Scaveranno nella cripta di Sant’Erasmo

Scaveranno nella cripta di Sant’Erasmo

Pochi colpi di piccone potrebbero bastare per riportare alla luce la tomba di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Lo sostiene Giovanna Anastasia, archeologa. Da anni vive e lavora a Porto Ercole Nelle scorse settimane è balzata agli onori della cronaca dichiarando di essere certa che il pittore sia stato seppellito nella chiesa di Sant’Erasmo a Porto Ercole.

di MICHELA ASCIONE

La convinzione dell’Anastasia, sostenuta da una controversa memoria popolare, ha scatenando un vespaio di polemiche. Secondo l’ ipotesi della Anastasia, avallata da molti suoi compaesani, nel 1956 l’allora parroco di San’Erasmo avrebbe ritrovato la tomba di Caravaggio nel cimitero di San Sebastiano e avrebbe traslato i resti nella chiesa che ancora oggi dovrebbe conservarli.

Da qui nasce determinazione di avviare dei lavori di ricognizione all’interno della chiesa di Sant’Erasmo alla ricerca delle spoglie del maestro del ‘500. Gli studiosi sono a confronto per determinare il modo meno invasivo per tentare di disseppellire dall’oblio i resti del grande pittore. La tomba potrebbe essere nella cripta che è stata rinterrata durante recenti ristrutturazioni, oppure potrebbe essere stata tumulata al di sotto dell’attuale pavimentazione della chiesa.

Per quasi quattrocento anni gli storici dell’arte hanno cercato documenti e atti che confermassero la notizia che Michelangelo Merisi fosse realmente morto a Porto Ercole e seppellito nelle sue vicinanze, come attesta una missiva ed alcuni epitaffi del suo tempo. Una febbre malarica è indicata come causa del decesso. I misteri legati all’oscuro pittore non terminarono con la sua morte, riguardarono tutto ciò che era riconducibile alla sua vita: quadri scomparsi o rubati, documenti smarriti.

 Bisognerà attendere fino al 1956, per ritrovare e poi riperdere una traccia sui suoi ultimi giorni di vita. Un documento certificante la morte del pittore viene ritrovato dal parroco della chiesa di Sant’Erasmo, ma poi incredibilmente viene smarrito, senza essere trascritto. Il ritrovamento sarebbe stato fatto dallo stesso parroco che avrebbe ritrovato la tomba di Caravaggio nel cimitero di San Sebastiano e avrebbe provveduto alla traslazione dei resti.

Finalmente nel 2001 Giovanna Anastasia ritrova fortuitamente l’atto di morte. Durante una ricerca d’archivio trova un foglio scritto a mano sul quale è appuntata la data e il luogo di morte di Michelangelo Merisi. La data citata nell’atto è il 18 luglio 1609, un anno prima della data ufficialmente riconosciuta, ma la Anastasia che esclude l’ipotesi di un apocrifo ha una spiegazione plausibili all’apparente errore. Nel XVII secolo in Toscana veniva utilizzato ancora il calendario senese che risulta posticipato di un anno rispetto a quello gregoriano

Il ritrovamento della tomba potrebbe svelare il mistero sulle cause della morte del Merisi, un uomo inquieto che visse in modo rocambolesco e violento, alimentando la sua fama di pittore maledetto.

Il 29 maggio del 1606 dopo aver ucciso Ranuccio Tommasoni per una lite scoppiata durante una partita alla pallacorda, comincia una lunga fuga. Prima a Napoli, poi in Sicilia, a Malta, di nuovo a Siracusa, per poi tornare a Napoli dalla quale parte a bordo “di una feluca” per il suo ultimo viaggio.

Un viaggio sul quale sono state fatte tante troppe ipotesi. Un viaggio che ha aperto la morte al capitolo più controverso e oscura della storia del Caravaggio. Un viaggio del quale si ha una solo certezza: conduceva alla morte!

(1 luglio 2009)

Gialli.it

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