Per quasi quattrocento anni gli storici dell’arte hanno cercato documenti e atti che confermassero la notizia che Michelangelo Merisi da Caravaggio fosse realmente morto a Porto Ercole e seppellito nelle sue vicinanze, come attesta una missiva ed epitaffi del suo tempo.
Nel 2001 Giovanna Anastasia ha ritrovato l’atto di morte del celebre pittore e ora con un equipe di esperti starebbe conducendo uno studio basato sull’ipotesi che identifica la chiesa di Sant’Erasmo a Porto Ercole, come il luogo che dovrebbe attualmente contenere i resti di Caravaggio.
di MICHELA ASCIONE
La tomba potrebbe essere nella cripta che è stata rinterrata durante recenti ristrutturazioni, oppure potrebbe essere stata tumulata al di sotto dell’attuale pavimentazione della chiesa.
Il ritrovamento della tomba potrebbe svelare il mistero sulle cause della morte del Merisi, un uomo inquieto che visse in modo rocambolesco e violento, creandosi la fama di pittore maledetto.
Dottoressa Anastasia ci sono stati sviluppi sulle ricerche?
Dopo le polemiche dei mesi scorsi a seguito di articoli che urlavano il nostro progetto di scavare nella chiesa di Sant’Erasmo, l’equipe ha deciso il silenzio stampa fino a quando non ci saranno prove concrete”.
Ci descrive le circostanze del rinvenimento nel 2001 dell’atto di morte?
E’ stata un’esperienza molto emozionante. Abbiamo ritrovato per caso l’atto scritto su un ritaglio di foglio all’interno di un libro dei conti del 1656. Sapevo che il documento esisteva, perché ne serbavo un lucido ricordo. Quando fu ritrovato dal Parroco di Sant’Erasmo nel 1956, egli lo esibì in più occasioni ai parrocchiani e lo inserì nel libro dei morti che chiunque poteva visionare. Anche Argan potrebbe averlo visto, aveva una villa qui nell’Argentario ed è stato tra i primi ad affermare che Porto Ercole era il luogo in cui morì di Caravaggio. Poi dopo la morte del parroco, l’atto sbadatamente fu smarrito dal suo successore, fino al nostro ritrovamento. Ho una sviluppata memoria fotografica, ho immediatamente riconosciuto il documento.
Sono state fatte delle analisi per verificarne l’autenticità?
Si. E’ stato visionato dal Vaticano, hanno condotto un’analisi crono ortografica che ha attestato l’autenticità!
Quando nel 1956 il parroco rinvenne la tomba, trovò un epigrafe tombale che riportava il nome del pittore?
E’ esattamente cosi. Ero presente al momento del rinvenimento. Avevo dieci anni, ricordo tutto perfettamente. Durante lavori urbanistici furono ritrovate una serie di sepolture riferibili soprattutto a pescatori provenienti da Procida trasferitisi qui nel 700. Tra esse fu rinvenuta la tomba di Caravaggio, con epigrafe in marmo riportante la stessa dicitura dell’atto: “lì 18 luglio 1609 morì Michelangelo Merisi da Caravaggio, dipintore.
Quindi lei è un testimone oculare del rinvenimento. Dove è stata portata l’epigrafe? Ricorda anche il trasferimento dei resti alla chiesa di Sant’Erasmo?
Su questo non posso rispondere. Rimandiamo alle conclusioni dell’equipe di studio per ulteriori dichiarazioni.
Le dichiarazioni di Giovanna Anastasia si fermano qui. Lasciando troppe domande senza risposta, come da sempre avviene quando si parla del più misterioso e affascinante pittore del nostro Cinquecento. Un artista morto a soli 39 anni. Anni costellati di litigi, denunce, polemiche si intrecciarono alla sua arte, innovativa, fatta di luce ed ombre. Nell’arte come nella vita il Caravaggio volle che il bianco e il nero diventassero protagonisti, fondendosi e dissolvendosi in un infinito gioco di ombre. Unica eccezione, in questa bicromia profetica, fu il rosso. Rosso come il sangue che sgorga dalla testa mozzata di San Giovanni. Un rivolo di sangue sul quale viene posta la firma del pittore. Un presagio di morte, forse, per un uomo che, troppo consapevole per non essere maledetto, intuì perfino la sua fine ormai prossima.
(1 luglio 2009)
Alla domanda :”Dove è stata portata l’epigrafe? Ricorda anche il trasferimento dei resti alla chiesa di Sant’Erasmo?” Non viene data una risposta, rimandandola alla equipe di indagine. Invece una risposta avrebbe dovuto essere data, per chiarezza storica e filologica, naturalmente con riserva di ulteriori indagini in merito. Che male c’è a rispondere sull’esistenza dell’epigrafe tombale del caravaggio? E’ un modo di procedere alquanto bizarro.
Personalmente sono più legato all’ipotesi complottistica del prof. Pacelli che ha un fondamento storico nei fatti reali dell’ultimo tempo di Caravaggio. Quanto al documento è un falso ( il supporto cartaceo è si del 600, ma l’inchiostro risulta, dalle analisi fatte, del 900, per cui non serve replica ) costruito ad arte, forse nello stesso periodo della pseudo scoperta. Sull’epigrafe, che sarebbe stata trovata e vista, dall’Anastasia e che sarebbe conservata, il fatto di non rivelare la sua collocazione è piuttosto sospetto ( perché no? sarebbe la prova definitiva che azzererebbe qualsiasi altra ipotesi ) : esiste o è una pura invenzione ? La stessa scritta dell’epigrafe è inverosimile : ma come, su un’epigrafe si scrive la medesima scritta dell’atto di morte? Si potrebbero portare prove di casi simili per scansare anche questo sospetto di falsificazione storica?