Dopo 450 anni viene riaperto a sorpresa uno dei gialli più antichi della storia italiana. Quello di Laura Lanza, più nota, grazie ad uno sceneggiato televisivo degli anni ’70, come la Baronessa di Carini, e del suo amante Ludovico Vernagallo. Furono trovati morti nel Castello di Carini, in Provincia di Palermo, il 4 dicembre 1563. Oggi il Sindaco della cittadina siciliana affida il caso ad un pool di esperti investigatori della International Crime Analysis Association che dal 22 al 25 marzo proverà a risolvere il mistero.
di CLAUDIA MIGLIORE
Un castello arroccato su una roccia che domina l’intero paese. I colori della Sicilia, quella dei “don”, dei baroni, dei vicerè di Spagna. Il blu del mare, il verde degli alberi, l’oro del sole, il rosso del sangue. Quello dell’impronta di una mano lasciata su un muro, marchio indelebile di un atroce delitto. Una ballata popolare che si è tramandata fino ai giorni nostri e il fantasma di una donna che non trova pace e che vaga ancora oggi, di notte, tra le mura di quel castello in cerca della sua perduta gioventù. Storia, leggenda, mistero, nell’omicidio di Laura Lanza e Ludovico Vernagallo c’è tutto quello che stuzzica la fantasia degli appassionati di gialli e anche di più. C’è un mistero lungo 450 anni che adesso forse potrà essere risolto.
L’omicidio di Laura Lanza e Ludovico Vernagallo
Don Cesare Lanza, Barone di Trabia e Conte di Mussomeli è un uomo potente, dal carattere duro e violento, con precedenti penali sulle spalle che, nonostante tutto, continua a tenere dritte senza vergogna. Sua figlia Laura a 14 anni è già bella, bellissima e la sua bellezza nella Sicilia del 1500 può essere molto utile. Laura viene data in sposa a Vincenzo La Grua Talamanca, signore e barone di Carini, discendente di un’antica famiglia Pisana arrivata in Sicilia intorno al 1300. A soli 14 anni diviene la Baronessa di Carini. Sposa di un uomo molto più vecchio di lei, interessato esclusivamente alla caccia e alla cura dei suoi interessi economici.
La famiglia La Grua e la famiglia Vernagallo si conoscono da sempre e Laura frequenta Ludovico Vernagallo molto spesso. Sono due ragazzini. Sono giovani, troppo giovani e forse tra loro non c’è altro che una profonda amicizia. Ma non è quello che crede la gente. Non è quello che pensa Don Cesare Lanza quando quel 4 dicembre 1563 li vede assieme.
La leggenda racconta che quella notte, complice un monaco che avvisa della presenza di Ludovico nel castello, il Conte di Mussomeli, accompagnato da un seguito di cavalieri per impedire qualsiasi via di fuga agli adulteri, fa irruzione nel castello e trovando i due amanti a letto li uccide.
Ma questa è leggenda. I dettagli sono leggenda. L’adulterio, la scoperta dei due amanti. Non c’è nulla di provato, di certo. Tutto ciò che esiste agli atti è un documento firmato da Don Cesare Lanza che rende noto alla Corte di Spagna di aver ucciso la figlia Laura e il giovane Vernegallo, l’atto di morte registrato presso la Chiesa Madre di Carini recante la data del 4 dicembre 1563 e poche altre notizie riportate omettendo i nomi degli interessati.
La riapertura del caso
Il sindaco di Carini, Gaetano La Fata, ha deciso che a questo mistero occorreva dare una risposta e ha affidato la riapertura del caso ad un team di criminologi dell’Icaa (International crime analysis association) di cui fa parte lo psicologo e criminologo Marco Strano considerato uno dei maggiori esperti al mondo di psicologia investigativa e criminal profiling. Dal 22 al 25 marzo la tranquillità di Carini verrà rotta dall’invasione degli investigatori e dei loro sofisticati strumenti d’indagine. Il castello si trasformerà in un vero e proprio centro d’investigazioni e le attività effettuate dagli esperti potranno essere osservate anche dalla gente interessata. Saranno organizzati corsi e seminari sulle moderne tecniche d’indagine scientifica. Un vero e proprio progetto di ricerca che richiamerà forse anche tanti turisti. Ma l’obiettivo è nobile. Fare luce sulla figura del Barone di Carini e sul suo ruolo oscuro nella vicenda. E’ stato coinvolto? Ha agito insieme al padre di sua moglie? Staremo a vedere cosa riusciranno a scoprire.
Intanto chissà se in questi quattro giorni di marzo gli investigatori avranno modo di vedere Laura aggirarsi per il castello. Sicuramente non potranno vedere palesarsi l’impronta insanguinata della sua mano che si dice appaia sul muro della stanza in cui è stata uccisa, ogni anno la notte del 4 dicembre a ricordo dell’evento.
E chissà se Laura, che ancora cerca una risposta, la chiederà a loro.
(9 febbraio 2010)