Mentre in Italia si scoperchiano tombe e si aprono ossari in Francia si analizzano reliquie e si svelano antichi misteri. E’ la nuova frontiera della ricerca antropologica e dell’investigazione scientifica. Gli esami del DNA, utilizzati dalla polizia per trovare gli assassini, diventano strumento per risolvere enigmi del passato. Copernico è stato ritrovato sotto l’altare della cattedrale di Frombork, in Polonia. Pico della Mirandola e Poliziano sono stati avvelenati. E mentre Caravaggio è ancora tutto da scoprire, in questi giorni alla ribalta ci sono protagonisti altrettanto eccellenti. Giovanna d’Arco i cui resti si sono rivelati in questi giorni un “autentico” falso e Leonardo da Vinci che ci meraviglierà ancora nel corso di questo 2010.
di CLAUDIA MIGLIORE
Ormai non si fermano più. Sono le “cordate scientifiche” più produttive e conosciute degli ultimi anni. Università, scienziati e studiosi, nuclei di ricerca investigativa, in alcuni casi Ministeri. Sono quelli che scoperchiano tombe antiche di secoli. Quelli che analizzano reliquie.
I resti ossei di pittori, poeti, filosofi non hanno più pace. Il meccanismo è ormai ben rodato: recupero dei resti, analisi con il carbonio 14, esame del DNA e altri esami sofisticatissimi, risultato finale. Certo non è sempre detto che il mistero venga svelato. Ma loro ci provano. Per dovere scientifico e di verità. Magari anche per fama e fortuna e perché no, anche solo per la fama.
Gialli.it vi racconta le più famose scoperte, quelle degli ultimi giorni e quelle dei prossimi mesi.
Da Boiardo, passando per Copernico, fino a Caravaggio
E’ del 2003 la prima scoperta in ordine di tempo e riguarda il ritrovamento dei resti del poeta emiliano Matteo Mattia Boiardo. Dopo aver individuato una sala sepolcrale sotto il pavimento della chiesa di Scandiano in provincia di Reggio Emilia, città natale del poeta, il gruppo di ricerca italiano, costituito dall’Università di Bologna, il Comitato Scandianese presieduto da Silvano Vinceti e i RIS di Parma e Roma, recupera una serie di resti. Tra le ossa contenute in tre cripte vengono ritrovate anche quelle dell’autore dell’Orlando innamorato. Determinante è l’esame del DNA i cui risultati vengono confrontati con il DNA dei “vicini” di sepolcro, la madre, il padre, il nonno e il figlio di Boiardo.
Nel 2005 tocca a Niccolò Copernico. I resti ossei vengono ritrovati dall’archeologa polacca Jerzy Gassowski nella cattedrale cattolica romana di Frombork, in Polonia, dopo che per anni si era speculato sulla possibile collocazione delle spoglie del padre della moderna astronomia. I resti sono stati ritrovati in prossimità dell’altare e il DNA prelevato, confrontato con quello rinvenuto nei capelli ritrovati in un libro appartenuto a Copernico, non ha lasciato dubbi.
Dopo la scoperta i resti di Copernico riceveranno il solenne funerale che meritano il 22 maggio 2010 in occasione dei 467 anni dalla morte.
Nel 2007 sono di scena Pico della Mirandola e Angelo Poliziano. Amici. Morti a due mesi di distanza l’uno dall’altro nel 1494 per le stesse cause. Entrambi sono sepolti nella chiesa di S. Marco a Firenze. Come sono morti? La storia dice di sifilide, a causa delle loro tendenze omossessuali. Le indagini scientifiche condotte sui resti ossei, anche attraverso l’uso di fasci ionici, dicono chiaramente che entrambi sono stati avvelenati. Con l’arsenico.
Nel 2009 tocca a Caravaggio. Sono sempre loro, “Vinceti & co.”, che si propongono di recuperarne i resti per svelare l’ultimo dei misteri del pittore maledetto. Le cause della sua morte e il luogo della sua sepoltura. Sulle ossa recuperate nella cripta del cimitero di San Sebastiano a Porto Ercole non si sono ancora concluse le analisi. Altri resti sono stati recuperati sabato scorso e tra sette giorni si dovrebbero avere i primi risultati relativi alle ossa umane su cui effettuare la datazione con il carbonio. Staremo a vedere.
