Alta. Bionda. Bellissima. Con uno sguardo fiero. Coraggiosa. Di mestiere fa l’aviatore e non direste mai che è vissuta negli anni ’30. In piena prima guerra mondiale. Quando le donne hanno altri compiti. Stanno a casa e pensano alla famiglia. Quasi tutte. Amelia Earhart non è tra queste. Ha 40 anni fa l’aviatore e vive per volare.
Nel 1937 Amelia compirà il suo ultimo volo decidendo di circumnavigare il globo. Non tornerà più a casa. Di lei non si saprà piu nulla. Almeno fino ad oggi.
di CLAUDIA MIGLIORE
Non era una donna come le altre Amelia Earhart. Da sempre. Da quando era bambina e si arrampicava sulle rocce o inseguiva i topi nel giardino. Non era come le altre, ma a dieci anni ancora non lo sapeva. A dieci anni ancora non sapeva cosa avrebbe voluto dalla vita. Non lo saprà fino al 28 dicembre 1920. Fino a quando per la prima volta metterà piede su un aereo. Fino a quando volerà per la prima volta. Fino a quando scoprirà che volare è l’unica cosa che desidera pur sapendo, forse, che il volo, che è la sua vita, sarà anche la sua morte.
La prima in tutto
Lucky Lindy, come la soprannominò la stampa per la sua somiglianza con Charles Lindbergh, è un pilota intelligente, competente e irrequieto. E’ pronta a qualsiasi cosa per appagare la sua passione. Per andare oltre. Per affrontare nuove sfide e superarle. 1928 voli intercontinentali. Molte prove. Diversi successi. Tanti fallimenti ma sempre la forza di ricominciare.
E’ la prima donna a volare sul continente nord americano e ritorno. La prima donna a volare non stop sull’Atlantico. La prima in assoluto, l’11 gennaio 1935, a volare in solitaria da Honolulu nelle Haway ad Oakland in California. Negli anni 30 è una celebrità. Il suo volto si accompagna a campagne pubbicitarie, valigie, maglieria, vestiti. Amelia lo sa di essere una celebrità. E usa la sua immagine per portare avanti il suo costosissimo sogno, volare, e per dare un nuovo posto alle donne. Per dimostrare che possono farcela. Che l’aviazione può essere anche una “cosa da donne”. Come è accaduto per lei. Nel 1929 è la prima a promuovere la diffusione del trasporto aereo civile. Una pioniera. Nelle idee e nel volo. Anche nel volo della vita. Circumnavigare il globo. Lucky Lindy proprio non vuole rinunciare a questo sogno. E’ una sfida. L’ultima. Quella che si chiuderà il 2 luglio 1937.
L’ultimo volo
Amelia aveva cominciato a progettarlo un anno prima quando aveva ricevuto un Lockheed L-10E Electra e aveva deciso di utilizzarlo per il viaggio intorno al mondo più lungo della storia. 47.000 chilometri attraverso l’equatore. Lei e il suo secondo pilota. Prima Harry Manning poi Freddy Noonan.
Già da subito c’erano stati dei problemi e l’aereo nel tratto Oakland-Honolulu si era dovuto fermare a Pearl Harbor per riparazioni. Forse era stato un segno. Un maledetto segno del destino. Che Amalia non aveva colto. Che Amalia non coglie anche quando, una volta ripartiti, non si sa se per un errore umano o per lo scoppio di un pneumatico, sono costretti ad un atterraggio di emergenza e l’Electra deve ritornare in California. Così, nonostante tutto decide di riprovarci. Decide di andare oltre i segni del destino.
Questa volta partono da Oakland per Miami. Lei e Fred Noonan. Da qui, il 1 giugno 1937, annunciano al mondo il loro progetto. Sud America, Africa, India e Sud-Est asiatico. Il 29 giugno arrivano a Lae, Nuova Guinea. Hanno compiuto 35.000 km. Ne restano 11.000.
Il 2 luglio 1937 a mezzanotte Amalia e Fred decollano da Lae. Destinazione Howland Island, un pezzetto di terra piatta e disabitata nell’Oceano Pacifico.
L’ultima comunicazione con il cutter Itasca della Guardia costiera degli Stati Uniti che avrebbe dovuto portarli verso l’isola avviene vicino alle Isole Nukumanu.
Quello che accade nelle comunicazioni tra l’aereo e il cutter è un mistero. Mille dubbi. Tante supposizioni. L’antenna dell’aereo, le condizioni instabili del tempo, un’avaria. Fatto sta che qualcosa in quel contatto non funziona. L’ultima posizione nota dell’aereo è nelle vicinanze di Howland. Poi più nulla. Solo segnali confusi. Indecifrabili.
La marina degli Stati Uniti fa partire subito le ricerche. Durano oltre quindici giorni. Senza successo. Amelia Earth, Fred Noonan e l’Electra sono spariti nel nulla.
Amelia è dichiarata ufficialmente morta il 5 gennaio 1939.
