Shutter Island
l’ossessione di Martin

Shutter Island <br/> l’ossessione di Martin

Esce il 5 marzo in Italia l’ultima fatica di Martin Scorsese: Shutter Island. Lo psicothriller ambientato in un manicomio criminale è diventato un ossessione per il celebre regista italoamericano. Incubi, ansie e  angosce l’hanno tormentato per mesi, ritardandone l’uscita. Atmosfere cupe, un’elaborata sceneggiatura noir, un cast invidiabile sono gli ingredienti di una ricetta che non si farà dimenticare facilmente.

di MICHELA ASCIONE

Leggi un libro, ti immedesimi nel protagonista, nelle sue angosce, rivivi la sua storia. Poi ti addormenti. Ma i suoi incubi diventano i tuoi. Ti risvegli sudato, agitato ma sollevato. Il tuo è solo un sogno, ma impieghi mesi a liberartene, per un po’ c’hai creduto e quella sensazione ti è rimasta addosso, appiccicata come un fastidioso hermes che non vuole guarire.

Questo ha vissuto Martin Scorsese, il regista di indimenticabili pellicole come Taxi Driver, Gangs of New York, The departed del 2007, vincitore di 4 premi oscar. Appena ha letto il libro di Dennis Lehane, Shutter Island ha subito deciso di farne un film. Ma le atmosfere cupe e le forti tematiche con risvolti psicologici hanno agitato le sue notti, il regista ha dichiarato: “Ho avuto due tremendi incubi: la mia vita, la mia famiglia, la mia carriera erano frutto della mia immaginazione. Risvegliarmi al mattino era un sollievo, come se davvero mi rilasciassero da una prigione”.

Per il ruolo di protagonista ha scelto ancora una volta Leonardo Di Caprio con il quale si trova talmente in sintonia da averci girato già 4 film. Siamo negli anni cinquanta, Di Caprio impersona Teddy Daniels un detective incaricato di indagare sulla scomparsa di una donna da un manicomio criminale situato sull’isola di Ashcliffe al largo di Boston. Nella prigione è anche presente l’assassino di sua moglie.

Le indagini  di Daniels procedono a rilento ostacolate anche da un forte temporale. Il suo dramma personale, le sue ossessioni lo tormentano, sogno e realtà si mescolano, creando due dimensioni parallele che lo confonderanno, ci confonderanno. Il confronto con i due medici che dirigono il manicomio e i loro metodi lo spaventeranno. Daniels ha partecipato alla liberazione del campo di concentramento di Dachau, ed è a conoscenza dei tremendi esperimenti di Mengele, ciò lo renderà diffidente nei confronti dei due medici interpretati da Ben Kingsley e Max von Sydow.

Ad ispirare Scorsese e guidarlo in questo labirinto contorto tra follia e normalità, tra cruda realtà e immaginazione, ci sono stati gli esempi di Hitchcock e Orson Welles. Da essi il regista italoamericano ha tratto soprattutto la loro capacità di rendere la suspance e di trasmettere l’inquietudine attraverso il taglio delle inquadrature.

Di Caprio si auguradi vincere un oscar, Scorsese è già soddisfatto così, noi speriamo di vedere una bella pellicola che non ci faccia rimpiangere i maestri del brivido che tanto ci mancano.

(9 febbraio 2010)

Gialli.it

1 Risposta per “Shutter Island
l’ossessione di Martin”

  1. [...] vedere una bella pellicola che non ci faccia rimpiangere i maestri del brivido che tanto ci mancano.fontegoogle_ad_client = "pub-4031877095046806"; /* 468×15, creato 05/02/10 */ google_ad_slot = [...]

Lascia un Commento

diretto da Ciro Sabatino

Collegati / sviluppo software - editore