Quando i servizi segreti tedeschi
spiavano anche Romy Schneider

Quando i servizi segreti tedeschi <br/> spiavano anche Romy Schneider

L’attrice austriaca Romy Schneider, protagonista della storica trilogia dedicata alla Principessa Sissy, era spiata dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza di Stato della Repubblica Democratica Tedesca. L’ennesima vittima di un servizio segreto che non aveva limiti nelle dimensioni e nelle azioni che metteva in campo e di cui solo nel 2004 si sono cominciati a conoscere i confini organizzativi e le attività. E oggi la morte dell’attrice viene vista in una luce diversa.

di CLAUDIA MIGLIORE

Gli occhi di ghiaccio color azzurro cielo. La pelle candida e i lineamenti gentili. Una bellezza di altri tempi quella di Romy Schneider che le valse il ruolo di Elisabetta d’Austria nella trilogia dedicata all’imperatrice più nota al mondo come Sissy. Un mito senza tempo. Sogno di tutte le generazioni di ragazzine che avrebbero voluto essere come lei. Eterea ma piena di forza. Una brava attrice. Di successo. Questo era Romy Schneider. O forse qualcosa di più se si scopre oggi, a distanza di 27 anni da una morte sospetta, che Rosemarie Magdalena Albach era spiata dalla Stasi.

Nel 1976 era stato aperto un “dossier” su di lei. Il titolo dell’operazione era «Lyriker». A suscitare l’interesse del Ministero tedesco il sostegno ideologico ed economico dato dall’attrice ad un movimento d’opposizione, il Schutzkomitee Freiheit und Sozialismus. Un gruppo fondato da alcuni intellettuali tedeschi a Berlino Ovest che si batteva per la scarcerazione dei detenuti politici della DDR. La Schneider avrebbe contribuito alla causa versando soldi e reclutando nuovi membri, come Yves Montand e Simone Signoret conosciuti in Francia, forte delle sue conoscenze e della sua professione.

Ogni volta che la Schneider entrava nella DDR veniva spiata. Sempre. Probabilmente fino alla morte. Il dossier fu chiuso nel giugno del 1982. Pochi giorni dopo la sua morte avvenuta il 29 maggio del 1982 per attacco cardiaco, secondo alcuni. Per suicidio secondo altri. Ma forse, dopo questa rivelazione, le cause potrebbero essere molte altre.

Ma che cos’è la STASI? La storia dello spionaggio tedesco
La Stasi era la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est (DDR). Un’abbreviazione famosa ai più del Ministero per la Sicurezza di Stato (Mfs) tedesco. Un’abbreviazione che nascondeva il più grande servizio segreto del dopoguerra dopo il KGB. Nato nel 1950, nel 1989 sembra contasse oltre 91.000 impiegati a tempo pieno e oltre 100.000 informatori. Quasi 200.000 persone che, su una popolazione di 16 milioni, significava il 2%. Il 2% della popolazione tedesca lavorava per la Stasi. E le spie si aggiravano intorno alle 1.500 unità. Un’organizzazione che ufficialmente dipendeva dal Consiglio dei Ministri ma che non rispondeva a nessuno e prendeva la maggior parte delle decisioni in totale autonomia. Lo stesso Governo non sapeva come era organizzata la Stasi e i suoi stessi membri non erano messi a parte dei meccanismi con cui funzionava il sistema. Nulla si è mai saputo. Fino al 2004. Dopo oltre cinquant’anni dalla nascita dell’intelligence tedesca un dossier, il dossier Rosenholz, costituito da 381 CD per un totale di 280.000 files, ne mette a nudo le modalità di reclutamento, le attività di spionaggio, le relazioni internazionali, il supporto a gruppi terroristici come la RAF (Rote Armee Fraktion), il sostegno all’OLP. Oggi è tutto di pubblico dominio. E tutti possono conoscere. Si scopre così come l’Mfs reclutava il suo personale dopo averlo tenuto sottocontrollo per due anni con intercettazioni, interrogazioni ai parenti, ai vicini, agli insegnanti. E si scopre come l’Mfs non accettasse rifiuti rendendo impossibile la vita privata e professionale dei candidati recalcitranti.

La Stasi era ovunque e in qualunque modo. Per entrare in quel mondo, per comprendere le atmosfere, le paure e le ansie di quegli anni dei cittadini comuni e meno comuni della Germania dell’Est ci viene incontro il cinema. “Le vite degli altri” scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, Premio Oscar nel 2007 come miglior film straniero. Viene immediatamente alla mente, pensando alle attività di controllo e spionaggio che venivano messe in campo in quegli anni, la figura del capitano della Stasi, Gerd Wiesler. Un uomo solo, senza affetti né legami, che dopo mesi e mesi passati a spiare lo scrittore di teatro, Georg Dreyman, non avendo una vita sua, comincia ad entrare in quella degli altri, a condividerne pensieri, azioni, paure. A comprenderne le idee. Fino a perdere di vista il suo obiettivo. Fino a proteggere segretamente lo scrittore quando verrà accusato di tradimento per aver scritto sullo Spiegel un articolo sui motivi dell’elevato numero di suicidi nella Repubblica Democratica Tedesca. Lo proteggerà anche contro le accuse della sua debole compagna. Lo proteggerà e finirà i suoi giorni in uno sgabuzzino ad aprire buste da lettere con il vapore, altra attività di controllo esercitata dall’Mfs.

(22 dicembre 2009)

Gialli.it

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