Suite 552

Si chiama JK Rowling Suite 552. E con 1500 sterline (1600 euro, circa) vi offre la possibilità di dormire nello stesso letto in cui la creatrice di Harry Potter trascorse le sue notti lavorando al suo ultimo romanzo dedicato al maghetto più famoso del mondo.
La ‘stanza’ è al quinto piano di un edificio vittoriano noto come The Balmoral. Un hotel a cinque stelle all’estremità est di Princes Street, nel cuore di Edimburgo.

Davanti alla porta d’ingresso c’è un gufo d’oro. Oltre quella porta si spalanca una specie di suite imperiale dove è ancora conservata la scrivania dove Joanne scrisse Harry Potter e i Doni della Morte.

La scrittrice si rifugiò in quel maniero nell’agosto del 2006. Non ne poteva più del caos di casa sua e decise di scappare via, e rintanarsi, segretamente, per sei mesi al Balmoral. Col patto che quella notizia non uscisse in nessun modo all’esterno. Allora la stanza si chiamava semplicemente Tweed Suite.

Il libro fu pronto l’11 gennaio 2007, e da allora la 552 è diventata una specie di museo. Ma è solo da poco che ha preso il suo nome ed è tornata disponibile al pubblico. Ad una cifra da capogiro, certo, ma l’emozione di trascorrere qualche notte nell’antro della Rowling, nel luogo della ‘creazione’, è forte e la suite sta andando a ruba. Tanto che proprio stamattina il Mirror dedica all’hotel un’intera pagina raccontando come i fans di Harry Potter facciano a gare per assicurarsi quella suite.
 

Okänt Skepp, la nave sconosciuta

E’ un mare che sembra un lago. Stretto dall’abbraccio di terre livide e lontane il Baltico è anche la culla di mille leggende. Di pirati e tesori sommersi. Di battaglie e inevitabili naufragi.
Qualche giorno fa, nelle acque gelide del ‘mare dell’est’ hanno ritrovato il relitto, intatto, di una nave che solcava quelle acque quando Leonardo Da Vinci era ancora in vita, e Colombo stava per raggiungere le americhe. L’hanno chiamata Okänt Skepp, la nave sconosciuta. “Ma con quel relitto riscriveremo la storia” ha detto qualcuno. Eppure il Baltico non è nuovo a queste sorprese e a questi misteri.
Un po’ di tempo fa ci fu chi sostenne che se c’era un posto, in Europa, dove cercare il leggendario tesoro di Hitler, quello era il Mar Baltico. E più o meno nello stesso periodo ci fu anche chi affermò che i viaggi di Ulisse si svolsero proprio lungo quelle lingue d’acqua  dove si affacciano le sette perle dell’Europa nord-orientale. Da San Pietroburgo, a Stoccolma, passando per Riga e la magica Tallin.
Mare di bellezze naturali e storiche roccaforti, dunque. Ma anche pozzo di storie di mare, tragiche e commoventi.
Nei fondali del Baltico c’è la Mars (Marte), il vascello orgoglio della marina militare svedese. Un mistero lungo 450 anni, e un tesoro cercato inutilmente da centinaia di esploratori. La Marte affondò nel 1564. Nel 2011 l’hanno ritrovata a 75 metri di profondità, a circa 18,5 chilometri a nord di Öland. E fu una delle più grandi scoperte di archeologia marittima di tutti i tempi. Ma il Mars non è l’unica nave persa in quei fondali. Nel Mar Baltico c’era anche il Vasa, un galeone svedese affondato il giorno stesso del varo: il 10 agosto 1628. Lo hanno ripescato nel 1961 e oggi è nell’omonimo museo. E, soprattutto, c’è la Wilhelm Gustloff, una nave passeggeri della compagnia Kraft durch Freude, affondata da un sommergibile, il 30 gennaio 1945. Ci morirono 9500 persone. E solo nel 2004 nove subacquei italiani hanno potuto immergersi ed esplorare il relitto, che si trova nel tratto di mare tra il bassofondo dello Stolpe-Bank e l’isola danese di Bornholm. Prima le esplorazioni erano state rare e senza grandi risultati. Il Titanic di Hitler ha sempre protetto i suoi segreti. Il Mar baltico è stato il suo complice perfetto.

L'Orrore costa due milioni di dollari

Zak Bagans, il regista americano famoso ideatore del programma Ghost Adventures, ha acquistato la casa dove Charles Manson massacrò Leno LaBianca e sua moglie Rosemary.

“Sono attratto dalle cose macabre – ha dichiarato Bagans – e quella casa fa davvero paura. Tutto è rimasto intatto”.

