Ragazzi, occhio a The Choking Game. E' pericoloso! E' allarme in Inghilterra per il gioco che uccide

Si chiama The Choking Game. E’ un giochino idiota che si fa in due o in gruppo. Una sorta di ballo tribale poi, in coppia, le dita di uno stringono la carotide dell’altro. L’effetto è immediato. Euforia, ebbrezza, e poi… Poi si rischia di morire.
E’ il fenomeno del momento. Lanciato anche grazie a YouTube, dove le gesta degli “strangolatori per gioco” impazzano senza soluzione di continuità. Eppure, proprio in queste ore, questo demenziale gioco adolescenziale, ha fatto scattare l’allarme : attenzione, si può anche morire!
La notizia è stata battuta dall’Ansa qualche ora fa. In Gran Bretagna The Choking Game avrebbe ucciso dal ‘95 ad oggi ben 86 ragazzi. E nessuno sa perché.
Il gioco è elementare. Si sta tutti insieme, in cerchio, e ci si muove sul ritmo di una curiosa cantilena. Poi alcune coppie cominciano a mimare lo strangolamento. Man mano che la stretta aumenta cresce anche il senso di nausea e di vertigine. E, secondo Steve Field, presidente del Royal College of General Practitioners, alla vertigine seguono svenimenti determinati da un improvviso blocco del flusso di ossigeno al cervello. “Questi svenimenti indotti – dice Field – che i ragazzi si provocano in gruppo spesso filmando e distribuendo la ‘bravata’ su internet, possono in alcuni casi causare tremori e spasmi, crisi epilettiche, demenza, amnesia, coma e anche la morte”.
Sulle prime la dichiarazione  di Field è sembrata eccessiva. Poi, quando anche il ministero britannico per i Bambini, le Scuole e le Famiglie ha ammesso di essere al corrente del problema e di seguire con preoccupazione la situazione, è partito l’allarme.
Secondo quelli del Games Adolescents Shouldn’t Play, un’associazione che sta elaborando una sorta di “indice” dei giochi pericolosi, ben 458 adolescenti americani e 86 inglesi sarebbero morti a causa di The Choking Game. Ma si tratta di stime. Ad oggi l’unico caso accertato è quello di un ragazzino gallese, che sarebbe morto quest’estate subito dopo aver partecipato al ballo. Sempre in Galles un’altra ragazza si sarebbe salvata solo grazie al pronto intervento dei bidelli della scuola dove avevano organizzato il giochino.
La preoccupazione, ora, è che proprio attraverso YouTube, The Choking Game si diffonda a macchia d’olio in tutto il mondo. Quindi attenzione, ragazzi: con quel giochino si rischia la vita.

Ufo: storie impossibili, ma a quando la verità?

C’è poco da fare: sarà veramente impossibile non ricordare il 2009 come l’anno degli incontri ravvicinati del terzo tipo. E’ accaduto di tutto. Sui nostri amici extraterrestri se ne sono lette e scritte di tutti i colori.
Ufo sulla muraglia cinese, “wormhole” sui cieli della Norvegia, piramidi “messianiche” sul Cremlino, e chi più ne ha più ne metta. E’ stato difficile anche per noi che scriviamo scegliere, distinguere, valutare le notizie che ci sono arrivate con una periodicità sconcertante. Ma la storia che stiamo per raccontarvi le supera tutte. Per improbabilità e stravaganza. State a sentire.

Vi ricordate la vicenda di Obama e della presunta dichiarazione sugli Alieni? Vi ricordate l’attesa spasmodica del 27 novembre, alla quale, puntualmente, fece seguito solo un silenzio imbarazzante? Ecco, in Rete qualcuno sostiene che le cose non siano andate esattamente come le abbiamo apprese noi, poveri mortali. Nel senso che in quei giorni qualcosa è veramente accaduto. Ma non una cosina semplice semplice. No. Qualcosa di assolutamente clamoroso. Andiamo per ordine.
La data è il 12 novembre 2009. Il luogo è l’isola di Akau, un fazzoletto di terra artificiale nell’Atollo della Contea di Johonston, in pieno Oceano Pacifico. Il protagonista di turno è un “certo” Victor Martinez che, a quanto si apprende su internet, sarebbe un ex dipendente del Governo Usa già funzionario della DIA (Defence and Intelligence Agency) e “responsabile” del progetto Serpo. Ma di quest’ultima “carica”, magari, ne riparliamo tra un po’.
Quello che ci interessa, ora, sono i tre elementi principali della nostra storia: data, luogo e “fonte”.
Mettiamoli insieme e viene fuori una cosa del genere: secondo Victor Martinez, il 12 novembre 2009, sull’isolotto di Akau, i membri di una delegazione internazionale avrebbero incontrato un gruppetto di extraterrestri in gita sul nostro pianeta!

