Morte a Firenze per il Commissario Bordelli

Quarto romanzo della serie dedicata al commissario Bordelli, “Morte a Firenze” è l’ultimo giallo  di Marco Vichi, Premio Scerbanenco 2009 al Noir in Festival di Courmayeur. Edito, come sempre, da Guanda è ambientato nel capoluogo toscano durante l’alluvione del 1966. Bordelli indaga sul ritrovamento del cadavere di un bambino seviziato.
di NAZARENO GIUSTI
Firenze, ottobre 1966. Da giorni non fa che piovere. Nei boschi sopra la città del Giglio viene ritrovato il corpo senza vita di un ragazzino di tredici anni scomparso alcuni giorni prima. Nessuna traccia, nessun sospetto e la fottuta pioggia che cancella ogni possibile pista. Un brutto caso affidato al commissario Bordelli, un ultracinquantenne malinconico, vicino alla pensione,  ex combattente del battaglione San Marco. Il commissario ha promesso al padre del ragazzo di scovare l’assassino, ma già dopo i primi giorni si accorge che non sarà una promessa facile da mantenere.  Unico indizio un pezzo di carta, una bolletta, molto meno di un indizio, a cui però il commissario si aggrappa disperatamente.
Poi,  durante le indagini, arriva l’alluvione… La notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. In questo scenario apocalittico il  commissario non si risparmierà nel prestare i soccorsi dovuti a tanti suoi concittadini che in una notte hanno perso tutto senza però lasciar perdere le indagini.  Una sera nelle strade ancor piene di melma incontrerà il colonnello dei carabinieri Bruno Arcieri, un personaggio creato da Leonardo Gori e protagonista del suo libro “L’angelo del fango”. Sarà l’austero colonnello (che a sua volta ha incontrato il commissario Bordelli nel romanzo di Gori) a indicare uno spiraglio nelle indagini e a riaprire una pista che sembrava ormai compromessa e che porterà il commissario  ad una verità inquietante e sconvolgente.
Ultimo romanzo di Marco Vichi, e quarto volume della fortunata serie dedicata  al commissario Bordelli, “Morte a Firenze”(Guanda, 2009) è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, con un finale che lascia l’amaro in bocca. Vichi con grande abilità riesce ad affrescare la Firenze di quegli anni tra gli ideali tramontati della borghesia decadente e il boom consumistico e  a renderci, grazie a un attenta documentazione, l’atmosfera di quei giorni in cui centinaia di uomini dopo il disastro lavorano insieme per salvare l’enorme patrimonio artistico della città culla del Rinascimento.

18 marzo: riparte FlashForward

60 giorni allo start. Il 18 marzo alle 8 in punto di sera riparte FlashForward, sulla mitica ABC, network delle meraviglie che detiene anche i diritti di Lost.
La notizia ha fatto il giro del mondo e i siti di fans e appassionati sono un’altra volta in fibrillazione.
La serie del momento si era fermata prima di Natale. Alla decima puntata. E sarebbe dovuta ripartire il 4 marzo. Poi, dopo un piccolo giallo, proprio la ABC ha tranquillizzato tutti annunciando la data definitiva e lanciando anche un paio di gustose anticipazioni.
La puntata n. 11, dal titolo Buddha in the Ruins, sarà anticipata da una sorta di episodio riassuntivo che dovrebbe contenere anche molto materiale inedito, ma soprattutto, in occasione del grande ritorno, gli autori promettono le prime importanti risposte. “Vi sveleremo – dice Il co-creatore della serie David Goyer –  la vera identità del “Sospetto Zero”, e risponderemo a moltissime domande. Anzi, l’impegno è quello di rispondere almeno ad una domanda in ogni episodio. Non mi va l’idea che si possa arrivare alla fine con una serie di dettagli in sospeso”.
In Italia FlashForward verrà rilanciato il 29 marzo dalla Fox. Ma, proprio mentre i fedelissimi di Mark Benford e soci discutono su i misteri del salto nel tempo, Goyer gioca a stupire promettendo un futuro alla Lost. “Stiamo già pensando ad una seconda stagione – dice – ma crediamo che, visto il successo, il nostro FlashForward potrebbe andare avanti anche per diversi anni. Serial così possono reggere dai quattro ai sette anni. E Lost ne è la prova”.
Non ci resta che aspettare marzo, dunque, con la certezza che poi le avventure di “quelli che hanno visto il futuro” non si fermeranno più fino al 27 maggio. Il giorno della season finale. Il giorno della verità.

