A 18 anni dalla uscita postuma del romanzo “Petrolio”, in occasione dell’anniversario della nascita del suo autore, Pier Paolo Pasolini, Marcello Dell’Utri dichiara clamorosamente di essere venuto in possesso di “Lampi sull’Eni” il capitolo mancante. Per vederlo occorrerà aspettare il 12 marzo e la XXI mostra del libro antico di Milano. E mentre i familiari di Pasolini litigano sulle passate sorti del capitolo e sulla sua reale esistenza, nelle aule di tribunale si vaglia l’ipotesi di una riapertura del misterioso caso della sua morte.
di CLAUDIA MIGLIORE
A volte le coincidenze sono veramente strane.
In questi giorni ricorre l’anniversario della nascita di Pier Paolo Pasolini.
In questi giorni a Torino Gabriele Vacis mette in scena lo spettacolo ”Il signore del cane nero – storie su Enrico Mattei” che ruota attorno alla domanda “che fine ha fatto il capitolo mancante del romanzo di Pasolini che riguarda l’Eni?”.
In questi giorni Marcello dell’Utri dà una clamorosa risposta a questa domanda. E’ lui che ha il capitolo mancante. Dove e come lo abbia trovato non è dato sapere.
Pier Paolo Pasolini torna a far parlare di sé, come sempre in modo contraddittorio, delirante, misterioso. L’oggetto del contendere questa volta è il capitolo di quel romanzo che per molti è stato la causa della sua morte. “Lampi sull’Eni” nell’insieme degli appunti che hanno poi costruito “Petrolio” non c’era da sempre. Il capitolo era citato nell’appunto 22a ma negli scritti di Pasolini non ce n’era traccia. Così Graziella Chiarcossi, cugina dello scrittore, fa informalmente sapere che secondo lei nessun documento è mai stato sottratto e che quindi «Lampi sull’Eni» non è mai stato scritto, mentre il musicista e scrittore Guido Mazzon, altro cugino di Pasolini, ricorda chiaramente che un furto dopo la morte dello scrittore c’era stato. Avevano portato via delle carte e dei gioielli. E forse tra quelli c’era anche Lampi sull’Eni.
Petrolio. Un romanzo di denuncia. Un romanzo scomodo
“Sto lavorando a un romanzo. Deve essere un lungo romanzo, di almeno duemila pagine. Si intitolerà Petrolio. Ci sono tutti i problemi di questi venti anni della nostra vita italiana politica, amministrativa, della crisi della nostra repubblica: con il petrolio sullo sfondo come grande protagonista della divisione internazionale del lavoro, del mondo del capitale che è quello che determina poi questa crisi, le nostre sofferenze, le nostre immaturità, le nostre debolezze, e insieme le condizioni di sudditanza della nostra borghesia, del nostro presuntuoso neocapitalismo”. Nessuno meglio dello stesso Pasolini avrebbe potuto spiegare cosa avrebbe dovuto essere Petrolio. Lo faceva il 10 gennaio del 1975. Lo stesso anno in cui sarebbe morto.
Oggi Petrolio è un brogliaccio, l’insieme di 133 “appunti”, schizzi, annotazioni o “promemoria”, oltre ad una lettera ad Alberto Moravia, che attraverso la vita, le sorti, la mutevolezza di un ingegnere della borghesia torinese, in forma metaforica ed allegorica, aggredisce il potere, le stragi di Stato, la strategia della tensione e il petrolio. I protagonisti principali che vivono dietro le quinte di quelle 522 pagine sono l’Eni, Enrico Mattei e il mistero della sua morte, Eugenio Cefis imprenditore italiano, nuovo presidente dell’Eni dopo la morte di Mattei.
Ed in particolare nell’appunto chiamato “Lampi sull’Eni” Pasolini ipotizzerebbe che Eugenio Cefis, ribattezzato ”Troya” nel romanzo, avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Forse in questo contenuto è nascosto il mistero della sua sparizione. Forse nell’indagine di Pier Paolo Pasolini, che si dice avesse anche una “talpa” all’Eni, sono nascosti i motivi della sua morte.
E’ quello che pensano alcuni che oggi chiedono che le carte ritrovate da Marcello Dell’Utri, sempre che siano vere, debbano essere consegnate alla giustizia perché ne possa essere verificato e approfondito il contenuto. Perché dopo 35 anni si possa fare luce su uno tra i più foschi, drammatici e misteriosi omicidi del XX secolo.
(10 marzo 2010)
[...] Per approfondire consulta la fonte: Petrolio. Spunta il capitolo fantasma del capolavoro di Pasolini … [...]
Enrico Mattei non ha accumulato capitali per la sua famiglia oppure per il suo partito oppure per i suoi amici! Era nato povero e povero era quando è stato ucciso! Per dare una pensione a sua moglie si è dovuto fare l’impossibile! Questo fatto la dice lunga sul suo essere uomo sensibilissimo ai bisogni degli altri, sacrificando ogni slancio egoistico! L’appellativo di “corruttore-incorruttibile” lui stesso lo giustificava quasi fosse una sfida a dimostrare quanto difficoltosa ed incompresa era la strada da percorrere nel raggiungere gli obiettivi, relativi allo sviluppo energetico italiano, pur a tutti evidenti e sicuramente estremamente positivi negli anni della ricostruzione post bellica! Il poco tempo trascorso dalla sua scomparsa ha già cancellato la sua figura, come se l’insuccesso finale debba essere interpretato come una sua colpa! Invece Enrico Mattei era coinvolgente e determinato nel perseguire risultati altruistici, il bene comune, la liberazione atavica dalla miseria nazionale! Questo palese successo raggiunto suscitava invidia, spirito di emulazione ma anche voglia di soppiantarlo! E così è stato!
Non ho nulla da aggiungere a quanto scritto dal Sig.Silvano.