Mosca, la Piramide sul Cremlino diventa un caso Nascondono collegamento con spirale norvegese?

Per la piramide sul Cremlino continua un silenzio ostinato. Ma intanto una serie di strane notizie, incongruenze, sviste che “puzzano” di disinformazione forzata, cominciano ad inquietare la Rete. C’è veramente un collegamento tra l’apparizione a Mosca e la spirale norvegese del 9 dicembre? Che sta succedendo in Russia e in Norvegia? Cosa ci stanno nascondendo? Gialli.it vi racconta una storia “curiosa” che ha per protagonista un sito con un nome “impegnativo”: la Pravda.
di SONIA T. CAROBI
Non torna. Sul serio. Questo volta, il conto non torna.
E allora bisogna munirsi di carta e penna e provare a mettere insieme date e notizie. Bisogna capirci qualcosa. Sul serio. Questa volta, bisogna capirci qualcosa.
I fatti. Ieri mattina, 18 dicembre 2009, la Pravda, un quotidiano online, da non confondere con lo storico organo di stampa del partito comunista sovietico, ma molto seguito in Russia e con una serie di edizioni “locali, in varie parti d’Europa, esce con un articolo sulla ormai leggendaria piramide apparsa sul Cremlino qualche giorno fa.
L’edizione che ci interessa è quella in lingua inglese. English.Pravda.ru, fondata nel 1999.
L’articolo non è firmato. Sembra uno dei soliti pezzi presi pari pari dalle agenzie di stampa. Ma c’è qualcosa che non torna. L’incipit. L’attacco è completamente diverso da quelli che appaiono in tanti altri siti, blog e giornali online di mezzo mondo. Ve lo riportiamo integralmente per precisione:
“A strange flying object was spotted in the sky above Moscow today, December 18. Muscovites could see a large triangle-shaped object hovering above Red Square. Many people filmed the object on their cell phones and uploaded the videos on YouTube”.
Come può facilmente notare chi ha seguito la vicenda in questi giorni, le differenze che saltano all’occhio sono due, e sono “enormi”: la data dell’avvenimento e un passaggio relativo al fatto che molta gente (“many people”) avrebbero filmato la piramide che sorvola il Cremlino.
Niente di più falso. Nessun articolo apparso in questi giorni era riuscito a datare con precisione la presunta apparizione. Ma soprattutto, uno degli elementi deboli del “caso Cremlino,” stava proprio nel fatto che oltre ai due filmati apparsi su YouTube ad opera di due sedicenti videoamatori, nessuno aveva scattato foto o aveva filmato (magari anche con un telefonino) il passaggio dell’oggetto non identificato. E meno che mai “many people” avevano scaricato i loro video su YouTube.
La mancanza di data certa, e l’assenza di foto e filmati diversi  aveva in qualche modo ridimensionato la portata dell’avvenimento facendo pensare all’ennesima bufala.
Ora la domanda è semplicissima: perché un giornale online che porta un nome così “pesante” e che dovrebbe rappresentare un osservatorio privilegiato su quanto accade a Mosca, fa due errori così marchiani? Perché proprio la Pravda infila nel pezzo i due dettagli mancanti del “caso Cremlino” falsandoli in maniera grossolana?
Ricordiamo che Russia Today News aveva postato la notizia già l’11 dicembre. E che alcuni siti aveva parlato di queste registrazioni già il giorno prima.
A fare due calcoli, dunque,  il video sarebbe stato girato il 9 dicembre. Lo stesso giorno in cui, dalla provincia di Trøndelag fino a Finnmark, in Norvegia, centinaia di persone hanno assistito ad un fenomeno incredibile: una spirale di luce, una sorta di buco nero, è esploso nel cielo come un’apparizione messianica!
Capito? Mercoledì 9 dicembre 2009 in due diversi paesi d’Europa due curiosi fenomeni avrebbero sconvolto il torpore sonnolento di numerosi e attoniti passanti.
Vero o falso è una notizia curiosa che ogni giornale si sarebbe giocata alla grande. E invece i due episodi sono stati accuratamente tenuti “lontani” uno dall’altro. Si è fatto di tutto per non dare per certa la data dell’apparizione Ufo sul Cremlino, e ciliegina sulla torta la Pravda, proprio la Pravda, sposta di nove giorni i fatti senza neanche preoccuparsi di essere clamorosamente sbugiardata.
Che sta succedendo in Europa? Cosa stanno combinando in Russia? Perché tutta questa confusione? Perché tanta disinformazione? E se volete perché anche un quotidiano storico, blasonato e accreditato come il Corriere della Sera non fa neanche una piega di fronte ad un articolo che appare nel suo sito e che riporta testualmente:
“la “spirale norvegese” avrebbe fatto da “innesco” perché si rendesse visibile la Piramide Nera sul Cremlino (…) Sarebbero dunque due fenomeni collegati l’uno con l’altro. (…) “Segni nei Cieli “, preludenti a ciò che si usa chiamare “Fine del Mondo”, o “Cambiamento Epocale.
Non torna. Sul serio. Questo volta, qualcosa non torna. E sui tanto derisi avvistamenti Ufo conviene cominciare a fare chiarezza. Ora è una questione di rispetto. Anche per i lettori.

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Ufo sorvola il Cremlino e la Russia conferma il primato delle apparizioni