La “nostra” delegazione sarebbe stata formata da rappresentati del Governo degli Stati Uniti, da rappresentanti del Vaticano (sic!) ed altri ospiti non ben precisati. In totale 18 persone che si sarebbero anche scambiate doni con gli inediti “turisti”.
Martinez, che è il delatore di questa “importante notizia”, sostiene di essere venuto a conoscenza dei fatti da una fonte “anonima” che gli avrebbe anche svelato che ci saranno altri incontri nel novembre prossimo e nel novembre 2012 (prima del 21 dicembre, ovviamente), e che altri incontri si sono già consumati a partire dal 1978.
Il presidente degli Stati Uniti d’America avrebbe dovuto parlare anche di questo il 27 novembre.
Sarà per l’enormità della cazz… che ha desistito? Lasciamo a voi il verdetto.

Manca ancora un particolare. Il mitico progetto Serpo.
Per chi non ne abbia mai sentito parlare la cosa è presto detta: secondo Martinez, la solita fonte “anonima” gli avrebbe svelato che intorno alla fine degli anni ’40, a seguito di due “ufo crash”, un’equipe di scienziati riuscì a dialogare con un alieno che era sopravvissuto allo schianto.

Il nostro ET proveniva da un pianeta esterno al sistema solare (Serpo, appunto) e prima di morire sarebbe riuscito a convincere i suoi simili a ritornare sulla terra.
Lo sbarco degli abitanti di Serpo avvenne nel 1965 e in quell’occasione si consumò uno scambio di delegazioni. Dodici astronauti terrestri partirono per Serpo e ci rimasero un po’ di anni. Altrettanti alieni rimasero invece sul nostro pianeta.
Il resto dei particolari, magari, conviene cercarselo in rete.  Noi ne facciamo volentieri a meno.
E ci chiediamo: quando si potrà parlare seriamente di questo argomento? Quando la smetteranno di giocarci e si potrà finalmente sentire, dalla voce “di chi sa”, qualcosa di concreto?

Un nuovo caso per i Ghostbusters

Torneranno. Almeno così dicono. Gli Acchiappafantasmi più celebri del mondo, i Ghostbusters per antonomasia, saranno di nuovo sul grande schermo. Ad anticiparlo, sul magazine della comunità ebraica “Heeb”, Harold Ramis, sceneggiatore dei primi due episodi.
di LAURA CIOTOLA
Dalle prime indiscrezioni, la terza parte della saga dedicata ai fantasmi, dovrebbe essere girata quest’estate a New York per essere poi distribuita nel 2011. Il film, diretto dallo storico regista cecoslovacco, Ivan Reitman e prodotto dalla Columbia, verrebbe sceneggiato da Lee Eisenberg e Gene Stupnitsky e dovrebbe prevedere la presenza di quasi tutto il cast originale, tra cui Ernie Hudson, Harold Ramis e Sigourney Weaver, affiancato da un “team” di acchiappafantasmi più giovani.
Non sembra che ci sarà invece Bill Murray, che nei primi due capitoli interpretava Peter Wenkman e che dovrebbe essere sostituito addirittura da Ben Stiller.
E a proposito dei nuovi volti della terza saga, oltre al mitico Stiller, figurano anche i nomi di Michael Cera, coprotagonista del film “Juno”, quello dell’attrice Alyssa Milano, anche nota come Phoebe Halliwell, protagonista della serie televisiva soprannaturale “Streghe”, ed Eliza Dushku, interprete di tante serie tv tra cui “Tru Calling”.
Ghostbusters. La saga
Furono Harold Ramis e Dan Aykroyd a scrivere i primi due film della saga, diretti da Ivan Reitman e usciti nel 1984 e nel 1989. In entrambi i casi Ghostbusters fu un successo.
La storia comincia quando Peter Wenkman (Bill Murray), Raymond Stantz (Dan Aykroyd) ed Egon Spengler (Harold Ramis), tre dottori di ricerca in parapsicologia, appassionati di fenomeni paranormali, vengono contattati dalla  biblioteca pubblica della città, e si trovano per la prima volta, faccia a faccia, con un ectoplasma terrificante: la Signora in Grigio. Iniziano a studiare il fenomeno, ma vengono ostacolati dal rettore dell’università per mancanza di risultati e di fondi.
A quel punto però, Ray, Petere ed Egon non possono tornare indietro. Ray mette un’ipoteca sulla sua casa d’infanzia e con i soldi ottenuti, i tre protagonisti della serie, divenuti “Acchiappafantasmi a pagamento”, acquistano un ex caserma dei Vigili del Fuoco, per farne la loro sede, mentre una Cadillac Ambulance del ’59, targata “New York Ecto 1″ li guiderà nelle loro stravaganti missioni.
A Egon, il genio del gruppo, si deve l’invenzione delle note apparecchiature usate dal gruppo: lo zaino protonico in grado di catturare l’energia psicocinetica dei fantasmi e le ghost-trap, in grado di intrappolarli.
I clienti tardano ad arrivare, ma dopo che i tre riescono a liberare un grande albergo da un ingordo ectoplasma (Slimer),  la loro popolarità sale alle stelle e la mole di lavoro cresce al punto da dover coinvolgere nel team un quarto elemento: Winston Zeddemore (Ernie Hudson).
Nonostante il lavoro subisca altri stop, ( Ray ed Egon finiscono in galera), la città infestata da una strana creatura, il semidio sumero Gozer, si rende presto conto di aver bisogno di loro, e i Ghostbusters non si fanno attendere liberando New York dall’inquietante mostro.
Finalmente, nel 2011, dopo quasi trent’anni dalla prima saga, i Ghostbusters riapriranno quella vecchia caserma, tornando a seminare il panico tra i fantasmi.

