“La Sindone è un falso!”
Le ricerche presentate dal Cicap

“La Sindone è un falso!” <br/> Le ricerche presentate dal Cicap

Potrebbe essere un falso il “Sacro Lenzuolo” esposto a Torino. I risultati della nuova ricerca dell’Università di Pavia verranno presentati al Congresso Nazionale del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) che si terrà ad Abano Terme dal 9 all’11 ottobre. Intanto, sulla Sindone si riapre il dibattito.

di CLAUDIA MIGLIORE

Un lenzuolo. Il lenzuolo in cui secondo i vangeli Giuseppe di Arimatera avvolse il corpo di Gesù deposto dalla croce. Il lenzuolo che porta impresso il volto e il sangue di Gesù. Questo è quello che si sa della Sacra Sindone. Quello che non si sa è se la Sindone di Torino, quella comparsa negli anni cinquanta del XIV secolo nelle mani del cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy, quella ceduta nel 1452 al duca di Savoia Ludovico il Generoso, quella danneggiata da un incendio scoppiato nella sacrestia della cappella ducale di Chambery, quella portata a Nizza, poi a Vercelli, poi di nuovo a Chambery e poi a Torino, sia “quella” Sindone. La Sacra Sindone.

Secondo il chimico Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia quella di Torino non è la Sacra Sindone. E’ stato realizzato un esperimento. In laboratorio il chimico ha provato a ricreare quell’immagine su un lenzuolo. E ci è riuscito. Eccola qui. La Sindone del XXI secolo. Immaginate che confusione se qualcuno le trovasse entrambe tra altri 100 anni!

In realtà nessuna delle due è quella originale dal momento che Garlaschelli sostiene che un bravo falsario nel 1300 avrebbe potuto avere tutti gli strumenti necessari per fare la stessa cosa. Una prova abbastanza empirica che ci dice che “quella” Sindone non risale all’età di Cristo. “Quella” Sindone è del 1300. Ma Garlaschelli non è l’unico a dirlo.

La  prova del carbonio 14. Dal 1989 al 2008.
Nel 1989 sulla Sindone di Torino vengono svolti alcuni esami. Quelli con il carbonio 14. Il carbonio 14 è un isotopo radioattivo presente in tutte le sostanze organiche che comincia a decadere dopo la morte di tali sostanze. La datazione con il radiocarbonio non fa altro che misurare la quantità di isotopi di carbonio presenti e, in considerazione dei tempi di decadimento, individua con una certa approssimazione la data in cui tale decadimento è partito. Per dirla semplicemente e sinteticamente. Sulla Sindone di Torino i test sono stati condotti da ben tre laboratori, Oxford, Tucson e Zurigo. Tutti e tre hanno portato allo stesso risultato. Il lenzuolo è di epoca medioevale. E’ un falso databile tra il 1260 e il 1390 circa. Tutto chiaro. La Sindone di Torino resta lì. Continua ad essere esposta periodicamente e ad attirare fedeli (si parla di ostensioni n.d.r.) e il mondo scientifico rimane tranquillo per un po’ di anni. Fino al 2008. Marzo per la precisione. La BBC riapre il mistero con una ricerca ed un documentario, confutando i test del 1989. Le immagini ad alta definizione condotte dalla troupe della BBC sulla Sindone di Torino e le  prove storico scientifiche elaborate dagli scienziati in questi anni mettono in discussione i risultati della datazione con il carbonio 14. Due scienziati in particolare, John Jackson e Christopher Ramsey, dichiarano che le tecniche attuali di datazione con il carbonio 14 sono più avanzate e confermano la possibilità che anche un lenzuolo di lino, risalente davvero all’epoca di Gesù, potrebbe essere risultato più recente all’esame condotto nel 1989. Con il documentario della BBC del 25 marzo 2008 si riapre il dibattito.

Il volto di Leonardo da Vinci. Le ipotesi recenti.
Piovono libri, saggi, ipotesi e nuove teorie. La più avvincente tra tutte è senz’altro quella della scrittrice toscana Vittoria Hazel. Studiosa di Leonardo da Vinci, il cui volto rappresenta un mistero non meno fitto di quello della Sindone, la Hazel, lo ritrova nella Sindone. “A cavallo del Cinquecento, su commissione di Bayazet II, un sultano ottomano, Leonardo da Vinci creò la Sacra Sindone. Prese una tela antica e servendosi di un ferro arroventato sul fuoco disegnò sulla tela l’immagine di un uomo che portava sul corpo i segni della tortura e della crocifissione. Per disegnare l’impronta del volto, Leonardo usò se stesso come modello, realizzando dunque un autoritratto”. Teoria affascinante. Che però mal si sposa con la datazione del 1989 anche se la Hazel sostiene che la data del lenzuolo non è necessariamente la stessa dell’immagine impressa che potrebbe essere stata creata in un momento successivo.

E arriviamo ai giorni nostri e all’esperimento di Garlaschelli che colloca nuovamente la Sindone di Torino al 1300 e al Medioevo.

Ma allora Gesù? La Sacra Sindone? Il Santo Graal protetto dai cavalieri templari? Non ci sono più certezze. Tutto e il contrario di tutto. E la Sindone di Torino, che già non ne ha passate pochissime tra traslochi, cambi di proprietà ed incendi, è lì e continua a rimanere un mistero. Un mistero che, aldilà del comprensibile interesse scientifico, genera ulteriore interesse, attenzione, curiosità. E il dubbio un po’ ci viene che forse per qualcuno è meglio così. Perché chi ci crede continuerà a crederci e chi non ci crede ne sarà incuriosito.

Nel 2010 è programmata una nuova “ostensione”. La sindone verrà nuovamente esposta. Rinnovata e ristrutturata. Potrà essere oggetto di nuovi studi. Sarà oggetto di nuova curiosità. Torino si attende due milioni di turisti a partire da aprile e per i 40 giorni successivi. E’ stato creato anche un logo. Sono benvenuti gli sponsor e le promozioni. E di questo nessuno ne fa mistero.

(6 ottobre 2009)

Gialli.it

12 Risposte per ““La Sindone è un falso!”
Le ricerche presentate dal Cicap”

  1. giancarlo ciliberti scrive:

    di chiunque sia il sangue sulla sindone, i sigg. del cicap non hanno tenuto conto che su quell’antico lenzuolo sono rimaste impresse tecniche precise di crocifissione romana che un artista del 1300, per quanto abile, non poterva conoscere. per tacer della flagellazione. la tecnica di crocifissione rimasta impressa sul lenzuolo tende ad indicare che il “paziente” doveva morire al massimo entro tre, quattro ore, fatto inusuale per una crocifissione che, ricordo, non doveva necessariamente prevedere l’uso di chiodi.

  2. [...] Le ricerche presentate al Convegno del Cicap Gialli.it – ‎5 ore fa‎ Potrebbe essere un falso il “Sacro Lenzuolo” esposto a Torino. I risultati della nuova ricerca dell’Università di Pavia verranno presentati al Congresso … [...]

  3. Antonio Picone scrive:

    sono disposto anch’io a pensare che si tratti di un falso, ma il punto non è questo: per quale motivo prendersi la briga di creare un falso ?! …se non perché c’è un originale, cui si da un valore inestimabile ?!
    La Sindone e, in generale, la storia di Cristo avrà un valore storico aldilà di qualsiasi risvolto.

  4. Rodolfo Vialba scrive:

    L’annuncio dell’Università di Pavia, ma sarebbe meglio essere precisi “il chimico Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia” è tale che non consente di capire che cosa significa che in laboratorio è stata ricreata quell’immagine della Sindone su un lenzuolo. Anche il sangue, il siero, i pollini e tutto quanto da sempre costituiscono gli interrogativi sulla Sindone a cui finora non si è riusciti a rispondere?
    Non cambia il mio modo di credere se la Sindone risultasse falsa o autentica. D’altra parte se Gesù, che pur non avendo scritto nulla e avendo affidato il suo messaggio a dodici poveri uomini, è riuscito a costruire una Chiesa che dura da 20 secoli, figurarsi se cambia qualcosa l’autenticità o meno della Sindone.