Russia e Ufo, un feeling antico. A quanto pare.
Mentre nessuna novità è ancora arrivata da Mosca in relazione alla gigantesca piramide bianca apparsa nei giorni scorsi nei cieli del Cremlino, la Rete si diverte a mettere insieme tutti gli X-files che in questi anni hanno interessato l’ex Unione Sovietica. A scorrere l’elenco delle “apparizioni” più clamorose c’è veramente da rimanere senza fiato, ma c’è anche chi sta pensando di fondare un museo ufologico!
di SONIA T. CAROBI
Partiamo dal caso di Kackanara, un piccolo villaggio nel cuore degli Urali dove qualche anno fa, ogni sera verso le sette, faceva capolino un oggetto fosforescente a forma sferica, di colore verde e rosso, che si spostava nel cielo in maniera lenta, ma imprevedibile.
Nel 2006 gli abitanti del paesino cominciarono a tempestare di telefonate le redazioni dei giornali locali e il “Kackanarskij Rabocij”, uno dei quotidiani più letti del paese, dedicò al fenomeno uno speciale che fece il giro del mondo.
Qualche tempo dopo fu Kaliningrad, capuologo e centro principale dell’Oblast di Kaliningrad, a finire sotto i riflettori. Nell’estate del 2008, proprio nella zona dei laghi, furono in centinaia a rimanere senza parole di fronte ad un piccolo “sigaro d’argento” che rimase sospeso nel cielo per ore. Foto e filmati finirono su YouTube e le vicende dell’exclave russa finirono anche per far litigare gli scienziati europei ai quali era stato chiesto un commento su quanto accaduto.
Ma se per le vicende di Kaliningrad dalle autorità locali non arrivò nessuna dichiarazione ufficiale, l’Accademia per la sicurezza nazionale della Federazione Russa, pochi mesi dopo, dovette ammettere un altro fenomeno assolutamente inquietante: anche in Crimea esiste un’area dove ogni giorno, e a più riprese, fanno la loro comparsa oggetti volanti non identificati.
Oggi Valerij Uvarov, uno dei maggiori esperti di Ufo in Russia, è convinto che questi oggetti possano essere stati la causa di molte sciagure aeree avvenute nella zona alcuni anni fa.  Per Uvarov il caccia dell’aviazione ucraina schiantatosi al suolo nei pressi di Leopoli e la sciagura del Tupolev-154 nei pressi di Donetsk, (in quella occasione persero la vita 170 persone), sono in qualche modo collegati alla presenza di dischi volanti in Crimea.
Ufo, quindi, all’ordine del giorno nel regno di Putin, tanto da convincere il Ministero ad aprire un vero e proprio Museo “extraterrestre” nei pressi della cittadina di Perm, nella Russia sud-orientale, un’altra area interessata da apparizioni frequenti e documentate.
Il Museo sorgerà a Molebka e sarà dotato di un osservatorio e di un parco a tema ufologico! Nell’area circostante gli appassionati verranno muniti di telecamere ad infrarossi per scrutare il cielo alla ricerca di oggetti volanti non identificati.
E per fare le cose in grande nel Museo verrà anche allestito un Ufficio Legale per cercare di far risarcire le vittime delle abduction!
Tranquilli, allora. Se doveste essere rapiti dagli alieni, a Molebka proveranno a farvi risarcire.
Ora non rimane che aspettare gli sviluppi moscoviti nella speranza che la ormai famosa piramide apparsa sopra il Cremlino non sia l’ennesima bufala organizzata ad arte dai buontemponi di turno.

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Per ore sul Cremlino una inquietante "piramide" Un Ufo, o l'ennesima, fastidiosa burla?

“E’ il video più incredibile e straordinario nella storia degli Ufo”. Con queste parole Nick Pope consulente del ministro della Difesa della Gran Bretagna, appassionato ed esperto di Ufo, ha commentato l’incredibile sequenza che in queste ore sta facendo impazzire il web. Una enorme, inquietante piramide che si sposta su una delle sedi delle governative nazionali della nuova Russia.
Il filmato è stato ripreso, nei giorni scorsi, da due videoamatori ed è stato subito caricato su YouTube. Ma anche le tv nazionali lo stanno mandando, proprio mentre scriviamo. E forse per la prima volta la notizia ha trovato spazio anche nei nostri telegiornali nazionali.
L’oggetto è stato sui cieli di Mosca molte ore. E i due video pubblicati su YouTube lo hanno seguito sia di giorno che di notte. Cosa abbastanza rara per un Ovni. Secondo gli esperti, infatti, una ripresa alla luce del sole ha una validità e un interesse enorme.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=pOSLKcoxQT0[/youtube]
Nessun commento ufficiale è arrivato dalle autorità locali, e mentre il web si interroga sull’ennesimo episodio controverso si rincorrono le ipotesi più incredibili. Si va da chi è sicuro che si tratti dell’ennesima trovata pubblicitaria, a chi ridimensiona l’episodio parlando di un comunissimo pallone sonda. Ma c’è anche chi ricorda che praticamente nello stesso punto, cento anni fa, ci fu un’altra apparizione sorprendente. Il primo settembre del 1808, intorno alle otto di sera, un arco risplendente inquadrò perfettamente il Cremlino lasciando esterrefatti migliaia di cittadini.
E’ trascorso un secolo e sulla parte più antica della città, sede delle istituzioni governative nazionali della Russia, si ripete un fenomeno inspiegabile.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di quanto sta accadendo a Mosca in questi giorni.

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Seti@Home: Intelligenze extraterrestri? E' ancora presto per parlarne, ma…