La maledizione di Playboy

Paula Sladewsky, 26 anni, modella di Playboy, è stata uccisa ieri in Florida. Il suo cadavere, carbonizzato, è stato ritrovato dalla polizia in una discarica di North Miami. Come quello di Jasmine Fiore, altra “coniglietta” uccisa l’estate scorsa.
Per il riconoscimento determinante l’impronta dentaria. Con la morte della modella arrivano a quindici le ragazze uccise da un sortilegio antico: la maledizione di Playboy.

di SONIA T. CAROBI
Chissà se ci avranno pensato mentre la tiravano fuori da quella discarica. Il corpo martoriato dal fuoco, il volto irriconoscibile. E quella strana, opprimente, sensazione di “già visto”.
Già. Perché l’omicidio di Paula Sladewsky, 26 anni, splendida modella di Playboy, è un film già visto. Un remake di un altro omicidio. Uguale. Avvenuto solo cinque mesi fa. Paula Sladewsky come Jasmine Fiore. Entrambe playmate, entrambe ritrovate in una discarica. Morte. Ammazzate. Nelle solite, stramaledette, “circostanze misteriose”.
E’ la maledizione di Playboy. Dicono tutti. E’ un destino bastardo, diciamo noi, che infila gli artigli nella bellezza, per sventrare il sogno impossibile dell’eternità. E allora eccola qui la storia di Paula, Jasmine e di tutte le modelle che dalle pagine della rivista patinata per eccellenza sono finite all’inferno.
Paula Sladewsky è l’ultima. La quindicesima. L’hanno ritrovata ieri in una discarica di North Miami in Florida. Di notizie non ce ne sono molte. Si sa solo che la ragazza era arrivata a Miami Beach col fidanzato per festeggiare Capodanno al Fontainebleau. Dove si sarebbe tenuto il concerto di Lady Gaga. Per capire che quel corpo devastato era il suo  c’è voluta l’impronta dentaria. Destino bastardo per una donna da urlo che aveva posato su Plaboy nel 2003.
Da North Miami a Los Angeles ci passa mezza America. Eppure, cinque mesi fa, la scena doveva essere più o meno simile. Un vicolo buio carico di rifiuti, un barbone a caccia di lattine, una valigia abbandonata. Dentro c’era il cadavere smembrato di una delle ragazze più belle di Los Angeles. Si chiamava Jasmine Fiore. Aveva 28 anni, un passato da modella, una serie di “apparizioni” su Playboy e un marito star del reality show del network Usa VH1 “Megan Wants a Millionaire”.
Anche la polizia aveva pianto guardando quello che era rimasto di Jasmine. Poi era scattata una caccia all’uomo rabbiosa, cattiva finita di fronte ad una corda appesa al soffitto di una camera d’albergo. Il Thunderbird Hotel di Hope, in Canada. A cento chilometri da Vancouver. Alla corda era legato il collo di Ryan Jenkins. Il marito di Jasmine. L’uomo che le aveva strappato le unghie ed i denti per rendere più difficile la sua identificazione. Per recuperare qualche ora e scegliersi con calma un posto dove andare a morire.
Paula e Jasmine. Vittime della loro bellezza e di una maledizione antica che si chiama Playboy.
Paula Sladewsky è l’ultima. La quindicesima. Jasmine Fiore la penultima. La quattordicesima. Prima di loro altre tredici splendide “conigliette” morte giovanissime, sempre, o quasi, in circostanze misteriose.
L’elenco comincia con la più grande di tutte. La Donna per antonomasia. Marilyn Monroe. E finisce con Ellen Louise Maligo, trovata morta a Coral Springs, nel 1997, quando ormai aveva quarant’anni e un passato fatto solo di ricordi.
Ma dentro ci sono Jayne Mansfield (“la donna che quando si faceva la doccia non si bagnava i piedi”. E indovinate un po’ perché…), una “certa” Sharon Tate (che aveva posato per la celebre rivista nel marzo del 1967); Ann Nicole Smith, finita su Playboy nel 1993 (giugno e dicembre) e nel 1994 (marzo), e morta nel Seminole Hard Rock Hotel and Casino a Hollywood, Florida; Claudia Jennings,playmate nel novembre 1969, morta per un colpo di sonno alla guida il 3 ottobre 1979, e tante, tante altre.
Quindici in tutto. Con Paula. Per una maledizione che sembra non voler finire mai.

