Mentre Roman Polanski ottiene gli arresti domiciliari e ritorna nella sua casa di Gstaad in Svizzera, la sua ultima fatica, The Ghost, dopo la presentazione alle giornate professionali di Sorrento nel mese di novembre, trova un produttore nella 01 Distribution. Sembrerebbe il felice epilogo di una storia iniziata tanti anni fa, forse troppi, e arrivata ai giorni nostri come il ricordo di un dolore lontano che neanche i protagonisti avrebbero voluto rivivere. Sembrerebbe un epilogo. Ma la parola fine potrà metterla solo la Corte d’Appello di Los Angeles.
di CLAUDIA MIGLIORE
Sono tante le parole che potrebbero descrivere la vita di Roman Polanski regista, attore, sceneggiatore di origini polacche. Una vita maledetta di cui molte volte è stato vittima e una sola carnefice, quella che gli è costata la galera. Una vita in fuga dai campi di concentramento, dalla polizia e dalla prigione. Una vita da film fatta di drammi, colpi di scena, violenze. Una vita per il cinema come passione e come strumento per esorcizzare il dolore.
In questi giorni un altro momento drammatico della sua vita si chiude. Il regista lascia il carcere di Winterthur per tornare a casa, grazie al Tribunale penale di Bellinzona che gli ha accordato gli arresti domiciliari dotandolo di un braccialetto elettronico a prova di fuga. E sempre in questi giorni il suo ultimo film, The Ghost, trova un produttore, la 01 Distribution, che ne programma l’uscita nelle sale a febbraio 2010.
Una vita in fuga. Quella di Roman Polanski
La settimana scorsa la nota casa d’aste Christie ha battuto per 11.250 dollari una foto. Per la precisione un nudo fotografico dell’inglese David Bailey che ritrae Roman Polanski e Sharon Tate. La foto è del 1969. Pochi mesi dopo la vita del regista verrà sconvolta.
E’ da qui che vogliamo cominciare nel raccontare la storia di Polanski. Roman ha 53 anni, da appena un anno si è trasferito negli Stati Uniti con la giovanissima moglie, Sharon Tate, e sta completando uno dei suoi capolavori, “Rosmary’s baby”. E’ già entrato nell’olimpo del cinema americano. La sua infanzia, la fuga dal campo di Mauthausen, la morte della madre nel campo di Auschwitz e poi quella del padre, sono un ricordo doloroso ma lontano. La sua è una vita nuova. Ma solo per poco tempo. Troppo poco. Sharon Tate verrà massacrata, assieme al bambino che porta in grembo, dalla Family Manson e per Roman Polanski si riapriranno le porte dell’inferno. Bisognerà attendere il 1974 e il film “Chinatown” per considerare il regista “ritornato” alla vita e al cinema. Ma anche questo dura poco. Perché nel 1977 Roman Polanski compie il gesto per cui oggi, dopo 32 anni, sta ancora pagando. Sotto l’effetto di sostanze stupefacenti violenta una ragazza minorenne. Ha tredici anni Samantha Geiley e non avrebbe mai pensato che sarebbe andata a finire così. Non avrebbe mai pensato che andando a casa di un famoso attore, Jack Nicholson, con un famoso regista, sarebbe stata costretta ad andare oltre.
L’11 marzo 1977 Roman Polanski viene arrestato con sei capi di accusa di cui, grazie ad un patteggiamento, ne resta solo uno. Si dichiara colpevole e, in attesa del processo, sconta 42 giorni nella prigione californiana di stato a Chino. Rilasciato con la condizionale, quando viene a sapere che il giudice non rispetterà l’accordo, fugge in Europa. Da qui, con la cittadinanza francese, per oltre 30 anni continuerà a fare il suo lavoro di regista. Come se niente fosse accaduto. 30 anni sono tanti, un’altra vita, una nuova vita. Polanski si risposa con l’attrice Emmanuelle Seigner, ha due figli ed evita accuratamente gli Stati Uniti e tutti i paesi che potrebbero estradarlo. Ma la giustizia non è come gli uomini, ha una memoria che non si cancella. E trent’anni servono a tenere il regista sotto controllo, a verificare i suoi spostamenti, a contattare i paesi che lo ospitano, a fare dei tentativi, tanti tentativi. Fino al 2009. Fino al 26 settembre 2009 quando il mandato di cattura internazionale, emesso già dal 1978, lo raggiunge a Zurigo dopo la domanda di estradizione che gli Stati Uniti avevano richiesto alla Svizzera. Viene arrestato e tutta la stampa non parla d’altro. Per tre mesi, quasi tutti i giorni, le pagine dei giornali sono dedicate al regista, come se nessuno avesse mai saputo prima cosa era accaduto. Come se 30 anni non fossero mai passati. Viene persino ritrovata Samantha Geiley che nel frattempo ha dimenticato e perdonato. E’ sposata, ha tre figli e da tempo ha chiesto alla giustizia americana di archiviare le accuse e chiudere il caso.
In questi giorni Roman Polanski è tornato a casa. Può godersi la sua famiglia e l’uscita del suo film. Sarà però la Corte d’Appello di Los Angeles a scrivere la parola fine per questa lunga storia. E’ cominciato l’esame della richiesta degli avvocati del regista di archiviazione delle accuse, di cancellazione dell’estradizione e di definitiva liberazione del regista che così potrà tornare negli Stati Uniti. Semmai avrà ancora voglia di farlo.
The Ghost. Un thriller politico
Lo vedremo a febbraio nelle sale ma la curiosità è tanta ed è alimentata dalle circostanze in cui il film è stato pensato e realizzato. Ma come avrà fatto a realizzarlo nel pieno del caos personale e mediatico? Non si può fare a meno di chiederselo e una piccola anticipazione sui contenuti di “The Ghost” è quindi d’obbligo.
Il film è ispirato al romanzo “The Ghostwriter” di Robert Harris, che ne è anche sceneggiatore insieme a Polanski. E’ un thriller politico denso di atmosfera e di suspense dove nulla è come sembra. Il film racconta di uno scrittore inglese che accetta di completare le memorie dell’ex Primo Ministro britannico Adam Lang, dopo la morte, in un disgraziato incidente, dello scrittore che lo aveva preceduto. Quando raggiunge l’ex premier in un’isola sulle coste orientali degli Stati Uniti, esplode uno scandalo. Lang viene accusato di attività illegali, di terrorismo e torture. L’isola viene invasa da giornalisti e manifestanti e il protagonista, che prosegue nelle sue indagini, comincia a sospettare che il suo predecessore avesse scoperto qualcosa di terribile su Lang e che la sua morte non fosse stata casuale.
(16 dicembre 2009)