Abbiamo intervistato Bruno Moretti Turri, uno dei pionieri del progetto Seti@home che da anni lavora per intercettare segnali radio “intelligenti” provenienti dallo spazio. Astronomo, specializzato in radioastronomia presso l’Osservatorio Astronomico Messier 13 di Tradate, Moretti Turri ha una sua idea: “Gli alieni? Tra quindici anni, grazie al Seti, ne sapremo molto di più”.
Ha i capelli e la barba bianca. Gli occhi chiari e lo sguardo delle persone per bene. Nella foto che circola di più su internet ha la mano appoggiata ad un telescopio. E sembra che lo accarezzi. Migliore immagine non ci poteva essere per spiegare il suo amore per l’astronomia, la determinazione con la quale crede nel suo lavoro e anche nel suo “sogno”.  Già, perché Bruno Moretti Turri, 56 anni, di Varese, radioamatore IK2WQA, giornalista, scrittore e soprattutto pioniere della diffusione di SETI@home, un sogno ce l’ha. E non è un sogno da poco. Lui da anni insegue “segnali” di intelligenza extraterrestre nello spazio.  Da anni aspetta una risposta dall’Universo. Perché, dice, “non abbiamo ancora prove concrete, ma vale la pena di continuare a studiare”. Di continuare a provarci.
Lo abbiamo sentito al telefono. Lo abbiamo cercato perché Moretti Turri è oggi uno dei maggiori sostenitori, in Italia, del progetto Seti, acronimo di Search for Extra Terrestrial Intelligence che, proprio in queste settimane, si è guadagnato l’attenzione dei mass media. Al centro della curiosità dei giornali la vicenda di Brad Niesluchowski, un tecnico informatico dell’Arizona,  licenziato per aver utilizzato i computer della scuola presso la quale lavorava per cercare gli Ufo.Niesluchowski è uno dei cinque milioni di volontari (200 mila solo in Italia) che hanno aderito al programma ora guidato dalla radioastronoma americana Jill Tarter.
Una squadra ostinata che da una cinquantina d’anni mette a disposizione i propri  Pc (nel caso di Brad Niesluchowski non esattamente il suo) per controllare i dati che arrivano dallo spazio. In pratica scaricano da internet un software che esegue l’analisi del segnale di una work unit di 350 kilobyte dei dati raccolti dal SERENDIP IV SETI (un analizzatore di spettro ad altissima risoluzione), e restituiscono i risultati dell’elaborazione, sempre via internet.
Si tratta di un lavoro di elaborazione distribuita (Grid computing) fatto in casa (Seti@home) molto seguito e apprezzato dalla stampa specializzata.
Ma i risultati? Bruno Moretti Turri su questo punto gioca a carte scoperte. “Non abbiamo uno straccio di prova, ma non significa niente”. Nel senso che il progetto è solo all’inizio e non ci sono ancora gli strumenti adatti per scandagliare tutta la nostra Galassia.
Ma cosa cercate, esattamente?
Proviamo ad intercettare segnali che per caratteristiche di larghezza e di banda possano essere considerati “artificiali”.
Il progetto Seti è partito agli inizi degli anni ’60. Possibile che in tanto tempo non avete mai avuto un “brivido”, la sensazione di qualcosa di concreto?
Di “brividi” come dice lei ne abbiamo avuti trecento, circa. Ma alla fine ci siamo accorti che si trattava di “interferenze” e abbiamo dovuto ricominciare da capo. Solo una volta è stato registrato un segnale veramente interessante. Era il 1977. Da allora però quel segnale non si è più ripetuto.
Quindi si lavora nella speranza che qualcosa accada. Ma per il futuro ci sono possibilità di raccogliere prove concrete della presenza nell’universo di intelligenze extraterrestri?
Penso proprio di si. Grazie all’intervento di Paul Allen (co-fondatore di Microsoft) e Nathan Myhrvold (primo Chief Technology Officer di Microsoft) che hanno finanziato il progetto con una donazione complessiva di 13,5 milioni di dollari USA (circa 10,5 milioni di euro), verrà realizzato ad Hat Creek, nel nord della California, un nuovo grande radiotelescopio che permetterà una ricerca mirata SETI 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Si chiama Allen Telescope Array, ed è un importante passo avanti per le nostre ricerche.
E allora diamoci un appuntamento. Con franchezza. Quanto pensa che si potranno cominciare ad avere le prime risposte?
Tra una quindicina d’anni. E questo vuol dire che bisogna continuare a lavorare con determinazione e pazienza.
E a tutte le persone che, invece, aspettano risposte ora, cosa dice?
Che bisogna abbassare i toni, non caricarsi di aspettative. Non siamo ancora pronti. Ma è impensabile che nell’Universo non esistano civiltà evolute. E se questo è vero possiamo essere certi che un giorno riusciranno ad entrare in contatto con noi. Ne parlerò sabato 19 dicembre alle 17,30 al Planetario di Torino Infini.To, in una conferenza dal titolo “Filosofia e scienza: da Galileo a SETI”.
Ok. Aspettiamo mister Moretti Turri. E lunga vita al Seti.
(a cura di Gialli.it)

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Su Sky i misteri di Murdoch della Jennings

Dopo un periodo di purgatorio  in RAI, sbarca sui canali tematici SKY la prima e la seconda stagione di “I misteri di Murdoch”, un detective movie di pregevole fattura. La serie è basta sui romanzi gialli di Maureen Jennings. L’atmosfera di Toronto del 1895 fa da sfondo alle avventure del commissario  William Murdoch.  Le tecniche di investigazione sono chiaramente ispirate a quelle dei nostri giorni, cercando di mantenere una rigorosa attendibilità storica. Le impronte digitali, il cui utilizzo nell’identificazione dei criminali  fu introdotto nel 1888 da Sir Francis Galton ed Edward Herny, rappresenta una delle armi  “moderne” che l’equipe di Murdoch ha a sua disposizione.
L’analisi della scena del crimine (rif. C.s.i), delle macchie di sangue (rif. Dexter), la ricostruzione facciale dei cadaveri (rif. Bones), l’utilizzo della  macchina della verità (1914), lo studio  delle traiettorie balistiche e dei veleni, sono introdotte in modo che l’armonia storica non venga compromessa.
Murdoch  è coadiuvato dalla dott.ssa Julia Ogden e il giovane volenteroso George Crabtrre e l’ispettore scettico Brackenreid che preferisce i metodi convenzionali.  Gli episodi presentano dei riferimenti ai  misteri moderni, come Area 51, gli U.f.o. e ospitano personaggi illustri come Sir Conan Doyle, Nikola Tesla, Houdini. Altri temi come la licantropia, lo spiritismo, gli omicidi seriali alla Jack the Ripper,  sono presenti in alcuni episodi della prima e seconda stagione. Molti puristi del giallo investigativo urleranno allo scandalo per alcune parti anacronistiche o troppo futuristiche presenti in alcuni episodi, ma alcune “licenze” per rendere accattivante la serie ad un pubblico giovane devono essere giocoforza accettate e metabolizzate. Questa fiction non è annoverabile tra le classiche e convenzionali, ma riesce ad mantenere quell’ equilibrio tra plot investigativo, atmosfera e caratterizzazione dei personaggi  che conferisce  una nota di merito a questa serie TV canadese, vincitrice all’estero di premi prestigiosi.  (bmt)

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Ufo e alieni. Chi mette in giro tante strane notizie? Ecco, secondo Gialli.it, i dieci maggiori sospettati

