In questi giorni non si parla d’altro. Televisioni, giornali, tutti con gli occhi puntati sulla nuova impresa del pool di Silvano Vinceti, giornalista, scrittore e attualmente presidente del Comitato nazionale per la salvaguardia dei beni storici, culturali e ambientali: ritrovare i resti di Michelangelo Merisi da Caravaggio.
di CLAUDIA MIGLIORE
E’ stato il Comitato per la salvaguardia dei beni Storici, Culturali e Ambientali che Lei presiede ha volere questo progetto? Perché dopo tanti secoli e tanto parlare cercare oggi i resti di Caravaggio?
Si. E’ stato il comitato che ha come missione quella di contribuire a risolvere alcuni grandi misteri storici legati ai personaggi dell’arte e della cultura.
Ci sono ragioni razionali, eventi casuali e particolari motivazioni psicologiche. Una ragione nasce da un articolo letto sul Corriere in cui una archeologa di Porto Ercole dichiarò di essere stata testimone oculare, durante la trasformazione del vecchio cimitero di S. Sebastiano in un giardino pubblico, del ritrovamento dei resti ossei del Caravaggio. L’evento casuale è dovuto al fatto che io quel giorno comprai il Corriere della Sera, giornale che non leggo. Le motivazioni psicologiche poggiano sul personale amore per il grande pittore e il fascino della sua vita, oltre al desiderio di dargli una giusta sepoltura.
Da chi è composto il gruppo di ricerca?
Il gruppo di ricerca è composto dal coordinatore del comitato scientifico, il prof. Giorgio Gruppioni ordinario di antropologia dell’università di Bologna, dal prof. Mallegni ordinario di micro-biologia dell’università di Pisa, dal prof. Calcanile dell’università di Lecce, dal generale Luciano Garofano ex responsabile del R.I.S. di Parma, dallo storico e critico d’arte Massimo Marini e da altri esperti
Dove avete deciso di condurre le ricerche e su quali basi?
Sulla base di un attendibile documento di morte, in cui si scrive che lui morì non sulla spiaggia della Feniglia, ma nell’ospitale di S. Maria Ausiliatrice della confraternita di S. Croce e sul documento relativo alla sua sepoltura nel vecchio cimitero di S. Sebastiano, da dove i resti ossei vennero trasferiti nel 1956 nell’attuale cimitero di Porto Ercole. Si è deciso di iniziare dall’ossario presente sotto la chiesa del cimitero medesimo.
Quale è il posto preciso in cui pensate che possano essere i resti del pittore?
Noi abbiamo fondate speranze di poterlo trovare fra i resti ossei dell’ossario medesimo, ma teniamo in riserbo un’altra pista quella della chiesa di S. Erasmo, sempre in Porto Ercole.
Che tipo di tecnologie metterete in campo?
Diverse tipi di tecnologie: lo studio antropologico dei diversi resti ossei. L’esame del carbonio 14 per datare i resti ossei, l’analisi comparata del D.N.A. con i discendenti di via paterna del Caravaggio.
Quali fonti avete utilizzato? E Che ruolo svolge in questa ricerca l’archeologa Giovanna Anastasia?
Documenti ritenuti validi che ci hanno permesso di individuare il primo ambito di ricerca. Giovanna Anastasia fa parte del comitato, e ci ha fornito alcune testimonianze che abbiamo preso in considerazione e che potrebbero diventare utili per un’altro ambito di ricerca che stiamo vagliando, nel caso la nostra prima ipotesi si rivelasse infondata. Giovanna fa parte del comitato per la ricerca del Caravaggio e ci sta dando un utile aiuto.
Lo avete già fatto con Boiardo. Ci avete provato con Leopardi. Avete quattro mesi di tempo. Lei pensa che riuscirete a trovarlo?
Si, ne siamo e ne sono fermamente convinto. I risultati di questo lavoro saranno presentati in un nuovo libro che uscirà ad aprile del prossimo anno, edito da Rizzoli. “I misteri di Caravaggio” scritto da me, da Giorgio Gruppioni e probabilmente con la collaborazione di Luciano Garofalo.
(11 dicembre 2009)
Buongiorno !
Sto seguento con molta attenzione le iniziative legate a Caravaggio.
Ho di recente curato la pubblicazione del volume CARAVAGGIO DRAMATURGO ( Bolis Edizioni per la Banca del Fucino, Roma).
E nel frattempo ho pubblicato un articolo su LA RIVISTA DI BERGAMO ( dicembre 2009 n. 60), e un altro su L’Eco di Bergamo del 24.01.2010 per ridare corpo alla tesi di Francesco Tresoldi secondo cui ( e secondo me) le circostanze del battesimo e altro potrebbero far pensare che Caravaggio sia stato figlio naturale di Francesco Sforza marchese di Caravaggio e non di Fermo Merisi. Mater certa, pater autem…
L’occasione delle ricerche in atto potrebbero aprire un secondo fronte di indagini: quello di confrontare il dna dei suoi resti mortali, con quelli di discendenti della famiglia Sforza Colonna di Caravaggio.
Cordiali saluti e buon lavoro a tutti
Fernando Noris
[...] sospettano. Il Team di ricerca guidato da Silvano Vinceti, (gia’ noto per la ricerca del Caravaggio), afferma che i funzionari stanno negoziando con le autorità francesi una possibile riesumazione [...]