Nel treno d'oro la Camera d'Ambra degli Zar

La Camera d’Ambra, o meglio, i 107 pannelli di ambra del mar Baltico, considerati l’ottava meraviglia del mondo, appartenuti allo zar Pietro il Grande e spariti durante l’occupazione nazista, potrebbero essere il vero grande segreto del treno doro di Hitler che in questi giorni sta infiammando la Polonia.
La notizia ha cominciato a circolare già all’indomani della conferenza stampa durante la quale il viceministro della cultura polacco, Piotr Zuchowski, confermava che il leggendario convoglio esiste ed è realmente sepolto sotto una galleria abbandonata di Walbrzych, nella Bassa Slesia.
Durante l’incontro con i giornalisti le autorità polacche avevano rivelato di aver potuto finalmente visionare alcune immagini realizzate con un geo-radar e che mostravano la sagoma del treno e finanche i cannoni delle truppe di Hitler.
Era la conferma che aspettava il mondo. Ma durante la conferenza stampa, tranne una serie di particolari anche affascinanti, nulla si era detto del contenuto del treno. Anzi. Zuchowski aveva ammonito i cacciatori di tesori, che a centinaia stanno arrivando in Polonia in questi giorni, dall’intraprendere ricerche autonome. Il treno sarebbe minato. E qualsiasi azione risulterebbe pericolosa.
Tutto tranquillo. La notizia si è presa le prime pagine dei giornali e sembrava bisognasse solo aspettare. Oggi l’ennesimo colpo di scena. In Polonia qualcuno sostiene che quel treno misterioso ha scatenato l’appetito di cercatori d’oro e la massima attenzione delle autorità polacche perché conterrebbe realmente un tesoro di inestimabile valore: La Camera d’Ambra del Palazzo d’ Estate a Zarskoe Selo, a qualche chilometro da San Pietroburgo. Il tesoro degli Zar. L’Ottava Meraviglia del mondo, trafugata dai nazisti durante la guerra.
Ma cos’è la Camera d’Ambra?
Un regalo. E’ un regalo fatto da Federico Guglielmo I re di Prussia allo zar Pietro il Grande. Nel 1716.
Si tratta di una enorme pannellatura che ricopre un’intera stanza del Palazzo d’Estate. Dal Pavimento al soffitto. 107 pannelli che, illuminati da 565 candele, danno la sensazione di essere immersi nell’oro.
Si tratta di uno dei più grandi capolavori dell’arte barocca.
Centinaia di incisori di Koenigsberg avevano impiegato ben sette anni per realizzarla. Pietro il Grande la fece montare dall’architetto fiorentino Francesco Bartolomeo e per duecento anni fu il gioiello più prezioso dei Romanov.
I tedeschi se la portarono via durante l’assedio di Leningrado. Chiusa in ventidue casse d’acciaio di cui nessuno ha mai saputo più nulla.
L’attuale valore di quei 107 pannelli è stimato in 150 milioni di euro. E le 22 casse le hanno cercato dovunque. Dalle fortezze della Turingia ai castelli sassoni, fino a dentro un relitto di una nave affondata nel mare del Nord e nelle vicinanze del Nido dell’aquila a Berchtesgaden, la residenza estiva di Adolf Hitler. Niente. L’Ottava Meraviglia del Mondo è sparita nel nulla.
Ora spunta il treno d’oro dei nazisti. E per quella che sembra solo una leggenda si muove tutto lo stato maggiore della Polonia. Perché? E’ questa la domanda che accende la curiosità della gente in queste ore.
Forse quel treno nasconde veramente un segreto clamoroso.
Staremo a vedere.
 