L’imprenditore americano Leno LaBianca e sua moglie furono uccisi con oltre quaranta colpi alla testa. Lui fu ritrovato con un forchettone infilato nell’addome. Su un muoro c’era scritto: “Death to Pigs”. Era il 10 agosto 1969. Il giorno prima la ‘famiglia’ Manson aveva trucidato Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, e i suoi ospiti. Quella volta sul muro scrissero Helter Skelter. Alla rinfusa. A caso. Poi puntarono alla villa dei coniugi LaBianca.
Cinquant’anni dopo Zak Bagans compra la casa come un cimelio. Sborsando due milioni di dollari e riuscendo a malapena a contenere l’entusiasmo.
“C’erano molti acquirenti – ha dichiarato il titolare dell’agenzia che ha curato la vendita – Bagans ha bruciato tutti”. Beato lui.

La maledizione del Magic Bus 142

C’è una strada, in Alaska, che chiamano il Sentiero di Stampede. 13 chilometri che rappresentano il terminale di un lungo viaggio che conduce, dritto dritto, alla carcassa di un vecchio autobus.
Chi dovesse riuscire ad attraversare quella terra impossibile, nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, ad un passo dal Mar Glaciale Artico, sa di avere avanti solo 8 miglia per raggiungere un sogno hippy. Entrare nel veicolo che ospitò, per alcuni mesi, Christopher McCandless, un ragazzo americano che nel 1992 si lasciò tutto alle spalle per cercare se stesso, e morire per delle bacche avvelenate.

La storia di Chris, e del Fairbanks Bus 142, divenne un romanzo cult per intere generazioni di inquieti ragazzi. Dal libro di Jon Krakauer nacque anche un film: Into the Wild – Nelle terre selvagge. Scritto e diretto da Sean Penn nel 2007. Da allora, migliaia di giovani attraversano l’Alaska tentando di raggiungere Stampede Trail e quindi il Magic Bus che è rimasto abbandonato fra il massiccio del Monte McKinley, il parco naturale del Denali e Fairbanks, distante 500 km.

Chris lo trovò per caso e ci visse alcuni mesi. Dopo lo hanno cercato in molti, rischiando la stessa sorte del ragazzo.

L’ultima, in ordine di tempo, è Veramika Maikamava, 24 anni, giovane sposa decisa a a rifare il viaggio di Chris ed entrare in quel maledetto scuolabus giallo riverniciato poi di bianco (numero di matricola 142, appunto) usato, un tempo, per trasportare braccianti ad una vicina miniera di antimonio. Per arrivare in quel posto bisogna anche guadare due piccoli corsi d’acqua. Vera non ce l’ha fatta. Mentre tentava, con il marito, di superare il rivo ha perso la presa ed è stata spazzata via dalle acque del fiume. Un po’ di anni fa un’altra donna,  svizzera, 29 anni, era morta più o meno nello stesso punto. Così come non si contano i feriti e le richieste di intervento per salvataggi estremi.
In Alaska non ne possono più, e forse il 142 verrà demolito o spostato. Basterebbe, invece, un po’ di attenzione in più per non cancellare uno degli ultimi simboli di libertà rimasti al mondo.

BRIAN JONES E' STATO UCCISO

Lo trovarono su fondo di una piscina. Nella sua villa, a Cotchford Farm, nel Sussex. Il 3 luglio del 1969. Era il fondatore dei Rolling Stones, eppure ci misero poche ore per redigere il referto: “Morte per annegamento”. Cause: “Assunzione di alcool e droghe”. Capitolo chiuso. Il destino di Lewis Brian Hopkin Jones, era scritto da troppo tempo.
La pietra rotolante aveva ormai superato quel limite sottile tra il bene e il male, la voglia di vivere e quella di farla finita. Tutto sopra le righe, tutto al ‘massimo’. La scena di uomo sul fondo di una piscina è l’epilogo più prevedibile, per gente così.

E allora provarono a chiudere il caso a tempo di record. Ma non avevano fatto i conti con un mondo che lo amava alla follia, e che non avrebbe accettato  che la morte di quel ragazzo, che suonava decine di strumenti, sarebbe stata archiviata così.
Cinquant’anni dopo, grazie ad una video intervista a Tom Keylock, l’autista di Mick Jagger che per anni aveva negato di essere stato a Cotchford Farm la notte del 2 luglio, la verità torna a galla.
Sarebbe vera la ricostruzione e le accuse dell’allora fidanzata di Brian, Anna Wohlin. La ragazza, nel 2000, aveva dichiarato che Brian fu assassinato da un costruttore che si trovava con loro in casa per rinnovarla. Frank Thorogood. In quella occasione Keylock aveva confermato la tesi di Anna, aggiungendo che in punto di morte Thorogood aveva ammesso la cosa.

Ora, su Netflix a breve, tutti i particolari di quella notte folle saranno ricostruiti. “Non so se Frank intendesse uccidere Brian – racconta Keylock – forse stavano giocando in piscina e qualcosa è andato storto. Ma so da sempre che Brian non morì di morte naturale. Ne sono ancora sicuro”. Lui c’era. Brian avrà finalmente giustizia.

