Il destino. A volte ti sfiora appena. Senza che tu te ne accorga. A volte ti accompagna per la vita. Fino alla morte. Un segno indelebile. Quasi un marchio. E quando accade non riesci più a liberartene. Ti trovi per caso nel posto giusto al momento giusto. O nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come accadde il 9 agosto 1969 a Sharon Tate. Esattamente quarant’anni fa.
di CLAUDIA MIGLIORE
10050 Cielo Drive. Un’incantevole residenza sulle colline di Bel Air. Los Angeles. California. Il paradiso degli americani. Il ritrovo del jet set. Uno status simbol.
E’ il febbraio 1969 quando il regista Roman Polansky e la sua giovane moglie e attrice Sharon Tate acquistano la villa. Tre acri di terra. Camini in pietra. Soffitti luminosi. Vetrate e un panorama mozzafiato. La villa aveva già ospitato Cary Grant, Henry Fonda, Terry Melcher figlio di Doris Day e la sua fidanzata Candice Bergen.
E’ il febbraio 1969. Sei mesi dopo l’America sarà attraversata dal vento di Woodstock. Sei mesi dopo a Cielo Drive Sharon Tate verrà massacrata a coltellate insieme ad alcuni amici. Ha 26 anni ed è incinta di 8 mesi e mezzo. Non c’è un movente. Non c’è un motivo per quello che è passato come il più agghiacciante massacro della storia americana.
Sharon Tate era solo nel posto sbagliato al momento sbagliato.
E’ la sera dell’8 agosto 1969 Roman Polansky è a Londra per un film che gli salverà la vita. Sharon è a casa. Sola. Decide di uscire a cena con degli amici. Steven Parent, Abigail Folger, Jay Sebring e Wojciech Frykowski. Rientrano a casa alle 22.30. La mattina del 9 agosto sono stati tutti massacrati.
L’assenza di movente. Le scritte col sangue sui muri fanno subito pensare al gesto di un folle. Charles Manson, “Mr. Satana” e la sua setta “the Family Manson”.
The Family Manson.
Un’infanzia difficile. Una vita difficile. Una passione irrefrenabile per il rock. Una grande oratoria e un forte carisma. Gli ingredienti per raggiungere la follia sono pochi e Charles Manson li possiede tutti. Riesce ad attirare a se ragazzi “deviati”. Deboli. Che vedono in lui un guru. La reincarnazione di Cristo come amava definirsi. La “famiglia” vive di ideali, di hashish, lsd, furti e rapine. Fin quando non arrivano gli omicidi. In quei giorni dell’agosto 1969 uccideranno oltre 50 persone.
L’obiettivo è eliminare personaggi famosi e volti noti.
L’obiettivo a Cielo Drive è uccidere Terry Melcher, figlio di Doris Day. Ma lui in quella casa non ci vive più dal gennaio 1969. A Cielo Drive vivono Sharon Tate e Roman Polansky. Ma Manson e la sua “famiglia” non lo sanno. E per loro in fondo non fa grande differenza.
Sono i suoi adepti a compiere la strage. Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Non hanno nessuna pietà. Il primo a morire è Sebring. Prima sparato poi accoltellato. Poi Frykowski e Folger. Accoltellati. Per ultima Sharon Tate. A lei la sorte peggiore. Viene prima picchiata a sangue, torturata con il filo di nylon e poi accoltellata per 16 volte al petto. Sui muri con il sangue la scritta pig e sullo specchio la scritta Helter Skelter. Piggies e Helter Skelter. Due canzoni dei Beatles. Charles Manson ne era ossessionato. Riteneva di essere il quinto beatle e pensava che nei testi del quartetto inglese si celassero dei messaggi subliminali apocalittici.
Dopo l’omicidio Tate la “Famiglia” continuò incontrastata per quasi due anni fino a quando non furono arrestati. Charles Manson è stato condannato a morte in un processo passato alla storia per la sua lunghezza.
Il caso dell’estate 2009
Il caso a voluto che nel 1972 la California abbia abolito la pena di morte. Manson attualmente è nella prigione di Corcorano in California. Gli sono state respinte 11 richieste di libertà vigilata. Ha 74 anni e non uscirà prima del 2012. E il caso ritorna. Di nuovo beffardo, ironico. Suo compagno di cella da qualche mese, condannato per omicidio, è Phil Spector. Il produttore più famoso del rock. Il produttore dei Beatles. Manson la cui follia negli anni non si è attenuata ha deciso di andargli a fare visita. E Phil Spector oggi ha paura.
(8 agosto 2009)