 
 
 

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Miracolo ad Acerenza

Il Bastone di Acerenza, la sacra reliquia che secondo le credenze popolari si sposta da sola all’interno di un antico altare di pietra, si è mosso. Il fenomeno non si registrava da dieci anni.
Folla di fedeli ad Acerenza per un miracolo inaspettato. Il bastone pastorale di San Canio Vescovo, il patrono della città a pochi passi da Potenza, in Basilicata, si è spostato avvicinandosi alla feritoia ricavata nell’altare che lo custodisce, permettendo ai fedeli di sfiorarlo. Ad accorgersene per prima, ieri pomeriggio, una donna che aveva assistito alla celebrazione di un funerale nella Cattedrale. Da quel momento e per tutta la notte, centinaia di persone si sono avvicinate all’altare e scattato foto.
Per Acerenza si tratta di un giorno importante. Erano dieci anni che il fenomeno non si ripeteva. La comunità è molto legata a quella reliquia.
In passato i contadini aspettavano che si muovesse per stabilire il giorno della semina. Un ‘miracolo piccolo’ nascosto dietro una sorta di oblò. Una porticina di quindici centimetri, sul lato sinistro dell’altare in pietra, che in realtà è una sorta di sarcofago. Il bastone, come detto, si muove da solo. A volte è vicino all’apertura, altre in fondo al sarcofago. “Il movimento – dice la gente del posto – è naturale, nessuno sposta il bastone per scherzo”. C’è chi ha persino ipotizzato l’ esistenza di campi magnetici. Ma come avvenga il fenomeno non si sa. Quello che è certo è che il bastone si muove. O almeno si ‘muoveva’. Fino a dieci anni fa. Poi la feritoia fu chiusa con uno sportellino e un vetro per decisione dell’allora vescovo di Acerenza. Forse proprio per evitare scherzi inutili.
Da due anni la feritoia è stata riaperta.
Il bastone magico di San Canio
E’ lungo circa 140 cm.  e poggia su un piano accidentato e ruvido. E’ famoso perché sfida le leggi della fisica: a volte è vicino all’apertura quindi toccabile con le dita, altre invece, è a metà o in fondo all’abitacolo.
Ancora più miracoloso è il fatto, attestato in diversi tempi, che il bastone “leviti”. A tal proposito esiste addirittura un atto notarile stilato dal notaio Francesco Paolo Saluzzi, dal quale si evince che il 30 maggio 1779, e negli otto giorni seguenti della festa del Santo, nella cattedrale di Acerenza si verificarono eventi prodigiosi. “Nella notte fra il 30 e il 31, dopo aver aperto lo sportellino posto a protezione del luogo nel quale era custodito il sacro bastone, al lume di una candela si poté osservare la venerata reliquia sospesa a mezz’aria. La notizia dell’evento prodigioso si diffuse rapidamente facendo riversare in chiesa una moltitudine di gente che, dopo circa un’ora e un quarto, altrettanto miracolosamente, lo vide calare verso il basso e ciò anche alla presenza di un prelato materano che si trovava al seguito di mons. Francesco Zunica, arcivescovo di Acerenza e Matera”. Alcune testimonianze sulla levitazione del bastone si trovano anche nel registro dei visitatori, all’ingresso della cattedrale, dove, ad esempio, si legge: “Pur non conoscendo la storia del bastone di San Canio, oggi ho avuto il grande onore di vederlo levitare”.
San Canio, vescovo martire vissuto nel  III secolo d.C., è Patrono e protettore della città lucana e della sua Arcidiocesi. Il 25 maggio e l’1 settembre di ogni anno ricorre la sua festività. Il bastone è conservato in un antico altare in pietra. Una specie di sarcofago, sul fondo del quale, si trova la reliquia.
 
 

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Quando Agatha Christie scomparve nel nulla