Doomsday Clock. Countdown per la Fine del Mondo Si spostano le lancette dell'Orologio dell'Apocalisse

Countdown per la Fine del Mondo. Dopo due anni di standby oggi sono state spostate le lancette del Doomsday Clock, l’orologio che da 63 anni si “muove” solo in occasione di un eventuale rischio catastrofe. Una metafora dell’Apocalisse voluta da un gruppo di scienziati atomici nel 1947. All’indomani delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Oggi le lancette si sono spostate di un minuto. Indietro.  di SONIA T. CAROBI
Non sono in molti a saperlo, eppure c’è un Orologio che tiene le sue lancette fissate sulla Fine del Mondo. Si chiama Orologio dell’Apocalisse (in inglese Doomsday Clock) ed è stato “creato” dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago. Era il 1947. Due anni prima, il 6 agosto del 1945 “Little Boy” (nome in codice della bomba Mk.1), esplodeva a 580 metri dalla città di Hiroshima. Il resto lo sappiamo.
Quello che non vorremo sapere è che da quel momento il rischio di un conflitto nucleare è diventato realtà. Una realtà “impossibile” da accettare che ha trasformato il Doomsday Clock nel più inquietante simbolo dell’Apocalisse di tutti i tempi.
L’orologio è lì. Campeggia sulle pagine di una rivista che si occupa di temi legati alla sicurezza globale e che viene pubblicata, senza soluzione di continuità, dal 1945.
Un cerchio bianco, dove i minuti sono segnati dai fori di pallottole e le lancette segnano pochi minuti alla Mezzanotte. Pochi minuti alla Fine.
Quando fu pensato l’Orologio dell’Apocalisse era fissato a sette minuti esatti dall’Ora X. La Mezzanotte, appunto. Nel 1953 le lancette si avvicinarono alla catastrofe di ben cinque minuti. I russi testavano armi nucleari senza sosta e senza ritegno. Gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists capirono che la situazione era grave. Poi quelle lancette ritornarono al loro posto e il mondo tirò un sospiro di sollievo. Da allora, però, le lancette del Doomsday Clock si sono spostate almeno altre 17 volte. Più avanti, o più indietro. Più lontano o più vicino dalla Mezzanotte del Mondo. Fino a quel 17 gennaio 2007 quando la presenza di 270mila armi atomiche fece pensare che ormai un nuovo rischio nucleare era alle porte.
Cinque minuti all’Ora X. Questo è quanto segnava l’Orologio dell’Apocalisse fino a ieri. Poi, qualcuno, ha annunciato che era arrivato il momento di risposare il countdown virtuale.
Fino a stamattina poche notizie al riguardo. Non si sapava di quanto sarebbero state spostate le lancette. Neanche se fossero state spostate avanti oppure indietro. Si sapeva solo che un portavoce del collegio scientifico aveva dichiarato che i fattori che avrebbero influenzato le lancette erano legati alle trattative internazionali sul disarmo nucleare, all’espansione di energia nucleare civile, alla minaccia del terrorismo e all’emergenza climatica.
Da poche ore tutti questi rischi sono stati valutati da una commissione di ben 18 premi Nobel e le lancette del Doomsday Clock si sono spostate per la ventesima volta. Ma finalmente di un minuto dietro. L’evento è stato annunciato solo ed esclusivamente sul sito http://www.turnbacktheclock.org./.
Le armi nucleari sono diminuite di 4000 unità in tre anni. “Sono circa 23.000 – ha detto al Washington Post Kennette Benedict direttore del gruppo – Ma l’atteggiamento di Obama nei confronti di questi problemi ha avuto il suo peso”.
Da oggi ci sono 60 secondi di speranza. In più.

