Ci sono luoghi in cui l’odore della vita sembra essere stato solo di passaggio. Posti in cui i colori sono quelli della paura, dell’angoscia. Luoghi che si legano a storie che sono storie di morte, di solitudine, di tristezza, che si ripetono nel tempo, a distanza di anni, con una ricorrenza che puzza di maledizione. E allora provi a fare un viaggio in quelle storie, per capire se è superstizione o realtà.
Il viaggio di oggi entra nelle viscere di Via Gradoli e Via Poma.
di CLAUDIA MIGLIORE
Quartieri residenziali, apparentemente tranquilli. Lontani dal centro confuso e animato di Roma. Quartiere Cassia e Quartiere Prati. C’è il sole domenica mattina. Un sole caldo che ti invoglia a camminare, a curiosare. E provi ad annusare l’aria, provi ad ascoltare. In un primo momento non sai cosa né perché. Poi capisci. Nel movimento quotidiano ed abituale dei passanti avverti tensione, preoccupazione. Nei loro passi c’è tutto il peso della storia, delle storie maledette che sono passate di qui. Delle morti e delle tragedie che hanno marchiato il quartiere. Per sempre.
Quartiere Cassia e Quartiere Prati. Via Gradoli e Via Poma. Sono troppe le storie da raccontare. Troppe per non far pensare ad una maledizione.
Via Poma. La via del sangue.
24 ottobre 1984. Alle 13.30 di quel mercoledì in Via Poma 4, scala E primo piano, viene ritrovato il corpo martoriato di Renata Moscatelli, 68 anni, nubile e pensionata, dalla sorella Adriana moglie separata del marchese Giovanni Theodoli Braschi, una personalità del ramo petrolieri. E’ accanto al telefono A terra un piccolo cuscino di raso intriso di sangue e i mille pezzi di una bottiglia di whisky. La donna è morta a causa della rottura dell’osso ioide, il pomo d’Adamo. Il delitto è stato commesso tra le diciotto e la mezzanotte di domenica. L’omicida ha infierito sulla signora. Quattro costole fratturate, lesioni sul capo, forse provocate dalla bottiglia di whisky, più probabilmente da un’arma da taglio. Nessun segno di effrazione alla porta. La vittima conosceva il suo assassino. E’ il delitto più misterioso e più inesplicabile di quell’ autunno. Non verrà mai risolto.
7 agosto 1990. Viene ritrovata uccisa con 27 coltellate in un appartamento di Via Poma 2, Simonetta Cesaroni, segretaria contabile della Associazione Italiana Alberghi della Gioventù. A trovarla è la sorella. Simonetta indossa solo un top. L’assassino si è portato via pantaloni, slip, la maglia a righe. Il reggiseno è arrotolato sul collo. Non ha subito violenza sessuale. Ma ha lottato per tutta la casa. Probabilmente è stata sbattuta con la testa a terra. Un colpo mortale. Le coltellate al cuore, alla giugulare, alla carotide, profonde 11 centimetri, secondo gli investigatori potrebbero essere state inferte per depistare le indagini. Mai trovata l’arma del delitto, forse un tagliacarte. Nessun segno di effrazione sulla porta. Anche in questo caso la vittima conosceva il suo aggressore.
14 novembre 2009. Massimo Buffoni, 50 anni, avvocato penalista, viene ritrovato morto con un colpo di pistola alla tempia in Via Poma 4 dai vigili del fuoco. Suicidio. Il corpo è su una sedia, mentre sulla scrivania la polizia trova una lettera e il telefono cellulare dell’avvocato con registrati i tentativi di chiamata dei familiari. Nulla prima di quel momento avrebbe fatto pensare ad un gesto così estremo. Le indagini sono tutt’ora in corso.
Via Gradoli. E i misteri della politica.
18 marzo 1978. Due giorni dopo il sequestro di Aldo Moro. Durante una seduta spiritica sui colli bolognesi viene fuori un nome. Gradoli. L’unità di crisi, che avrebbe girato a vuoto per quasi due mesi alla ricerca del Presidente della Democrazia Cristiana, fa mettere sotto sopra l’omonimo paesino del Viterbese. Alla moglie di Moro, che sospettava si trattasse di una via di Roma fu risposto che non figurava sullo stradario. Eppure c’era. Volutamente nascosta agli occhi di tutti. Luogo di enigmi e misteri politici. Dopo un mese da quell’episodio in Via Gradoli 96 verrà ritrovato il covo di Mario Moretti primula rossa delle Brigate Rosse, colui che per sua stessa ammissione ucciderà Aldo Moro. Ma non finisce qui perché Via Gradoli è anche il luogo delle coincidenze. Si scoprirà poco dopo la morte di Moro che molti appartamenti del quartiere erano di proprietà di poliziotti e società che rimandavano ai servizi segreti italiani.
23 ottobre 2009. Esplode lo scandalo Marazzo. In Via Gradoli 96 non ci sono più le brigate rosse ma Brenda, Natalie, Pamela e il Presidente della Regione Lazio in mutande. Dopo nemmeno un mese, il 24 novembre, la trans Brenda viene ritrovata morta nel suo appartamento in via due Ponti a poca distanza da Via Gradoli.
28 novembre 2009. Un’esplosione in Via Gradoli 60 mette in allarme tutto il Quartiere Cassia. A pochi giorni dallo scandalo che ha investito il presidente Marrazzo. Si tratta di una bombola di gas esplosa in un appartamento. Nessuna vittima ma un ferito. L’esplosione è avvenuta in un box, a causa di una fuoriuscita di gas avvenuta mentre l’uomo stava utilizzando un fornelletto. L’esplosione ha provocato la caduta di un muro nel vano scale dell’edificio e tanta paura.
(29 novembre 2009)
[...] avevamo scritto appena qualche giorno fa. Via Gradoli è una strada maledetta. In quel silenzio. In quell’aria che si respira. Tra quegli alberi che [...]
[...] essere stato assolto per insussistenza dei fatti, Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di Via Poma, ha deciso di togliersi la vita. A due giorni dalla citazione in tribunale. A settancinque anni. [...]
[...] essere stato assolto per insussistenza dei fatti, Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di Via Poma, ha deciso di togliersi la vita. A due giorni dalla citazione in tribunale. A settancinque anni. [...]
L’unico vero mistero a Via Gradoli è come mai le autorità preposte non procedano ai doverosi sgomberi!!! Che altro deve succedere?