Il misterioso visitatore della tomba di Edgar Allan Poe quest’anno non ha compiuto il suo rituale. I visitatori che il 19 gennaio 2010 si sono incontrati al cimitero di Baltimora, in occasione dell’anniversario della nascita di Poe, non hanno trovato le rose rosse e la bottiglia di cognac che tutti gli anni, da 60 anni, erano lì. Immancabili. Il mistero del “custode di Poe” è diventato quasi più grande di quello legato alla circostanze della morte dello scrittore americano. Ma oggi che la tradizione si è interrotta sono in molti a pensare che si tratti di una leggenda tramandata di visitatore in visitatore. Una catena interrotta solo dalla morte o forse da un banale raffreddore.
di CLAUDIA MIGLIORE
Il mistero è ormai insolubile. Forse la morte ha messo la parola fine ad un rituale quasi magico che tutti gli anni dal 19 gennaio 1949 al 19 gennaio 2009 aveva rappresentato il vero mistero post mortem legato ad Edgar Allan Poe. E gli elementi ci sono tutti. Tre rose rosse e una bottiglia di cognac francese lasciati ai piedi della tomba dello scrittore americano tutti gli anni per 60 anni. Un uomo misterioso vestito di scuro, con cappello e ombrello che si muove furtivo poco prima del’alba nel cimitero della chiesa presbiteriana di Westminister a Baltimora.
La storia di “The Poe Toaster”, come lo hanno soprannominato li a Baltimora, è veramente incredibile. Degna di un romanzo di Edgar Allan Poe.
Tutto ha inizio il 19 gennaio 1949
Se tutto è cominciato prima o dopo non lo sappiamo ma la prima volta che si è parlato del misterioso visitatore è stato nel 1949. Lo ha fatto “The Evening Sun of Baltimore”. “Un anonimo cittadino ha lasciato una bottiglia vuota di Cognac di eccellente marca sulla tomba di Poe”. Da allora non ha mai mancato un anno.
Dal 1978, anno dopo anno, Jeff Jerome, curatore del museo di Poe a Baltimora, insieme a diversi amici segue il rituale che all’alba del 19 gennaio si compie immancabile. L’uomo misterioso vestito di nero, con un cappello dalla falda larga e una sciarpa, bianca lascia le tre rose, la bottiglia di cognac e va via.
Nel 1993 il misterioso visitatore comincia a lasciare delle note. La prima dice “the torch will be passed”, il testimone sarà passato. Una catena quindi. Una tradizione che passa di mano in mano. Oggi in termini moderni parleremo di marketing virale. Allora si poteva parlare più romanticamente di passioni comuni, di tradizioni tramandate di padre in figlio. Una nota del 1998 sembra confermarlo. Si legge nella nota che il creatore della tradizione è morto e ha passato le consegne ai suoi due figli.
Nel 2001 quando i Baltimore Ravens – chiamati così in onore del romanzo Il Corvo di Poe - si preparano ad incontrare i New York Giants nel Super Bowl, “The Toaster” lascia una nuova nota in cui osanna i Giants.
Nel 2004, durante l’invasione dell’Iraq e in occasione delle tensioni tra Francia e America una nuova nota dice che la tomba di Poe non è il posto giusto per il cognac francese e che il cognac è stato lasciato con grande riluttanza. Sono segnali? Labili indizi per per un percorso di indagine?
Gli Americani, da buoni fans di Edgar Allan Poe, non se lo sono lasciati ripetere e hanno tentato di scoprire l’identità del misterioso “custode”. Il primo nome che viene fuori è quello di Sam Porpora, primo dirigente della Westminister Hall, l’area all’interno della quale sorge il cimitero e la chiesa presbiteriana. Nel 2007 è proprio lui ha confessare, ormai novantaduenne, che il misterioso visitatore è stata una sua idea per promuovere e rilanciare la figura di Poe. Tre rose rosse – una per Poe, una per sua moglie e una per sua madre – e una bottiglia di cognac perchè Poe lo adorava ma non poteva permetterselo a meno che qualcuno non lo comprasse per lui.
I dettagli della storia di Porpora sembrano cambiare ogni qualvolta la racconta e Jeff Jerome si convince che “The Toaster” non è lui. Ma magari Porpora è solo un po’ vecchio, non ricorda bene o forse Jeff Jerome non vuole crederci. Intanto, oltre Porpora, nessuno rivendica il rituale.
Un altro nome è emerso proprio in questi giorni. Quello di David Franks, poeta e artista di Baltimora morto la settimana scorsa. Franks era un appassionato di Poe e uno scandaloso burlone. Ma Jerome anche in questo caso è scettico. Non somiglia all’uomo che lui ha visto in questi anni e anche gli amici di Franks dicono che le sue idee politiche erano molto più vicine a quelle dei francesi che non a quelle degli americani. David Franks non avrebbe mai scritto la nota del 2004.
A noi di ipotesi ne vengono in mente tante, oltre al fatto che il misterioso visitatore potrebbe essersi solo preso un raffreddore. Magari è proprio Jerome così scettico e così stranamente poco curioso da non provare nemmeno a fermarlo in questi anni il misterioso man in black. Magari sono in tanti che in questi anni hanno portato avanti la tradizione. Magari il prossimo anno le rose e il cognac saranno di nuovo lì. O forse ricomincerà tutto tra altri 100 anni. In occasione del trecentesimo anniversario della nascita dell’autore de “Il pozzo e il pendolo”.
(21 gennaio 2010)