  5. Emilio Cargnelutti scrive:

    I DUE VOLTI DELLA SINDONE DI TORINO

    Allo stato attuale delle ricerche, occorre riconoscere che da un punto di vista strettamente storico, non è possibile tracciare in maniera definita le vicende della Sindone anteriormente al XIV secolo.
    Infatti, la storia “certa” della Sindone inizia intorno alla metà del Trecento, quando appare a Lirey.
    Da quella data tutti i passaggi sono rigorosamente documentati (Lirey,Chambéry,Torino).
    E prima?
    Sostanzialmente le risposte sono due: o la Sindone non è mai esistita, oppure la Sindone era presente nel mondo orientale, conservata e presentata con modalità diverse da quelle assunte poi nel mondo occidentale.
    La Sindone è un lenzuolo funebre tanto complesso, da essere considerata anche ai giorni nostri impossibile.
    E’ un lenzuolo di lino che ha sicuramente avvolto due uomini in epoche diverse, che entrambi furono flagellati, coronati di spine, crocifissi e trapassati da una lancia al costato. Le macchie di sangue e di siero presenti sul lenzuolo sono irriproducibili con mezzi artificiali. Il più antico è il sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo in stato di rigor mortis, e ridiscioltosi a contatto con la stoffa inumidita da unguenti determinando solo macchie senza contorni quasi invisibili. Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB . Oltre al sangue, sulla Sindone risultano impressi due corpi sovrapposti. Questa immagine complessa formatisi con la sovrapposizione di due corpi, uno gelido pre esistente, l’altro caldo febbricitante ancora vivo, è paragonabile ad un negativo fotografico. Questa immagine è superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e chimicamente stabile. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. Si può dunque ipotizzare un effetto a distanza di tipo di vaporizzazione radiante. L’immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa, è assente qualsiasi pigmento?. Si può dipingere con il sangue diluito in un ampolla con acqua e sale senza usare i pennelli, ma solo per contatto facendo una piccola pressione circoscritta attraverso una matrice? La tecnica usata, permetteva anche di produrre immagini al negativo.)
    “IL VOLTO DELLA SINDONE IN PRATICA UN DIPINTO CHE NON E’ UN DIPINTO” CE LO SPIEGA LEONARDO DA VINCI COME LO HA FATTO:-
    La scrittura con la seta, per questo sistema impressivo veniva utilizzata una matrice di seta.
    Il sistema è un procedimento di stampa per contatto, che consiste nel far passare il sangue diluito, attraverso le maglie del tessuto di una matrice facendo una pressione con uno strumento a forma di una spatola. Leonardo stravolse questo attrezzo lo avvolse completamente con delle bende o garze cercando di mantenere la sua rigidità, ma nello stesso tempo renderlo morbido e assorbente, lo intingeva nel sangue molto diluito in acqua e sale e con una leggera pressione faceva passare il sangue diluito attraverso le maglie libere e strette del tessuto di seta usato come matrice, depositando le gocce sul supporto da imprimere “il telo funebre”.
    La matrice è costituita normalmente da un telaio in legno, sul quale viene teso ed incollato il tessuto di seta facendo sì che le maglie, in tensione, risultino ben aperte secondo la necessità, per facilitare il passaggio della miscela di sangue. Con un procedimento manuale si chiudono le maglie nelle zone che non si vogliono stampare e si lasciano aperte le maglie nelle zone da stampare, in questo caso la soluzione sanguigna che impregna lo strano pennello, viene quasi guidata dalle sapienti mani dell’ artista. Non era necessario fare una pressione forte perché la soluzione acquosa del sangue potesse oltrepassare gli spazi liberi della matrice, in modo che si depositasse per contatto sul supporto da imprimere. In questa maniera, il lenzuolo funebre assorbiva quasi naturalmente la quantità di sangue acquoso voluta dall’artista, prendendo le forme e le volumetrie volute da Leonardo, seguiva ad ogni passaggio del liquido sanguigno, il riscaldamento con un gran numero di candele per asciugare la stesura, e qualche volta per contatto con un attrezzo metallico riscaldato.
    Da questa spiegazione, risulta che sulla Sindone vi siano stati impressi più immagini, un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30/33, “se ciò fosse vero ci troveremo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù” se così non fosse, esisteva già un falso, un corpo presumibilmente morto in stato di rigor mortis, usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentico; 1281 anni dopo, verso il 1314, fu disteso e avvolto con molta precisione un secondo corpo ancora vivo e febbricitante, che recava anch’esso i segni della passione di Gesù; 181 anni dopo, verso il 1495 qualcuno intervenne con la tecnica su esposta, per definire il volto e altre parti sul telo. Quindi sulla Sindone vi sono tre periodi distinti, e tre differenti impressioni sul telo, questo è il motivo per il quale la Sindone di Torino non può essere riprodotta esattamente come è. Per onore di cronaca, non dobbiamo dimenticare le vicissitudini cruente subite dal telo funebre a causa degli incendi nelle varie epoche.
    La Sindone un falso o meglio più falsi? Dove potrebbe intrecciarsi anche un velo di verità. Quanto rimarrebbe di questa verità dopo tante manipolazioni? Per i credenti Cristiani può rimanere il simbolo della resurrezione. Per i Cavalieri del tempio anche il telo funebre del loro ultimo Gran Maestro, mentre Leonardo diventerà il loro profeta.

    a.D. 2009

    Rodolfo

  6. Vent’anni di Cicap”…Maurizio Armanetti dice : Basta Bufale, ecco la verità!… Convegno dei vent’anni del Cicap, Negazionismo Integralista e Bufale, perché negano tutto? ECCO IL CONVEGNO DEI VENTI ANNI DEL CICAP, ci sarà in modo ancora più massiccio il solito spam mediatico su Giornali e TV? Mah! per il momento sembra nonostante sia una data importante, 20 anni! che i media siano stufi del NEGAZIONISMO DEL CICAP…VEDREMO NEI PROSSIMI GIORNI SE ….Leggeremo le consuete esternazioni del Cicap che “sparla” degli assenti raggruppandoli per categorie, colpevoli di essere esperti in materie che il Cicap vorrebbe eliminare, materie per le quali al Cicap hanno sempre tenuto un atteggiamento NEGAZIONISTA E PER QUESTO ANTISCIENTIFICO…ricordo che la Scienza, quella seria mantiene un atteggiamento NEUTRALE. Per venti anni, il Cicap grazie al potere di Piero Angela ha lanciato sui media fiere mediatiche SENZA CHE LA CONTROPARTE OFFESA E CHIAMATA IN CAUSA ABBIA MAI POTUTO REPLICARE…ma questa è Scienza? Nemmeno il Gossip ormai “sparla” più degli assenti senza dare voce alla controparte!!! LE TECNICHE PIU’ CONSOLIDATE DEL CICAP in cui sono caduti scettici genuini, giornalisti e scienziati di fama sono finemente psicologiche, inventate da James Randi, ex mago di palcoscenico in pensione ma ancora abile affabulatore. Prima Tecnica cicap / Far credere di essere un comitato che combatte il dilagare di maghi e ciarlatani, IN REALTÀ IL CICAP TENTA DI COLPIRE MATERIE SERIE COME LA MEDICINA NATURALE e professionisti affermati che si occupano di materie invise alle multinazionali del profitto speculativo. Seconda Tecnica/Mostrare interesse per materie che in realtà al cicap detestano e mostrare un falso ma ben recitato entusiasmo all’idea che un FENOMENO PARANORMALE VENGA DIMOSTRATO … ANCHE PERCHE’ QUESTA EVENIENZA SEGNEREBBE LA SCOMPARSA DEL CICAP Terza Tecnica/far credere di essere un comitato scientifico e avere elaborato un protocollo per verificare e scoprire eventuali “Fenomeni Paranormali” IN REALTÀ L’OPERA DEL CICAP è di escogitare esperimenti, scommesse in denaro che facciano cadere in trappola i poveri malcapitati che sperano vanamente in fama e successo il cicap, attua questo piano astuto attraverso sperimentazioni antiscientifiche in quanto negazioniste e non neutrali, sperimentazioni studiate a tavolino per impedire che un qualsiasi esperimento paranormale abbia successo. L’abito che il cicap si è cucito su misura di nomi prestigiosi della comunità scientifica, permette a tale comitato di far cadere in questi tranelli psicologici anche Giornali e TV CHE AMPLIFICANO A DISMISURA ESPERIMENTI ANTISCIENTICI DEL CICAP SPACCIATI PER SCIENZA VERA. Quarta tecnica/ACCETTARE confronti pubblici SOLO con maghi e ciarlatani e RIFIUTARLI con chi serio ricercatore e vero scienziato che potrebbe facilmente sbugiardare il cicap scoprendo i suoi giochetti psicologici e comunicativi Quinta tecnica/ USARE TUTTI I MEZZI COMUNICATIVI sfruttando nomi prestigiosi per comunicazione attraverso Giornali e TV e capillarmente con conferenze e presenza alle fiere e manifestazioni culturali e scientifiche. Produzione di libri ed articoli in grande quantità. Sesta tecnica/ IMPEDIRE con pressioni, fax…etc, grazie anche a conoscenze e potere che le materie invise al cicap possano essere accreditate presso istituzioni ufficiali. Inoltre altre tecniche minori, tutte studiate in chiave NEGAZIONISTA !!!
    Una delle regole principali della scienza è il confronto….invece il Cicap da venti anni non solo fugge da ogni confronto con chi li può sbugiardare, (accettano solo quelli con maghi e ciarlatani dove sanno di vincere facile) ma nei loro Convegni se la cantano e se la suonano, peccato però che ci sono persone tra il pubblico che in buona fede vanno per essere informati e non intortati….Una volta per errore hanno invitato NON uno scienziato della controparte ma uno scienziato neutrale e Spirituale, leggete……Quando nel passato il cicap invitò ad un convegno a Padova un grande scienziato ne conseguì per il cicap una sonora sbugiardata pubblica dei loro metodi negazionisti. Lo scienziato era invitato come ospite d’Onore dal Presidente del cicap Steno Ferluga (Astrofisico) che descrisse nella presentazione il Prof Niccolò Dallaporta scienziato ed Astrofisico di fama internazionale come se fosse un suo idolo, ma cosa succede quando il cicap chiama uno scienziato di questo calibro non asservito alle logiche negazioniste? Leggiamo: Dallaporta da vero scienziato dopo aver ascoltato le relazioni del cicap si scandalizzò a tal punto da modificare la sua relazione “evidenziando e mortificando il superbo negazionismo del cicap” ne seguì un lunghissimo applauso del pubblico con grande imbarazzo di Piero Angela e brevi repliche balbettanti e scioccate del direttivo del cicap…da allora al CICAP stanno molto attenti a non invitare nessuno che non sia accreditato come negazionista Doc, anzi Docp!!! FORSE è per questo che il cicap non invita la controparte….. temono il ridicolo come nel caso del Prof Dallaporta? Al Cicap dicono ma se noi invitiamo la controparte “Il pubblico non è in grado di capire chi ha ragione” Se invece parla solo il cicap far capire al pubblico che il Cicap ha ragione è semplice… peccato che questo è un comportamento da pseudoscienze di serie B mentre il cicap fa credere di giocare in A…ma sarà vero? L’abito di grandi scienziati peraltro mai presenti ai convegni fa del cicap noto comitato NEGAZIONISTA E parascientifico un comitato serio? MA UN COMITATO FORMATO DA SEDICENTI ESPERTI DI PARANORMALE COME E’ IL CICAP PUO’ DEFINIRSI SERIO? Però criticare senza riconoscere i meriti non sarebbe corretto perciò va riconosciuto al cicap ed a James Randi che sono bravissimi nello scoprire i trucchi, sarebbero anche bravi a scoprire e combattere i ciarlatani e per questo avevano ottenuto come sponsor culturali il consenso di grandi scienziati e premi Nobel…. ….peccato che il cicap ha presto scoperto che era loro più conveniente attaccare le materie serie e coloro che vi si dedicano con abnegazione e senso civico, lasciando a Striscia il compito di maghi e ciarlatani…