Ciao Beniamino! Se ne va un altro grande del giornalismo italiano

Beniamino Placido, intellettuale, scrittore e critico cinematografico lucano, per decenni colonna di Repubblica (tra i fondatori), si è spento all’alba di oggi nella sua casa di Cambridge, in Inghilterra.
Era nato a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, nel 1929.
Scompare un altro grande del giornalismo italiano.
Lo ricordiamo riportando integralmente un suo famoso articolo in cui parla di gialli, misteri, Jack lo Squartatore e il Mostro di Firenze. Ciao Beniamino!
E SE CHIAMASSE IL MOSTRO DI FIRENZE AL TELEFONO GIALLO?
di Beniamono PlacidoLa Repubblica 15 ottobre 1987
LA SERA – anzi la notte: era notte fonda – di martedì 6 ottobre, il giornalista Corrado Augias si affacciò dal piccolo schermo di RaiTre e, rivolgendosi al Mostro di Firenze, pronunciò una frase sibillina, su cui si è discusso e si discute ancora: “un artista firma sempre la propria opera”. COSA SIGNIFICAVA? COSA SIGNIFICA quella frase?
Per capirlo bisogna riflettere su tre date – importantissime – della cultura inglese; e della cultura moderna tout-court. Il 1827, il 1888, il 1907. Non vi lascerò soli. Fornirò degli indizi per sgrovigliare questo enigma; per risolvere insieme – se volete – questo giallo. Ma prima devo descrivere, a chi non l’avesse mai vista (ha fatto male: se ne pentirà) la trasmissione televisiva di cui sto parlando. “Telefono giallo”, va in onda ogni martedì su RaiTre alle 20.30.
La conduce (con Donatella Raffai) Corrado Augias, giornalista e scrittore di romanzi tendenzialmente (o parzialmente) gialli. Che ha quindi la preparazione adeguata al ruolo. Ed anche il fisico. Una faccia allungata, da gentleman-policeman dell’Inghilterra dell’Ottocento.
OGNI MARTEDI viene presentato un caso irrisolto. Un delitto del dopoguerra alla prima puntata; il Mostro di Firenze nella seconda; la scomparsa (nel 1981) dell’avvocato cagliaritano Gianfranco Manuella, l’altra sera. Il pubblico può telefonare. Anzi, è invitato, sollecitato a farlo. A dire quello che sa. A fornire – se ne ha – degli indizi. Naturalmente, il pubblico telefona. Per esprimere, naturalmente, dei sospetti, per formulare delle ipotesi, per fornire degli indizi. Che si rivelano, naturalmente, falsi o inconsistenti. Sicché c’è chi ha già osservato: ma a che serve una trasmissione come questa? Tanto non è così che si risolvono i vecchi “casi” irrisolti. Non è mai accaduto. Non accadrà mai. MA NON QUESTO IL PUNTO.
 Intanto questa trasmissione serve. E’ben fatta, ben condotta, ben costruita: nella ricostruzione dei casi irrisolti; ed è gia molto seguita. Ma il suo scopo non è quello di risolvere i casi polizieschi ancora misteriosi. E’un altro. Quale? E’quello implicato nella frase di Augias, rivolta all’indirizzo del Mostro di Firenze. Ma per capire quella frase bisogna riflettere sulle tre date fornite in precedenza (è un po’complicato? pazienza, siamo in un “giallo”).
Dunque, andiamo all’indietro: 1907: esce a Londra un romanzo: “Padre e figlio”, considerato prezioso, anzi del tutto indispensabile (in Italia lo ha pubblicato l’”Adelphi”) per chi voglia capire l’Inghilterra vittoriana l’Inghilterra dell’Ottocento. L’autore, Edmund Gosse, narra la propria infanzia nella Londra ottocentesca della Regina Vittoria. Aveva un padre molto severo, molto religioso, molto devoto, l’autore. Concedeva a sé stesso ed al figlio un solo momento di calore, di distensione, nel corso della giornata: la sera, quando – accanto al camino acceso – sprofondava con lui nella lettura della cronaca nera dei delitti cittadini. Era la Londra di Jack lo Squartatore. 