Le teorie sul mistero della sua scomparsa. L’ultima scoperta
Studiosi, ricercatori, ingegneri hanno dedicato anni nel tentativo di dare una spiegazione all’incidente. Nel tentativo di capire cosa era accaduto quel 2 luglio 1937. A partire da quell’ultima comunicazione, dagli ultimi segnali, sono state fatte mille ipotesi, alcune divenute vere e proprie leggende metropolitane. Un errore di calcolo di Noonan. La mancanza di carburante. Un sabotaggio o ancora di più un omicidio. Secondo alcuni la Earth e Noonan sarebbero stati giustiziati dai giapponesi che stavano spiando nel pacifico per conto dell’amministrazione Roosvelt. Nel novembre del 2006 in una trasmissione andata in onda su National Geographic Channel si è addirittura ipotizzato che Amelia non fosse mai morta. Che avesse deciso di cambiare identità e di avere una nuova vita, con un nuovo marito e in una nuova città del New Jersey. Proprio lei che aveva vissuto per volare. Sprezzante di tutto. Ma a tutte queste ipotesi non si è mai potuto e mai si potrà dare una conferma. Quello che accadde in quel 2 luglio lo sanno solo Amelia e Fred.
Deve essere questo il motivo per cui poi le ricerche si sono concentrate sull’altro mistero di questa storia. Il luogo dove è precipitato l’aereo. Dove sono i resti di Amelia?
A questa domanda oggi, dopo anni di ricerche, un gruppo di studiosi internazionale dell’Historic Aircraft Recovery (TIGHAR), ha dato una risposta. Amelia è morta in un’isola disabitata nel Pacifico a sud est della Repubblica di Kiribati.
Per anni, Richard Gillespie, il Direttore del TIGHAR e autore del libro “Finding Amelia” ha cercato a 300 miglia dall’Isola di Howland. Sull’atollo di Nikumaroro. Qui sono stati ritrovati dei resti che oggi ritengono appartenere ad Amelia e Fred costretti ad un atterraggio di emergenza sulla barriera corallina. “Sappiamo che nel 1940 il servizio coloniale inglese trovò parte di uno scheletro di un naufrago a Nikumaroro. Sfortunatamente quelle ossa sono andate perse ma dagli archivi abbiamo scoperto che quelle ossa furono trovate in un’area remota dell’isola dove le ricerche non arrivarono”. Richard Gillespie oggi ritiene che quelle ossa possano essere appartenute ad Amelia o a Fred. Il mistero sembra risolto.
Nelle nostre ricerche per questo articolo ci siamo posti una domanda: perché tanta insistenza. Perché queste ricerche quasi ossessive. Ininterrotte per oltre 70 anni. Un desiderio di scoperta che accomuna generalmente tutti i ricercatori sarebbe troppo banale. La risposta è in Amelia Earth. In quello che è stata e in quello che ha rappresentato in quegli anni e negli anni seguenti. La risposta è in una scomparsa prematura. In una scomparsa annunciata ma mai evitata. Perché nel modo in cui è morta Amelia risiede l’essenza e il motivo della sua vita. Non poteva essere diversamente. Non poteva essere altrimenti. E Amelia lo sapeva.
(28 ottobre 2009)
[...] a questo sogno. E’ una sfida. L’ultima. Quella che si chiuderà il 2 luglio 1937. (Fonte: Gialli.it) PROVERBIO del GIORNO Quando canta il picchio di gennaio, tieni a mano il pagliaio. SOLE E LUNA [...]
bella storia
[...] Amelia Earhart è la prima donna a volare sul continente nord americano e ritorno. La prima donna a volare non stop sull’Atlantico. La prima in assoluto, l’11 gennaio 1935, a volare in solitaria da Honolulu nelle Haway ad Oakland in California. Negli anni 30 è una celebrità. Il suo volto si accompagna a campagne pubblicitarie, valigie, maglieria, vestiti. Amelia lo sa di essere una celebrità. E usa la sua immagine per portare avanti il suo costosissimo sogno, volare, e per dare un nuovo posto alle donne. Per dimostrare che possono farcela. Che l’aviazione può essere anche una “cosa da donne”. Come è accaduto per lei. Nel 1929 è la prima a promuovere la diffusione del trasporto aereo civile. Una pioniera. Nelle idee e nel volo. Anche nel volo della vita. Circumnavigare il globo. Lucky Lindy proprio non vuole rinunciare a questo sogno. E’ una sfida. L’ultima. Quella che si chiuderà il 2 luglio 1937. (Fonte: Gialli.it) [...]
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[...] Amelia Earhart è la prima donna a volare sul continente nord americano e ritorno. La prima donna a volare non stop sull’Atlantico. La prima in assoluto, l’11 gennaio 1935, a volare in solitaria da Honolulu nelle Haway ad Oakland in California. Negli anni 30 è una celebrità. Il suo volto si accompagna a campagne pubblicitarie, valigie, maglieria, vestiti. Amelia lo sa di essere una celebrità. E usa la sua immagine per portare avanti il suo costosissimo sogno, volare, e per dare un nuovo posto alle donne. Per dimostrare che possono farcela. Che l’aviazione può essere anche una “cosa da donne”. Come è accaduto per lei. Nel 1929 è la prima a promuovere la diffusione del trasporto aereo civile. Una pioniera. Nelle idee e nel volo. Anche nel volo della vita. Circumnavigare il globo. Lucky Lindy proprio non vuole rinunciare a questo sogno. E’ una sfida. L’ultima. Quella che si chiuderà il 2 luglio 1937. (Fonte: Gialli.it) [...]
quando ero studente lessi su un vecchio giornale la notizia del tentativo
di circumnavigazione del globo su un aereo pilotato da Amelia Earhart.
La fine dell ‘ aviatrice era un mistero.
Fino ad oggi, anno 2012, si e’ riusciti a sapere qualcosa ?
g.gamba