  7. Rodolfo scrive:

    Per riprodurre esattamente la Sindone di Torino non basta un p’ò di polvere e qualche agente chimico, bisogna aver prima conosciuto tutte le verità nascoste che il Sacro Telo cela tra le Sue pieghe.

    Concludendo quanto abbiamo appena detto, non possiamo nascondere l’esistenza di un lenzuolo molto antico che portava impresso il volto di Gesù vero o falso che fosse, sicuramente fu oggetto di venerazione da parte dei templari, forse proveniva veramente da Costantinopoli, quel telo aveva appena visibile solo il volto anche se molto sbiadito, sequestrato dalla Santa Inquisizione durante l’arresto dello stesso Molay ultimo Gran Maestro dell’Ordine. Questo lenzuolo funebre oggetto di venerazione, servì ad alcuni Cavalieri Templari per avvolgere il corpo del Molay subito dopo la sua crocifissione in cella, modificando sostanzialmente il contenuto del telo stesso. Da quel momento il telo funebre recava impresse due figure, la figura del Molai, più definita e marcata, procurata da un corpo ancora vivo e febbricitante e subito sotto, aleggiava la presumibile impronta del corpo di Gesù, un’impronta molto tenue, e sbiadita a tal punto che i fori sui polsi, non erano neanche visibili, probabilmente non si riusciva neanche a distinguere l’impronta del corpo. Dopo le ultime indiscrezioni sul C14, che probabilmente ribalterà il primo responso, da spostare la sua data prossima al 30,33 dopo Cristo, e l’impronta fosse stata ben visibile e nitida come quella che possiamo vedere ai giorni nostri, doveva sicuramente influenzare tutta l’arte sacra Bizantina e Romana che i fori dei chiodi dovevano essere posti sui polsi e non sulle mani. Ma ciò non avvenne,
    anche se gli artisti non avessero mai visto la Sindone, avrebbero sicuramente sentito parlare di come sulla Sindone erano disposti i fori sui polsi e non sulle mani. Le notizie che riguardavano un telo funebre di tale importanza non potevano essere frammentarie e poco chiare. Ma gli artefici dell’arte sacra Bizantina e Romana, ignorarono sistematicamente ciò che la Sindone mostrava, i chiodi della crocifissione sui polsi e non sulle mani. Tutti gli artisti indistintamente se Bizantini o Romani, indicavano nelle mani i fori dei chiodi. Sembrerebbe quasi, che la Sindone per il mondo non fosse neanche esistita, o meglio neanche minimamente presa in considerazione. Si avvertiva il disinteresse più assoluto da parte delle Chiese, che non riprendevano gli artisti nelle varie epoche per correggerli dell’ errore, ma esponevano all’adorazione le loro opere non esatte, perché continuavano a mettere i fori dei chiodi della crocifissione di Gesù nelle mani e non nei polsi, come veniva testimoniato dalla Sindone sicuramente in mostra fin dal 1355 a Lirey. Perché Leonardo da Vinci non si cimentò mai su un dipinto che contemplasse una crocifissione in modo da svelare dove Lui li avrebbe messi i fori dei chiodi della crocifissione? E’ curioso come Leonardo abbia evitato con molta discrezione questo impegno, proprio perché era stato l’arteficie dei chiodi impressi sulla Sindone che conosciamo, le ferite dei chiodi li mise sui polsi e non sulle mani andando contro ogni regola.
    Dopo questa sovrapposizione dei due corpi, di certo bisognava prima o poi intervenire sul telo, per aggiustare l’immagine complessiva, per renderlo meno criticabile e più realistico, bastava trovare l’artista capace per fare tutto ciò. Ci vollero ben 181 anni prima che un certo Leonardo potesse intervenire come solo lui sapeva fare.
    Dunque da questa relazione, risulta che sulla Sindone vi siano stati impressi più immagini, un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso, un corpo presumibilmente morto in stato di rigor mortis, usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentico; 1281 anni dopo, verso il 1314, fu disteso e avvolto con molta precisione un secondo corpo ancora vivo e febbricitante, che recava anch’esso i segni della passione di Gesù, vi rimase avvolto immobile per molte ore, si che l’impronta a contatto diretto, si asciugò quasi completamente; 181 anni dopo, verso il 1495 qualcuno intervenne su commissione, con una mirabile tecnica, per definire il volto e alcune parti sul telo. Quindi sulla mirabile Sindone vi sono tre periodi ben distinti, e tre differenti impressioni sul telo, questo è il motivo per il quale la Sindone di Torino non può essere riprodotta esattamente come è attualmente (ultimamente al suo Congresso Nazionale il Cicap, il 09/10/ ottobre 2009, ha solo voluto farsi un p’ò di pubblicità e null’altro). In questo contesto tanto turbolento, non dobbiamo dimenticare le vicissitudini cruente subite dal telo funebre a causa degli incendi nelle varie epoche.
    La Sindone è un falso o meglio più falsi? Dove potrebbe nascondersi anche un velo di verità. Quanto rimarrebbe di questa verità dopo tante manipolazioni? Per i credenti Cristiani può rimanere il simbolo della Resurrezione. Per i Cavalieri del tempio anche il telo funebre del loro ultimo Gran Maestro, mentre Leonardo intervenendo con tanta decisione sul volto della Sindone, divenne suo malgrado il loro profeta.

