Quando Hemingway vide un Ufo all’Avana

Quando Hemingway vide un Ufo all’Avana

Gli anni cinquanta furono l’epoca d’oro dei dischi volanti, in Italia, in Europa ed evidentemente nel mondo. Da Finca Vigia, la sua residenza cubana a pochi chilometri da L’Avana, Ernest Hemingway fu testimone di un avvistamento che sconvolse la capitale. Ma solo per poche ore…

di CLAUDIA MIGLIORE

Siamo a L’Avana. Nei primi anni cinquanta. Sull’isola ci sono stati diversi avvistamenti. Luci, oggetti volanti misteriosi. Cuba poi è immediatamente a ridosso del triangolo delle Bermude e le leggende, le supposizioni, le paure sono molto diffuse.

Sui terreni dove si sta costruendo la Ciudad Deportiva di fronte alla fontana più preziosa della Capitale costruita in onore di Paulina de Grau “prima dama della repubblica” e moglie del fratello dell’ex Presidente della Repubblica, accade qualcosa. Proprio di fronte alla fontana chiamata dagli avaneri “el Bidè de Paulina” appare un disco volante. Non si tratta di una luce. Di una immagine sfocata e lontana. Ma proprio di un disco volante rotondo, argentato, con un lungo periscopio e molto enigmatico. Immobile. Per ore non dà nessun segnale di vita. L’esercito, il corpo dei pompieri, la Polizia della città si mobilitano immediatamente. Le televisioni danno la notizia segnalando Cuba come l’isola scelta per la prima visita sulla terra degli extraterrestri.

Di fronte a tale notizia e ad un evento di tale portata uno scrittore, ma soprattutto un giornalista, non poteva rimanere impassibile.

Ernest Hemingway siede davanti alla televisione con una bottiglia di gin Gordon più grande del solito e resta incollato lì per ore. Gli occhi increduli fissi sul teleschermo. In attesa degli avvenimenti. Solo alle quattro del pomeriggio, dopo mezza giornata di attesa, dopo che la zona è stata evacuata e tutti i residenti sono ormai fuggiti, il boccaporto si apre di fronte agli occhi terrorizzati degli spettatori.

Ne saltano fuori una formosa ballerina con una bottiglia di birra in mano e 43 componenti di un’orchestra di musica popolare che cantano “Anche i marziani bevono Cristal”.

Le testimonianze di chi era in casa con lui narrano che Hemingway finì di bere la bottiglia di gin. Senza ghiaccio, senza acqua, senza limone, senza acqua tonica. Andò nella sua stanza e si addormentò sopra la montagna di carte che teneva sul letto con gli occhi tappati da un edizione del New York Times.

(6 agosto 2009)

Gialli.it

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