Belfagor, e l'Italia scoprì la paura

Apparve una sera, all’improvviso. Giugno. Il 15 giugno di cinquantatre anni fa.
Era il mondo della guerra in Vietnam, e di Simon and Garfunkel che si inventano Il Suono del Silenzio. Ma fu anche l’anno degli Angeli del Fango e di una Firenze dove sembrava che i libri dovessero scomparire per sempre. Fu in un’Italia così, che apparve, all’improvviso.
Erano le otto e mezza, di sera. Le ottoemezza dopo il telegiornale, di mercoledì 15 giugno 1966.

Famiglie davanti ad una scatola in bianco e nero, bambini che non vogliono andare a dormire, e una musichetta che parte leggera. E’ una sigla. La sigla di uno sceneggiato Tv. Un po’ come le nostre serie Netflix, solo che erano più belli. Gli sceneggiatitivvù. Molto più belli.
Mercoledì uguale sceneggiato. Non si scappa. Non c’è nessun telecomando. Routine tranquillizzante, pensando che poteva andare peggio. Pensando ai ragazzi in Vietnam. A morire, a cazzo.
Vallo a sapere che quella notte, quello sceneggiato avrebbe cambiato la Tv per sempre. Facendo scoprire agli italiani, che a volte, la paura, può arrivare anche nel salotto del tuo appartamento, prima di andare a dormire.
Il 15 giugno del 1966 nelle case degli italiani entrò Belfagor. Il Fantasma del Louvre. E nulla fu più lo stesso.

Scusate il pippone iniziale, ma una serie così, meritava rispetto. Non c’è italiano che oggi abbia superato i cinquanta, che non sia indissolubilmente legato a quello sceneggiato.
L’idea era nata in Francia, un annetto prima. Quattro puntate prese pari pari da un romanzo di Arthur Bernède, che aveva un po’ scosso i francesi. Protagonista la divina Juliette Greco. Quella che quando cantava La vie en rose, piangevano anche le pietre. Sembrava una buona operazione, ma quando alle seconda puntata davanti alla tv c’erano dieci milioni di francesi, i francesi capirono che avevano fatto bingo.In Italia le cose andarono anche meglio. Lo sceneggiato fu diviso in sei puntate, in onda ‘sul secondo’. Alla quarta il successo era diventato talmente strepitoso che per la prima volta nella storia di mamma Rai, fu cambiato il rigoroso palinsesto. Belfagor passa ‘sul primo’ e si fa di giovedì. Bum. Il 14 luglio 1966 le strade d’Italia erano vuote. Manco fosse il mondiale di calcio. 18 milioni di telespettatori. A tenersi stretti, a coprire gli occhi dei bambini, a dirsi echidormestanotte.
Che roba, Belfagor. La replicarono per anni e la gente ci si rituffava. Perché la paura piace. La paura unisce. Qualche volta.     

JK Rowling Regina Social del Fantasy

Un gruppo di studenti americani ha analizzato i follower dei tre giganti del fantasy, manco fossero la Ferragni, Ronaldo e gente così. Il risultato, però è sorprendente. Nello scontro diretto tra George R.R. Martin e J.R.R. Tolkien vince ampiamente il secondo, anche se è morto da tempo. 1.827.903 like alla sua Pagina Fb. Mentre zio George si ferma ad un modesto 643.770. Ma se l’attenzione si sposta sulle loro opere, la situazione si ribalta.

I ragazzotti di Boston hanno messo in fila le dieci Pagine, dedicate al Signore degli Anelli e al Trono di Spade, più seguite. Hanno fatto un veloce calcolo, di quelli facili facili, ed è venuto fuori che GoT ha superato da tempo Bilbo e compagni. Nel mondo sono 29.327.854 coloro che seguono Game of Thrones e ‘solo’ 21.689.991 coloro che sono rimasti fedeli a The Lord of Ring. C’entra, spiegano gli studenti smanettoni, il successo della serie Tv. Perché i numeri che fanno la differenza li fa tutti la HBO. Quindi giudizio sospeso in attesa che arrivi in Tv anche La Terra di Mezzo.
Per ora gli amanti della Compagnia possono consolarsi con le Pagine ‘colte’ (tipo Studi Tolkeniani) e per collezionisti. La gara ad accaparrarsi le prime edizioni della Trilogia muove molti like su Facebook. Cosa che, invece, non accade per Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, pubblicate senza troppe chicche bibliografiche.

