriva direttamente dagli States. E non è proprio una cosina da poco. In queste ore è partita una specie di interrogazione parlamentare (almeno in Italia le chiamiamo così) che chiede a gran voce la verità sugli Ufo. E a firmarla non è il solito esaltato di turno, ma un membro del Comitato di sicurezza nazionale della Camera. Mark Walker, della Carolina del Nord. Uno che, tra l’altro è anche in sottocommissione Antiterrorismo.
Il nostro è partito da uno strano documento di qualche mese fa, redatto dai vertici della US Navy, e dal contenuto sorprendente. La Marina, insomma, avrebbe preparato una sorta di prestampato (Linee Guida) da compilare in caso di avvistamenti anomali. La motivazione fa saltare dalle sedie. “Gli Ufo non esistono, ma sono troppi gli avvistamenti aerei segnalati ultimamente da personale militare credibile e altamente addestrato”. Quindi compilate il modulo nel modo giusto e tentiamo di capirci qualcosa.
“Troppi avvistamenti strani?”. A Walker devono essergli rizzati i peli sulle braccia. Ok. Allora se sono ‘troppi’ ora ci fate capire sul serio. Ed è partita l’interrogazione, inviata direttamente a Richard Spencer segretario alla Marina Militare. Il timbro porta la data del 15 luglio. La notizia è saltata fuori solo oggi. Facendo registrare una nuova impennata all’Evento Storm Area 51.
“Se ci sono ‘troppi’ avvistamenti strani – ha detto Walker – c’è un serio pericolo per la sicurezza del nostro personale militare”.
Quindi fuori la verità e basta con i segreti.
Vediamo che rispondono. Perché ora devono rispondere, no?

Chi ha ucciso Pablo Neruda?

L’accusa è “intralcio alla giustizia”. La firma del documento che sta facendo il giro del mondo è di Rodolfo Reyes, nipote di Pablo Neruda. L’avvocato che da anni si batte per un’impossibile verità: lo scrittore cileno non fu ucciso dal cancro, ma da un veleno potentissimo iniettato nelle sue vene da complici del governo di Pinochet. Una sostanza paralizzante che è saltata fuori un paio di anni fa e ha dato il via ad un inquietante giallo: chi ha ucciso Neruda?
Cominciamo dalla fine. Partiamo dal documento che parla senza mezzi termini di “intralcio alla giustizia”. La querelle ruota intorno a tre flaconi. Tre campioni di terra che dimostrerebbero che la contaminazione non è successiva alla morte dello scrittore.
Perché quei campioni sono così importanti è scritto in un documento molto precedente a queste ore tese, di sospetti e paure. La data è il 2011. La fonte è Manuel Araya. L’autista di Neruda. Otto anni fa l’uomo raccontò di un misteriosa iniezione fatta allo scrittore prima della sua partenza per il Messico. “Stava bene…”.
Da allora la famiglia non si è fermata più. Pablo Neruda è stato avvelenato. Ma da chi, e perché?
Le indagini si concentrarono sul cimitero dove riposa il Nobel. Tracce di quel veleno potrebbero essere vicino alla sua tomba. Si prelevano campioni, che prima scompaiono poi riappaiono. Nei giorni scorsi la beffa. I campioni ci sono ma nessuno li vuole analizzare. Reyes fa la sua denuncia, i tre flaconcini partono per il Canada. Nei prossimi giorni la verità.
Pablo Neruda morì il 23 settembre 1973, pochi giorni dopo il colpo di Stato di Pinochet. Due anni prima aveva vinto il Nobel per la Letteratura.

