Un’ equipe di studiosi è scesa nella cripta del cimitero di Porto Ercole alla ricerca dei resti di Caravaggio. Il celebre pittore morto in circostanze misteriose nel 1610 potrebbe essere stato sepolto nella cittadina toscana come testimonia un atto di morte rinvenuto nel 2001. Ma non tutti credono all’autenticità di quel documento. Gialli.it aveva dedicato uno speciale a luglio sulle oscure vicende relative alla morte di Caravaggio. Ora seguiamo gli sviluppi.
di MICHELA ASCIONE
Hanno seguito una pista che li ha portati al cimitero comunale di Porto Ercole in Via del Camerone. E’ bastato aprire una botola sul pavimento della piccola chiesa del cimitero. Scendere con una scala nella cripta che conserva ossa di persone decedute nei primi anni del 1600. E cercare di dare una risposta ad uno dei casi irrisolti più celebri della storia.
Fra quelle ossa potrebbero esserci i resti di Michelangelo Merisi da Caravaggio, il pittore che dopo una vita rocambolesca caratterizzata da liti, accoltellamenti, fughe, morì in circostanze misteriose. Pochissimi, anonimi sconosciuti, videro il suo cadavere.
La pista che ha condotto a questa esplorazione ha avuto varie tappe: il pittore morto nell’ospedale di Santa Maria Ausiliatrice (come testimonia il documento rinvenuto nel 2001), sarebbe stato poi seppellito nel cimitero di San Sebastiano. Nel 1956, durante lavori di ristrutturazione urbanistica, il corpo sarebbe stato trovato dal parroco e traslato, si pensava, nella Chiesa di Sant’Erasmo, ma le recenti ricerche hanno portato gli studiosi ad ipotizzare che i resti del famoso pittore siano stati “abbandonati” in un ossario comune del nuovo cimitero comunale, e precisamente nella piccola cripta sotto la chiesa del cimitero.
L’operazione “Caravaggio Cold Case” è diretta dal Comitato Nazionale per la Valorizzazione di Beni Storici, Culturali e Ambientali, presieduta da Silvano Vinceti. A coadiuvarlo ci sono studiosi di ben 4 Università italiane: Bologna, Lecce, Ravenna e Pisa coordinati dal Comitato scientifico presieduto dal professor Giorgio Gruppioni, ordinario di Antropologia all’Università di Bologna.
Dopo una prima selezione delle ossa rinvenute, i campioni saranno analizzati al carbonio 14 che permetterà di datarli. Una comparazione poi con il DNA dei discendenti di Caravaggio consentirà di stabilire se effettivamente i resti possono essere attribuiti al celebre pittore.
La ricognizione parte dal rinvenimento, avvenuto nel 2001, ad opera di Gianna Anastasia e di Giuseppe La Fauci, di un atto di morte che attesterebbe il decesso di Caravaggio.
La notizia che Michelangelo Merisi fosse morto a Porto Ercole fu diffusa da Gentile Diodato, il nunzio pontificio che scrisse a Scipione Borghese che ne richiedeva notizie, dopo la sua sparizione. La notizia non fu, però, mai confermata, fino al giorno in cui fu rinvenuto un“foglio di carta” scritto a mano in inchiostro nero e caratteri in corsivo: l’atto di morte del Caravaggio. Ma i dubbi e le domande restano tante.
Innanzitutto ci sono perplessità sull’autenticità del documento che ha subito strane vicende: non fu trascritto nel registro dei morti, fu rivenuto casualmente nel 1956 (proprio lo stesso anno del presunto rinvenimento dei resti), poi smarrito di nuovo, poi ritrovato nel 2001.
Ora attendiamo i risultati delle ricerche, sperando che si arrivi ad una soluzione definitiva del caso proprio nell’anniversario della morte del pittore. Forse questa volta le nuove tecnologie e la scienza metteranno un punto su uno dei casi più intriganti ed affascinanti della storia, che vede protagonista un uomo che ha saputo fare della sua vita un opera d’arte forse altrettanto amata e discussa delle sue opere pittoriche.
(11 dicembre 2009)
Caravaggio incarna il mistero stesso dell’arte, quello racchiuso nelle sue opere, nella grande e dolente tragicità dei suoi scuri, delle sue cupe ombre, ma anche nella luce sfolgorante e intensa dei volti illuminati da raggi sovrannaturali, come nel “San Matteo” della Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi o nel “Saulo” in Santa Maria del Popolo, a Roma. Che interesse c’è a ritrovare i resti del grande artista? Per cercare di carpirne il segreto della sua scomparsa? Per sfidare il fato? Per dire: “Ho trovato il grande Merisi”? A che pro? Per sapere se si trattò di un omicidio o di morte naturale? In fondo queste son cose che per uno storico dell’arte interessano assai poco, o marginalmente: quello che conta è il giudizio sulla sua arte, sulla sua tardiva e assai postuma fortuna critica, con un ritardo davvero eccezionale…condita di enigmi e misteri, condita di opinioni dovergenti e assai contrapposte. Lasciamo riposare in pace il Merisi e occupiamoci di ciò che ci ha regalato con la sua arte: momenti di intensa pietà e commozione, momenti di acuto interesse verso un’umanità dolente alla ricerca di una pace che difficilmente regnava nei primi anni del XVII secolo, in un’Italia ancora frammentata e per gran parte serva degli Spagnoli. Al Merisi e alle sue opere ci si arriva davvero in punta di piedi, ammirandone la sua splendida e straordinaria opera e cercando di leggerla per quello che fu e capire ancora oggi la sua attualità, in tempi bui, come quelli attuali.
Michelangeo Merisi, probabilmente il più affascinante e rivoluzionario artista della sua epoca e, forse, il più grande di ogni epoca continua e continuerà sempre a sollecitare gli studiosi d’arte per far lume su ogni lato della sua arte e della sua personalità.
Così come si rimane in reverente silenzio di fronte alla tomba di Raffello nel Pantheon o ala tomba di MIchelangelo in Santa Croce
(purtroppo gli eventi della storia ci hanno privato delle spoglie di Leonardo), onorare i resti del Caravaggio sarebbe molto emozionante.
Cetamente le opere di questi incomparabili artisti italiani tesimoniano esaustivamente la loro immensa grandezza ma poter
pensare di avere difronte le loro spoglie è assolutamente emozionante.
Certamente le spoglie di Caravaggio potrebbero rappresentare una prova della morte certa del Merisi a Porto Ercole, di cui ci sono degli indizi, ma da vagliare ancora attentamente. Così come c’è da vagliare le ossa che saranno analizzate per stabilire l’autenticità dei resti mortali del grande artista. E’ bene, per il momento, restare con i piedi ben piantati a terra e attendere gli sviluppi di questo affascinante giallo che tinge di fosche coloriture il giallo della morte dell’artista lombardo. E nel frattempo restiamo ammaliati di fronte ai suoi grandissimi capolavori, che hanno improntato i modi artistici italiani per l’intero secolo XVII, e anche oltre. Abbiamo dinanzi a noi grandi opere e leggerle e ammirarle nella loro affascinante e “terribile” verità è un grande privilegio. Se poi verranno a galla i resti mortali del grande artista potremo anche andare in silenzioso pellegrinaggio da lui, con lo spirito ammirato che improntava i “Sepolcri” foscoliani. Per ora di certo abbiamo i suoi capolavori e non è cosa di poco conto.