Torquay. Tra le foto inedite della mostra Unfinished Portrait che arriverà tra qualche giorno all’International Agatha Christie Festival, c’è anche il celebre scatto che svelò al mondo dov’era nascosta la Regina del Delitto dopo la sua misteriosa scomparsa. Nel dicembre del 1926. Ecco la storia del vero segreto della giallista più famosa di tutti i tempi.
Era il 3 dicembre del 1926, quando Agatha Mary Clarissa Miller sparì nel nulla.
Lapidario il comunicato della Polizia: “E’ scomparsa dalla propria casa Styles, situata a Sunningdale, nel Berkshire, Mrs Agatha Christie, moglie del colonnello Christie, di 35 anni, alta 5 piedi e 7 pollici, capelli biondo cenere tagliati corti, occhi grigi, carnagione chiara, robusta, vestita con una gonna di maglia grigia, un maglione verde, un cardigan grigio scuro, un piccolo cappello di feltro verde, con un anello d’oro con una perla. E’ partita da casa con una Morris Cowley alle 9,45 di venerdì sera, lasciando un biglietto in cui diceva di andare a fare una gita in auto. La mattina seguente la macchina è stata trovata abbandonata a Newlands Corner”.
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Sembrava uno scherzo. Una trovata pubblicitaria per il suo ultimo giallo. E invece la Regina del Delitto era sparita davvero. La mattina dopo un turista che passa di lì per caso trovò la Morris Cowley abbandonata a Newlands Corner, in un piccolo lago vicino a Guildford. Dentro una patene scaduta, e un po’ di vestiti.
La notizia finì sulla prima pagina del New York Times, mentre il Daily News offriva 100 sterline a chi avesse qualche informazione utile.
Si mossero mille agenti di polizia, e 15mila volontari. Decine di aeree perlustrarono la zona, e venne coinvolto, nelle ricerche, anche un certo sir Arthur Conan Doyle. Che pensò bene di dare un ganto della Christie ad una medium amica sua.
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Per tutti, ormai, la Christie è morta. E dell’omicidio viene subito sospettato il marito, Archibald Christie, che aveva una relazione extraconiugale neanche tanto segreta. Proprio come fosse un giallo con Poirot.
11 giorni dopo la soluzione del caso. Dame Agatha era nascosta in un albergo di Harrogate, un centro idroterapico dello Yorkshire. Registrata sotto falso nome di Teresa Neele. L’amante del marito.
La ‘scomparsa’ viene attribuita ad una temporanea amnesia. Scatenata da due episodi molti tristi: la morte della madre e il tradimento di Archibald. Lei non commenta. Ma non passa inosservato il giochino del nome scelto per registrarsi all’Hotel Hydro. Neele, della rivale e Teresa (non Therese), che è l’anagramma di “teaser”, problema, rompicapo, enigma. Stiamo sempre parlando della Regina del Giallo, no?
Ora, a quasi novant’anni da quella fredda notte di dicembre, l’International Agatha Christie Festival che si tiene a Torquay, il suo paese natale, propone una serie di foto inedite della Christie, e tra queste c’è anche un’immagine che circolò allora. Agatha Christie che esce dall’Hotel Hydro come se niente fosse. Mentre il mondo intero la pensava morta. Uccisa. Come in uno dei suoi indimenticabili gialli.

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"Bin Laden è vivo": parola di Edward Snowden

Osama Bin Laden, il fondatore di Al Qaida, ucciso il 2 maggio 2011 in un’operazione militare congiunta tra corpi speciali della Marina degli Stati Uniti e Cia, è vivo e risiede alla Bahamas a spese dell’agenzia di spionaggio più famosa del mondo. E’ questa l’ultima, incredibile, rivelazione di Edward Snowden, l’ex tecnico della Nsa (National Security Agency) che da un po’ di tempo sta spiattellando tutti i segreti degli Stati Uniti d’America.
Ormai non lo ferma più nessuno l’Assange americano che sta mandando in crisi i governi di mezzo mondo.
Aveva cominciato nel 2013, passando a Glenn Greenwald del The Guardian informazioni sui programmi di intelligence secretati Prism e Tempora. Ne venne fuori uno scandalo di dimensioni imbarazzanti che svelava un piano di sorveglianza di massa messo in atto da alcuni governi all’insaputa dei cittadini. Era l’inizio del Datagate. Il mondo apprendeva che la Nsa oltre a spiare i presidenti francesi Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande, per dieci anni, a partire dal 2001, aveva controllato le conversazioni di milioni di persone.
Edward Snowden parva con cognizione di causa. Lui era un ex tecnico della Nsa e della Cia, per la quale lavorava a Ginevra sotto copertura. Guadagnando una cosa come 122mila dollari l’anno. Non era uno qualsiasi. Conosceva i programmi di intercettazione telefonica, ed aveva accesso a documenti riservati che poi ha diligentemente copiato e girato a giornalisti ‘amici’.
Nel giugno del 2013 gli Usa lo accusano di spionaggio. Lui scappa in Russia. Dove vive attualmente. In una località segreta.
Oggi l’ultima bomba del whistleblower del Carolina lascia veramente senza fiato.
Il blitz contro Bin Laden ad Islamabad sarebbe stata tutta una montatura. Il leader di Al Qaida sarebbe vivo e vegeto.
“Altro che operazione congiunta – dice Snowden – c’era un accordo preciso per farlo sparire e spostarlo, con tutta la sua famiglia alle Bahamas. Sono in possesso di documenti che dimostrano che il terrorista più temuto del mondo è ancora sul libro paga della CIA, e continua a ricevere più di 100mila dollari al mese, che vengono trasferiti direttamente sul suo conto in banca di Nassau. Non sono in grado di re dov’è ora esattamente. Ma quando lavoravo al Nsa sapevo perfettamente che viveva in una villetta con cinque mogli e un esercito di figli”.
Un bluff, dunque, l’Operazione Neptune Spear, l’azione congiunta delle unità antiterrorismo della Marina americana e della Divisione speciale della Cia, che all’1,09 del 2 maggio 2011 introdussero 24 agenti speciali nel nascondiglio del capo di Al Qaida, e lo uccidono ‘durante un conflitto a fuoco’. Fu Barak Obama a dare personalmente la notizia dell’uccisione. False anche le foto diffuse dalle agenzie di stampa, e che ritraevano Bin Laden morto.
Che dire? La notizia farà molto discutere. Staremo a vedere.
 
