Totò Detective, Agenzia Nulla Sfugge

Totò Detective, Agenzia Nulla Sfugge

Un po’ Maigret ed un po’ Sherlock Holmes anche il Principe della Risata si è ritrovato spesso a dover vestire i panni dell’investigatore perfetto. Il risultato delle indagini non è sempre il massimo, ma le risate sono assicurate. Signori e signore ecco a voi Totò Detective.

 di Luca Falcone

Alzi la mano chi  non si sente attratto almeno un po’ da un mistero su cui indagare, da una battaglia sottile fatta tutta di scoperte e colpi di scena, da un incontro/scontro fra sopraffine intelligenze, l’una malvagia, l’altra benevola, l’una che ha colpito e cerca di farla franca e l’altra che attraverso un gioco di intuizioni, deduzioni ed anche di azzardi cerca infine di smascherarla. E’ un piacere che coinvolge chiunque, un interesse che avvince a qualunque età ed in qualunque periodo storico, e che non può lasciare indifferente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, il nostro Toto’, che nel trentennio ‘37-’67 reinterpreta nel suo stile unico e pungente tutti gli aspetti più coinvolgenti e singolari della società. Ed infatti Toto’ guarda anche al giallo in chiave comica ed interpreta “buoni” e “cattivi” regalandoci personaggi indimenticabili.

Tra i “buoni” stanno i due commissari Gennaro Di Sapio (“I ladri”, 1959) ed Antonio Saracino (“Toto’ contro i quattro”, 1963), entrambi un po’ Maigret ed un po’ Sherlock Holmes (ed indimenticabili i loro Watson, i due brigadieri La Nocella e Di Sabato!),  il primo che mentre ammanetta il sedicente agente FBI che ha tentato di fregarlo rivendica orgoglioso la sua appartenenza alla QDN (Questura di Napoli) ed in particolare alla sezione CNF (“Ccaà nisciuno è fesso”), ed il secondo, maestro di travestimenti (inguardabile nei panni di una prostituta di Villa Borghese, esilarante in quelli di un imbianchino, e racconta anche di essersi travestito una volta da monaco cercatore) e poliziotto incorruttibile (“Io sono un commissario onesto e integerrimo! – rivendica mentre gli offrono del denaro – “A centocinquantamila lire al mese, ma sono un commissario!”), che risolve in una giornata sola ben cinque casi: una minaccia di morte confluita in uno spaccio di banconote false, un tentato omicidio, un peculato, un sospetto pluriomicidio ed un furto d’auto (la sua).

Più che un commissario un superpoliziotto, meglio di Colombo, Derrick e Rex messi assieme! E oltre ai grandi poliziotti non mancano gli investigatori privati, fra i quali primeggia in “Toto’, Vittorio e la dottoressa” (1957) l’eccentrico Michele Spillone dell’agenzia “Nulla sfugge”, impegnato a trasformare un banale caso di corna (dimostratosi poi infondato)  in un vero e proprio ginepraio.

D’altra parte, è nell’interpretare i “cattivi” che Toto’ sembra divertirsi di più: la sua mimica  miracolosa li fa feroci, altezzosi, furbeschi oppure folli. Galeazzo di Torrealta, il crudele Diabolicus, che uccide tutti i suoi fratelli (interpretati in sei da Toto’, un vero capolavoro!), in un crescendo di suspence degno del miglior thriller. Il marchese Gastone De Chemantel (“Toto’ a Parigi”, 1958), perfido boss autore di una supertruffa assicurativa. L’Algerino, anch’egli spietato e funambolico gangster col pallino per gli esplosivi e contrapposto in una lotta senza quartiere ad uno scanzonato Buscaglione  in “Noi duri” (1960). Toto’ le Mokò (nell’omonimo film del 1949), il re della Qasba che deve ai suoi capelli forza ferocia, ma che non sogna altro che tornarsene a Napoli “a suonare la moseca”. Antonio Peluffo, truffatore e trasformista in “Totoruffa 62” (1961). Toto’ Baby, prima ladro di gran classe e dopo pluriomicida efferato sconvolto dalla marijuana in “Che fine ha fatto Toto’ Baby?”(1964). Il mio “cattivo” preferito, poi, anche se assai meno sanguinario non è meno sveglio ed opportunista: Biagio Tanzarella, ladro di preziosi, un vero Arsène Lupin che nel ventennio si spaccia per il medico personale del Duce pur di trafugare delle prestigiose posate d’argento (“Sua Eccellenza si fermò a mangiare”, 1961).

E sarà uno dei pochissimi “cattivi” a farla franca, perché nelle opere del Principe della risata il bene vince sempre e i malvagi vengono puniti oppure si pentono. Forse questo è l’unico aspetto dei suoi film a non rispecchiare appieno la vita.

(30 giugno 2009)

Gialli.it

Lascia un Commento

diretto da Ciro Sabatino

Collegati / sviluppo software - editore