Mummificazione in diretta Tv Ultima frontiera dei reality shock

In Inghilterra, dopo l’autopsia in diretta e il suicidio assistito eseguita dal controverso anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens, l’emittente Channel 4  è in procinto di mandare in onda un altro reality shock. Fulcrum Tv è alla ricerca di un malato terminale, che  donando il suo corpo, accetti di essere sottoposto, in diretta Tv,  alla procedura di mummificazione  secondo le procedure degli antichi Egizi.
di BRUNO MATTIA GALLO
Il macabro annuncio è apparso sulle principali riviste del settore. Il fine sarebbe abbastanza nobile: verificare le tesi di alcuni scienziati sulla mummificazione utilizzando le antiche tecniche egizie.Gli antichi imbalsamatori probabilmente, usavano un catrame proveniente dal filtraggio dell’olio naturale estratto nell’area dal Medio Oriente e altre sostanze che potessero impedire all’umidità di penetrare nei corpi.Proteggere i corpi dal decadimento e preservarli dalla putrefazione era ritenuto dagli antichi Egizi estremamente necessario. Essi ritenevano infatti che nessun uomo potesse aver accesso all’aldilà se le parti più importanti della salma, non potessero far ritorno, integre, insieme al corpo. La riunificazione del corpo e dello spirito era considerata la condizione necessaria per il passaggio per la vita dopo la morte. Gli Egizi, nelle loro tecniche, impiegavano ingredienti molto costosi, allo scopo di impressionare i conoscenti. Nello stesso modo in cui oggi, per le sepolture, vengono utilizzati legni di noce oppure di ebano per le bare.
Richard Belfield, promotore dell’iniziativa, dichiara ad un giornalista dell’Indipendent, che lo scopo sarà puramente  scientifico e il volontario non percepirà nessuna tipo di ricompensa Il novello Tutankamòn sarà seguito nei suoi ultimi istanti di vita per creare, secondo gli autori, un feeling emotivo con i telespettatori. La morte del candidato dovrà avvenire  in tempi rapidi per esigenze di produzione e dopo le formalità del caso, inizierà il reality show più “didattico” sulla storia antica. Le procedure di imbalsamazione da applicare, sono state già effettuate in passato, con successo su cadaveri di maiali e altri tipi di animali di piccola taglia.
Le telecamere filmeranno tutte le vari fasi  come lo svuotamento degli organi interni (eviscerazione) e la preparazione delle vari resine aromatiche per preservare il corpo da una rapida putrefazione. Per la realizzazione del format, saranno utilizzate tutte le ultime tecnologie di ripresa dal Dolby Surround all’ Alta Definizione in 3D in modo da trasmettere l’operazione in perfetto realismo, con  la maggiore dovizia di particolari Si potrà scommettere magari anche sulla validità e sulla effettiva durata del processo di mummificazione e persino su una possibile maledizione della mummia. I bookmakers hanno già preparato le loro quote. I bisturi e le antiche misture sono già pronte per eseguire l’esperimento… manca solo la materia prima. Manca ancora un corpo da utilizzare come gli antichi faraoni che, sempre per scopi scientifici, sarà imbalsamato secondo gli antichi rituali di Nefertari o Ramsete II. A quando la rievocazione del funerale vichingo? Gli studiosi e gli scandinavi sono avvertiti.