 
 
 

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Arizona. Trovano un tesoro in cucina

Phoenix (Arizona). Ristrutturano la cucina e trovano un tesoro di mezzo secolo fa. Una cassetta di legno con 30mila dollari, una bottiglia di bourbon rarissima, e un libro. Nel libro quattro indizi che rimandano ad una strana caccia al tesoro. Ecco l’incredibile storia di Sarm ed Eddie che sa tanto di viral marketing.
Partiamo dai fatti.
Da qualche ora le agenzie di stampa di mezzo mondo passano una storiellina tutta americana a base di famigliola felice, lavori ‘a casetta’, bricolage e… tesoro. Roba da fine estate, insomma. Da leggere sotto l’ombrellone sorridendo come dei deficienti.
Couple who found 50 year old safe hidden behind wall  Source: Imgur/sarm
Quella vecchia cucina è da cambiare
Due ragazzi, immaginiamo sposati da pochissimo, mettono su un gruzzoletto e decidono di ristrutturare l’appartamento che hanno acquistato da qualche anno.
Sono di Phonix, la capitale dello Stato dell’Arizona. Un cittadone pieno di gente che sembra un po’ Las Vegas e un po’ New Orleans.
I lavori sono fatti rigorosamente in economia. Bricolage di fine estate, senza l’ombra lunga di Ikea, però.
Si comincia dalla cucina. Vecchia, brutta, unta. Da sostituire. Senza ombra di dubbio.
Tolgono il frigo, tolgono il forno, tolgono pure il lavello e come per incanto appare una cassaforte!
Attenzione: Sarm ed Eddie (così si fanno chiamare i due sposini anonimi, chissà perché) non fanno un piega. Se l’aspettavano. E perché se l’aspettavano? Perché un po’ di tempo prima, dietro l’armadietto dei medicinali, avevano trovato un codice. Guarda un po’. E la cosa bella e che se lo erano pure conservati. Non si sa mai.
Dunque, codice alla mano, aprono la cassaforte. Dentro ci sono un sacco di soldi. 30 mila dollari. Che non guastano mai.
Poi c’è una bottiglia di bourbon. James E. Pepper. Sigillata. Anno 1960.
I ragazzini entusiasti cercano su Google e scoprono che si tratta di una bottiglia rarissima. E’ il loro giorno fortunato.
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Infine il libro. La foto, e un biglietto del Bingo. Cosa saranno mai? Si chiedono sempre più innamorati i due sposini?
Couple who found 50 year old safe hidden behind wall  Source: Imgur/sarm
Le agenzie di stanza non vanno tanto per il sottile. Raccontano che nel libro c’è una foto di Gregory Peck con le orecchie a sventola e bon. La notizia è data.
La caccia al tesoro di Alan e Vincent
Bella storia, tutti felici e contenti. Pure gli sposi fortunati che dichiarano: “Dietro la foto ci sono due nomi. Alan e Vincent. Li cercheremo per restituire il denaro, Ma il bourbon ce lo teniamo”. Roba che bisognerebbe suonare le campane e liberare in volo delle meravigliose colombe bianche della pace. La storia del Mulino Bianco è servita e confezionata. Bisogna solo decidere come titolare.
Peccato che noi di Gialli.it non abbiamo niente da fare. Però. Già, perché ci siamo messi a leggere tutti i giornali online dell’Arizona. E abbiamo scoperto una cosa incredibile: nel libro ci sono quattro indizi per una strana caccia al tesoro.
Couple who found 50 year old safe hidden behind wall  Source: Imgur/sarm
Pagina 1, 7, 11, 14. A pagina 1 la foto con la dedica (Alan, ho questo libro che devi leggere. Ho sottolineato alcuni passaggi. Il tuo amico Vincent), a pagina 7 una mappa di Phoenix, alla 11 un’altra foto con una casa e un albero con tre tronchi, quindi una cartella del Bingo con tre numeri segnati. 3, 66, 54.
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Un giornale locale oltre a tutte queste spiegazioni mette anche le foto in ordine cronologico. Quattro indizi, per una caccia a tesoro alla quale, da ora, possono partecipare tutti. Perché è questo che volevate, vero Sarm? Vero Eddie?
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Scomettiamo che tra qualche giorno Sarm ed Eddie spiegheranno che sono due pubblicitari e stanno provando a vendere qualcosa? Noi siamo pronti alla sfida. Ma Sarm ed Eddie, sono bravi. Molto bravi.
 