Lo studio, però, non finisce qui. Il colpo di scena è alla fine della ricerca. Già, perché in tema di fantasy gli studenti si sono tenuti un terzo incomodo. Harry Potter, e la sua vulcanica creatrice. JK Rowling. Ecco. Non l’avessero mai fatto. Con la scrittrice britannica il confronto non tiene.
Joanne ha una Pagina seguita da 5.536.559 persone. E le prime dieci Pagine Fb a tema Maghetto sommano 80.291.893 di seguaci.
Toccherà fare questa nona stagione di GoT per recuperare. No?

Il Segreto del Papa

Sono due tra i quotidiani più seguiti di questi anni, eppure in queste ore si stanno dando battaglia su una notizia, che se fosse vera, avrebbe dell’incredibile. Il Papa starebbe pensando di vendere il Vaticano. E con il ricavato provare a risolvere i problemi di molti paesi poveri.
Scritta così puzza oggettivamente di bufala, di boutade giornalistica, di divertissement per giornalisti annoiati, ma intanto, proprio il botta e risposta tra i due quotidiani, sta diventando virale, lasciando perplessi e attoniti i lettori italiani. E c’è da giurarci che siamo solo all’inizio.

I fatti, nudi e crudi.
Il Tempo, nella rubrica “Veleni in Piazza” fa un box con la bomba. “Se ne parla da un po’ tra i sacri palazzi: Papa Francesco sognerebbe di vendere il Vaticano”. Qualche ora e arriva la reazione di queli di Libero. Ma come si fa a mettere una notizia così in un colonnino? E giù valutazioni, giuste, sulle possibili reazioni dei lettori.
Ma Libero non si ferma qui. Nel pezzo inserisce anche una nota ‘politica’, interna al Vaticano. Le volontà di Bergoglio fanno acuire lo scontro tra il Pontefice e il ‘fronte tradizionalista’ che lo contesta da tempo.
Insomma, due quotidiani che si scontrano sulla valutazione giornalistica di una notizia di corridoio. In mezzo i lettori, che non credono ai loro occhi. La Chiesa spogliata dei suoi tesori. Secoli di discussioni, polemiche, accuse. Poi arriva Papa Francesco e…
Seguiremo gli sviluppi. Promesso.

avengers & Canne

Tentare di comprare marijuana su un sito online, e spedire la carta d’identità di Thor.
L’ultima frontiera della truffa online è stata superata ieri in Canada, in una stradina della megalopoli che si porta dietro, da anni, il nomignolo di “città delle mucche”. La stradina è Big Hammer Lane, il civico del palazzo dal quale è partita la richiesta è il 69, la città dove vive il genio delle truffe deficienti è Calgary, o Cowtown, per rimanere in tema agreste.
La richiesta è partita qualche giorno fa, ed è arrivata sul terminale della sorella di un noto comico canadese. I due si sono raccontati la cosa, e il tentato acquisto è finito sui social, diventando virale.
Il nostro eroe si è collegato per comprarsi un po’ d’erba legale, e quando il terminale gli ha chiesto i dati personali, per accertare la sua età (per comprare marijuana in Canada c’è bisogno almeno di essere maggiorenni), il giovanotto ha inviato la carta d’identità con la foto di Chris Hemsworth. E al posto del nome dell’attore, ha segnato direttamente Thor.
Gli è sfuggito che avengers Endgame è, oggi, il film più visto della storia del cinema. Da qualche giorno ha superato anche avatar, e chi doveva controllare i documenti è saltato dalla poltrona. Thor che si fa le canne, neanche Stan Lee poteva immaginarselo.

ADDIO MONTALBANO

La serie de Il Commissario Montalbano finirà nel febbraio 2020. Ecco la notizia che sta gettando nello sconforto tutti gli amanti della ‘saga’ più vista di tutti i tempi.
La Rai ha da poco annunciato gli ultimi tre episodi, le cui riprese sono terminate proprio in questi giorni. Si tratta di La Rete di Protezione, Il Metodo Catalanotti e Salvo Amato Livia Mia. Tutti in uscita l’anno prossimo. Ma sarà proprio Salvo Amato Livia Mia l’ultimo atto della serie.
Almeno stando alle notizie che si rincorrono in queste ore sul web.
Inutile dire che le prime proteste hanno già preso corpo. La Pagina Fb “Montalbano non deve morire” ha lanciato l’allarme e anche su Instagram i fan cominciano ad organizzarsi.
“La Rai potrebbe teoricamente andare avanti altri 20 anni con nuovi episodi del Commissario Montalbano data la quantità immensa di volumi prodotti dal Maestro”. Dicono i promotori della Pagina. E non hanno affatto torto.
Luca Zingarettti, dal canto suo, evita di toccare l’argomento. “In questo momento abbiamo finito il film, felicità ma anche tanta tristezza”. Queste le uniche parole alla fine delle riprese. Nessun riferimento al futuro della serie, per lo sconforto dei fan. 12 milioni circa. Eh. Forse la Rai dovrebbe riflettere a lungo.