1888: è l’anno di Jack lo Squartatore. Siamo quindi alle soglie del centenario. Nelle dieci settimane successive al 31 agosto 1888 cinque peripatetiche vengono trovate morte, e straziate, per le strade di Londra. Poi il misterioso squartatore scompare. Chi era? Un aristocratico corrotto? Un avvocato di grido? Un membro della famiglia reale, il duca Alberto di Clarence? Non si è mai saputo. Probabilmente, non si saprà mai. Anche se, in occasione del centenario, sono in arrivo nelle librerie di Londra ben sette nuovi libri. ANCHE “TELEFONO GIALLO”, se ancora ci sarà (me lo auguro) l’anno venturo, farà una bella trasmissione su Jack lo Squartatore. E molti telefoneranno dicendo che hanno visto Jack aggirarsi nottetempo nei pressi di casa loro. Ma non è questo il punto.
Molti vedranno quella trasmissione di domani – come vedono queste di oggi – non per scoprire l’assassino ma per il piacere di partecipare – vicariamente – all’esecuzione di un delitto. Anzi: di un delitto riuscito; il colpevole non si è ancora trovato. No? non siete d’accordo? Allora, vi manca la terza data. Eccola: 1827: appare in Inghilterra “L’assassinio come una delle belle arti” di Thomas De Quincey (adesso in italiano, nella vecchia traduzione di Massimo Bontempelli, con la vecchia prefazione di Mario Praz, per merito di “Studio editoriale”). Un classico della letteratura inglese. E della modernità. Un libro paradossale e perverso. Cosa dice? Dice, pressappoco: la modernità è un’esperienza di separazione (perciò è così dolorosa). La modernità separa la morale dalla politica (il nostro Machiavelli), separa la religione dalla scienza, eccetera. Questo ce l’hanno già detto. Io vi dico che separa anche l’etica dall’estetica.
Un delitto, per esempio, può essere (anzi è senz’altro) moralmente ripugnante. Ma se eseguito in modo perfetto, può essere esteticamente pregevole: a volte, una vera e propria “opera d’arte”. Perciò piace tanto a me – e a voi – leggere e rileggere la cronaca nera. Ve lo dico io, Thomas De Quincey, che sono – come voi – un uomo “morbosamente virtuoso”. Ecco quel che intendeva dire Corrado Augias la sera anzi la notte, era notte fonda – di martedì 6 ottobre al Mostro di Firenze: “un artista firma sempre le sue opere”. I tuoi delitti sono perfetti. Perché non “firmarli”? Dichiarati. Costituisciti. Il Mostro non rispose. Perché i criminali sono forse degli artisti. Ma non sempre sanno di esserlo. E si comportano di conseguenza. Il Mostro di Firenze, per esempio, è certamente un guardone. E quando va in giro, nottetempo, ha altro da guardare. Altro che la televisione. P.S. Avrete notato, se siete attenti osservatori dei particolari, da buoni lettori di “gialli”, che ho insistito sulla “notte fonda”. Perché “Telefono giallo” comincia alle otto e mezzo di sera e va avanti per un’ora. Poi arriva un film: per dar tempo, si dice, a chi vuole telefonare. Nel frattempo, anche chi aveva voglia di telefonare soccombe alla sana voglia di dormire. Saremo “morbosamente virtuosi”, e curiosi: ma non insonni. Sicché alla ripresa di “Telefono giallo”, intorno a mezzanotte, ci ritroviamo in pochi davanti al televisore. Togliete di mezzo quel film e vedrete che la prossima volta telefonerà anche il Mostro di Firenze (se sarà libero da impegni) o Jack lo Squartatore: se si trova a passare da queste parti.