 

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Piotr Żuchowski: "Il treno d'oro esiste"

Varsavia. Fu un uomo che partecipò alle operazioni di occultamento, a svelare in punto di morte, dove era stato nascosto il treno d’oro dei nazisti. Con questa ultima importante notizia il viceministro della cultura polacco, Piotr Zuchowski, ha aperto la conferenza stampa organizzata per confermare l’esistenza del leggendario convoglio e chiedere ai cercatori d’oro di collaborare con il governo e non intraprendere ricerche autonome.
E’ la chiusura del primo atto di una storia che sta entusiasmando il mondo da oltre una settimana. Il treno d’oro di Hitler c’è. “Sicuro al 99 per cento”, hanno detto alla stampa di mezzo mondo le autorità polacche.
“Non sappiamo cosa contenga, ma ora sappiamo che c’è. Abbiamo visto la documentazione dei due ricercatori (un tedesco e un polacco) che chiedono una ricompensa per il ritrovamento. E abbiamo potuto anche esaminare delle immagini realizzate con il geo-radar, ed è evidente la sagoma del treno, le piattaforme e i cannoni”.
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Sulla posizione esatta del convoglio nessuno si sbilancia. Ma durante la congerenza stampa non è stata smentita l’ipotesi che il treno possa essere in una galleria sotterranea situata sulla linea ferroviaria che da Worklaw conduce a Walbrzych. Tra il km 61  e il km 65.
Più chiare e dettagliate sono le informazioni sulla storia del treno.
Nel maggio del 1945 le truppe di Hitler lo caricarono con oro e oggetti preziosi che avevano saccheggiato in Polonia. Il treno partì sa Breslava diretto a Berlino, proprio mentre l’Armata Rossa avanzava da oriente. Qualcosa non andò per il verso giusto e si decise di nascondere il treno in una galleria sotterranea nei pressi di Walbrzych.
Sarebbe stato proprio uno degli ultimi superstiti di quell’occultamento di fortuna a svelare la posizione esatta del convoglio di Hitler.
Ora le autorità polacche chiedono collaborazione e uno stop alle ricerche autonome dei tanti cacciatori di tesori arrivati nel Distretto. “I due ricercatori che hanno individuato il treno – ha detto  Zuchowski – avranno il loro premio dal ministero della Cultura. Ma si badi bene che quanto abbandonato dai tedeschi a Walbrzych  è formalmente di proprietà di tesoreria dello Stato. E poi bisognerà prima entrare in quei vagoni e capire la reale natura del contenuto. Potrebbe essere una missione molto pericolosa. I tedeschi usavano minare le zone dove effettuavano operazioni di emergenza. Non si esclude che nel treno possano esserci molte opere d’arte rubate dai nazisti”.
Inutile dire che per la Polonia, e per la Bassa Slesia, si tratta di un’occasione senza precedenti. Il treno, con o senza lingotti, si sta trasformando realmente in un sogno tutto d’oro.
Ecco tutti gli articoli che Gialli.it ha dedicato al Treno d’Oro dei Nazisti.