Ufo, alieni, disclosure: in questi mesi ne abbiamo sentite (e scritte) di tutti i colori. Ma quali sono le “fonti” di queste notizie? Da dove partono gli allarmi, le bufale, i presunti scoop? Chi fa circolare immagini, video, rivelazioni e truffe sul magico mondo degli Ufo? Noi di Gialli.it abbiamo individuato dieci possibili “responsabili”. Nel bene e nel male. Eccoli. Facce, nomi e cognomi.
di SONIA T. CAROBI
Sono dieci. Magari qualcuno in più. Ma in linea di massima quando si parla di Ufo prima o poi il loro nome lo trovate sempre. O sono gli artefici degli “scoop”, o sono quelli che commentano la “notizia” a caldo.
Provateci anche voi. Digitate i lori nomi e vi accorgerete che, a turno, sono sempre presenti in tutte le news di cui si è tanto parlato in questi giorni. Hanno giurato che Obama avrebbe parlato di Ufo, hanno storto il naso di fronte alla spiegazione ufficiale sullo strano fenomeno norvegese, sanno “molto” sul 2012 e sono convinti che “qualcuno ci sta nascondendo qualcosa”.
E allora conviene conoscerli. Così. A futura memoria…
Insospettabili, ma convinti. Il professore cinese e il fisico nucleare
Badate bene. Non stiamo dicendo che i signori in questione sono dei millantatori. Molti di loro sono docenti universitari, affermati, stimati. Eppure hanno il pallino degli Ufo e trovano sempre il modo di dire la loro.
Un esempio? il professore cinese Zhang Yifang. Ha 62 anni, una cattedra di Fisica all’Università dello Yunnan, (una provincia cinese a sud-ovest della Cina che significa letteralmente a “sud delle nuvole”) e quella stramaledetta abitudine di non tenersi mai un segreto. Gli extraterrestri? Per il professore “vivono attualmente in Cina e, precisamente, nelle regioni autonome dello Yuannan, Heilongjiang e Xinjiang Uighur”. La sua dichiarazione ha fatto il giro del mondo alimentando speranze e attese.
Ma Zhang Yifang non è l’unico docente universitario che discetta tranquillamente di Ufo. In America ha un collega che sull’argomento tiene banco da mesi. Si chiama Stanton T. Friedman, insegna fisica nucleare e parla di extraterrestri dal 1958, dai tempi in cui faceva il consulente per la General Motors. Il prof americano qualche settimana fa si è conquistato le prime pagine dei giornali online dichiarando: “Esistono prove schiaccianti che intelligenze extraterrestri stanno visitando il nostro pianeta”. E di fronte al silenzio imbarazzato della comunità scientifica ha anche aggiunto: “ nessuno ne parla perché i grandi gruppi finanziari ed economici, in totale connubio con il potere politico, vedrebbero minacciati i loro interessi ed il loro primato”. Bum!
Insospettabili, ma convincenti. L’accademico bulgaro e l’ingegnere britannico
Friedman, insomma, ci va giù duro, ma il fatto che l’abbiano ribattezzato “il fisico dei dischi volanti” in qualche modo lo rende simpatico e innocuo.
Chi invece, con le sue dichiarazioni, sta mettendo in seria difficoltà il partito dei “silenzio ad oltranza” sugli x-files è Lachezar Filipov.Un astrofisico di 56 anni, che ha tra le sue credenziali il fatto di essere il vicedirettoredall’Accademia delle Scienze di Bulgaria.Roba seria. Eppure, l’illustre e accreditato scienziato a novembre si è guadagnato la ribalta internazionale sostenendo che il suo Istituto di Ricerca sta intervistando gli alieni!
Proprio così! Lachezar Filipov avrebbe “lanciato” 30 domande agli extraterrestri e loro (con i cerchi nel grano) avrebbero gentilmente risposto. In Bulgaria sono rimasti basiti. E lui, senza fare un piega, ha calato l’asso dicendo: “Attualmente sono tra noi, ci osservano per tutto il tempo. Non sono ostili, piuttosto vogliono aiutarci ma noi non siamo abbastanza evoluti da stabilire un contatto con loro”. Pare che la moglie non gli parli da tempo.
Dalla Bulgaria alla Russia il passo è breve. E rimaniamo tra “accademici”. Questa volta, infatti, i fari si spostano su una gentile signora, con un passato di tutto rispetto. Si tratta nientemeno che di una cosmonauta sovietica, membro dell’Accademia delle Scienze dell’Urss e moglie di un noto generale. Si chiama Marina Popovich, e in coppia con un altro volto noto dei “misteri inspiegabili” Colin Andrews, (ingegnere elettrico britannico massimo esperto dei crop circe), gira il mondo a far vedere una foto: l’immagine all’infrarosso ottenuta dalla sonda spaziale sovietica Phobos 2 che “ferma” un disco volante mentre svolazza sotto una delle lune di Marte.
Con quella foto Popovich e Andrews ci stanno tirando su una fortuna. Ma, almeno loro, sembrano crederci sul serio. E alle conferenze c’è sempre il pienone.
Sospettabili, ma convinti. Il veggente e il profeta del nuovo millennio
Chi, invece, non si capisce bene quanto ci è o ci fa è il signor David Wilcock, una specie di veggente che molti credono la reincarnazione diEdgar Cayce, il “profeta dormiente” che tra le due guerre giurò che la California sarebbe sprofondata nell’Oceano come Atlantide. Se vi siete molto infastiditi per la storiellina di Obama e del suo presunto comunicato sulle razze extraterrestri dovete prendervela anche con lui. Già, perché il nostro è uno di quelli più intervistati sull’argomento e ha sempre confermato. Pare che da quando aveva due anni fa sogni strani che poi si trasformano in vere e proprie profezie. David si sveglia, scrive tutto e si guadagna da vivere leggendo i suoi sogni. Avrà sognato anche Obama?
Chissà. Ma per un Wilcock che ci lasciamo alle spalle, c’è un altro veggente che toglie il sonno agli internauti.  Si chiama Gregg Braden, ed è considerato “uno dei più seguiti profeti di questo nuovo millenarismo”. Autore di best seller internazionali, conosciuto come “pioniere nel tracciare un ponte tra scienza e spiritualità”, il nostro è uno di quelli che tira la volata alla fine del mondo. La storiellina del 2012 vi inquieta? Prendetevela con lui. Braden non ha dubbi: tra un paio d’anni sarà tutto finito. E lo sta dicendo a tutti. Peccato che è stato smentito da un ragazzino di 13 anni, Nico Marquardt (un piccolo genio tedesco), che proprio qualche settimana fa si è fatto un po’ di calcoli e ha dichiarato: “La più grande minaccia per il nostro pianeta? il 13 aprile del 2036 – la domenica di Pasqua – l’ asteroide “Apophis” entrerà nell’orbita terrestre. E sarà un disastro”. Alla Nasa sono andati per un attimo in crisi, poi hanno smentito. Baden non ha rilasciato dichiarazioni.
Sospettabili, ma determinati. Il giornalista d’azzardo e l’esperto di abduzione
Categoria delicata, questa. Perché sembra che uno voglia giudicare, sospettare, infondere dubbi. No. Lungi da noi ogni idea di questo tipo. La nostra “rassegna” è pura cronaca. E se vi parliamo del signor Maussan è solo perché lo troviamo citato un po’ dovunque. Chi è? Jaime Maussan è un giornalista investigativo considerato uno dei “maggiori esperti di Ufo” di mezzo mondo. Un po’ di tempo fa citò in giudizio una collega perché riteneva che avesse tentato di truffare i telespettatori di una nota trasmissione televisiva dedicata agli alieni. Noi di Gialli.it ce lo ricordiamo perché è l’uomo che riuscì a recuperare, in Messico, la salma imbalsamata di un animaletto che la Rete definì un possibile Et sudamericano. Lui con quella storia ha girato il mondo. Poi, però, non si è saputo più nulla.
Rapito? Ucciso dalla mamma del piccolo Et? Bisognerebbe chiederlo ad un esperto in rapimenti alieni. E in Italia ne abbiamo uno. Si chiama Corrado Malanga, è nato a La Spezia nel 1951 e dal 1983 è ricercatore presso la cattedra di Chimica organica del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa. Insomma, un serio e accreditato docente che però si è tirato giù un polverone di polemiche da quando va in giro a dire che “esistono molte più persone che sono state rapite (“abdotte”) dagli alieni di quanto comunemente si creda”. Chissà se ha creduto alla possibilità che gli Stati Uniti abbiano intrattenuto rapporti con almeno sei razze extraterrestri. E chissà cosa ha pensato quando sui cieli della Norvegia è apparso il mitico “buco nero”. Lui ha formato un gruppo che si ispira proprio allo StarGate. E intorno alle sue teorie ruotano oggi molti gruppi in molte parti d’Italia.
Sospettabili, e basta. Quelli di Camelot e lo psicoterapeuta catalano
E se Malanga ha molti seguaci è tecnicamente impossibile contare quelli di Kerry Cassidy, il fondatore, insieme a Bill Ryan, del famoso progetto Camelot. La coppia ha sostenuto con forza le notizie sulla presunta conferenza di Obama. Perché? Semplice! Loro hanno fonti privilegiate.  E raccolgono e divulgano una quantità incredibile di informazioni, proprio grazie “alle testimonianze di insider dell’intelligence e persino dei gruppi di potere che, nell’ombra, governano il mondo”. E’ nato così il progetto Camelot. E le loro storie sono state al centro dell’ultimo convegno di Esopolitica che si è tenuto a Barcellona l’estate scorsa. Ricordate? Ecco, il presidente spagnolo del movimento che lotta per la declassificazione degli x-files è il decimo personaggio della nostra lista.
Si chiama Pepòn Jover, nella vita fa lo psicoterapeuta, eppure è riuscito a mandare in tilt Internet facendo circolare la notizia che durante il suo convegno catalano erano partite le indiscrezioni relative alle dichiarazioni Usa sugli extraterrestri.
Jover ne era così convinto che ha raccolto firme di “autorevoli scienziati” che a giorni chiederanno ai potenti del mondo di parlare finalmente di Ufo. Senza ipocrisie e mezze verità
Con Pepòn siamo a dieci. Ce ne sono molti altri, ovvio. Ma magari con calma ci tiriamo su un’enciclopedia. Così, al momento opportuno, sappiamo con chi pigliarcela. Collaborate anche voi? Ci segnalate un po’ di nomi giusti? Siamo qui.