Ventimila in trance davanti a Facebook Successo per l'ipnosi di massa di Chris Hughes

E alla fine Chris Hughes ce l’ha fatta.  E’ riuscito a mandare in fibrillazione la rete, è riuscito a tenere aggrappate al pc decine di migliaia di persone, e (forse) è riuscito anche a far addormentare qualcuno. Non sarà stata la lunga notte dell’ipnosi di massa, ma è sicuramente stato il più grande esperimento di suggestione collettiva mai tentato su internet. Ecco come è andata.
di SONIA T. CAROBI
La notizia era stata data nei giorni scorsi in pompa magna. Agenzie di stampa, giornali e portali di mezzo mondo l’avevano sparata in prima pagina. Senza troppe cautele. Alle 21,30 di ieri, partendo da Facebook e Twitter, sarebbe andata in scena l’ipnosi collettiva. Un esperimento mai tentato prima. Oltre seimila persone (che poi in corso d’opera sono diventate 20mila) si sarebbero fatte accompagnare in un viaggio verso la dimensione inconscia ed emotiva dalla calda voce di un ipnotizzatore professionista: Chris Hughes, 34 anni, di Banbury nell’Oxfordshire.
L’appuntamento era fissato sui due social network più noti del pianeta. Ci si “vedeva” lì, poi il buon Chris avrebbe spiegato cosa fare.
Alle 19,30 di ieri ad attendere il guru britannico c’era un esercito di ragazzi. Migliaia di persone che si scambiavano opinioni e si chiedevano cosa sarebbe accaduto.
La grande magia
Il primo risultato è stato quello più prevedibile. Il sito SocialTrance, dal quale si sarebbe sviluppato l’esperimento, è andato letteralmente in tilt. Per un’ora è stato impossibile collegarsi. Poi, con 28 minuti di ritardo, è cominciata la grande magia.
Il gioco era semplice. Da Facebook o Twitter si veniva indirizzati prima verso la pagina di Chris, poi verso un sito dove era possibile scaricare un file mp3 con la registrazione della voce del nostro anfitrione pronto ad accompagnare gli iscritti nel loro viaggio verso la trance.
“I’m an in complete control of my life”… sono nel completo controllo della mia vita, posso bere meno, fumare meno, mangiare meglio.  “You are looking and feeling fantastic”… sembrerai e ti sentirai fantastico e ti accorgerai di quanti obiettivi hai raggiunto… Il tutto accompagnato da una musica “celestiale” che deve aver reso la cosa ancora più facile e tranquillizzante.
Intorno alle 22,30 su Facebook arrivano i primi commenti. Sono entusiastici. Chi ha partecipato prova a condividere la sua esperienza, e i toni sono quelli di chi ha realmente vissuto una sorta di trance. Nel giro di poche ore Chris Hughes, diventa un mito. I ragazzi lo ringraziano, e molti continuano per tutta la notte a far “girare” il file mp3 per rivivere l’esperienza. Sul sito appare la prima raccomandazione preoccupante: non ascoltate il file mentre state guidando!
Esperimento riuscito?
Insomma una grande festa del relax che ha regalato all’ipnotizzatore britannico un’immediata notorietà. Ma mentre ventimila persona erano in trance, le agenzie di stampa battevano i primi commenti degli esperti del settore, e spuntavano le perplessità.
Il primo ad essere intervistato da Adnkronos è stato Aldo Savoldello, meglio conosiuto come Silvan,  il noto illusionista italiano che aveva già tentato più volte esperimenti simili in diretta televisiva. Per Silvan nessun dubbio: “E’ come credere a Babbo Natale! La gente ci casca troppo facilmente”. Più possibilista, invece, Giucas Casella, che ha considerato l’esperimento possibile. “Il problema – ha però aggiunto l’Houdini italiano – è stabilire che le cose siano andate per il verso giusto”. Insomma la difficoltà starebbe nel dimostrare la concreta riuscita dell’esperimento. Casella fa notare una cosa importante. Il file mp3 era registrato in inglese. Chi lo ha ascoltato dall’Italia, ad esempio, non ha potuto in nessun modo concentrarsi a dovere. Quindi è impensabile che si possa essere addormentato.
Bella trovata, dunque, ma nessun record da Giunness dei Primati. Per il suo vero obiettivo, almeno stando agli esperti, Chris dovrà organizzarsi meglio.

Ipnosi collettiva ecco tutto quello che è accaduto stanotte

“16,000 people joined the session and 21,000 people have tried the self hypnosis Socialtrance MP3. Thank you so much for all the wonderful messages and I am so glad people have got something out of this :)”.
Con queste parole Chris Hughes saluta i suoi fans di FB e chiude il primo esperimento di ipnosi collettiva mai tentato su Internet. Sono le 00,49 di martedì 5 gennaio. Ecco tutto quello che è accaduto questa notte.

Martedì ore 00,10
Siamo ancora in linea con il sito di Chris Hughes. E mentre l’esperimento è ancora in corso abbiamo chiesto al direttore tecnico (esperto in informatica) di Gialli.it Diego Purpo di spiegarci cosa sta accadendo.