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Incredibile. E' falso il quadro bucato a Taipei

Ve la ricordate la storia del ragazzo che a Taipei è caduto e ha danneggiato un quadro dal valore di un milione e mezzo di dollari? Ecco. Grazie a quel danno ora si scopre che la tela di Paolo Porpora, un pittore italiano del Seicento, sarebbe falsa.
Le coincidenze incredibili. Un ragazzo cade in un museo e buca un quadro del ‘600 valutato un milione e mezzo di dollari. La vicenda fa il giro del mondo, e qualcuno si accorge che l’opera è solo un falso.
E’ accaduto a Taipei, la capitale di Taiwan. In Cina.
Il 24 agosto un ragazzino gironzolava lungo i corridoi della mostra ‘Il volto di Leonardo: immagini di un genio’. Tra le mani ha un bicchiere. Inciampa, e per evitare l’urto allunga la mano libera. Tragedia. Sfonda un dipinto di un pittore del tardo barocco italiano, Paolo Porpora. Il danno è a sei zeri.
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La tela viene danneggiata nella parte bassa. Pagherà l’assicurazione. Ma il video che ‘ferma’ l’incidente fa il giro del mondo, diventando un cult del Web.
Storia finita? Neanche per scherzo. Proprio il video virale apre un nuovo capitolo sulla vicenda.
Già, perché qualcuno, guardando e riguardando quelle immagini si convince che il quadro esposto a Taipei è falso. Ricorda un altro quadro. “Composizione con vaso di fiori”, un pezzo del diciassettesimo secolo di Mario Nuzzi, elencato nel catalogo 2012 della casa d’aste Della Rocca, con un prezzo orientativo di 25.000 a 30.000 euro. L’opera non fu mai venduta.
E qualcuno ora pensa che Fiori, il quadro danneggiato di Porpora, è proprio quel dipinto invenduto di Nuzzi.
David Sun, capo del TST Art of Discovery Co. che ha sponsorizzato la mostra di Taiwan, ha negato dicendo che i due dipinti sono diverse. Ma non è entrato nei dettagli.
La sua difesa non è riuscita a stemperare i sospetti da parte degli esperti del settore e dei media.
Ora la parola passa alla National Gallery dove il quadro è appena tornato. Tutto rotto.

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Michael Ende, una 'storia infinita'

