“L’Entità” di Eric Frattini è stato edito in Italia da Fazi Editore dopo aver sostato per mesi sulle scrivanie dei principali editori italiani. Poi finalmente “Elido Fazi ha avuto il coraggio di pubblicarlo”, ci dice il suo autore, un giornalista spagnolo famoso in tutto il mondo per i suoi saggi sui servizi segreti delle principali nazioni, dal Mossad al KGB, passando per l’M 16 e la CIA.
L’Entità, il servizio segreto vaticano fondato da Pio V nel 1566, è rimasto nell’ombra per secoli; i suoi agenti hanno gestito, ordito, pilotato i maggiori eventi storici dal ‘500 ad oggi. Grazie a centinaia di documenti rinvenuti in 32 archivi di vari paesi, Frattini è riuscito a ricostruire le vicende e descrivere i protagonisti occulti di questa grande organizzazione, l’unica realmente segreta.
di MICHELA ASCIONE
Molti studiosi si auspicano l’apertura degli archivi vaticani, ma Lei è riuscito a reperire numerosissimi documenti anche in altri archivi nel mondo. Ci racconta la sua indagine?
R. Ho lavorato circa tre anni esclusivamente per reperire la documentazione. Per scrivere il mio libro ho impiegato uno, due anni. La base documentale è costituita da una bibliografia formata da circa 300 titoli, editi dal 1730 ad oggi. Documenti che provengono da 32 archivi. Il Vaticano non ha criteri di declassificazione come qualunque paese democratico. Ma io ho una mia teoria. Qualsiasi documento che potrebbe avere il Vaticano dovrebbe avere una copia in qualche altro luogo o archivio, così mi sono concentrato a cercarli. Per esempio per i documenti che testimoniano come il Vaticano aiutò i criminali di guerra nazisti a fuggire in Sud America, mi concentrai sugli archivi argentini, uruguaiani e paraguaiani; per documentare le trame finanziare del Vaticano, durante gli anni di Marcinkus, mi concentrai sugli archivi peruviani, panamensi e statunitensi.
I documenti relativi agli affari economici si trovano in Vaticano, ma è “sacramente” impossibile accedere a quel materiale.
Alcuni giorni fa padre Peter Gumpel, ha dichiarato che la causa di beatificazione di Pio XII sarebbe stata bloccata. Molti criticano la posizione che il Papa avrebbe assunto durante la seconda guerra mondiale. A quali conclusioni è giunto con le sue ricerche?
R. Chi ha meglio analizzato questo tema fu John Cornwell. A lui fu permesso di entrare negli archivi vaticani. Doveva realizzare una biografia a favore di Pio XII, su gli anni che fu nunzio in Baviera e a Berlino e durante i suoi anni di pontificato tra il 1939 e il 1946. L’idea era quella di avere un libro che favorissa la campagna per la beatificazione di Pacelli. Fu cosi che Cornwell scrisse uno dei più importanti testi su Pio XII, titolandolo “Il Papa di Hitler”. Il titolo già dice molto. Pacelli era un uomo, un principe degno della migliore diplomazia vaticana. “Nè con Dio, nè con il Diavolo”, potrebbe essere il suo motto, però quelli sono gli anni ’30, in un Europa convulsa che poteva essere molto pericolosa.
C’è una storiellina che gira in Vaticano. “Sapete quando è nata la diplomazia Vaticana? Il giorno in cui una prostituta indicò Pietro e gli disse: tu sei il seguace di Nazareno. E allora Pietro rispose: a che si riferisce?”.
Per alcuni Pio XII fu un codardo, che preferì nascondersi nelle stanze vaticane senza guardare fuori dove migliaia di cattolici e non cattolici venivano fucilati, massacrati, uccisi col gas nei campi di sterminio e, nel frattempo, lui recitava l’Angelus.
Una cosa certa è che Pacelli aveva paura di Hitler, e temeva di fare la fine di Pio VI nelle mani di Napoleone, a ciò si aggiunge il suo innegabile “germanismo” che fu il risultato della politica vaticana negli anni del nazismo.
Prima di diventare Papa, Eugenio Pacelli ha assunto ruoli di rilievo nello spionaggio vaticano. Poteva non essere a conoscenza dei crimini che le truppe naziste stavano perpetrando?
R. No. Non poteva. Pacelli fu durante i primi anni, come membro dell’alta Curia, un uomo di azione e molto interessato allo spionaggio e alle cospirazioni. Certamente L’Entità trasmetteva le informazioni alla Segreteria dello Stato Vaticano sui programmi di sterminio in Germania, ma non fecero nulla, anche quando erano coinvolti dei cattolici.
Non fecero nulla neppure quando la Ghestapo e le SS cominciarono a rinchiudere nei campi di concentramento i religiosi che protestavano contro la politica imposta agli Ebrei e ai nemici politici. Neppure Pacelli disse nulla.
Io sostengo, come molte persone in Israele, che non debba essere concessa la beatificazione. Non se lo merita. Altrimenti il Vaticano permetta agli studiosi di entrare nei suoi archivi, dove vi sono i documenti relativi a Pio XII, e dimostri che se lo merita. E’ semplice.
Dopo la seconda guerra mondiale grazie all’organizzazione Odessa e al cosiddetto “corridoio vaticano” numerosi criminali di guerra riuscirono a fuggire in Argentina. Le alte cariche del Vaticano potevano non essere a conoscenza di questi piani?