    a.D. 2009

    Rodolfo

  8. Cicapirebbero qualcosa scrive:

    il cicap è un ente fantoccio…lo sanno tutti

  9. ERNESTO SOLARI scrive:

    IN UNO SCRITTO DI ABULAFIA L’ISPIRAZIONE SINDONICA DI LEONARDO

    La Dott.ssa Haziel ha recentemente tentato di ripercorrere in alcune sue pubblicazioni il possibile processo tecnico di Leonardo e sembra che almeno apparentemente I risultati siano molto vicini all’originale ma qualche dubbio permane.
    La Sindone non è, come la Veronica, solo l’impronta del viso di Cristo ma anche del corpo ed a mio parere, contrariamente a quanto ipotizzato nel suo recente libro dalla Haziel, è proprio nel corpo che nascono I dubbi più forti: vi sembrano infatti presenti degli errori e delle sproporzioni che uno studioso di anatomia come Leonardo non avrebbe potuto fare se non volutamente. Ricordo però che Leonardo non è nuovo a simili errori: nell’Annunciazione il braccio della Vergine è troppo lungo e non avrebbe potuto mai anteporsi al leggio su cui è posato il libro. Si trattò anche in quell’occasione di un errore voluto: tale accorgimento potrebbe essere stato studiato ed adottato da Leonardo intenzionalmente anche nella Sindone ma a quale scopo?.
    Forse per mascherare la propria identità sacrilega? ….oppure per evidenziare un altro significato simbolico?
    Non sembra semplice trovare una risposta a tali interrogativi?
    L’unico modo per riuscirvi, mi sono detto, è quello di considerare con molta attenzione un’opera dello stesso Leonardo, l’Uomo Vitruviano. Non serve utilizzare l’autoritratto di Torino opera per altro molto discutibile.
    Sull’uomo relativo al disegno vitruviano Leonardo scrive “Vetruvio architetto mette nella sua opera d’architettura che le misure dell’omo sono dalla natura distribuite in questo modo” (e poi cita una serie di relazioni verificabili sul disegno stesso….)…..Si tratta di un vero e proprio canone proporzionale che l’artista avrebbe comunque e sempre dovuto rispettare nella esecuzione di ogni sua opera, quindi anche nell’eventuale copia della Sindone.
    E mi sembra interessante considerare che il centro del corpo coincide con la prominenza del pube: la distanza che intercorre dai piedi al pube è uguale a quella fra la sommità del capo e il pube stesso. E la somma di queste due misure corrisponde alla distanza che, a braccia aperte, separa la punta di ciascun dito medio.
    In questo modo, l’uomo che assuma questa posizione, è inscrivibile in un quadrato. Dice Leonardo:” Tanto apre l’omo né le braccia, quanto è lla sua alteza”.
    Il disegno di Leonardo vuole rappresentare la dimostrazione visiva di quale “grande miracolo è l’uomo!” secondo l’esclamazione di Ermete Trismegisto riportata da Pico della Mirandola.
    Si può constatare che il centro del quadrato o dell’incontro delle due diagonali corrisponde esattamente al pube dell’uomo simbolo del rinascimento, un ideale di uomo perfetto, simbolo anche dell’armonia del creato: una concezione che si rifà alla cultura classica. E Leonardo fu il primo a disegnare davvero, con indubbia abilità artistica, la figura umana racchiusa nelle due forme geometriche e a verificarne i rapporti proporzionali e geometrici grazie ai suoi studi anatomici e matematici.
    A questo punto ho pensato di accostare e sovrapporre l’uomo perfetto di Leonardo all’uomo della Sindone giungendo a quale risultato?
    Ne sono scaturite alcune interessanti riflessioni.
    Sappiamo che l’uomo vitruviano di Leonardo rispecchia uno stereotipo di uomo del Rinascimento e, come è possibile che esistano legami così profondi e tanti aspetti comuni con l’uomo della Sindone?… cosa può significare?…è una pura coincidenza?
    Ci troviamo davanti non ad un uomo qualunque mediorientale ma ad un uomo con caratteristiche che vanno al di fuori degli schemi e dei canoni specifici di quelle terre, in quel tempo.
    Ci troviamo davanti ad un uomo perfetto con caratteristiche al di sopra della norma.
    E’ certamente da escludere il fatto che ci si possa trovare davanti ad un martire qualunque, ad un Giudeo . Ciò potrebbe dimostrare un legame divino o soprannaturale di tale impronta umana.
    La sua perfezione potrebbe rappresentare la precisa volontà di Leonardo di rispecchiare nella ricostruzione sindonica il canone classico dell’uomo-Dio rinascimentale o viceversa Leonardo potrebbe essersi ispirato alla Sindone per creare l’archetipo dell’uomo-Dio, dell’uomo perfetto (l’uomo vitruviano).
    Le due ipotesi possono essere plausibili, fino a dimostrazione contraria, e l’obiezione del Prof. Baima Bollone e Lynn Picknett alla Haziel che Leonardo è nato nel 1452 mentre la Sindone è riapparsa nel 1353, non è a mio avviso sufficiente a dimostrare che non possa essere copia di Leonardo. E’ sulla base di altri elementi e particolari che bisogna realmente riflettere: si tratta della posa delle braccia incrociate che vanno ad unirsi proprio sul pube, cioè sul centro dell’uomo perfetto, che corrisponde all’incrocio delle due diagonali del quadrato disegnato da Leonardo.
    Ebbene, se noi osserviamo nell’uomo della Sindone I due avambracci notiamo che la loro inclinazione, se prolungata, ci consente di descrivere le suddette diagonali ed è semplice poi ottenere che l’uomo della Sindone è descrivibile in un quadrato così come nel disegno leonardesco. A prima vista può sembrare che esista una proporzione diversa tra le due figure ma considerando il fatto che il lenzuolo era attillato al corpo l’impronta, sul lenzuolo steso, risulta essere leggermente più lunga e quindi deformata, è pertanto giusto calcolare la figura, matrice di tale impronta, leggermente più bassa rispetto alle apparenze.
    Non ci sono dubbi quindi sull’esistenza di un legame profondo fra la Sindone e l’uomo Vitruviano di Leonardo.
    Ma sul perchè di tale legame è necessario ancora indagare e trovare una risposta plausibile..
    Il campo delle ipotesi si è comunque molto ristretto, ci troviamo davanti a questa forbice: o la Sindone è un falso Leonardesco o Leonardo per disegnare l’uomo Vitruviano si è ispirato all’uomo della Sindone.
    L’intuito e la fede mi dicono che la Sindone è autentica…
    Ma, secondo la ragione, potrebbe realmente trattarsi di un’opera di Leonardo….di un suo miracolo di arte, scienza, tecnica e fede(?)
    Qualcuno griderà all’anatema, ma pensiamo all’importanza che aveva questa reliquia e senz’altro chi ne era in possesso non poteva correre il rischio che la stessa andasse perduta e quindi dovevano essere prese certe precauzioni. La più logica e naturale di queste era la sostituzione dell’originale con una copia e chi avrebbe potuto effettuarla in modo perfetto se non il genio Leonardo?

    A mio avviso però il mistero si può risolvere attraverso la lettura e l’interpretazione di una frase scritta da un grande cabalista Avrahm Abulafia che aveva ispirato la Divina Commedia Dantesca e che era stata sicuramente letta da Leonardo che qui riporto:

    Secondo Abulafia l’uomo, al contrario di tutti gli altri esseri, ha la libertà di scelta, senza alcuna costrizione, grazie ad una forza chiamata il “Potere di muovere”. Nel suo cuore si svolge una battaglia perenne tra gli impulsi del bene e del male, diretti gli uni dall’intelletto, gli altri dall’immaginazione, gli uni dall’Angelo della vita, gli altri dall’angelo della morte: “la battaglia tra il sangue e l’inchiostro dentro al cuore è molto intensa”. L’inchiostro è l’elemento spirituale, l’intelletto, definito anche con il termine ebraico tzele (forma), e il sangue è l’elemento immaginativo, dmut, cioè “immagine”. Sangue e inchiostro, quando combattono all’interno dell’anima, sono proiettati al di fuori, e così appaiono nella visione profetica..
    I segni della battaglia interna tra i due diversi impulsi del cuore sono visibili sulla fronte dell’uomo sui cui lati sono stampate lettere di sangue e di inchiostro. E in mezzo a loro vi è un’altra lettera, il cui significato è nascosto, comprensibile soltanto dal cuore. Questo segno significa l’Intelletto Agente, pozione di vita per chi è in grado di riceverne il flusso e pozione di morte per chi non ne è capace. La completa adesione all’Intelletto Agente è fonte di vita eterna ed ispira ad agire, parlare, comporre. Il vero profeta, aderendo all’intelletto Agente, forma immaginaria, riesce a trasformare il sangue, l’elemento immaginativo, in inchiostro, la componente intellettuale. Il passaggio da sangue ad inchiostro, dalla morte alla vita, grazie alla comprensione, trasforma la forma immaginativa da morta a viva e”…quando l’immaginazione è sottomessa all’intelletto, allora compare, sia dentro sia fuori, la forma, davanti alla quale bisogna inchinarsi” (da M.Idel- I sette sentieri della Torah di Abulafia, cit, p.132)

    Come negare che venga spontaneo un riferimento alla Santa Sindone: è forse possibile in queste parole trovare la spiegazione ma anche la motivazione plausibile per i committenti alla realizzazione di una copia della Sindone attribuibile a Leonardo?

    Como, 14. 6. 2010 Prof. Ernesto Solari

  10. Emilio Cargnelutti scrive:

    AGGIORNAMENTO INTERVENTO RODOLFO ALIAS E.C. DD. 9/12 OTTOBRE 2009
    IL NUOVO GRAAL

    Il dipinto è rimasto segreto per più di cinque secoli. È lo studio più antico ed approfondito sul volto della Sindone.

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    INTRODUZIONE

    UN INDIZIO “Un dipinto”,
    UN PERCORSO “la sua storia”.

    Un misterioso dipinto potrebbe essere il nuovo Graal? Questo dipinto apparso subito dopo l’ultimo conflitto
    mondiale non fu mai reso pubblico.
    È rimasto segreto per più di cinque secoli, sul quale fu dipinto lo studio del volto della Sindone, una tempera all’uovo molto particolare, perché non presenta sottofondo, l’immagine dipinta poggia tra filo e filo la cui trama rimane libera, osservando la tela di seta in contro luce si possono vedere tutti gli spazi tra filo e filo, come se fosse dipinta su un telaio a maglie larghe, alla strtegua di un vero e propio stencil che normalmente viene usato in serigrafia. In controluce dal retro possiamo distinguere perfettamente l’immagine dipinta anteriormente, quasi fosse in trasparenza.
    Qualcuno, durante e verso la fine dell’ultimo conflitto mondiale era sulle sue tracce, questa mirabile tempera all’uovo, fu riportata alla luce proprio durante gli ultimi mesi dell’ultimo conflitto, durante un rocambolesco recupero effettuato da alcuni fiduciari per conto del Terzo Reich.

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    Questo recupero venne eseguito presso un facoltoso custode, ma non fu mai portato completamente a termine, infatti prima di essere recapitato all’Ordine delle Tenebre in Germania, il dipinto venne intercettato da un nuovo ignaro Custode, che lo ospiterà nella sua dimora fino al 1972.
    Trattandosi di una reliquia per pochi iniziati e a disposizione di qualche gruppo molto esclusivo.
    É apparso subito difficile tracciare il suo percorso con una certa credibilità .
    Solo cercando dentro la reliquia, e lasciandoci guidare dall’intuito, siamo riusciti alla fine a collocarla in un contesto storico vicino a noi, e da questa posizione favorevole scavare nel passato protendendo lo sguardo verso il futuro.
    In questo modo anche se avvolti dalle tenebre del mito, siamo riusciti a tracciare una storia verosimile anche sotto il profilo cronologico. La reliquia o nuovo Graal, è stato creato per nascondere, o, contenere delle nuove conoscenze, per le quali qualcuno era ed è disposto anche ad uccidere pur di averle.
    Per questo motivo il suo tormentato viaggio nel mondo occulto si è sempre più assottigliato bruciando quasi tutti i punti di riferimento logico, entrando prepotentemente nell’oblio dell’immaginario e della legenda. A tal proposito, siamo certi che esistono delle imitazioni, ma che nulla hanno a che fare con l’originale per la qualità dell’immagine, per la sua collocazione storica e soprattutto per i contenuti visibili e invisibili.
    A questo punto, è quasi inverosimile pensare che questa particolare reliquia galleggiando sulle acque di un fiume senza nome, potesse essere pescata proprio da un iniziato ai misteri dell’esoterismo quasi per gioco.