Nel 2010, proprio in questi giorni, oggetto delle indagini è stato un altro personaggio illustre. Giovanna D’Arco.
25 gennaio 2010. Giovanna D’Arco e la mummia
Le hanno pensate veramente tutte, in quel lontano 30 maggio 1431, quelli dell’Inquisizione quando hanno mandato al rogo Giovanna d’Arco per evitare che la sua fama superasse i limiti geografici e temporali destinati ai comuni mortali. Una tripla cremazione e lo spargimento delle ceneri nella Senna. Perché nessuno potesse più ritrovarla, perché la resurrezione al momento del giudizio universale non potesse riguardarla, perché la sua fama, già enorme all’epoca, non potesse essere rafforzata dal casuale ritrovamento di una reliquia. Fecero proprio di tutto. E nonostante non siano riusciti ad offuscare il mito sembra confermato proprio in questi giorni che furono bravissimi a cancellarne ogni traccia fisica. Già. Perché tecniche diverse, compresa l’analisi del DNA, varie forme di microscopia, analisi chimiche e la datazione al carbonio, hanno definitivamente provato che i resti, ritrovati nel 1867 all’interno di una farmacia in una bottiglia con la dicitura “Resti trovati sotto il rogo di Giovanna d’Arco, fanciulla d’Orleans”, sono un falso. Si tratta in realtà di un femore di gatto e di una costola di uomo databili intorno al VI – III secolo a.c. Nientemeno che “mummie” a giudicare e analizzare i resti tessili che accompagnavano le ossa.
Il prossimo del 2010? Leonardo da Vinci
I prossimi mesi del 2010 saranno tutti per Leonardo da Vinci. Per risolvere il mistero del suo volto. Per scoprire le cause della sua morte. Per riportare i suoi resti, che sembrano riposare nella cornice dei tranquilli paesaggi della Loira in Francia, finalmente in Italia. Dove meritano di stare.
Leonardo muore il 2 maggio 1519 nel Castello di Clos Luce vicino Amboise in Francia. Il suo corpo viene deposto nel chiostro della chiesa di Saint Florentin ad Amboise. Ma il riposo non sarà dei più tranquilli. Cinquant’anni dopo, nel corso della famosa congiura di Amboise, il castello è teatro di una sanguinosa battaglia tra cattolici ed ugonotti. La tomba viene violata e scoperchiata e i resti del genio toscano dispersi. Non se ne saprà più nulla fino al 1800 quando un antiquario riporta al proprietario dell’epoca del castello, il re Luigi Filippo Borbone d’Orleans, dei resti ossei. Sono quelli di Leonardo da Vinci, dice. Le reliquie vengono collocate nella cappella di Saint Hubert, dove sono tuttora custodite. Ma poiché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio sulla tomba viene apposta una singolare dicitura che recita qualcosa del tipo “qui riposano probabilmente i resti di Leonardo da Vinci”. Probabilmente. E’ bastato questo a tenere vivo il mistero per oltre 200 anni fino a che qualcuno, nel caso specifico Silvano Vinceti, ha deciso di provare a svelare il giallo. Le ricerche sono partite quasi 4 anni fa. Lo stesso Corriere della Sera nel 2008 dà notizia del progetto. Una serie di vicissitudini, tra cui il restauro della cappella, hanno rallentato le attività che sembra si stiano sbloccando proprio in questi giorni. Il gruppo di ricerca è in attesa di ricevere le opportune autorizzazioni per aprire la tomba e portarne i resti a Ravenna dove condurre tutte le indagini necessarie. Intanto è stato rintracciato un parente di Leonardo, un suo cugino pittore sepolto a Bologna, utile per il confronto del DNA.
Il 2010 potrebbe essere ricco di sorprese ma anche di delusioni per gli appassionati d’arte e di misteri. Vi terremo aggiornati.
(29 gennaio 2010)