Una vita al massimo

Una vita al massimo

Michelangelo Merisi nasce il 29 settembre del 1571 a Milano (e non a Caravaggio, in provincia di Bergamo come si dice di solito).
La sua esistenza sarà segnata da continui episodi di violenza sfociati in un omicidio che segnerà per sempre la sua vita.

di MICHELA ASCIONE

Nel 1603 viene processato per diffamazione. Ha scritto rime offensive contro il pittore Giovanni Baglione, che querela sia Merisi che i suoi amici: Orazio Gentileschi e Onorio Longhi. Condannato, viene liberato e trasferito agli arresti domiciliari, grazie all’intervento dell’ambasciatore francese a Roma.
L’elenco di piccoli crimini ha una prima impennata tra il maggio e l’ottobre del 1604, periodo in cui viene arrestato varie volte per possesso d’armi abusivo e ingiurie alle guardie cittadine. Nello stesso periodo viene querelato da un garzone d’osteria al quale ha tirato in faccia un piatto di carciofi.
Nel 1605 è addirittura costretto a scappare a Genova dopo aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone da Accumuli. Anche in questo caso l’intervento dei suoi protettori riesce a chetare le acque. Nel novembre dello stesso anno, il pittore si fa curare una ferita che inverosimilmente si procura cadendo sulla propria spada.
L’evento più grave che segna la sua vita, avviene la sera del 28 maggio 1606 a Campo Marzio:  a causa di una discussione causata da un fallo durante una partita alla pallacorda, il pittore uccide  Ranuccio Tommasoni da Terni.
La condanna arriva inesorabile: Caravaggio viene condannato alla decapitazione, che potrà essere eseguita da chiunque. Anche per strada. La fuga è l’unica via di salvezza.
Alla fine del 1606 Caravaggio giunge a Napoli, dove rimane per circa un anno. Poi, per intercessione dei Colonna,  parte per Malta nel 1607,  entrando in contatto con il Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, Alof de Wignacourt.
Il suo obiettivo è diventare Cavaliere per ottenere l’immunità, e far cancellare la sua condanna a morte. Dopo un anno di noviziato, il 14 luglio 1608 Caravaggio viene investito della carica di Cavaliere di grazia. Ma quando tutto sembra volgere per il meglio, senza preavviso, si ritrovò immischiato in guai ancora più grossi: il 6 ottobre viene arrestato e rinchiuso nella guva, una fossa, nel carcere di Sant’Angelo a La Valletta. L’ordine dei Cavalieri non motiverà mai il misterioso arresto. Incredibilmente Caravaggio, probabilmente aiutato da qualcuno, riesce ad evadere e si rifugia a Siracusa. Il 6 dicembre i Cavalieri lo cacciano dall’Ordine con disonore: «Come membro fetido e putrido».
Rimane in Sicilia fino all’estate del 1609, poi torna a Napoli. Ma qualcuno è sulle sue tracce. Il 24 ottobre, viene aggredito da alcuni uomini forse al soldo di un suo rivale maltese, all’uscita della Locanda del Cerriglio. Rimasto sfigurato, a Napoli comincia a circolare la notizia della sua morte prematura.
All’improvviso si apre uno spiraglio che sembra poter concludere la sua fuga: Papa Paolo V sta preparando una revoca della condanna. Caravaggio, parte da Napoli segretamente con l’obiettivo di raggiungere Roma. Non ci arriverà mai.
Una missiva, di Deodato Gentile, nunzio apostolico, diretta a Scipione Borghese che ne chiede notizia, dichiara che il pittore sarebbe morto a Porto Ercole il 18 luglio del 1610. In realtà il suo corpo non è stato mai ritrovato, nessuno ha mai riconosciuto il suo cadavere, né è stata rinvenuta una tomba. Il percorso che avrebbe condotto il pittore a Porto Ercole, descritto nella lettera di Gentile, esprime numerose contraddizioni e inspiegabili passaggi.

Il 18 luglio 1610, rimane comunque la data ufficiale della morte del pittore, fino a quando, da qualche polveroso archivio, non emergerà un nuovo documento. Magari una nuova verità.

(29 giugno 2009)

Gialli.it

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