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    Anche se l’involontario pescatore, non era stato programmato per questo scopo. Solo dopo molti anni, fu scosso dalla Divina Provvidenza che gli fece riconoscere il grande mistero racchiuso nella mirabile reliquia.
    Durante l’alto rinascimento italico la reliquia fu eseguita da uno dei massimi esponenti dell’esoterismo di quel tempo, era stato scelto per occultare ciò che a tutti i costi bisognava nascondere, per tramandare senza pericoli alle future generazioni un messaggio “della massima importanza” già custodito e tramandato dai sacerdoti dell’antico Egitto.
    Il dipinto ha una data di origine, ha un esecutore materiale, e quello che nasconde proviene dai sotterranei del Tempio di Salomone, papiri che furono precedentemente trafugati da Mosè dalle stanze segrete dei sacerdoti egizi, che avevano a loro volta ricevuto in custodia da una civiltà della quale si erano perdute le sue tracce, forse da alcuni superstiti della mitica Atlantide.
    Chi portò questi documenti da Gerusalemme in Europa? Chi li recuperò?
    Sono stati i “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis”, tutto ebbe inizio con i Poveri Compagni di Cristo e del Tempio di Salomone, come più avanti apparirà nella nostra ricerca…..

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    Questa misteriosa e sublime tempera all’uovo del XIV secolo, associata allo studio sull’occhio e sul volto di Leonardo, custodito presso la Biblioteca Reale di Torino, non potevano non confrontarsi con i misteri irrisolti che riguardano la Sindone di Torino, perché il volto impresso sulla mirabile tela di seta non è altro che lo studio più approfondito e autentico sul misterioso volto della Sindone.
    La mirabile tempera all’uovo, oltre che svelare delle varità che si possono osservare in superficie, ha anche criptati al suo interno dei misteri che attingono a dei documenti appartenuti a delle civiltà mai svelate. Oggi siamo in grado di affermare che tali documenti sottoforma di simboli e di immagini, sono stati impressi sotto la mirabile tempera all’uovo, con la stessa tecnica che fu usata per imprimere il volto e alcune parti del corpo sul telo sindonico, non sono delle pitture ma sono in realtà delle immagini stereoscopiche al negativo. Non vogliamo apparire come gli unici depositari di una verità sconosciuta, ma riteniamo che riunendo in un unico complesso mosaico, tutte le mezze verità che per millenni hanno cercato di dare delle risposte sul mistero della sindone, alla fine riusciremo a svelare delle verità che non possono più rimanere nascoste; il mistero dei volti e dei corpi impressi sul telo funebre.

    PRIMA PARTE

    LA SINDONE DI TORINO, UN SEGRETO PER POCHI
    È DIVENTATA UNA BEFFA PER MOLTI?

    Di chi è il sangue e il volto sulla sindone?
    ….. Venne un uomo ricco da Arimatea di nome Giuseppe, che anche egli si era fatto discepolo di Gesù. Questi, andato da Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che fosse dato. E, preso il corpo, Giuseppe lo avvolse in sindone (lenzuolo).- Dunque all’inizio una sindone c’era. Ne parlano anche Marco (15,46) e Luca (23,53). Non è dimostrabile che sia quella di Torino, anche se ci sono buone probabilità a suo favore.
    Come si era formata quella immagine originaria, che tanto fa discutere gli scienziati di tutto il mondo?
    Anche se dovessimo seguire scrupolosamente, passo dopo passo la deposizione dalla croce e la sucessiva tumulazione nel sepolcro del corpo di Cristo dopo la sua morte, non arriveremo mai alla conclusione certa e definitiva, ma molto vicini alla verità. Per capire qualche cosa, bisogna sempre partire dalle condizioni del corpo di Gesù. Subito dopo la morte i muscoli del corpo sono flaccidi, ma dopo un periodo di circa 1-3 ore iniziano a contrarsi e ad irrigidirsi, rimanendo in quello stato.

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    Quando il corpo si irrigidisce, rimane in quella posizione fino a che il rigor non termina o sia rotto fisicamente (forzando il rilassamento o la contrazione). Poiché il processo chimico del rigor è irreversibile, quando il processo di irrigidimento è terminato, non ricomparirà più nella zona in cui è stato rotto. Tuttavia, se il rigor è rotto prima dello sviluppo completo, il processo continuerà fino al completamento, con una rigidezza parziale nella zona in cui è stato interrotto. Il rigor inoltre è influenzato dalla temperatura corporea e dall’attività dei deceduti prima della morte. Più sono alte le temperature corporee al momento della morte, più alto è il valore dell’acido lattico che induce il rigor a svilupparsi più rapidamente. Per esempio, il cadavere di una persona che muore avendo una febbre alta da infezione, può sviluppare rigidezza più rapidamente rispetto ad una persona con una temperatura corporea normale.
    Il Livor mortis (riguardo il sangue), inizia 20 minuti a 3 ore dopo la morte e si congela nei capillari in 4 o 5 ore. Tutto ciò è accaduto nel Corpo di Gesù, Crocifisso sul Golgota, se poi consideriamo, il lavaggio e l’aver cosparso il corpo e il telo funebre, con gran quantità di “aloe e mirra”, quel corpo non poteva rilasciare alcuna significativa impronta ematica sul telo.

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    Da credenti cristiani possiamo immaginare che l’impronta sindonica si stata impressa per radiazione, in questo caso il risultato sarebbe un’altra cosa, sicuramente non il risultato di un’impronta ematica. Quindi è lecito “con i dovuti rispetti”, farci una domanda: “Quante sono le verità mai svelate, celate nel mistero della Sindone di Torino?”.
    Il nostro è solo un percorso alla ricerca della verità, e non vuole minimamente mettere in discusssione la fede e ciò che rappresenta per i credenti cristiani di tutto il mondo.
    Agli inizi, questo telo funebre è stato conservato dalla comunità cristiana, come reliquia della Passione di Gesù; a causa delle persecuzioni veniva tenuto nascosto.
    In seguito, il telo come era stato ripiegato, per poterlo nascondere con più facilità, venne portato nella città di Edessa e chiamato mandylion.
    Dopo che Edessa venne occupata dai musulmani, i bizantini trasferirono il mandylion a Costantinopoli.
    Nel 1204 Costantinopoli venne saccheggiata dai crociati, e del mandylion, ovvero della Sindone, si persero le sue tracce.
    Infatti, la storia “certa” della Sindone di Torino, inizia intorno alla metà del Trecento, quando riappare inspiegabilmente 150 anni dopo a Lirey in Francia.

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    A questo punto, oltre che domandarci se la Sindone è il lenzuolo funebre che avvolse il corpo di Gesù?, dobbiamo anche interpretare i fatti di un epoca, il periodo medievale, che certamente non chiarì ma avvolse nel mistero più profondo la storia più recente del sacro telo funebre. Cosa è accaduto realmente al telo funebre di Torino, immediatamente prima al 1353, e durante il periodo in cui tutti i passaggi sono rigorosamente documentati (Lirey,Chambéry e Torino)?.
    Da Costantinopoli alla Francia?
    Sono state avanzate diverse ipotesi per ricostruire in quale modo la Sindone, se davvero si trovava nel 1204 a Costantinopoli, poi sia pervenuta in Francia per riapparire nel 1353 in mano a Goffredo di Charny.
    Tra le tante ipotesi fatte, la più credibile è anche la più semplice, quella che sarebbero stati i Templari a prendere la Sindone e a custodirla segretamente fino allo scioglimento dell’ordine: nel 1314, quando l’ultimo Gran maestro Jacques de Molay vene messo al rogo, insieme a lui fu bruciato anche un alto dignitario dell’Ordine a nome Goffredo di Charny, omonimo e probabile parente di colui che quarant’anni dopo espose pubblicamente la Sindone.