Allora  Diego, ci spieghi bene come funziona l’esperimento di Chris?
Niente di più semplice. Intanto bisogna andare all’indirizzo http://www.socialtrancelive.co.uk/ Lì si trova un link che porta su una pagina. E da questa pagina si può far partire un mp3 che, ascoltato via browser, contiene la voce registrata di Chris (immagino).
Quindi non è in diretta?
No. Non è in diretta o live streaming è una cassetta…
Una cassetta?
Hai presente nei film americani le cassette per l’autostima o contro lo stress?
Cosa?
Lascia perdere… comunque non è in diretta… è un mp3, è un file. E lo puoi ascoltare quante volte vuoi. Lo sto sentendo ora. L’obiettivo è farti rilassare… musica dolce, come angelica. Ti chiede di stenderti, respirare profondamente, chiudere gli occhi ed ascoltare la sua voce. Ti chiede di sentire il tuo corpo e di rilassarti il più possibile…
Diego, tutto bene, ci sei?
Certo… sto cercando di capire un passaggio… chiede di fare delle cose con le mani… E’ passato dalla fase di rilassamento alla fase di motivazione. Ora mi sta dicendo “I’m an in complete control of my life”… sono nel completo controllo della mia vita, posso bere meno, fumare meno, mangiare meglio.  “You are looking and feeling fantastic”: sembrerai e ti sentirai fantastico e ti accorgerai di quanti obiettivi hai raggiunto… Molto americano. Come pensiero…
Chissà come commenteranno quelli del Cicap…
Infatti. Domani proviamo a sentirli… Intanto ascolta… sta finendo. Ecco. Finito.
In pratica fa prima rilassare (puoi star seduto o steso come ti pare) poi arriva alla “scala”. Conta da 1 a 10 e al 10 dovresti essere addormentato. Poi parte con la tiritera motivazionale: sei bello, sei forte e puoi fare qualsiasi cosa… finisce con un altro conteggio. Da 1 a 5 e ti svegli felice e asciutto!
Grande Diego! Tra un po’ proviamo a sentire quelli di FB. A prestissimo…
Lunedì 4 gennaio 2009 – Ore 23,30
E’ partito! Dopo un’ora e mezza di attesa con seimila persone che su Facebook erano letteralmente impazzite perché il sito non si apriva, finalmente l’esperimento di Chris Hughes è partito. E c’è già chi dice che “è tecnicamente impossibile stabilire se è riuscito”. Parola di Giucas Casella. Intanto ecco i primi commenti della Rete.

Insomma l’esperimento di ipnosi collettiva sembra essere partito con successo.
Migliaia di persone stanno vivendo l’esperienza mentre scriviamo. Eppure la serata non era partita nel migliore dei modi. Alle 20, probabilmente per l’altissimo numero di viste, il portale di SocialTrance era andato in tilt. “Scoppiato” sotto i colpi di un esercito di persone che hanno preso più che seriamente l’operazione che aveva per obiettivo l’ingresso dell’ipnotizzatore britannico nel Guinnes dei Primati.
Poi, finalmente, lo “start” e come per magia il più grande esperimento di ipnosi di massa mai tentato nella storia ha preso il largo. Mentre scriviamo oltre 6000 persone sono collegate con  Hughes (34 anni, di Banbury, nell’Oxfordshire) e, almeno a quanto si legge su FaceBook, stanno vivendo un’esperienza fantastica.
Laura Kearsey dice: “Fantastico, è la prima volta che provo uno stato di relax tale… e so che dormiro bene stanotte… grazie Chris”.
Arhip Emylian Adryan ha invece spiegato la sua esperienza in maniera un po’ più confusa: “prima ha detto di immaginarti 20 gradini, ma nn so perché venti perché ne ha contati 10 ma… insomma, no prima ha detto di immaginarti come una coperta piena di relax che ti copre poi le scale , poi le ha contate…”.
Dhaval dall’India è entusiasta: “bellissima sensazione, grazie, scrivo dall’india e sono le 3,10 della notte e sento una piacevole sensazione di freschezza … lo farò ogni giorno …”.
Sarà tutto vero? Noi continuiamo a seguire l’esperimento. Seguiteci!
Lunedì 4 gennaio 2009 – Ore 20,56
Manca mezz’ora circa e il sito è letteralmente esploso. Stiamo parlando di SocialTrance il portale dal quale, stasera, tra poco più di trenta minuti, Chris Hughes tenterà di mandare in trance circa diecimila persone. Noi di Gialli.it seguiremo l’esperimento in diretta. E la prima notizia è proprio questa: è impossibile accedere “Oops looks like something has gone wrong!
If this error continues please close all browsers and try again”.
L’esperimento è stato lanciato da qualche giorno sui maggiori social network del mondo. Lunedì 4 gennaio alle 21,30 l’ipnotizzatore inglese Chris Hughes effettuerà un esperimento di SocialTrance utilizzando Facebook e Twitter come canale per il suo clamoroso tentativo. L’obiettivo è quello di entrare nel Guiness dei Primati.
Hughes (34 anni, di Banbury, nell’Oxfordshire) spiega che chi vorrà viversi questa curiosa esperienza deve sapere che non sarà in grado di alzarsi dalla postazione in cui si trova e non riuscirà ad aprire gli occhi per alcuni ore. Si tratterà “un’esperienza di rilassamento mai provata prima, ma se si dovesse aver voglia di lasciare l’esperimento lo si potrà fare liberamente, perché il tipo di ipnosi non lo fermerà”.
Per partecipare, dopo essersi debitamente iscritti attraverso FaceBook all’esperimento (ci sono molte pagine che permettono di “formalizzare” l’operazione), serve solo un PC e delle semplicissime cuffie.
E, pare, vi siano anche pochi rischi e poche regole: bisogna essere maggiorenni, non essere in stato interessante, non essere sotto l’effetto di alcool e droga. L’intento dell’ipnotizzatore è quello di permettere a tutti coloro che parteciperanno all’esperimento di comprendere meglio le proprie aspirazioni ed aspettative per il 2010.
L’ipnosi di massa, organizzata in concomitanza con il World Hypnotism Day, si terrà in contemporanea in tutti i Paesi in cui sono presenti Facebook e Twitter.
Aspettiamo con ansia.

