Dal 27 novembre sarà nelle sale italiane il nuovo film di Oliver Parker “Il ritratto di Dorian Gray” tratto dal celebre romanzo di Oscar Wilde. Scene cupe e dark fanno da sfondo all’elegante Inghilterra di fine ottocento, dalle cui nebbie fuoriesce impettito un giovane aristocratico dalla bellezza divina. Un quadro e una promessa che diventa profetica. Si sa, con il diavolo non si scherza.
di MICHELA ASCIONE
Un ritratto che è come un’immagine riflessa nelle acque di un fiume. Un uomo che come Narciso ammira a tal punto la sua bellezza da invidiare il quadro stesso. Un signore colto ed edonista che ammalia un giovane londinese che imprime i suoi primi passi nell’alta società anglosassone. Così Oscar Wilde ci introdusse al suo personaggio, quel Dorian Gray che rievoca il desiderio comune dell’eterna giovinezza. Certo, non a tutti però viene in mente di fare un patto con il diavolo ed immaginare di rimanere per sempre giovani mentre tutto e tutti intorno a noi subiscono gli inesorabili effetti del tempo.
Un racconto che Oliver Parker ci ripropone scegliendo un cast sofisticato che va dal protagonista Ben Barnes, visto nei panni del Principe Caspian nelle Cronache di Narnia, a Colin Firth che interpreta il carismatico Henry Wotton. Oliver Parker ha già diretto due film tratti da opere di Oscar Wilde, Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernesto, ma questa volta si cimenta con una storia molto conosciuta che gli appassionati di Wilde temono possa essere stravolta.
Dal promo del film emerge una fotografia molto accurata che sottolinea i temi contrapposti della sfarzosa bellezza dei salotti londinesi agli ambienti cupi e foschi necessari nel proporre un tema come quello della decadenza fisica e psichica che lo accompagna inesorabilmente. Un uomo innamorato a tal punto della sua immagine da vendere l’anima al diavolo pur di rimanere eternamente giovane. Sarà il suo ritratto ad invecchiare e a diventare specchio delle brutture e infamie che con il trascorrere del tempo si impossesseranno del bel Dorian.
Un tema quello del desiderio di rimanere giovani di enorme attualità. La chirurgia plastica diffusasi negli ultimi anni sembra aver sostituito il ben più pericoloso patto con il diavolo, restituendo volti senza rughe, zigomi gonfi e nasi perfetti. Certo Wilde non avrebbe mai potuto immaginare che una donna potesse avere lo stesso aspetto dopo vent’anni, a volte anche migliore, grazie ai bisturi di medici che non hanno bisogno di chiedere in cambio l’anima come ripartita. Oggi quel quadro sarebbe una fotografia portata in uno studio medico per chiedere un piccolo miracolo. Probabilmente l’edonista Wilde se fosse vissuto oggi, ci sarebbe andato da un chirurgo per far eliminare quell’appesantito doppio mento che comparve nei suoi ultimi anni. E se fosse vissuto oggi avrebbe dovuto rivedere un po’ la sua trama. Ma il bisturi non può tutto. La giovinezza donata a Dorian non lasciava caviglie deboli e mani rugose e prima o poi chiese il conto.
Attendiamo il 27 novembre per l’uscita del film, che speriamo non ci deluderà. Intanto saremo un po’ più vecchi, ma forse un po’ più saggi.
(22 novembre 2009)