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    Sicuramente prima di Lirey, qualche cosa è esistito, un lenzuolo funebre che recava l’impronta di un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso. Un telo funebre con l’impronta di un volto, e di un corpo usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentica.
    Perché di quel telo funebre così antico, si mostrava solo il volto? In realtà l’immagine più antica impressa sulla Sindone di Torino, quella che doveva mostrare il volto di Gesù per intenderci, soprattutto il corpo era talmente sfumata che le ferite sui polsi non si potevano neanche notare. Per questo motivo, si può supporre che il mandylion fosse in realtà la Sindone ripiegata e conservata in un reliquiario: il telo così piegato (tetradiplon) nascondeva l’impronta sbiadita del corpo, facendo emergere soltanto il Volto. Da più parti, sempre con più insistenza si parla di scritte invisibili sul telo sindonico. Alcuni ricercatori usando delle sofisticate tecniche fotografiche sono riusciti a far emergere delle scritte esclusivamente nell’area adiacente al volto, quasi ad incorniciarlo,

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    la spiegazione più titolata parla, di scritte lasciate per contatto, impronte lasciate da qualche oggetto, è lecito supporre che a imprimerle sia stato il contatto prolungato con delle cornici di contenimento “o reliquiario”. Sui margini all’interno di queste “cornici reliquiario”, lungo i bordi, vi erano poste delle scritte, nessuna di queste cornici è arrivata fino a noi per poter validare questa ipotesi. Comunque se osserviamo attentamente le fasce verticali e orizzontali sbiadite dalla luce sul telo scoperto, possiamo affermare che le “cornici reliquiario” sono state almeno due, una con l’apertura più larga che mostrava tutto il volto, anche le scritte sono più grandi e combaciano con tale apertura, l’altra più stretta che mostrava solo una piccola porzione del volto, anche le scritte sono di formato più piccolo e combaciano perfettamente con l’apertura più piccola.
    In realtà la Sindone di Torino non mostra solo il volto e il corpo di Gesù, cela ben altri segreti mai svelati, e tenuti gelosamente nascosti. Le novità che sono prepotentemente entrate in scena dopo la sua scomparsa tra il “1204 e il 1353”, sono:- “Lo stesso Jacques de Molay che reciterà la parte del nuovo crocifisso, e parecchi anni più tardi tra il “ 1496 e il 1499”, Leonardo da Vinci, che cercherà di sistemare il volto e parti dell’intera immagine del telo funebre”.

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    Mentre nel 2002, fu fatto un restauro conservativo che modificherà definitivamente l’immagine più antica della Sindone.
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    Perché proprio il corpo del de Molay?
    Secondo una tesi certamente originale di alcuni ricercatori, il Gran Maestro sarebbe stato sottoposto ad una forma di tortura mirante a riprodurre sul suo corpo i segni della Passione di Cristo.
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    “Quella notte drammatica del 13 ottobre 1307, furono arrestati ben quindicimila Templari, tra cui Jacques de Molay, il Gran Maestro dell’Ordine. A catturarlo ha provveduto Guillaume Imbert in persona, il grande inquisitore di Francia. L’arresto è avvenuto nel tempio di Parigi, che agli occhi di un uomo di Chiesa deve apparire come il covo dell’Anticristo: decorazioni pagane, squadre, compassi, e in una scatola di legno, un sudario, un cranio umano e due femori. Nella mente di Imbert cova una delle più sconcertanti vendette che un uomo della S.I. possa architettare.
    La notte è scesa, e de Molay attende nei sotterranei del tempio parigino, abbigliato come gli imputati di eresia: un camice grezzo, un capestro intorno al collo. Il Gran Maestro ha di fronte un uomo temibile, l’Imbert appunto, ma si rifiuta ugualmente di confessare i suoi delitti.

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    La vendetta sta per cominciare.
    È scandita da frammenti della Passione di Cristo, e ad essa s’ispira.
    De Molay è incatenato alla parete, la schiena nuda e le braccia alzate, il viso verso il muro. Due uomini iniziano a fustigarlo con fruste dotate di doppie sfere di metallo. Il più inferocito dei fustigatori è quello di destra, che colpisce il Templare sul dorso e sulle gambe.
    Terminata la flagellazione, a de Molay viene schiacciata sul capo una corona di spine, che fa sanguinare la fronte e il cuoio capelluto. Dopodiché una croce rudimentale è pronta per accogliere il Gran Maestro dei nemici del Cristianesimo. Questa è la vendetta che la mente acuta e crudele dell’Imbert ha concepito: fare provare a quell’Anticristo le pene subite da Gesù Cristo.
    Dei chiodi a fusto quadrangolare vengono inseriti all’altezza dei polsi, e così facendo il pollice si schiaccia nel palmo della mano, a causa della slogatura dell’articolazione. Dopo i piedi vengono fissati al legno, sovrapposti in modo da usare un chiodo solo. Il prigioniero è cosciente, e qui inizia la vera sofferenza. Il peso del corpo, tendente verso il basso, costringe de Molay ad incurvarsi, mettendolo così di fronte ad un duplice, atroce dolore: quello delle braccia e delle gambe, trafitti dai chiodi, costretti a sopportare il peso di tutto il corpo, e il tragico terrore di non riuscire a respirare.

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    Il risultato di questa situazione drammatica è l’incremento del tasso metabolico, e una marcata carenza di ossigeno.
    Al de Molay, stremato, viene dato da bere dell’aceto, per rispettare il canovaccio biblico della vicenda. Sebbene il Templare sia ormai allo stremo, e sia pronto a confessare ogni sorta di delitti, l’Imbert non è soddisfatto. La rappresentazione della Passione non è ancora conclusa: l’inquisitore conficca un pugnale nel torace del crocifisso (senza ledere alcun organo vitale). È l’ultimo atto: de Molay confessa le sue colpe, cade in uno stato di “acidosi metabolica”, una contrazione dei muscoli dovuta alla sovrabbondanza di acido lattico nel sangue, ed infine è levato dalla croce.
    Prima che il corpo quasi esanime del Gran Maestro sia portato via, l’Imbert ordina che venga avvolto nello stesso telo requisito alla vittima, che da oggetto di scherno verso Cristo diventi il sudario della sua personale “passione”. Il corpo del de Molay, ancora caldo e vivo, viene portato in una cella sotterranea, fredda ed umida, dove gli umori delle ferite, ovvero sudore mescolato a sangue acidotico, avevano impregnato il tessuto, “dipingendo” l’immagine del Templare sul lenzuolo.”
    Sarebbe questa la seconda immagine impressa sulla Sacra Sindone?

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    Un’immagine incredibilmente nitida, di un uomo di un metro e ottanta, dal lungo naso, i capelli lunghi, una folta barba, è dunque quella di Jacques de Molay? O come si sostiene da secoli, è quella di Gesù Cristo? Allo stato attuale, non ci sono dubbi, l’immagine del de Molay ha coperto definitivamente l’originale immagine di Gesù Cristo.
    La ricostruzione dell’incredibile vicenda occorsa a Jacques de Molay è stata presa dal libro di Christopher Knight e Robert Lomas “La Chiave di Hiram”, edito da Mondadori qualche anno fa, e che ebbe un clamoroso successo.
    ___________
    A tal proposito, è emersa una verità rimasta sepolta per secoli negli archivi vaticani, che “L’idolo barbuto, la divinità “pagana” che i Cavalieri del Tempio avevano adorato e nascosto, altro non era che “il telo di lino”. Quello che noi, oggi, chiamiamo Sindone”.
    I Templari o chi per loro nel 1308 (per vendetta o per qualche cosa d’altro), nascosero la Sindone, non in un baule, in soffitta o in una fossa segreta, ma celarono definitivamente la sua immagine originaria “sotto una nuova immagine, quella del de Molay, che recava i segni della passione di Gesù”.

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    Proprio da questo incredibile racconto “La chiave di Hiram”, possiamo comprendere la chiave di volta di tutto il mistero sulla Sindone di Torino, è racchiusa in quel telo “che da oggetto di scherno verso Cristo (a detta della S. I.), diventa il sudario dell’ultimo Gran Maestro del Tempio”.
    Quel telo in realtà non era altro che il Mandylion di Edessa. Infatti all’uso templare, Jacques de Molay, come se fosse già segnato dalla morte, fu disteso con molta cura sullo stesso lenzuolo che fu considerato dal de Molay e da alcuni Templari come una reliquia di grande potere”, ma inaspettatamente “forse per il potere miracoloso del lenzuolo?”, riuscì a riprendersi. “A questo punto potremmo fare un inciso, che il de Molay, ma anche Gesù, ebbero nella atrocità della passione, “un occhio di riguardo”, Gesù, la sua deposizione dalla croce prima dell’ora “lo stesso Pilato ne rimase sorpreso quando gli fu detto che il nazzareno era già morto”, facendolo deporre dalla croce senza la usuale rottura delle ginocchia, lo stesso trattamento che ebbe il de Molay in prigine, dove riuscì a riprendersi (?).
    La Sindone torinese riproporrebbe, perciò in superficie, anche la figura e i tratti somatici di Jacques de Molay, compresi quelli presunti di Gesù Cristo che si troverebbero ben sotto il suo corpo, considerando la stazza fisica del de Molay di qualche centimetro più alta e più larga.

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    Il medico radiologo Giuseppe Caselli nel lavoro “Caratteri di anormalità delle impronte sindoniche” aveva notato che i muscoli dei glutei, delle cosce e dei polpacci non sono appiattiti come dovrebbero essere in un cadavere, ma sembrano di marmo perché conservano la loro rotondità”.
    Già da diversi anni l’autore di questo lavoro aveva scritto che la foto dorsale a luce trasmessa di Barrie Schwortz mostra l’impronta sanguigna di tutta la superficie dorsale del cadavere.
    I glutei, le cosce, i polpacci sono appiattiti dalla forza di gravità su un piano orizzontale. Il confronto delle foto a luce trasmessa con quelle a luce diretta dimostrerebbe che il corpo appiattito sul piano sepolcrale in un determinato momento ha riacquistato il tono muscolare e la rotondità delle parti anatomiche come avviene ad un vivente.
    E’ sconcertante come il radiologo Caselli senza sapere nulla della sovrapposizione di due corpi, fa riferimento ad un corpo ancora vivo e tenace come quello di Jcques de Molay.
    L’ipotesi è suggestiva, ma alcuni Templari d’altronde, sono da sempre considerati come i depositari di conoscenze al limite dell’atteggiamento eretico.
    La lacunosità delle fonti relative alla Sindone tra 1204 e 1353 lascia spazio ad ogni sorta di interpretazione, alcune più verosimili, altre del tutto fantasiose.