Apophis, l'asteroide che si abbatterà sulla terra

Nel 2036 un asteroide si abbatterà sulla terra. E sarà un disastro. La minaccia, già nota da qualche anno, è stata rilanciata dal capo dell’Agenzia spaziale russa Anatoly Perminov. Lo scienziato, dalle colonne di Fox News, ha chiesto ai potenti della terra di organizzare una spedizione per distruggere Apophis. L’anno scorso, lo stesso allarme, era stato lanciato da un ragazzino tedesco di tredici anni. Ma era caduto nel vuoto.
di SONIA T. CAROBI
Mancano 26 anni. Circa. 9600 giorni. Se uno vuole essere preciso. 230422 ore e 45 minuti. Se poi uno vuole esagerare.
Ventisei anni, novemilaseicento giorni, duecentotrentamilaquattrocentoventidue ore e quarantacinque minuti per la fine del mondo. Quella vera. Quella che toglie il sonno agli scienziati della Nasa, quella che non hanno previsto i Maya, e che anche i russi, da qualche giorno, ritengono probabile.
Il 13 aprile 2036, la domenica di Pasqua, alle 22,45 un asteroide di 320 metri di diametro, e di 200 miliardi di tonnellate di peso, si abbatterà sulla terra. Si chiama Apophis (meglio conosciuto come 99.942) ed è una vecchia conoscenza di studiosi e astronomi di mezzo mondo.Sono anni che lo tengono sotto controllo. Anni che tentano di calcolare con precisione le probabilità di impatto sulla terra. E anni che litigano sui pericoli reali di una minaccia del genere.
Poi, proprio in questi giorni, a sorpresa, è arrivato l’annuncio: il rischio che l’asteroide possa schiantarsi sul nostro pianeta è più che reale. Bisogna fare qualcosa.
L’allarme è partito Anatoly Perminov. Il 65enne capo dell’Agenzia spaziale russa, ha scelto la testata Fox News per comunicare al mondo che ormai non c’è più tempo da perdere e che i russi promuoveranno  un vertice internazionale tra le maggiori agenzie spaziali del mondo per valutare se inviare una navetta spaziale e distruggere Apophis.
Un modo semplice e immediato per invitare tutti gli esperti ad abbandonare le speculazioni scientifiche e dare finalmente per scontata la grave incombenza.
Apophis, che prende il nome dal dio egizio Apopi, soprannominato “il distruttore”, e considerato la divinità del buio e del Caos, dovrebbe schiantarsi in un’area compresa tra l’Arabia e il Giappone, o tra il Madagascar e la Nuova Guinea, o in Siberia. Ma secondo gli ultimi calcoli potrebbe anche finire nell’oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii, generando un gigantesco Tsunami, pari a 100.000 volte l’effetto della bomba atomica che distrusse Hiroshima nell’agosto del 1945.
Per Anatoly Perminov, inoltre, nel 2029 l’asteroide potrebbe essere così vicino alla Terra da poter essere individuato anche ad occhio nudo. Sette anni dopo, l’impatto definitivo.
E allora, senza mezzi termini, Perminov ci è andato giù duro: “La vita di centinaia di migliaia di persone è in serio pericolo. Bisognerà investire centinaia di milioni di dollari e costruire un sistema teso a prevenire l’impatto, piuttosto che stare ad aspettare, o peggio ancora a litigare, su quello che accadrà”.
Il mondo è avvisato. Bisogna rimboccarsi le maniche. Mettendo da parte perplessità e dubbi. E magari riconoscendo che già un anno fa l’allarme Apophis era stato lanciato anche da un ragazzino di 13 anni. Nico Marquardt (piccolo genio tedesco che ha osservato l’asteroide col telescopio dell’istituto di astrofisica di Potsdam, a Babelsberg, e di cui già avevamo parlato su queste pagine) aveva calcolato che le probabilità di impatto dell’asteroide distruttore erano molto diverse da quelle calcolate dalla Nasa.
Gli scienziati di Houston avevano stimato che c’era una probabilità su 45mila che il pericoloso Apophis potesse colpire la Terra. Nico, senza timori reverenziali, aveva replicato che la probabilità è più allarmante. Una su 450!
Nessuno gli aveva dato troppo credito.