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Cuba, ritrovati nuovi resti della mitica Atlantide?

Individuato l’antico Graal dell’archeologia misteriosa? Nuovi resti della  mitica Atlantide sarebbero stati trovati pochi giorni fa, nei pressi dell’isola di Cuba da alcuni ricercatori. La datazione delle costruzioni  dovrebbe risalire ad un periodo antecedente alle piramidi di Giza. Il sito non sarebbe nelle vicinanze di quello  scoperto dai russi  nel 2001.
di BRUNO MATTIA GALLO
La mitica Atlantide ha avuto, nel corso dei secoli, molti  “scopritori”. Il primo fu Platone che la individuò nell’oceano atlantico dopo le colonne d’Ercole. La terra smarrita, sarebbe stata sovrana nell’Africa settentrionale e sul mediterraneo.  Uno spaventoso cataclisma ne avrebbe decretato la fine (Diluvio cristiano?).  Eratostene ed Erotodo  la collocarono dopo lo  stretto di Sicilia, ma per non sbagliare, non  esclusero nemmeno la possibilità  che  si fosse inabissata al largo della Sardegna.  Altri come Hapgood e Hancock, senza troppe prove scientifiche, posizionarono Atlantide, tramite la mappa di Piri Reis, nell’estremo sud, fra l’America meridionale e l’Antartide.  Madame Blavatsky la ribattezzò Lemuria, e ritenne potesse trovarsi tra il Madagascar e l’india.
Le ipotesi sull’esatta ubicazione del continente Atlantide è di fatto ancora un mistero. Negli ultimi anni, però, numerose scoperte sono state fatte vicino l’isola di Cuba nei Caraibi. Nelle vicinanze della penisola di Guanahacaibbes  a circa 800 metri di profondità è stato scoperto un vulcano inerte. Sulle pendici del cono eruttivo, in un area di 20 km quadrati,  sono state rinvenute delle costruzioni  a pianta regolare. Nelle vicinanze è stato scoperto anche un reticolo stradale con caratteristiche mesoamericane. Secondo la Zelitsky questi ritrovamenti del 2001 proverebbero l’esistenza, non di Atlantide, ma  di una cultura minoica conosciuta con il nome Luwiani. A sostenere la sua tesi  ci sarebbe la similitudine tra alcune scritture scoperte nelle caverne sommerse  e la scrittura lineare detta “C” e usata dalle culture minoiche della Anatolia al tempo dei Troiani.
Il ritrovamento di questa nuova città sommersa (di cui si dispongono anche le prime fotografie) apre la strada a nuove ipotesi. Addirittura si potrebbe immaginare che i resti prediluviani possano essere originari di altre mondi. Le prime immagini fanno supporre che i resti delle piramidi e i massi individuati  siano manufatti umani.  Poche fotografie  per tentare di squarciare un velo di mistero che da secoli avvolge l’esistenza di Atlantide. E’ scattata, immediatamente, la ricerca di fondi per organizzare spedizioni. Nuovi studi, per tentare una buona volta di assegnare delle coordinate geografiche certe ad una  leggenda chiamata Atlantide.