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    Come anticipato, tutte le tracce riguardanti il tragitto della Sindone tra il 1204 e il 1353 conducono all’approdo di Lirey, centro abitato della regione della Champagne a circa venti chilometri da Troyes, la città nella quale si ratificò la fondazione dell’Ordine dei Templari.
    La storia trasuda di coincidenze, tutto sta nell’interpretarle correttamente.
    Vi è un fatto da non trascurare che collega il de Molay alla Sindone di Torino, il de Molay fu portato al rogo circa sette anni dopo il suo arresto nel 1314, assieme al suo amico d’arme Geoffroy de Charny, guarda caso presunto zio dell’omonimo Goffredo di Charny (nipote), proprietario documentato della Sindone di Torino dal 1353. Non ci è dato di sapere se quella Sindone fosse la stessa Sindone di Costantinopoli proveniente da Edessa, o qualche cosa d’altro. Sta di fatto, che dopo trentasei anni dalla morte dello zio, il nipote omonimo, dichiara apertamente di essere in possesso della Sacra Sindone, morirà senza mai spiegare come sia venuto in suo possesso. Della Sindone si erano perse le tracce da circa 150 anni. Se fosse stata la vera Sindone di Costantinopoli, era tutto interesse del nipote rendere chiara la sua provenienza, ma questo non lo fece. Non se la sentiva di dire che era la reliquia tanto venerata dai Templari, e che per il volere di alcuni era diventata qualche cosa d’altro.

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    In realtà lo stesso telo funebre che recava l’immagine di un uomo crocifisso e adorato dai templari come se fosse il Cristo, aveva avvolto anche il corpo del Gran Maestro de Molay. Sostenere delle mezze bugie per il nipote di Geoffroy de Charny, era più difficile che tacere. Ma questo “nipote”, non si era mai dimenticato dello zio (del quale portava il nome).
    Infatti nello svelare l’esistenza e la proprietà di questo telo funebre, faceva coniare una targhetta commemorativa, in piombo e stagno a sbalzo, di (cm. 4,5Å~6,2) che riproduceva per la prima volta esattamente la Sindone di Torino, con gli stemmi nobiliari di Geoffroy de Charny e dei Vergy il casato di sua moglie. In mezzo ai quali è rappresentato un sepolcro vuoto, mentre il sepolcro vuoto per effetto di un finissimo intervento a sbalzo, idealizza una croce templare, doveva essere il sepolcro per contenere il corpo di un Templare, quello del de Molay ultimo Gran Maestro, bruciato sul rogo con lo zio di Goffredo, e non il corpo di Gesù Cristo. Non a caso questa targhetta-ricordo fu trovata nella Senna nel 1855 presso il Ponte di Change, proprio difronte al ponte di Neuf, il luogo dove Molay e lo Zio furono immolati sul rogo. Probabilmente gettata nella Senna durante una cerimonia segreta per commemorare tutti i Templari giustiziati dalla Santa Inquisizione.

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    Di questo medaglione considerato importantissimo anche per altri motivi, esiste solo questo esemplare, sicuramente non furono stampati molti pezzi, solo qualche esemplare ad uso e consumo di una stretta cerchia di Cavalieri del Tempio. Oggi l’unico medaglione si trova a Parigi, nel Museo Nazionale del Medioevo-Thermes de Cluny.
    Perché proprio Leonardo da Vinci?
    Leonardo (1452-1519), come il padre era profondamente anticattolico, non tollerava il clero ed era attratto da una religione personale più vicina alla natura che alla storia di Gesù o dei Santi.
    Il geniale toscano, arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni, “mai una riga di ufficiale, che rivelasse dei contatti con i custodi della Sindone i Savoia”, mentre le cronache ci riferiscono di come si occupasse nei diversi campi delle scienze e delle arti, con prevalenza nell’arte pittorica, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali l’ultima cena che fu realizzata intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. In realtà Leonardo era ben presente nei pensieri del Papa Leone X, e dei Savoia.

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    Infatti Leonardo lavorando su commissione per le più prestigiose e titolate famiglie dell’epoca, compresi i Medici, ebbe sicuramente contatti con Giuliano de Medici sposo di Filiberta di Savoia, nonché fratello di papa Leone X, con ciò si può ben immaginare quanto Leonardo sia stato alla portata del Papa e dei Savoia, i due poteri che più direttamente potevano beneficiare di un nuovo e più autentico status della “nuova” Sindone. Risulta che nel 1490, a 38 anni, Leonardo visitò la Savoia e si pensa che in quella visita ebbe modo di prendere contatto diretto per la prima volta con la Sindone, e che gli fosse stata prospettata una rivisitazione dell’immagine e non una nuova sindone come alcuni continuano a sostenere. Per certo Leonardo intervenne sul telo funebre tra il 1496 e il 1499, dopo aver appreso nuove ed esileranti tecniche pittoriche, come i segreti della geometria sacra, la scrittura con la seta e la tecnica per imprimere sulla tela miscroscopiche immagini anaglifiche al negativo. Il telo su cui intervenne Leonardo, è sempre quello del 1353 di Lirey, per intenderci quello che per onorare un voto espresso dal marito Geoffreoy conte di Charny, la vedova, una Vergy, tenendo fede all’impegno espresso dal marito; Nel 1356 la Sindone viene data in custodia ai canonici di Lirey, di lì a qualche anno la Sindone diviene celebre.

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    Tra il 1356 e il 1452 vi fu un periodo di liti e contese tra i canonici di Lerey e il vescovo di Troyes che considerava il telo un volgare dipinto, le diatribe insistenti obbligarono i legittimi proprietari a richiedere non senza difficoltà la sua restituzione, quest’ultimi sostenuti sin dal 1364 anche dai Savoia, nel 1452 rientrano definitivamente in possesso del sacro telo. Nel 1453 l’ultimo erede del casato Margherita di Charny, vedova e in condizioni disagiate, dona la Sindone ad Anna di Lusignano, moglie del duca di Savoia Ludovico. Da questo momento, il lenzuolo risiede nel capoluogo savoiardo, Chambery. Nella notte fra il 3 e il 4 dicembre del 1532, scoppia un terribile incendio. La Sindone è salvata a stento con gran pericolo e sofferenza, riposta in un cofano, ne è tolta due anni dopo, alla presenza di notai e di coloro che ben la conoscevano.
    Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, mentre Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze, in questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia, alla quale non poté negare quel sorriso quasi complice per quello che aveva appena fatto.

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    Leonardo come avrebbe potuto architettare questa gigantesca beffa della storia? In realtà Lui fu lo strumento, lavorò su commissione in gran segreto. Probabilmente il volto della Sindone aveva bisogno di urgenti lavori di restauro, sin dalla sua apparizione nel lontano 1353, nel tempo, sempre più spesso, durante le ostensioni il telo veniva considerato come una grande bugia. Durante la sua permanenza al soldo di Ludovico il Moro, Leonardo, ebbe continui contatti con esponenti del Priorato di Syon, con artisti più o meno noti iniziati alle scienze esoteriche, e con alcuni affiliati di una potente loggia massonica. Proprio in questo periodo, mentre ostentava le sue doti di grande ingegno nel campo militare, ebbe occasione di consultare dei documenti misteriosi, provenienti dall’antica Cina, dove erano rappresentate macchine favolose per risolvere problemi inerenti alle acque e in particolare alcune macchine da usare nel campo militare, e tecnologie futuribili in gran parte sconosciute al mondo occidentale, ma non solo, apprese anche tecniche per creare immagini su tela senza l’uso dei pennelli “la scrittura con la seta”, e la tecnica mai svelata per criptare in alcuni dipinti usando delle immagini anaglifiche al negativo.

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    Di Leonardo si sa che studiò geometria con il matematico Luca Pacioli, “il francescano che durante il suo lungo girovagare, attraverso le città di Perugia, Zara, Firenze, ancora Perugia, Roma, Sansepolcro, Napoli, Assisi, Urbino, Venezia – dove pubblicò la Summa (1494) – approdò a Milano. Nella città sforzesca Pacioli trascorse tre anni (1496-1499) di grande fervore intellettuale. Il frate, infatti, portò al termine il Compendium de divina proportione (1498) dedicato a Ludovico il Moro e si servì della collaborazione di Leonardo da Vinci per la realizzazione dei disegni in prospettiva dei poliedri regolari e delle tavole annesse all’opera. Leonardo, da parte sua, imparò l’algebra e la geometria dalla Summa di maestro Luca, e in seguito ai suoi incontri col frate cominciò ad occuparsi con maggiore interesse ed assiduità di questioni matematiche. Dopo la cacciata del Moro, Pacioli si trasferì a Firenze per qualche anno ed insegnò matematica nello studio pisano”.