Vent’anni fa, il 28 agosto del 1995, moriva Michael Ende, lo scrittore de La Storia Infinita e di Momo. Una vita tra successi, riconoscimenti e dolori. Tanti. Che lo portarono vicino al suicidio.
Ecco la storia dello romanziere tedesco che considerava la fantasia l’unica salvezza per l’uomo.
Sono strane le vite, a volte. Soprattutto di quelli che con la vita hanno sempre un conto in sospeso.
E’ il caso di Michael Ende, uno degli scrittori più famosi del mondo più volte vicino al suicidio.
La sua esistenza ha sempre camminato sul filo sottile che divide la felicità dal dolore più profondo.
StoriaInfinita
A otto anni gli muore il suo migliore amico. Willie. Il ragazzino che diventerà, negli occhi di Ende il protagonista della Storia Infinita, Bastiano. E qualche anno dopo il suo carattere introverso gli costa una sospensione dagli studi che lo porta vicino al suicidio.
Michael lascia la scuola e si ritrova ‘fuori’ in un mondo che è solo guerra e nazismo. Ha sedici anni e viene arruolato in un esercito tedesco omai vicino alla disfatta. Un solo giorno di addestramento e finisce al fronte. A veder morire ragazzi come lui. E a scappare, lontano da quella guerra, dal fucile che era stato costretto ad imbracciare. Una notte inera a correre. Per 80 chilometri. Fino a Burach. Dove viveva la madre.
Questa è stato l’inizio della vita per Michael Ende. Lui che avrebbe scritto due romanzi capaci di trasportare in un mondo meraviglioso e unico milioni di lettori.
Il teatro, il lavoro alla radio, quindi la scrittura, con un romanzo, Le Avventure di Jim Bottone, che venne prima rifiutato da alcuni editori, poi divenne un libro di successo. E si assicurò anche un seguito: La terribile banda dei tredici pirati.
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Siamo nel 1961. Ende sta per arrivare in Italia. Dove a Roma sposa Ingeborg Hoffmann e apprende della morte del padre, Edgra, un noto pittore surrealista. Ancora felicità e dolore. Sono gli anni di Momo (che scrive in Italia, a Genzano, nel 1972) e de La Storia Infinita, un successo mondiale che completa e pubblica nel 1979. Il romanzo è diviso in 26 capitoli (le lettere dell’alfabeto tedesco) ed è scritto in due colori. IL rosso e il verdeIl mondo reale e il Regno di Fantàsia. Sembra finita, ma un altro doloro lo trascina in una crisi profonda: il film tratto da La Storia Infinita. Sembra incredibile, ma è così. Ende considerò il film un “tradimento a livello umano e artistico senza pari” e tentò inutilmente di bloccarlo e poi di far cancellare il suo nome dai titoli di cosa. Senza successo.
Morì con un cancro a Stoccarda.  Negli ultimi giorni della sua vita disse: solo la fantasia salverà questo mondo arido e deludente.
Ciao Michael. Noi saremo sempre a Fantàsia. A riconcorrer sogni e mondi meravigliosi.

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In California un Ufo Hotel da sogno

Un hotel all’interno di una gigantesca astronave extraterrestre adagiata nel deserto della California. E’ questa la folle e incredibile scommessa di Luis Ramallo, il proprietario della più grande catena di Ufo Gadget del mondo: la Alien Fresh Jerky. Per la realizzazione ci vogliono 30 milioni di dollari. Parte il crowdfunding.
Il progetto è da rimanere senza fiato. Un’immenso Ufo da realizzare vicino Baker, un pugno di case al confine col Nevada, in un’area desertica chiamata la Valle della Morte.
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31 camere a tema tema, aree dedicate ai viaggi nello spazio e sale per il teletrasporto. Ma soprattutto delle incredibili passerelle che consentono di spostarsi attraverso l’hotel come se si stesse attraversando una navicella spaziale, vedendo solo la vastità dello spazio, i pianeti e sistemi stellari in tutta la loro grandiosa meraviglia.
Il progetto e le immagini dell’incredibile Ufo Hotel sono state pubblicate su Kickstarter, un sito lanciato nel 2009 per raccogliere denaro intorno ai progetti più incredibili del mondo. Col sistema del crowdfunding (colletta), naturalmente.
Obiettivo di partenza 175mila dollari. Solo per pagare architetti e progettisti. Poi si affronteranno i costi di realizzazione della mastodontica struttura.
Donazioni minime da un dollaro. Ma chi ne sborsa 10.000, di dollari, “sarà il primo essere umano a dormire in un Ufo al mondo”, promette Ramallo.
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Prevista già la quota per una notte nell’astronave/hotel: 300 dollari. “E nessuno venga a dirmi – scherza Ramallo – che siamo nel deserto. Io al mio Alien Fresh Jerky di Baker (il più incredibile negozio di gadget alieni del mondo) faccio 750mila visitatori l’anno.
E non dice una bugia il sognatore californiano. Basta dare un’occhiata a TripAdvisor e ci si rede cono che il negozio al ‘centro’ di Baker è veramente un’attrazione turistica senza precedenti. E poi è sulla strada che porta a Las Vegas.
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La campagna di crowdfunding è partita giovedì scorso. E ci sono trenta giorni per realizzare il sogno degli appassionati di Ufo e Alieni.
Per ora lasciano un po’ perplesse le immagini postate su Kickstarter da Luis.
Sembrano tavole di un fumetto e molti sono scettici sulla reale realizzazione di un progetto del genere.
Vi terremo aggiornati. Ma c’è una cosa che va detta. Per correttezza. A Baker, di follie ne hanno già fatta una. Sulla strada che porta alla piccola città c’è il termometro più alto del mondo. 40 metri di altezza per 33 tonnellate di acciaio e quasi 5.000 lampade digitali che illuminano la notte del deserto californiano. Non serve a un tubo. Ma sta lì. E alla gente piace.
Perché le cose strampalate piacciono a tutti, in fondo.