Rispunta l'atto di morte Michael Jackson fu ucciso

Ancora un giallo per Michael Jackson. Quando la partita sembrava ormai chiusa. Quando ormai tutti, e veramente tutti, sapevano che in qualche modo il Re del Pop era stato ucciso dai farmaci, quando anche sul certificato di morte si leggeva a chiare lettere la parola “omicidio”, la ruota torna indietro e si ricomincia da capo.
Oggi il il domenicale britannico News of the World ha reso noto l’atto di morte ufficiale del cantante. Jackson morì per una forte intossicazione da Propofol causata da un’iniezione endovenosa fatta da un’altra persona.
Omicidio senza ombra di dubbio.
Il problema è che lo sapevamo già. Il problema è che il certificato era stato reso noto già agli inizi di settembre e anche noi di Gialli.it avevamo riportato la notizia presentando anche la foto del documento.
E allora la domanda è: perché tirare fuori una notizia già pubblicata? Perché farla passare per una novità, perché alzare un polverone su un argomento ormai chiuso? Solo per il piacere malato di riscrivere la storia?
Un giallo nel giallo che, molto probabilmente, non avrà mai fine. Perché il “caso Jackson” è una cifra a sei zeri. Quella dei 13 miloni di dischi venduti da Michael dal giorno in cui “qualcuno” lo ha ucciso. Un business miliardario che va alimentato. Sempre.
E allora ecco le poche novità che si sono guadagnate le pagine dei giornali di tutto il mondo: Conrad Murray, il cardiologo personale di Jackson, gli avrebbe iniettato l’anestetico Propofol verso le 10 e 40 di mattina dello scorso 25 giugno, dopo aver trascorso un’intera notte nel vano tentativo di farlo addormentare.  Ora quell’uomo rischia il carcere con l’accusa di omicidio.
E il “caso Jackson” è di nuovo in pasto ai mass media.

Avatar Signore dei Record

Avatar signore degli incassi. Fa il pieno di record il nuovo strabiliante film di James Cameron che è stato presentato in anteprima a Roma per poche centinaia di “privilegiati”.  E già si parla del sequel.
di DIEGO PURPO
1.162.361.307 di dollari in 21 giorni. Sono bastate 3 settimane ad Avatar, il nuovo capolavoro di James Cameron, per guadagnare la piazza d’onore nella classifica dei maggiori incassi della storia del cinema. Il film supera così Il signore degli Anelli: il ritorno del Re (2003) fermo a soli 1.119.110.941 dollari e punta deciso verso il record di 1.842.879.955 dollari, attualmente detenuto da un altro lungometraggio del regista canadese: Titanic (1997). Gli incassi ricoprono ampiamente i 400 milioni di dollari spesi per la megaproduzione, cifra che fa di Avatar il film più costoso da sempre.
La trilogia
“Sì, ce ne sarà un altro”.
Cameron non ha dubbi. Due giorni fa, in un’intervista al termine di una proiezione del suo colossal all’Arclight Theatre di Hollywood organizzata da Variety, nota rivista cinematografica americana, “Iron James” afferma che la 20th Century Fox sarebbe pronta a finanziare il secondo, e forse il terzo, capitolo della saga, avendo superato il milione di dollari al botteghino. Il regista aggiunge, inoltre, che produrre un sequel richiederà uno sforzo economico inferiore, essendo ormai già in possesso della tecnologia necessaria, sviluppata proprio per realizzare il primo film.
E stasera la prima italiana in 3d
In Italia, Avatar arriverà solo il 15 gennaio con oltre 800 copie e la quasi totale conquista delle 352 sale con schermi 3D.
Ma ieri sera c’è stata la prima assoluta, presso l’Auditorium di Via della Conciliazione di Roma, rigorosamente in 3D. E i 470 fortunati hanno applaudito per diversi minuti.
L’eventoha assunto la forma di un gran galà, con tanto di passerella di vip. Sergio Castellitto, Claudia Gerini e Federico Zampaglione, Dario Argento, Giovanni Floris, Giuliano Ferrara, Renato Balestra, Catherine Spaak, Ornella Muti, Federico Moccia, Maria Grazia Cucinotta e Paolo Bonolis sono alcuni nomi noti della lista dei pochi fortunati capaci di vincere la spietata concorrenza nella lotta per un biglietto.
Ancora fantascienza per Iron James
E dopo il fenomeno Avatar, è già pronto per il prossimo blockbuster fantascientifico.
Titolo: Battle Angel. Anno di uscita: 2011. Sceneggiatura e regia: James “Iron James” Cameron.

