Tra le dichiarazioni fatte dal pentito di mafia Gaspare Spatuzza emergono conferme sulla fine disastrosa che avrebbe fatto una delle celebri tele di Caravaggio. La natività tra i Santi Lorenzo e Francesco, rubata nel 1969 dall’oratorio di San Lorenzo di Palermo, sarebbe stata rosicchiata dai topi e bruciata dalla mafia, per sbarazzarsi di uno dei 10 quadri più ricercati della polizia di tutto il mondo.
di MICHELA E ROSANNA ASCIONE
La Natività di Caravaggio che fece gola alla mafia e sparì nel nulla quarant’anni fa, avrebbe finito i suoi giorni, ironia della sorte, in una stalla. Gaspare Spatuzza, l’imbianchino condannato per sei stragi e 40 omicidi e che in questi giorni sta facendo tremare i palazzi del potere, ha dichiarato ai pm palermitani che il quadro sarebbe stato affidato alla famiglia dei Pullarà, già in precario stato di conservazione, e nascosto in una stalla. L’incuria, i topi e i porci ne avrebbero causato la distruzione e provocato la decisione finale di bruciarlo.
Spatuzza sarebbe venuto a conoscenza dei fatti nel 1999 durante il soggiorno nel carcere di Tolmezzo, dove a raccontagli le vicende relative alla distruzione della tela del Merisi, fu Filippo Graviano, uno dei capi di Cosa Nostra al quartiere Brancaccio di Palermo negli anni novanta.
Spatuzza conferma così le dichiarazioni fatte da Marino Mannoia durante il processo Andreotti. Mannoia sostenne di far parte del gruppo che la notte tra il 16 e il 17 ottobre del 1969 entrò nell’Oratorio di San Lorenzo e con un taglierino tagliò la tela e se la portò via “arrotolata”. I danni subiti dalla famosa opera avrebbero poi distolto eventuali compratori e la tela sarebbe rimasta tra le mani delle famiglie mafiose siciliane. Secondo Salvatore Cangemi, il quadro sarebbe stato esibito durante i summit più importanti come simbolo di potere.
La notte del furto
La tela venne trafugata la notte tra il 16 e 17 ottobre del 1969. Solo alle 15 di sabato 18 ottobre, però, Maria Gelfo, una delle due custodi che si apprestavano a preparare l’oratorio per la messa del giorno seguente, scoprì il furto. L’oratorio, che si trova in via Immacolatella, nella zona di Porta nuova, territorio controllato da una potente famiglia mafiosa guidata da Pippo Calò, restava chiuso tutta la settimana e veniva aperto al pubblico solo per la cerimonia domenicale.
I Ladri entrarono da un balconcino collocato ad un metro da terra, con imposte sgangherate. Tagliarono via la tela, di 298 x 197 cm, e se la portarono via indisturbati.
Da quel momento cominciò il balletto delle responsabilità.
La custodia delle opere d’arte esistenti nelle chiese e negli oratori è affidata al sacerdote preposto alle singole chiese o al capo della congregazione.
Nel caso del Caravaggio il custode morale era il parroco don Benedetto Rocco e prima di lui padre Filippo Meli. Furto più facile da compiere non ci poteva essere. Neppure un catenaccio era stato pensato a protezione del balconcino.
Forse qualcuno pensava che nulla si muove a Palermo senza il “consenso” del clan del quartiere? E che quindi il quadro sarebbe rimasto lì dov’era, a simbolo della Kalsa (il quartiere tristemente famoso per ospitare nel suo cimitero i morti ammazzati della mafia) senza che nessuno avesse mai osato portarselo via?
E’ in questa Palermo, dove storie e personaggi si intrecciano e dove nulla sembra accadere per caso, che gli investigatori dell’Arma hanno iniziato le loro ricerche. Che ora sembrano finalmente arrivate al capolinea. Non rivedremo mai più quello splendido capolavoro? Spatuzza ha raccontato tutta la verità? Staremo a vedere.
(11 dicembre 2009)