Gary McKinnon l’hacker britannico che violò i computer del Pentagono e i sistemi di sicurezza della NASA e dell’US Army verrà estradato negli Stati Uniti, a Guantanamo. Rischia 75 anni di carcere per aver cercato la prova dell’esistenza degli UFO. Ecco la sua incredibile storia.
di MICHELA ASCIONE
“Solo” questo è il soprannome di Gary McKinnon, informatico di Glasgow di 43 anni che tra il 2001 e il 2002 riuscì ripetutamente ad introdursi nella rete di computer dei servizi di intelligence e militari statunitensi. E “solo” potrebbe restare per il resto della sua esistenza. Il 30 luglio l’Alta Corte del Regno Unito ha respinto la richiesta fatta dai legali di McKinnon di evitare l’estradizione negli Stati Uniti, dove è accusato di aver provocato ingenti danni economici e dove avrebbe causato per tre giorni il blocco totale dei sistemi informativi governativi. L’hacker britannico rischierebbe una condanna esemplare fino a 75 anni di carcere da scontare nella prigione di Guantanamo.
McKinnon sarebbe affetto da una particolare forma di autismo, la sindrome di Asperger, che causa un isolamento mentale e un’incapacità di stringere normali rapporti sociali. La madre e gli avvocati temono un peggioramento delle sue condizioni di salute e paventano il rischio di suicidio.
All’indomani delle intromissioni avvenute nella rete informatica americana, i servizi segreti si misero subito alla caccia dell’hacker. Una e-mail spedita dall’allora fidanzata incastrò McKinnon. L’informatico spiegò subito che il suo gesto non era a fini terroristici, né politici, ma ammise le intromissioni motivandole con la sua ricerca di prove dell’esistenza degli Ufo.
Nei suoi confronti la Gran Bretagna non aveva ritenuto di dover procedere, era in libertà condizionata, con obbligo di firma giornaliera e tra le limitazioni gli era stato imposto il divieto di utilizzare computer con collegamenti ad internet.
In un intervista rilasciata alla trasmissione Clik dalla BBC, ha negato di aver provocato danni ai sistemi informatici ed ha ammesso di essersi introdotto per due anni nei sistemi americani con estrema facilità, per accedere avrebbe usato un banale linguaggio Perl e in solo otto minuti sarebbe stato in grado di controllare contemporaneamente ben 65.000 macchine. Secondo McKinnon molti computer erano senza protezioni e senza alcuna password. Vi accedeva di notte, in orari sempre differenti, allo scopo di individuare le prove dell’esistenza di esseri extraterrestri e delle loro tecnologie.
E i risultati non sarebbero mancati. Avrebbe trovato una lista di “Agenti non-terrestri”, e avrebbe scovato le prove sull’esistenza dei principi dell’anti-gravità, un’energia di origine extraterrestre, di cui si sarebbero avvantaggiati alcuni gruppi non identificati.
Ispirato da una ricerca resa disponibile da più di 300 scienziati del Disclosure Project, McKinnon afferma di aver lavorato per verificare la veridicità delle informazioni sugli Ufo e avrebbe visto decine di foto di macchine volanti. Nonostante i centinaia di accessi effettuati, non conserverebbe le prove di questi ritrovamenti, né ha mai salvato alcun file scaricato dagli inaccessibili computer.
La condanna alla quale potrebbe andare incontro sarebbe paragonabile a quella inflitta ai grandi terroristi che minacciano la vita di centinaia di persone; sicuramente la sua incursione non può essere paragonata agli atti delle grandi organizzazioni terroristiche e la sua malattia denota un incapacità a far parte di un gruppo organizzato. Gli Stati Uniti lo condannerebbero per l’incursione e per il danno provocato ai sistemi informativi nonostante non ci sia prove concrete che siano avvenute per motivi sediziosi mirati a metter in pericolo la sicurezza del paese.
(5 agosto 2009)
[...] l’estradizione per MC Kinnon, l’hacker che violò i computer della Nasa per cercare informazioni sugli [...]
più che condannarlo farebbero bene ad assumerlo come consulente