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"Il mio Eclipse sarà nero come la paura" Twilight, primi "rumors" sul terzo episodio della saga

E’ già da un po’ che blog, forum e siti sono in piena attività. Tutti alla ricerca di indiscrezioni, news ed anticipazioni. In fondo, mancano “solo” poco più di 200 giorni all’uscita al cinema di Eclipse, terzo capitolo della saga dopo Twilight e New Moon. Il debutto è infatti previsto per il 30 giugno 2010 in America ed il 2 luglio in Italia. Così, mentre nelle sale viene ancora proiettato il secondo film tratto dall’omonimo libro, già si guarda al futuro con trepidante attesa.
di ADRIANA D’AGOSTINO

E dopo il Crepuscolo e la Nuova Luna, eccoci ad aspettare l’Eclissi. E così sarà. Perché Eclipse si preannuncia essere molto più cupo, passionale e sanguinolento dei film precedenti. Ci saranno violente scene di combattimento e momenti carichi di sensualità. Bella sarà divisa tra l’amore per il vampiro Edward Cullen ed il nuovo, intrigante sentimento per il licantropo Jacob Black, mentre licantropi e vampiri fonderanno una alleanza per sconfiggere l’esercito di neonati guidati dalla terribile Victoria, personaggio tra i più crudeli che, in Eclipse, avrà un nuovo volto: l’attrice Rachelle Lefevre sarà infatti sostituita da Bryce Dallas Howard, figlia del famoso regista Ron Howard e grande appassionata della saga e di Robert Pattinson in particolare.
Quindi, tentazioni, battaglie e sangue. Non a caso, la voce di un eventuale divieto della visione del film ai minori di 14 anni è stata accolta con rabbia e sgomento dai fan, i quali appartengono, per la maggior parte, proprio alla generazione under 14. Ma torniamo ad Eclipse. La pellicola sarà diretta da un nuovo regista, David Slade, famoso per aver girato dei videoclip musicali e per la regia dell’horror 30 notti di buio. Slade è conosciuto nell’ambiente per il suo stile particolarmente dark e quindi perfetto per i toni oscuri che ci si aspetta di trovare in Eclipse.
Già dalla scelta della locandina è palpabile la sostanziale differenza con il New Moon di Chris Weitz, così come ha più volte confermato la star Robert Pattinson in alcune recenti interviste: “Sono film completamente diversi. Eclipse non è un film intimo come New Moon o Twilight. Siamo in guerra, e io devo confrontarmi con più personaggi, non solo con Kristen. Si approfondiranno anche molti altri personaggi della famiglia Cullen. Ci saranno poi delle grandiose battaglie. Non ho mai fatto qualcosa di simile negli altri film”. Forse è proprio per questa carica di sentimento ed azione che i fan hanno incoronato Eclipse il libro più bello ed avvincente dell’intera serie, preludio carico di tensione al tanto sospirato finale raccontato nel quarto volume Breaking Dawn. Attesissime nel terzo film, invece, le due digressioni sul passato di Rosalie Hale (Nikki Reed) e Jasper Hale (Jackson Rathbone) i bellissimi vampiri del clan Cullen e le scene di seduzione. Di fronte al rifiuto di Edward, troppo spaventato per lasciarsi andare al reciproco desiderio, la mortale Bella cederà solo per una volta alla corte di Jacob esplodendo in un bacio carico di passione che è già culto. Da qui nascerà la profonda rivalità tra i due personaggi maschili, il vampiro ed il licantropo, pronti a contendersi il cuore di Bella. Rivalità che si vocifera essere viva anche fuori dal set, soprattutto per la giovane età e per il fisico palestrato dell’attore-licantropo Taylor Lautner, del quale Pattinson ha ammesso di essere leggermente geloso. Per il resto, pare che l’intero cast lavori sempre in grande sintonia: si dice che si allenino insieme in sala pesi e che spesso si ritrovino la sera dopo le riprese per giocare al gioco da tavola di Twilight e per suonare. E’ nota, infatti, la passione di Robert Pattinson per la musica e il suo forte legame con il suo gruppo musicale chiamato Bad Girls. Chissà se tra le fan dei Bad Girls c’è anche l’affascinante Kristen Stewart, la quale pare sia stata da poco presentata alla famiglia Pattinson durante una cena ufficiale in un ristorante australiano, evento preso da tutti come la conferma tanto attesa del fidanzamento tra i due attori protagonisti.
Una serie televisiva ispirata a Twilight
Ma la vera notizia è un’altra. Chi ha sempre sognato di godere delle avventure dei propri beniamini quotidianamente e senza muoversi dalla propria stanza, sarà felice di sapere della possibile realizzazione di una serie televisiva ispirata a Twilight. La casa di produzione Summit Entertainment starebbe seriamente valutando l’ipotesi di creare una trasposizione televisiva della saga letteraria scritta da Stephenie Meyer. Lo spin-off del film, porterebbe sul piccolo schermo quanto già visto in Twilight e New Moon, e ciò che si vedrà nel terzo capitolo Eclipse, riprendendo temi, ambientazioni, e personaggi originali presenti nella saga vampiresca. Secondo rumors, non ancora confermati dai diretti interessati, la Summit avrebbe offerto la cifra di un milione e mezzo di dollari per ogni singolo episodio per avere nei ruoli chiave di Edward Cullen e Bella Swan,  la coppia formata da  Robert Pattinson e Kristen Stewart. Un cachet che farebbe gola a molti giovani attori, ma che comporterebbe il legare troppo la propria carriera a un solo personaggio ed il rischio di non crescere professionalmente. I fan, però, continuino a sperare.
Forti emozioni formato IMAX
Le sorprese non finiscono qui. La Summit Entertainment ha rivelato attraverso il suo canale Twitter ufficiale (che oggi ha raggiunto i 200.000 followers) che Eclipse sarà proiettato a partire dal 30 giugno 2010 anche nei cinema del circuito IMAX, che consentono un’esperienza audiovisiva senza paragoni, grazie a una tecnologia speciale. Questo fa pensare ad una ancora più felice riuscita del terzo film ai botteghini, soprattutto grazie alle inevitabili visioni reiterate dei fan che ormai si contendono in rete il titolo di spettatore che ha visto più volte i primi film. La twilight-mania è, dopo tutto, un fenomeno più che accertato. La prima a rendersene conto è sempre stata, ovviamente, la Summit che, per mantenere la sicurezza della troupe, avrebbe persino ingaggiato degli ex agenti della SWAT e che, per sviare i fan, starebbe usando il nome Untitled Sports Movie come scritta sui cartelli esposti fuori dai luoghi delle riprese  Ma la passione, a volte, può avere anche conseguenze negative. Dopo i vari quantitativi di eroina ritrovati impacchettati in bustine pubblicitarie della saga Twilight (insieme a pasticche di ecstasy con il volto di Obama), qualche giorno fa, nello stato americano dell’Illinois, è accaduta una cosa che ha dell’incredibile: in base alle leggi americane sulla pirateria, una ragazza di ventidue anni, Samantha Tumpach, è stata arrestata e ha passato due notti in carcere per aver filmato tre minuti di New Moon in un cinema della sua città, con una piccola videocamera amatoriale. Ora Samantha rischia fino a tre anni di carcere e pare che in sua difesa sia intervenuto lo stesso regista Chris Weitz inviando una mail di solidarietà. Speriamo si risolva tutto prima dell’arrivo dell’ombra oscuratrice dell’Eclissi. Ma in fondo, per i twi-hards, cosa sono 200 giorni?