R. L’organizzazione Odessa fu creata nel 1944 nell’hotel Maison Rouge di Strasburgo. Li si incontrarono sotto la protezione di Martin Bormann, il segretario di Hitler, vari industriali tedeschi finanziare la fuga dei grandi leader del nazionalsocialismo. L’obiettivo era quello di assicurare un futuro al IV Reich. Fu un’idea delle alte cariche della curia, come Padre Krunoslav Draganovic; padre Karlo Petranovic; il vescovo Alois Hudal; e padre Ivan Bucko, accusato di benedire le stragi di partigiani ed Ebrei condotte dalle SS in Ucraina. I monsignor Heinemann e Karl Bayer; o il Cardinal Stepinac che Giovanni Paolo II ha ritenuto bene beatificare, stabilirono la rotta dei conventi e lo chiamarono “corridoio Vaticano”. Grazie a tutti loro, i carnefici come Eichmann, Fishbock, Mengele, Pavelic, Barbie, Cukurs e molti altri poterono sfuggire alla giustizia degli Alleati. Tutto ciò successe sotto il naso dei cardinali Maglione, Montini e Tardini, che dirigevano la Segreteria dello Stato vaticano; di Robert Leiber, spia e segretario del Papa. Tutti chiusero gli occhi, per ordine di Pio XII.
A settembre uscirà in Italia “Le spie del Papa”, una biografia sugli agenti dello spionaggio papale, edito da Ponte delle Grazie del gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’aspettiamo a Napoli per la presentazione del suo nuovo saggio. R. Napoli è una delle più belle città d’Italia. Sono solito venire almeno una volta all’anno a Napoli e questo anno, verrò in dicembre per passare le vacanze per le vostre strade. Sono un vero amante di questa città e spero di poter stare con voi quando presenterò il mio nuovo saggio. Mi piace prendere il caffè al Gambrinus, cenare da Matozzi, comprare le cravatte di Marinella, passeggiare a Pompei ed Ercolano, parlare con i napoletani, passeggiare nei corridoi del Museo di Capodimonte, uno dei musei più incredibili del mondo, al pari del Prado di Madrid e del Louvre a Parigi. Molte grazie a voi.
(9 luglio 2009)
Ho ricevuto la segnalazione sulla pubblicazione di questa intervista, l’ argomento è molto interessante e desidero esprimere i miei più sinceri complimenti. Aspetto l’ uscita di “Le spie del Papa”, dato che oggi giorno la gente comune è sempre alla ricerca delle verità sulla società che ci circonda, suppongo che il testo che verrà pubblicato potrà in parte soddisfare questa sete di conoscenza su argomenti che sono sempre stati velati all’ occhio di noi tutti.
Davide
Mai vista una simile apoteosi di luoghi comuni su Pio XII.
Matteo Luigi Napolitano
(Università del Molise)
Già. Tutto difficile con Frattini. Lui è così. Prendere o lasciare. Ma noi abbiamo pensato che fosse giusto sentire come la pensava. I suoi libri sono venduti in tutto il mondo. Mentre in Italia le cose non vanno per il verso giusto. Forse la verità è una sola: più si “censura” più viene la curiosità. E noi siamo curiosi. E lasciamo ai lettori il giudizio.
Condivido ciò che dice su Fratrtini, con una nota a margine, se mi è consentito.
Lasciamo agli storici fare il loro lavoro degli storici, e ai giallisti scrivere i loro thriller.
Potrei smentire Frattini su ogni punto, senza minimamente entrare nella questione della batificazione di Pio XII (che non è mestiere di storico). Non mi cimento in una smentita perché, com’è noto, Frattini non è uno storico. Né lo è Cornwell, che lui pure cita come autore di “uno dei più importanti testi” (SIC) su Pio XII.
Matteo Luigi Napoltiano
Per certi versi io mi sento molto dalla sua parte. Ho una laurea in lettere con indirizzo storico e ovviamente non amo le “intrusioni”. Ma esiste una categoria che sta a metà tra gli storici e i giallisti storici, ed è quella del giornalismo di indagine che forse accoglierebbe senza troppi problemi il nostro Frattini. Chissà.
In tutti i casi mi veniva un’idea. E se ce la offrisse lei una prospettiva storica su Pio XII? Sarebbe bello. Ci pensi.
con stima
ciro sabatino
Sto completando la lettura dell’Entità e, francamente, sono sgomento.
Questo significa che Frattini è riuscito nell’intento. Adesso sarò stimolato ad una ricerca personale, e questo è l’obiettivo più nobile di qualsiasi scritto : far riflettere.
Il Cinema e la narrativa si ispirano e mescolano fatti reali con la fantasia, ma pur sempre qualcosa di reale c’è. Un’organizzazione cone l’Entità che resiste per 500 anni dimostra indubbie capacità di adattamento e confronto con l’ambiente circostante : è chiaro che quando l’ambiente era quello del nazionalsocialismo le alternative erano ben poche. Sopravvivere o sparire. Facciamo parte di uno schieramento cattolico-democratico e, nel bene e nel male, dobbiamo sostenerne i principi cardine.
su frattini… gardate qui please
http://www.ilgiornale.it/interni/le_bugie_anticattoliche_ecco_bufala_foto__di_ratzinger_nazista/12-06-2010/articolo-id=452472-page=0-comments=1