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Goujian, la spada dei misteri

Agli inizi di agosto la British Library lanciò un appello per decifrare un codice inciso su una spada vichinga. Migliaia di utenti Twitter provarono a dire la loro su quella scritta. E si scoprì che si trattava di una antica preghiera. Oggi un’altra spada sale agli onori della cronaca. Si tratta della leggendaria Goujian, l’Excalibur cinese, che sfida il tempo e reca una misteriosa scritta ancora non decifrata completamente. La Rete si rimette a lavoro.
La ritrovarono cinquant’anni fa. Nel dicembre del 1965. A sette chilometri dalle rovine di Jinan, nella provincia di Shandong, in Cina. Era in una delle cinquanta tombe che gli archeologi scoprirono in quell’area. La spada era conservata in una scatola di legno nero. Inguainata.
Quando gli studiosi la tirarono fuori dal suo fodero, rimasero senza fiato. La lama era intatta, neanche sfiorata dal tempo.
Era rimasta sepolta duemila anni, ed era ancora in grado di tagliare una pila di venti fogli di carta.
Lunga 55 centimetri, interamente di bronzo, Goujian pesava 875 grammi ed era la classica spada a doppio filo della tradizione cinese. Sull’elsa una delicata seta. Mentre decorazioni di cristalli blu e turchesi disegnavano i due lati della lama. Neanche un filo di ruggine. La spada aveva sfidato e vinto il tempo. Nessun segno di ossidazione. Tecnicamente impossibile da credersi.
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Ma le sorprese non finirono qui. Su uno dei lati della spada erano visibili delle scritte. Disposte su due colonne. Otto caratteri in tutto, in un’antica lingua cinese. Una variante dello Zhuan Shu, una scrittura ‘sigillare’ pittogrammica difficile da interpretare.
Sei degli otto caratteri vennero subito decifrati. Dicevano che la spada apparteneva al Re di Yue, e che era stata realizzata per uso personale. Sugli altri due caratteri calò una coltre di mistero che per anni ha diviso gli studiosi.
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Si decise che almeno uno dei due ‘segni’ facesse riferimento a Goujian, l’ultimo presunto imperatore dello Stato di Yue. E da quel momento la spada prese il suo nome.
Fin qui la storia dell’incredibile ritrovamento. Gli studi, successivamente, si sono concentrati sulla composizione chimica di Goujian, che è oggettivamente uno degli aspetti più misteriosi della spada che ‘attraversa il tempo’.
I test dimostrano iche i fabbri di Yue avevano raggiunto una tale conoscenza di metallurgia da essere in grado di incorporare leghe inossidabili nei loro lame. Le spade dei maestri cinesi erano state trattati con sostanze chimiche resistenti alla ruggine, aiutandole a sopravvivere nei secoli senza alcuna ossidazione.
Ma in queste ultime settimane, proprio mentre in Inghilterra teneva banco la misteriosa scritta della spada vichinga esposta a Londra, in una mostra sulla Magna Carta, si è ritornato a parlare di Goujian e di quei due pittogrammi ancora avvolti nel mistero. In quei due caratteri, secondo molti, si nasconde un segreto: il nome reale dell’ultimo Imperatore del “Periodo delle primavere e degli autunni”, un pezzo di storia cinese (tra il 770 a.C. e il 454 a.C.) ancora ammantato di leggende e misteri.

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