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Piazza Fontana, un mistero lungo quarant'anni

Quarant’anni di piazza Fontana. Quarant’anni nebulosi, foschi. Sette processi, otto lustri e una verità ancora da dire. Quel giorno del 12 dicembre 1969, in 17 persero la vita e più di 80 rimasero feriti. E la giustizia li ha dimenticati. Perché?
di SIMONA RULLO
In un tempo, in cui il desiderio di verità degli italiani si ritrova nelle mani dei pentiti di una mafia di cui i nostri politici pare si siano serviti per scopi al di là della più minima e rudimentale idea di giustizia, il quarantennale della strage di piazza fontana appare come un’enorme coincidenza. E cosa c’è di più misterioso di una coincidenza?
In verità non c’è alcuna coincidenza. Il nostro è un paese dove da decenni accadono le stesse cose e delle stesse cose si parla. Non deve destare alcuna meraviglia se ricorre l’anniversario di una strage mentre si parla di stragi.
L’unico mistero è che queste stesse stragi rimangano sempre inspiegate, e lo restano perché troppo presto si è voluto spiegarle.
Se salta per aria il magistrato è stata la mafia. Se scoppia la bomba sono stati gli anarchici. E così da quarant’anni dura il mistero di piazza Fontana.
Ma chi ne capisce di misteri, anche soltanto un po’, non si lascia convincere  dalle spiegazioni troppo facili.
Fatti e protagonisti
Quando, il pomeriggio del 12 dicembre 1969, una bomba esplose nella sede della banca nazionale dell’Agricoltura, uccidendo 17 persone e ferendone più di ottanta, immediatamente si decise di battere la pista “rossa”. Nello stesso giorno fu infatti fermato Giuseppe Pinelli, un ferroviere anarchico, che morirà in questura tre giorni dopo, in circostanze mai del tutto chiarite. L’alibi di Pinelli fu poi confermato.
Allora, sulla base di una testimonianza, peraltro indotta dalle stesse forze dell’ordine, di  un tassista milanese, Cornelio Rolandi, fu fermato un altro anarchico, Pietro Valpreda. L’uomo, a detta del tassista, si sarebbe trovato in piazza Fontana il giorno della strage, con una valigetta. Accusato ingiustamente, Valpreda sarà prima scarcerato e poi assolto per insufficienza di prove.
La pista “rossa” sembrava dunque non dare risultati.
Qualcuno però un suggerimento lo aveva dato. Vittorio Ambrosini, capitano degli Arditi, militare con conoscenze da una parte e dall’altra e soprattutto amico di Pino Rauti, il capo del gruppo neofascista Ordine Nuovo, fu il primo a indicare come possibili autori della strage, esponenti di estrema destra, facenti parte del gruppo di Rauti.
Solo nel 1971 vennero però arrestati i neofascisti Freda e Ventura, che saranno poi riconosciuti dalla legge come gli esecutori materiali della strage. In quello stesso anno Ambrosini morì suicida.
Pino Rauti, invece, sarà arrestato il 3 marzo 1972 e scarcerato poco dopo, giusto in tempo per essere eletto a maggio deputato, nelle liste del Movimento Sociale Italiano. Intanto la vicenda giudiziaria, una tra le più accidentate e amare della storia italiana, prosegue. Si profila l’inquietante scenario di una cooperazione tra i servizi segreti italiani (l’allora SDI) e le forze di estrema destra. Nella fattispecie, viene incriminato l’agente Guido Giannettini, successivamente scappato a Parigi, il tutto sempre a spese del SDI. Il processo, anzi i processi  continuano.
Alla faccia della brevità, infatti, si terranno ben sette processi, e tra spostamenti, rinvii e imputati in fuga si arriverà al 2005.
In questo framezzo, nel ’77 per essere precisi, il re del mistero in persona, allora presidente del consiglio, fu la guest star di una vicenda giudiziaria che non si è fatta mancare davvero niente.
Giulio Andreotti fu infatti chiamato in tribunale, per chiarire il motivo per cui ai magistrati, che indagavano su Giannettini, fu opposto il segreto politico-militare. Il presidente si limitò a rispondere “non ricordo” per circa 33 volte.
La sentenza
Nel 2005 l’epopea giudiziaria della strage di piazza Fontana giunge a un termine. Piazza Fontana è definitivamente una strage senza colpevoli. Anarchici, neofascisti, agenti dei servizi segreti vengono tutti assolti.
Freda e Ventura sono gli esecutori materiali della strage, ma la loro posizione giuridica, essendo entrambi già stati assolti in un precedente processo, non può essere modificata. A pagare qui sono soltanto le vittime. E non soltanto in senso figurato.
L’ultima sentenza della Cassazione li obbligava, infatti, al pagamento delle spese processuali.
Fortuna che lo Stato “paterno” si sia reso fulmineamente conto che forse era un po’ troppo.
Questa è, quarant’anni dopo, la storia di una strage che tutti noi continuiamo a dire misteriosa, ma che è soltanto uno dei tanti segreti di Pulcinella del paese del papello.

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Haarp responsabile del buco nero in Norvegia? La Rete si interroga su questo e altri misteri

