Riemerge dalle acque in Venezuela, dopo 25 anni in cui non se ne era saputo più nulla, la città fantasma di Potosi. Completamente abbandonata nel 1985 e sommersa dalle acque del fiume Uribante per fare posto ad una diga, la città è riapparsa come per incanto. Grazie all’enorme siccità che sta bersagliando il paese è riemersa la sua chiesa poi le abitazioni e poi il cimitero. Guardare le immagini lascia senza fiato. Adesso la città è lì. Come un simbolo, un monito per chi decide troppo spesso di andare contro la natura.
di CLAUDIA MIGLIORE
Era già accaduto negli Stati Uniti. A Las Vegas per la precisione. La siccità aveva riportato alla luce la città mormone di Saint Thomas sommersa dalle acque nel lontano 1938 per fare spazio ad una diga. Poco ne era rimasto. Qualche muro, poche case. Tracce di un antico passato. Di una storia antica.
Accade in questi giorni anche in Venezuela, per gli stessi motivi. Ma lo spettacolo a cui si assiste sembra venuto fuori direttamente da uno di quei film gotici in cui intere città fantasma riemergono dal loro sonno eterno portando con se le anime dei propri morti. Potosi, sommersa dalla mano dell’uomo nel 1985, ritorna a galla, o meglio in secca, con le sue case, la sua chiesa e perfino con il suo cimitero ed i suoi morti ormai abbandonati.
Quando nel 1985 l’allora presidente del Venezuela Carlos Andres Perez, sorvolando in elicottero il villaggio, decise che quello era il posto migliore dove costruire una diga idroelettrica e stabilì che la città andava evacuata, i suoi 1.200 abitanti furono costretti ad abbandonare la propria terra, la propria casa e i propri morti. Perché non c’era altra soluzione. Potosi fu inondata ed il fiume Uribante ne lasciò fuori solo il campanile della chiesa, alto circa 26 metri.
Per 25 anni la città è rimasta sommersa, come una moderna Atlantide, ricordata solo da quel campanile, unico elemento fuori dell’acqua, utilizzato negli anni come segnalatore di maree.
Josepha Garcia nel 1985 aveva 48 anni e oggi che è un’anziana signora ricorda come tutto fosse accaduto ieri. Oggi dopo 25 anni, dopo che la natura ha stabilito che le cose dovevano andare diversamente da quanto deciso dalla mano dell’uomo, dopo che una violentissima siccità ha prosciugato le acque del fiume Uribante, Josepha può tornare nella sua terra e posare accanto a quella chiesa assieme ai suoi fratelli.
Dopo 25 anni la città fantasma è riemersa, il livello del fiume si è ridotto di oltre 30 metri e lo spettacolo che offre la natura è quasi mistico. Una cattedrale nel deserto. In uno spazio enorme compaiono solo le tracce di quello che era stato un tempo un villaggio. La città fantasma. Così l’hanno chiamata. E forse oggi che è riemersa lo è ancora di più di prima.
(3 marzo 2010)