1969, l’anno di Zodiac

Maledetto 1969. Anno di delitti e misteri, di segreti e serial killer. Si portò via Brian Jones, lasciò che Charles Manson compisse impunito le sue stragi, fece conoscere al mondo Zodiac, che proprio il primo agosto di cinquant’anni fa inviò le sue prime tre deliranti lettere, ad altrettanti quotidiani di San Francisco. Tre omicidi ‘dichiarati’ e un crittogramma che doveva essere la sua firma, e che fece impazzire l’America per giorni.
Maledetto 1969. Maledetta estate. Quando Donald e Betty Harden risolsero l’enigma, non c’era nessuna verità su Zodiac. C’era solo la conferma della sua follia. “Mi piace uccidere le persone perché è molto divertente”. Due mesi dopo, il 27 settembre lo fece ancora.  Aggredì due ragazzi vicino ad un lago, in California. Lui si salvò, lei morì. Oggi c’è ancora gente che si va a far selfie su quella che hanno chiamato Zodiac Island. In onore di un deficiente che per recuperare il ‘fallimento’ del colpo di settembre aad ottobre pareggiò il conto uccidendo nel cuore di San Francisco un ragazzo di 29 anni.
Oggi, come allora, i giornali ne parlano diffusamente. E chissà perché è saltata fuori la vecchia storiellina di Zodiac in ‘pensione’ in Italia.
Anche i serial killer pagano la trivella del tempo. E secondo un’indagine che sarebbe finita pure sulle scrivanie degli investigatori americani, Zodiac scelse l’Italia per il suo esilio dorato.
Vecchio e stanco si faceva chiamare Joe Bevilacqua. Ma qui da noi, qualcuno, forse per rispetto gli aveva assegnato un nome in codice. Ulisse. Lo chiamavano così Vanni, Nesi, Pacciani. Ve li ricordate? I compagni di merende. La sgangherata banda de il Mostro di Firenze.
Il capo era lui. Giuseppe Bevilacqua. 82 anni, originario del New Jersey. E un ‘glorioso’ passato che gli avrebbe permesso di conquistare facilmente la leadershep del gruppo. Lo interrogarono nel 1994 e disse di essere un funzionario del governo americano. Ma era evidente che avesse molta dimestichezza con la storia del crimine in Usa. E Zodiac lo conosceva bene.
L’anno scorso, sempre d’estate, la notizia bomba. “Sono io il Mostro di Firenze”. Joe avrebbe dunque confessato ad un giornalista la sua verità. Nessuno gli ha creduto. La linea sottile che lega Zodiac al nostro serial killer più famoso tornerà ogni estate il 2 agosto, come la Livella di Totò.

Nove secoli fa nascono i Templari

Nove erano i cavalieri, nove furono gli anni del rifiuto d’ogni ordine, nove quelli che indossarono gli abiti secolari, nove i secoli che ci separano dalla notte in cui fondarono l’Ordine. Quello dei Cavalieri del Tempio. Quello che avrebbe protetto, per nove secoli, il segreto più incredibile di tutti i tempi.
Gli storici salteranno dalle sedie, ma c’è poco da fare, nel 2019 cade un anniversario meraviglioso. Quello della nascita dei Templari. Che, anche secondo la Treccani, strinsero il loro patto originario nel 1119, a Gerusalemme.
Ed erano in nove, all’inizio. Perché quel numero significa la Perfezione. Il numero del Compimento. Il quadrato del numero Tre, l’unione dei Tre Triangoli.
Erano in nove, dunque. Hugo di Payns in testa, e con lui  Godefroy de Saint Omer, Andre de Montbard, Gundomar, Gudfried, Roland, Payen de Montdidier, Godefroy Bisol, Archimbaud de Saint Amand. Nove uomini che promisero di difendere le strade e il cammino verso la Palestina. Ma che, secondo la leggenda, erano entrati in possesso di ‘qualcosa’ che avrebbe riscritto la Storia.
La loro avventura è lunga, complessa, controversa. Li spazzarono via due secoli dopo. Lasciando che l’ultimo maestro dell’Ordine morisse tra le fiamme il 18 marzo del 1314, proprio davanti alla cattedrale di Parigi. Jacques de Molay provò anche a gridare la sua innocenza, ma l’Ordine nato nel 1119 andava cancellato per sempre, e i beni accumulati in duecento anni dovevano essere trasferiti agli Ospitalieri.
Dopo novecento anni c’è ancora chi cerca i loro tesori, e quella coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena.
A noi piace ricordarli solo per un motivo: nove secoli fa, nove uomini si inventarono la madre di tutte le Leggenda: il Sacro Graal.