Mentre Copenaghen attende 100 mila ecologisti e no-global per il contro-vertice sul clima, in Rete i fari sono tutti puntati su un’operazione militare che era riuscita a rimanere fuori dall’attenzione dei media e che ora, invece, desta preoccupazione e impone risposte. Si tratta del Progetto HAARP: un piano di ricerca scientifica delle forze armate statunitensi per modificare il clima provocando terremoti o alluvioni. Ne ha parlato ieri sera anche Enrico Ruggeri nel suo “Mistero”. E il Web ha risposto subito con due domande: HAARP è responsabile del “buco nero” in Norvegia e degli strani fenomeni a Canneto di Caronia?
di BRUNO MATTIA GALLO
L’ H.A.A.R.P, acronimo di High-frequency Active Auroral Research Project (Progetto attivo aurorale di ricerca ad alta frequenza) è un progetto quasi totalmente sconosciuto all’opinione pubblica ed è il proseguimento di cinquant’anni di ricerca spaziale di chiaro stampo militare, nota come SDI (Space Defence Initiative) voluta dal presidente USA Ronald Reagan vent’anni fa e inglobata anche nel quadro delle “guerre stellari” (Scudo Spaziale) per il controllo delle fasce più alte dell’atmosfera (ionosfera) e delle comunicazioni.
Nessuno è oggi in grado di dire con sicurezza quali possono essere le conseguenze di un programma del genere. Gli autori del libro “Angels don’t play this Haarp” (Gli Angeli non suonano questa ARPA) hanno cercato di diffondere alcune ipotesi, esaminando il progetto segreto del governo che ha sede a Gakona, a circa 200 km a Nord-Est del Golfo del Principe Guglielmo, in Alaska.2458652956_9f868edf30
Questo terreno di proprietà del Dipartimento della Difesa USA fu scelto il 18 ottobre 1993 da funzionari dell’Air Force e a partire dall’anno seguente venne invaso da piloni d’alluminio alti 22 metri, il cui numero è cresciuto di anno in anno fino ad arrivare a 180. Su ogni pilone sono state installate doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la banda bassa, l’altra per la banda alta, in grado di trasmettere, grazie alla loro potenza, onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone specifiche del pianeta, sia atmosferiche che terrestri. D’altra parte gli Stati Uniti hanno altri due siti di ricerca come ‘H.A.A.R.P., uno a Puerto Rico, vicino all’osservatorio di Arecibo e l’altro, noto come “HIPAS”, a Fairbanks sempre in Alaska.
Vi sono altri paesi con simili progetti interessati allo studio della ionosfera: in Europa l’Incoherent Scatter Radar (EISCAT) nel nord della Norvegia, a Tromso; in Perù a Jicamarca; in Russia il SURA a Nizhny Novgorod, vicino a Mosca e l’Apatity in Ucraina vicino a Kharkov; infine nel Tagikistan a Dushanbe.
Nikola Tesla
Ufficialmente lo scopo dei centri di ricerche HAARP è quello di studiare le proprietà di risonanza della Terra e dell’atmosfera, gli stessi fenomeni studiati da Nikola Tesla cento anni prima in Colorado.
Secondo alcuni autori, uno dei sogni di Tesla era quello di “illuminare l’atmosfera terrestre di notte”. Il suo progetto, mai realizzato, consisteva nello ionizzare l’atmosfera soprastante usando un fascio ultravioletto per renderla conduttiva (il futuro progetto Haarp) e poi inviare energia elettrica ad altissima frequenza e voltaggio per “accendere l’atmosfera stessa”, allo stesso modo in cui essa si “accende” quando viene colpita dalle particelle solari dando luogo alle famose aurore polari.
Ci fu addirittura chi asserì che Tesla stesso fosse stato l’autore involontario della terribile esplosione avvenuta il 30 giugno 1908 in Siberia nell’area di Tunguska. E’ inquietante comunque notare come lo stesso Tesla avesse ammesso che il giorno della tremenda esplosione, stesse tentando di inviare un’onda di grande potenza allo scopo di effettuare un test di comunicazione (e non di trasmissione di potenza) con una spedizione artica.
Questo gruppo di esploratori erano localizzati su una linea retta proprio tra il laboratorio di Tesla e il sito dove avvenne l’esplosione in Siberia.
Altre leggende raccontano che Tesla sia anche stato il responsabile del piccolo sisma di Manahattan del 1896, usando il suo piccolo oscillatore meccanico dal suo laboratorio di Houston Street.
Il “buco nero” in Norvegia
Ora, seguendo queste teorie complottisitiche, cosa c’entra il progetto Haarp con l’avvistamento in Norvegia?
La spiegazione può essere ricondotte a due principali teorie sul “buco nero” norvegese:
La prima descrive quella strana luminescenza come l’effetto di un esperimento dell’Haarp isolato (scie chimiche), mentre la seconda, più fondata, che un missile sia stato lanciato per provare la potenzialità dell’Haarp nel neutralizzare il suo sistema di guida elettronico. L’esperimento, quindi si sarebbe rilevato un successo. Qualsiasi missile diretto in America potrebbe essere distrutto con questo sistema di difesa. Si potrebbe affermare oggi che forse il progetto Scudo Spaziale non sia mai stato abbandonato o forse sia stato riconvertito approfondendo le teorie di Tesla.
Eppure fra gli impieghi ufficialmente dichiarati del progetto HAARP vi è la comunicazione militare con i sottomarini, che avverrebbe inviando segnali ad alta frequenza ed intensità, tanto da far vibrare la ionosfera. Tale impiego potrebbe essere sfruttato per abbattere missili ed aerei.
Ma anche per alterare l’equilibrio protettivo della Terra con continue immissioni innaturali dando luogo ad una catena di effetti collaterali come ad esempio la distruzione totale dello strato di ozono.
A questo punto le domande sono molte: il progetto Haarp è responsabile di altre sciagure come  gli uragani, terremoti e cambiamenti climatici? Il prossimo stadio di sviluppo del progetto Haarp può coinvolgere la struttura elettrica del nostro cervello? L’umanità forse sta giocando con il fuoco? La Terra e i suoi  abitanti come reagiranno a questo eccesso di radiazioni ? Potremmo avere dei casi di combustione spontanea ?
Canneto di Caronia
Un altro filone di ipotesi, che circola insistentemente su internet, arriva a collegare l’Haarp ai misteriosi casi di incendi “spontanei” a Canneto di Caronia. Va ricordato che il 10 febbraio 2001 in questo paesino di cinquanta abitanti schiacciato tra la costa e la linea ferroviaria Palermo-Messina scoppiò il caso delle combustioni spontanee seguito dai media di mezzo mondo. In seguito incominciarono a registrarsi dei guasti agli elettrodomestici, alcuni contatori, prese e fili elettrici incredibilmente presero fuoco.
I giornali parlano di “fenomeni di autocombustione” (La Sicilia), “fenomeni dovuti al geomagnetismo… e alle reti di Hartmann” (Rainet news), di “poltergeist” (Panorama) fino ad arrivare al “satanismo e alla possessione demoniaca” (Il Foglio), terminando col il progetto Haarp. per la presenza di basi Usa in Sicilia. Per il mondo intero rimane un mistero anche se alcune teorie parlano di “solo” fenomeni elettrostatici. Il CICAP e la magistratura parla di intervento umano relegando al fenomeno una matrice dolosa.
Rimane  però un rapporto riservato, redatto dopo due anni di lavoro, dal gruppo di studio interistituzionale, creato ad hoc dalla Presidenza del Consiglio nel 2005 e composto da esperti e scienziati.
Nelle conclusioni di questo documento emergono due ipotesi: o la sperimentazione di una misteriosa arma segreta militare, oppure una ipotesi di natura extraterrestre: gli Ufo. “Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre  – scrisse l’Espresso – potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate. Gli incidenti di Canneto di Caronia potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali, oppure un test non aggressivo mirato allo studio dei comportamenti e delle azioni in un indeterminato campione territoriale scarsamente antropizzato…”
Proprio convinti che HAARP non c’entri nulla?

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