Al Sundance, il Festival del cinema indipendente di Robert Redford, va in scena la claustrofobia. Buried di Rodrigo Cortés ha entusiasmato la critica che l’ha recensito come uno dei cult del genere da non perdere. Unico e solo attore protagonista Ryan Reynolds, unica ambientazione una bara.
di MICHELA ASCIONE
94 minuti in una bara, un uomo sepolto vivo e solo 2 oggetti a fargli luce: un cellulare e un accendino. Vera protagonista la paura.
Paura ancestrale, paura che immobilizza gli arti, mozza il respiro creando un’ansia paralizzante e disarmante che fa desiderare la morte che tanto si teme. La paura di essere sepolto vivo, di risvegliarsi in una tomba, metri e metri sotto terra. Una paura che fa perdere il controllo di sé e annebbia la razionalità, dando un senso di impotenza e caducità.
Paure che paradossalmente forse desideriamo vedere proiettate su un grande schermo, solo per esorcizzarle.
Questo spera Rodrigo Cortès il regista spagnolo trentaseienne che con la sua ultima pellicola ha affascinato la critica riuscendo a trovare un distributore per il suo film, la Lionsgate. Al Sundance Festival di Los Angeles è stato un trionfo, la critica l’ha osannato e il pubblico è rimasto incollato sulle poltrone immedesimandosi, forse, come mai gli era accaduto.
Scritto da Chris Sparling, il film racconta di un imprenditore americano che giunto in Iraq per affari, viene rapito e sepolto vivo in una bara. E’ interpretato da Ryan Reynolds conosciuto per le sue partecipazioni in X-men le origini, Wolverine, The proposal, Scrubs e noto anche per essere il marito di Scarlett Johansson.
Della trama non è trapelato altro. Nessuno ha voluto svelare particolari o indiscrezioni che avrebbero potuto togliere fascino alla visione della pellicola. Si sa solo che l’unica ambientazione è la bara nella quale l’uomo è stato sepolto vivo e tenterà di sedare le sue paure riuscendo a farsi luce con un accendino ed un cellulare. Nessun effetto speciale è di supporto, nessuna scena in esterno, nessun flash back, né future visioni. Solo un uomo con il suo respiro affannato, con le sue ansie e le sue speranze di uscire da quell’infernale bara.
La vera forza del film è l’immedesimazione, l’empatia con il protagonista. Si soffre con lui, si spera di trasmettergli la forza di reagire, si cerca di diminuire il battito cardiaco e respirare piano per non consumare l’ossigeno, si cerca di percepire i suoni dell’esterno per cercare di capire dove si è. Ma allo spettatore in sala basta distogliere lo sguardo dallo schermo e cercare la luce verde che segnala l’uscita di sicurezza per sapere che lui una via di fuga c’è l’ha ed è a portata di mano.
Poe, Tarantino e le leggende metropolitane
La tafofobia è la paura di essere sepolti vivi. Una paura che nei secoli scorsi forse non era tanto infondata, considerando che gli effetti della morte apparente potevano indurre a seppellire un uomo in realtà ancora vivo. Ciò a portato ad attendere la sepoltura per almeno 24 ore, ma sono tanti i racconti di bare aperte dopo anni, in cui si sono scoperti uomini con la barba lunga e le unghie spezzate nel tentativo disperato di cercare un varco.
Cosi, sono state inventate bare con coperchi di vetro, con campanelli collegati con l’esterno, per scongiurare la possibilità di essere sepolti e poi risvegliarsi nello spazio angusto di una tetra bara di legno.
Per esorcizzare questa paura, il celebre scrittore, Edgar Allan Poe, scrisse alcuni racconti che avevano come protagonista una bara con all’interno un uomo ancora in vita. Il più celebre e forse anche più terrificante, è la Sepoltura prematura che racconta di un uomo affetto da tale fobia.
Nell’ultimo episodio della 5° stagione di CSI: scena dal crimine, Quentin Tarantino si è cimentato con questo tema, con un episodio in due puntate dal titolo Grave Danger.
Nick Stokes, uno dei componenti della squadra di CSI, attratto su una finta scena del delitto, viene catturato ed sotterrato in una bara di plexiglass dotata di condotti d’aerazione laterali. Nella bara ci sono un registratore che contiene un messaggio di un terrorista che chiede un riscatto per liberarlo, ed una pistola per indurlo al suicidio.
Insomma, se non siete riusciti a portare a termine il racconto del terrore di Poe, oppure se ascoltando le leggende metropolitane di uomini sepolti vivi, vi assale l’ansia che vi costringe a non ascoltare, non andate a vedere Buried, lasciatelo agli impavidi.
(29 gennaio 2010)
[...] l’ansia che vi costringe a non ascoltare, non andate a vedere Buried, lasciatelo agli impavidi.fonte /**/ Be the first to comment – What do you think? Posted by Diablo010473 – 28/02/2010 [...]
fa schifoooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Peccato!!! Poteva finire meglio!!!
Fine di m….!!! Scene di m….!!!!
Un film così nn può considerarsi come un cult!!!
E poi fa paura solo ai claustrofobici!!!!…