E Obama sposta il Congresso per Lost Discorso rinviato per dare il via alla sesta stagione

Lost è salvo. Barack Obama sposta il discorso al Congresso e la prima puntata della sesta stagione del serial più amato del decennio andrà regolarmente in onda il 2 febbraio alle 21.  In Italia Jack e compagni arriveranno mercoledì 1° febbraio su Fox. Nessuna anticipazione sui destini dei 14 protagonisti. Mai in rete circola uno strano quadro. L’Ultima Cena, di leonardesca memoria, con Locke nelle vesti di Gesù e Kate che fa… Giuda!
di SONIA T. CAROBI
Il rischio c’era tutto. Il 2 febbraio, alle 21 in punto, Barack Obama avrebbe “occupato” tutti i canali televisivi americani per dare conto al parlamento bicamerale dello Stato dell’Unione. Appuntamento tradizionale e d’obbligo per permettere al Congresso di approvare in via definitiva la riforma sanitaria.
Insomma, roba seria. Non “procrastinabile”. Eppure, a sorpresa, proprio ieri sera, Robert Gibbs, il compassato portavoce della Casa Bianca , si è presentato davanti ai giornalisti per la consueta conferenza stampa e ha annunciato che mr. President ha deciso di spostare l’atteso discorso. Motivo? Semplice: c’è la prima puntata della sesta stagione di Lost! E nello Studio Ovale, al numero 1600 della Pennsylvania Avenue, a Washington, è stata standing ovation.
Succede anche questo nell’Impero di zio Sam. Il Presidente forse più amato di tutti i tempi decide di spostare un appuntamento istituzionale per lasciare spazio ai milioni di fan che da mesi stanno attendendo la partenza del rush finale di Jack e compagni.
Bisogna sapere come andrà a finire. Bisogna capire che fine faranno i sopravvissuti del volo Oceanic 815 e l’America tutta si ferma e aspetta trepidante. La prima puntata andrà regolarmente in onda martedì 2 febbraio alle ore 21 sulla ABC (in Italia la serie riparte il 10 febbraio su Fox).
“Non posso neanche immaginare – ha spiegato Gibbs ad una platea di giornalisti divertiti –  uno scenario in cui milioni di persone che sperano di risolvere al più presto gli interrogativi posti da Lost siano sopraffatti dal presidente”.
E allora stop a qualsiasi intralcio. La scena è tutta per J.J. Abrams e per la serie più amata dei primi dieci anni del Duemila. E questa volta è veramente il caso di dirlo: il mondo è col fiato sospeso.
L’anno scorso avevamo lasciato la dottoressa Juliet Burke (splendida e inquieta Elizabeth Mitchell) a fianco ad una bomba atomica. Minuti di tensione ed ansia poi gli schermi delle tv di mezzo mondo erano diventati tutti bianchi e la scritta Lost ha campeggiato per alcuni secondi lasciando i fan attoniti e storditi.
Cosa è accaduto? Il piano di Jack avrà funzionato? Il Destino è stato sconfitto? Il dottor Shephard è riuscito veramente a cambiare il corso del tempo?
Questi e altri interrogativi attendono i fedelissimi di Lost. Un esercito di 16 milioni di persone al quale Abrams e soci stanno infliggendo cattiverie d’ogni genere.
La sesta serie è assolutamente top secret. Nessuna immagine, nessun trailer, nessuna anticipazione. L’unica cosa regalata a chi ha atteso cinque anni per saper come andrà a finire è una locandina che vede i nostri eroi impegnati nientemeno che in una sorta di “Ultima Cena” di leonardesca memoria.  Col vecchio Locke a fare Gesù e dove Giuda potrebbe essere, addirittura, Kate Austen.
Che dire? Non resta che aspettare e vedere cosa accadrà. Intanto a Napoli, proprio il Pozzo e il Pendolo, editore di Gialli.it, sta organizzando la lunga notte di Lost, prevista per la fine di gennaio. Se dovesse essere interessati conviene fare un colpo di telefono allo 081.5422088 o mandare una mail a info@ilpozzoeilpendolo.it