Il segreto del gangster

Bisognerà tirar su quattro lastre di cemento e polvere di ferro per recuperare i suoi resti mortali. Ma la decisione è presa. Ad ottantacinque anni dall’omicidio, la salma di uno dei più famosi gangster della storia verrà riesumata. Stiamo parlando di John Dillinger, il capo della Banda del Terrore. L’uomo che seminò morte nel Midwest agli inizi degli anni 30. Quello del film con Johnny Depp. Si, quello lì.

10 omicidi, 24 rapine, 4 assalti a Stazioni di Polizia e, da morto, una delle maggiori attrazioni turistiche del Cimitero di Crown Hill, a Indianapolis. La sua fama, insomma, non si è mai esaurita. E, secondo molti, anche la sua tomba, cela un segreto. E’ questo il motivo per il quale Michael C. Thomson, suo nipote, è riuscito ad ottenere l’autorizzazione per la riesumazione. Quattro lastre di cemento per raggiungere la salma, ma bisogna finalmente sapere se in quella fossa c’è veramente il corpo del gangster, o altro. Tipo un tesoro. Tipo il bottino della sua banda. Il ricavato di tutte la rapine messe a segno tra il 1933 e il 1934.

Che storia, quella del “Nemico pubblico numero 1” come lo chiamavano al Federal Bureau of Investigation.
L’uomo che dopo le rapine bruciava i registri dei debitori e tutte le ipoteche, guadagnandosi il nomignolo di Robin Hood, ma che per i suoi colpi non esitava ad uccidere, era un vero e proprio mito per la Chicago di quegli anni. Elegante, cialtrone, sciupafemmine, riuscì a far diventare famoso anche il suo mitra. L’inseparabile Thompson che abbiamo visto in decine di film.
Lo ammazzarono quelli dell’Fbi mentre usciva da un cinema. Aveva visto Clark Gable in Manhattan Melodrama. E si era pure emozionato un po’. Era con Polly e Ana, due prostitute che gli volevano un sacco di bene. Una delle due, Ana Cumpanas, quella sera indossava un vestito rosso. Era il segnale per gli agenti. Cinque colpi per chiudere la sua carriera. Lo aveva fottuto la Donna in Rosso.
Amen.

In fitto la casa di Bella Swan

Airbnb fitta la casa di Bella, e ritorna la nostalgia per Twilight, per i vampiri e i vecchi romanzi di Stephenie Meyer.
Ve la ricordate, no? Casa Swan. L’inizio di tutta la storia. A Forks. Dove pioveva sempre.

Ecco, nella vita reale quella villetta bianca è a Saint Helens, in Oregon. E ha ancora lo stesso arredamento realizzato per le riprese degli interni del film.
Se vi dovesse venire voglia, se dopo oltre dieci anni ancora vi ricordate di quel buffo film un po’ dark, un po’ romanzetto rosa, con 330 dollari a notte, potete dormire nella stessa stanza di Bella Swan. L’agenzia non assicura la presenza di vampiri, ma con gli occhi chiusi la fantasia può fare grandi cose.

Nello stato di Washington, sotto una coltre perenne di nuvole e pioggia, c’è una città chiamata Forks… è qui che mi sono trasferita.

In fondo a Forks, nella contea di Clallam, hanno sempre tentato di tenere vivo il ricordo della Saga cinematografica. Ancora oggi, oltre a gadget e i braccialetti in pelle con il logo della famiglia Cullen, c’è ancora il furgoncino rosso di Bella parcheggiato davanti alla Camera di Commercio della città e dove con 30 dollari potrete farvi tutte le foto che volete.