12 luglio, la rapina al Knightbridge

12 luglio, la rapina al Knightbridge

22 anni fa era è a capo della banda che riuscì a svuotare il caveau del “Knightsbridge” di Londra, considerato inviolabile. Un bottino da 140 miliardi di lire, tra soldi, lingotti e gioielli. Poi gli anni di reclusione in Italia dove viene estradato. Si pente, sembra redimersi e voler lasciarsi alle spalle gli anni bui dell’eversione e dell’estremismo di destra. La riduzione della pena e la semilibertà sembrano premiarlo. Poi, una mattina, nei pressi di un isolato casolare in Abruzzo, rimane ucciso in una sparatoria con agenti della polizia. Preparava un nuovo colpo, un sequestro di persona? Non si saprà mai. Ecco la storia di Valerio Viccei. L’ex terrorista nero che qualcuno chiamava “lo stallone italiano” e che il 12 luglio del 1987 mise a segno un colpo di fronte al quale anche i giudici inglesi si tolsero il cappello.

di MICHELA ASCIONE

Il Safe Deposit Center di Knightsbridge a Londra era considerato un monumento inattaccabile. Una sfida da superare, una prova di intelligenza, così la considera Valerio Viccei, nato ad Ascoli Piceno il 23 gennaio 1955. A soli 15 anni conosce Gianni Nardi l’ estremista nero morto il 10 settembre 1976, in uno scontro frontale a Palma di Maiorca. Comincia presto una carriera segnata da furti, piccoli attentati, rapine. Condannato per traffico d’ armi e altri reati minori, ottiene la libertà vigilata, ma riesce a sparire il 30 dicembre 1986. Va in Inghilterra e conduce decine di rapine senza che ci scappi mai il morto. In Gran Bretagna lo chiameranno lo Stallone Italiano, affascinante, con un volto rassicurante e grandi occhi azzurri che penetrano lo sguardo.

9781857825022Poi la grande sfida. Preparata meticolosamente, studiata per mesi, in tutti i dettagli, in modo maniacale.
Conosce il direttore della banca londinese, Parvez Latif, e capisce che ha problemi di soldi. Così pian piano lo convince a partecipare attivamente alla preparazione della rapina. Entra dalla porta principale con un complice, il piano segue esattamente il suo disegno. Sa con precisione cosa cercare, quali sono le cassette di sicurezza che contengono i soldi, i gioielli e quali sono vuote. Impiega poco più di un ora per riempire cinque bustoni di denaro,  gioielli, brillanti (uno di 41 carati), collezioni di monete, francobolli rarissimi. Alla fine nei sacchi ci sono valori per un totale di circa 140 miliardi di lire. Tra i gioielli c’è anche una  parure di brillanti e smeraldi della contessa Flick (la famiglia proprietaria del marchio Mercedes) che da sola frutterà un milione e settecentomila dollari. Prima di andar via, si concede anche una battuta: lascia nel caveau svuotato la videocassetta di «Come sposare un milionario».

Ma commette un errore: durante la rapina, nella concitazione, si taglia un guanto ferendosi al pollice. Lascia così una serie di impronte che portano alla sua identificazione. Viccei rimane libero per circa un mese, viaggiando in mezza Europa per piazzare la refurtiva e poi viene catturato a bordo della sua Ferrari appena acquistata prima di fuggire in Colombia.

Accumulerà condanne per oltre 30 anni, ma ne passa in carcere poco più di dieci. Torna in Italia per scontare la sua pena,  nel 1995 ottiene la semilibertà, e  nel 1997 la libertà condizionata. Una sua dichiarazione resa nel 1992 fa scalpore, ma non gli viene dato credito: «In uno dei depositi di Knightsbridge c’ era la famosa agenda di Roberto Calvi, in un altro molti documenti del mafioso Francesco Di Carlo».

Comincia a condurre un’esistenza quasi normale, fa l’impiegato in una casa editrice e dice di voler cambiare vita. Fino a quel giorno.
E’ la mattina del 19 aprile del 2000, due uomini stanno caricando le loro pistole davanti ad un casolare abbandonato sulla strada provinciale numero 1, nel tratto che risale le colline di Teramo e conduce alla frazione di Sant’ Egidio. Pecore e capannoni abbandonati, niente altro, regna il silenzio. Il casolare è sul bordo della strada, nascosto da un grande albero di castagne. Una Lancia Thema grigia è ferma all’inizio di un sentiero. I due uomini stanno caricando con proiettili ad espansione una Magnum 357 e una Smith&Wesson. Una pattuglia della Polizia con due agenti sopraggiunge all’improvviso e comincia un conflitto a fuoco. Il capopattuglia Enzo Baldini, ha una buona mira, anche se è ferito gravemente. Il corpo di Viccei è stato centrato da almeno nove colpi di mitraglietta, dalla sua Magnum mancano quattro proiettili.

Aveva infilato guanti di lattice. Nella tasca dei pantaloni viene ritrovata una maschera sempre in lattice e un documento d’ identità falso, intestato ad un cittadino albanese. Il suo complice è ferito alla gamba destra, ma con la sua Smith&Wesson non ha colpito alcun agente. È nato a Lecce, ha 31 anni e si chiama Antonio Maletesta: affiliato alla Sacra Corona Unita. Ha deciso di pentirsi ed è sottoposto al servizio protezione. Anche lui aveva già infilato alle mani i guanti di lattice. Una pattuglia dei carabinieri giunge sul posto e lo prende mentre cerca di fuggire. La questura archivierà il caso dichiarando che i due recidivi stavano preparano una rapina o erano in procinto di eseguire un sequestro di persona.

Poco tempo prima Viccei aveva dichiarato a Gennaro De Stefano di Oggi: “Ora sono diverso. Forse perché il carcere mi ha cambiato o forse perché dopo Knghitsbridge cosa potrei fare di più? Potrei mai tornare a rapinare le banche dopo essere stato additato come la mente di un’impresa impossibile: forzare un caveau superprotetto? Ecco perché il giudice di sorveglianza ha capito che con quella rapina la mia carriera criminale era finita”.
Ma in fondo sono solo parole di un pregiudicato.

(13 luglio 2009)

Gialli.it

2 Risposte per “12 luglio, la rapina al Knightbridge”

  1. anche se alla fine si e commentato ke e sempre un pregiudicato a fare un lavoro del genere nn e da tutti anzi da nessuno. fare il ladro e un mestiere come tutti lo devi saper fare.

  2. nn ci sara un altro valerio viccei

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