Nasce un "Movimento per la Liberazione dei Mike da Presepe"? A Treviso il primo preoccupante furto

Ultim’ora: rubata la statuina di Mike Bongiorno dal presepe di un imprenditore lombardo. Secondo gli “inquirenti” si tratta solo del primo di una serie di furti che avrebbero come obiettivo le sculture raffiguranti il noto presentatore televisivo scomparso nel settembre scorso e realizzate da un artigiano di san Gregorio Armeno a Napoli. Siamo di fronte alla nascita di un nuovo movimento simile a quello per la Liberazione dei Nani da Giardino?
di SONIA T. CAROBI
Siete stati a Napoli? Avete fatto una passeggiata nella splendida e cangiante san Gregorio Armeno? Ma soprattutto avete acquistato una statuetta per il vostro presepe raffigurante Mike Bongiorno? Beh, allora correte a controllare se ce l’avete ancora. La vostra piccola “scultura” è in serio pericolo. Come per i Nani da Giardino è nato un movimento che punta dritto alla liberazione delle statuette del presentatore più famoso di tutti i tempi.
Ebbene si. Un’oscura organizzazione minaccia il vostro acquisto più stravagante. Il primo caso accertato in provincia di Sondrio. Dal giardino di una villetta di Treviso sarebbe scomparsa la statua raffigurante il compianto “mister Allegria”.
L’inquietante notizia è stata battuta dalle agenzie di stampa qualche ora fa. A comunicare alla stampa la preoccupante scomparsa un imprenditore della zona che aveva acquistato il prezioso “pastorello” da un noto artigiano napoletano. Lo stesso che si era inventato le statuine del presepe raffiguranti Berlusconi tumefatto dopo l’aggressione e Barack Obama che ritira il premio Nobel.
Nene Baruffi, questo il nome della prima vittima accertata del nuovo Movimento per la Liberazione delle statuette di Mike Bongiorno, ha fatto la drammatica scoperta ieri pomeriggio. Il racconto non lascia spazio all’immaginazione e lascia il mondo senza fiato.
“Ero andato in giardino – dice Baruffi – come faccio spesso solo ed esclusivamente per godermi il mio presepe artistico. Tra pochi giorni avremmo dovuto smantellarlo e volevo guardarlo per l’ultima volta. Lo avevo allestito con le mie mani e lo avevo arricchito con le statue degli artigiani di San Gregorio Armeno. C’era Barack Obama, Silvio Berlusconi e Bongiorno proprio davanti alla grotta ad assistere alla natività. Inutile dire lo sconcerto che ho provato quando mi sono accorto che mancava la statuina del Re dei quiz televisivi”.
Capito? Dal presepe di Baruffi non manca Obama. E neanche il nostro Presidente del Consiglio. Manca Mike Bongiorno! E il messaggio è forte e chiaro. Qualcuno ha deciso che deve liberare quella piccola scultura, e tutte le sue sorelle, sparse per mezza Italia.
Baruffi si è rifiutato di denunciare alle autorità competenti l’accaduto, intanto, però altre segnalazioni di furti stanno arrivando in queste ore da varie parti dello Stivale.
Gli inquirenti (sic!) sono convinti che siamo di fronte ad un fenomeno molto simile a quello che vede protagonista l’ormai leggendario “Fronte di Liberazione Nani da Giardino”. Un movimento nato nel 1995 in Francia con l’obiettivo preciso di liberare le statuette di gesso, catturate e imprigionate nelle ville dei ricchi (e non) e “abbandonarle” in spazi liberi, aperti, più consoni alla loro anima.
Nessuna rivendicazione, però, è ancora arrivata. E il mondo intero è col fiato sospeso. Siete proprio sicuri di avere ancora la vostra statuetta? Se avete tolto il presepe il consiglio è quello di andare a controllare anche nelle scatole dove avete riposto la grotta e gli altri pastorelli. Gialli.it sta organizzando un’Unità di Coordinamento per il Monitoraggio di eventuali furti. Segnalateci eventuali sparizioni e vi terremo aggiornati.