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    Grazie a Uno schizzo del Fiore della Vita di Leonardo, “questo simbolo della geometria sacra presente in India, in Cina, in Europa, in Asia Minore. Ma il più antico, finora scoperto, proviene dall’area di Abidos, in Egitto 1300 a.C.”, si viene a scoprire che Leonardo aveva cognizioni della geometria sacra che non facevano parte, se non in modo frammentario, delle conoscenze dei trattati di pittura sulle proporzioni e della geometria classica.
    Anche se mai dichiarato apertamente, la Sindone di Torino fu da sempre in un certo senso, un protettorato dei Cavalieri del Tempio, non dimentichiamo chi la possedeva, quando riapparve nel 1353 a Lirey in Francia. Quali le sue segrete origini, e chi era in realtà impresso sul telo funebre, “l’ultimo Gran Maestro del Tempio”.
    Quale migliore occasione, per architettare in gran segreto una simile beffa, nel dare il nome al secondo uomo misterioso della Sindone, e inserendo nel contempo la propria immagine, quasi una firma autografa.
    Non è un dipinto né una stampa, è assente qualsiasi pigmento che non sia quello sanguigno. Si può dipingere con il sangue diluito in un ampolla con acqua e sale senza usare i pennelli, solo per contatto facendo una piccola pressione circoscritta attraverso una matrice? (Certo sì!)

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    La tecnica usata, permetteva anche di produrre immagini al negativo.
    “Il volto nuovo di Gesù Cristo della Sindone di Torino, è in pratica la somma di due mezzi volti, metà volto del de Molay e metà volto di Leonardo.
    Ce lo spiega Leonardo stesso come lo ha fatto:-
    La scrittura con la seta, per questo sistema impressivo veniva utilizzata una matrice di seta, una tecnica usata in oriente da più di duemila anni.
    Il sistema è un procedimento di stampa per contatto, che consiste nel far passare il sangue diluito, attraverso le maglie del tessuto di una matrice facendo una pressione con uno strumento a forma di spatola. Leonardo stravolse questo attrezzo, lo avvolse completamente con delle bende o garze cercando di mantenere la sua rigidità, ma nello stesso tempo renderlo morbido e assorbente, lo intingeva nel sangue molto diluito in acqua e sale e con una leggera pressione faceva passare il sangue diluito attraverso le maglie libere e strette del tessuto di seta usato come matrice, depositando le gocce sul supporto da imprimere “il telo funebre”, che fu già di Gesù Cristo e del de Molay.

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    La matrice usata era costituita normalmente da un telaio, sul quale veniva teso ed incollato il tessuto di seta finissima facendo sì che le maglie, in tensione, risultassero ben aperte secondo la necessità, per facilitare il passaggio della miscela di sangue. Con un procedimento manuale si chiudevano le maglie nelle zone che non si volevano stampare e si lasciavano aperte le maglie nelle zone da stampare, in questo caso la soluzione sanguigna che impregnava lo strano pennello, veniva quasi guidata dalle sapienti mani dell’ artista. Non era necessario fare una pressione forte perché la soluzione acquosa del sangue potesse oltrepassare gli spazi liberi della matrice, in modo che si depositasse per contatto sul supporto da imprimere. In questa maniera, il lenzuolo funebre assorbiva quasi naturalmente la quantità di pigmento sanguigno voluta dall’artista, prendendo le forme e le volumetrie volute da Leonardo. Seguiva ad ogni passaggio del liquido sanguigno, il riscaldamento con un gran numero di candele per asciugare la stesura, e qualche volta per contatto con un attrezzo metallico riscaldato.
    Per riprodurre esattamente la Sindone di Torino non basta un p’ò di polvere e qualche agente chimico, bisogna aver prima conosciuto tutte le verità nascoste che il Sacro Telo cela tra le Sue pieghe.

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    Per lasciare una traccia di ciò, Leonardo, trascrisse questo messaggio su un misterioso telaio in seta, rimasto segreto per più di cinque secoli, sul quale dipinse il volto della Sindone, una tempera all’uovo molto particolare, perché non presenta sottofondo, l’immagine dipinta poggia tra filo e filo la cui trama rimane libera, osservando la tela di seta in contro luce si possono vedere tutti gli spazi tra filo e filo, come se fosse dipinta su un telaio a maglie larghe, in controluce dal retro possiamo distinguere perfettamente l’immagine dipinta anteriormente.
    Questa mirabile tempera all’uovo, fu riportata alla luce verso la fine del XX secolo durante un rocambolesco recupero effettuato da alcuni fiduciari per conto del Terzo Reich durante lultimo conflitto mondiale. Questo recupero venne eseguito presso un facoltoso custode, ma non fu mai portato completamente a termine, infatti prima di essere recapitato all’Ordine delle Tenebre, il dipinto venne intercettato da un nuovo ignaro Custode, che lo ospitò nella sua dimora fino al 1972.
    Leonardo, sicuramente anche per le sue capacità tecniche, si è trovato “suo malgrado”, coinvolto in questo artificio solo per caso, e che a causa della sua vena ironica, trasformò un segreto per pochi, in una beffa per molti.

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    Gli ultimi tre anni della sua vita Leonardo li trascorse ad Amboise in Francia. Si potrebbe proprio ipotizzare che spirò il 02 maggio 1519 fra le braccia di Luisa di Savoia, la madre del Re di Francia.
    Una situazione di fatto che dovrebbe far riflettere, “i proprietari della Sindone i Savoia, non avrebbero avuto alcuna difficoltà a far sparire uno dei tanti taccuini dove Leonardo prendeva appunti per i sui lavori, nel caso specifico, quelli relativi ai suoi interventi sulla Sindone”. Evidentemente appunti compromettenti, tutte le prove dovevano essere messe al sicuro. Ma i 007 dell’epoca, non si accorsero che un disegno collegato di Leonardo, “Lo studio sul volto e sull’occhio”, si era perso nella Biblioteca Reale di Torino, e che il fantomatico telaio con il quale Leonardo operò sul volto della Sindone, fu nascosto in gran segreto diventando il supporto per un anonimo dipinto, una mirabile tempera all’uovo su seta, “il vero volto della Sindone”, ospitata segretamente, di volta in volta presso facoltosi custodi iniziati alle pratiche esoteriche, protetti da una delle più potenti sette massoniche d’Europa, fuori dalla portata di quanti volevano invece la sua messa in sicurezza per non nuocere.

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    Dunque da questa ricerca, risulterebbe che sulla Sindone vi siano state impresse più immagini, un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, questa tesi dovrebbe venir confermata da una ulteriore prova con il C14, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso, usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentico; 1278 anni dopo, verso il 1308, sullo stesso telo funebre, fu disteso e avvolto con molta precisione un secondo corpo ancora vivo e febbricitante, che recava anch’esso i segni della passione di Gesù, vi rimase avvolto immobile per molte ore, quasi un giorno intero, si che l’impronta formatasi a contatto diretto, si asciugò quasi completamente; 187 anni dopo, verso il 1495/1499 qualcuno intervenne su commissione, con una mirabile tecnica, per definire il volto e alcune parti sul telo. Quindi sulla Sindone vi sono tre periodi ben distinti, e tre differenti impressioni sul telo, questo è il motivo per il quale la Sindone di Torino non può essere mai riprodotta esattamente come è attualmente, e non dobbiamo dimenticare anche le vicissitudini cruente subite dal telo funebre a causa degli incendi nelle varie epoche.

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    A questo punto, anche se la Sindone cerca di cambiare d’abito come nell’ultimo restauro conservativo del 2002, non riuscirà mai a scrollarsi di dosso tutte le sue confuse e misteriose problematiche, rimanendo comunque agli occhi del mondo un pozzo pieno di verità mai svelate, dove potrebbe proprio in virtù di quest’ultimo restauro conservativo sovvertire il precedente risultato del C14, facendo datare il telo di lino al 30/33 dopo Cristo, affermando con maggiore certezza, che ci troveremmo al cospetto del telo funebre che avvolse il corpo di Gesù. Comunque questo nuovo restyling della vecchia Sindone, non basterebbe a far cancellare la sconsiderata ritorsione eseguita dai Templari nel lontano 1308, che nascosero definitivamente agli occhi del mondo l’originale immagine impressa su tale telo funebre, collocandovi sopra il corpo di un altro uomo crocifisso, quello di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro del Tempio, una ritorsione a dir poco scontata a causa della feroce repressione subita dai Templari per mano della S.I.. Di queste verità quanto rimarrebbe dopo tante manipolazioni? Per i credenti Cristiani può rimanere tranquillamente il simbolo della Resurrezione.
    Per i Cavalieri del Tempio anche il telo funebre del loro ultimo Gran Maestro Molay, mentre Leonardo intervenendo con tanta decisione e poca fede sul volto della Sindone, è diventato suo malgrado il nuovo profeta.

    AD 2010
    Emilio Cargnelutti

  11. ERNESTO SOLARI scrive:

    Il ritrovamento del testo di Abilafia può certamente spiegare e rendere plausiile la tesi tecnico-pittorica del Sig. Cargnelutti. La dimostrazione di questa complementarietà è però ancora da approfondire. Personalmente sto cercando di dimostrare la conoscenza da parte di Leonardo di questo testo di Abulafia e questo è sicuramente un psso importante dal quale poi procedere con le relative sperimentazioni che mi auguro il Sig. Cargnelutti possa ulteriormente approfondire..

  12. Garlaschelli E. scrive:

    Sappiate che ho scoperto una cosa eccezionale: il CICAP è un falso, ho fatto tutte le analisi possibili e vi assicuro che è così.

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