Muccino e Crescentini versione manga

E’ da poco uscito nelle sale italiane “Astro Boy”, il film d’animazione, diretto da David Bowers, e ispirato al personaggio dei fumetti manga giapponesi realizzato, negli anni ’50, da Osamu Tezuka per la rivista Shonen Manga.
di LAURA CIOTOLA
Il primo Astro Boy aveva in realtà il nome di Tetsuwan Atom (Atom dal pugno di ferro) e per crearlo ci si ispirò ai personaggi Disney di Topolino e Pinocchio. Ma negli anni ’60 il personaggio diventa il primo cartone animato manga e capostipite di tutti gli altri cartoni animati giapponesi che da Astro Boy ereditano i caratteri tondeggianti. In Italia “Astro Boy” è arrivato negli anni ’80, nella versione a colori.
Il film che non ha riscosso grande successo in America, deludendo soprattutto per l’“occidentalizzazione” del personaggio, sembra essere stato più apprezzato in Italia, merito anche delle voci di Silvio Muccino e Carolina Crescentini, per i protagonisti principali e del Trio Medusa per i tre robot trovati sulla terra.
Nonostante le critiche al film, legate anche al fatto che dalla riproduzione cinematografica di un cult dei cartoni animati ci si aspettava di più e forse troppo, è innegabile che David Bowers, tra voli spaziali e combattimenti robotici, ha permesso ai più nostalgici un salto nel passato e ai più giovani ha fatto conoscere un icona giapponese di cui forse non avrebbero mai sentito parlare.
 
La trama
Metro-City, la città giapponese e immaginaria si è distacca dal suolo, invaso dai rifiuti, per essere la prima metropoli volante del pianeta. Grazie alla geniale opera del dottor Tenma e del dottor Elefun è abitata da robot animati da un nuovo tipo di energia, il Nucleo Blu positivo. La vita scorre tranquilla finché il Presidente Stone, pur di tornare” in candidatura”, decide di sperimentare il Nucleo Rosso negativo, fino a quel momento poco studiato, poiché risultato dannoso, su un grosso Robot da cavia, il Pacificatore, che subito manifesta un indole combattiva e inizia ad aggredire tutti. Il figlio di Tenma, Tobio che assisteva all’esperimento, all’insaputa del padre, viene ucciso. Tenma, distrutto dal dolore, crea un androide dalle sembianze del figlio, gli inietta il DNA di Tobio e lo anima con il Nucleo Blu. Ma nonostante il robot presenti le stesse sembianze e gli stessi ricordi di Tobio, il padre non riesce ad amarlo. Il nuovo Tobio, disperato dal rifiuto paterno scappa, ma attaccato dall’esercito di Stone precipita sulla terra, dove incontra altri robot: Sparx (il cervello), Robotsky (il muscolo) e Mike (il frigorifero), che lo ribattezzano Astro.
Inizia così l’avventura terrena di Astro che s’innamora di Cora anch’essa proveniente da Metro-City assieme al suo Robot-cagnolino Pattumiera. Le avventure terrene porteranno Astro a scontrarsi con altri robot e ad essere disattivato. Interverrà il padre di Tobio a rianimarlo con il Nucleo Blu. Ma il perfido Stone gli scaglierà ancora contro il Pacificatore, iniettato di Nucleo Rosso. Astro farà di tutto per salvarsi, ma soprattutto per proteggere la sua città.