Marilyn Monroe
Il giallo di un’epoca

Marilyn Monroe <br/> Il giallo di un’epoca

Un agosto come tanti. Un agosto da dimenticare. 49 anni fa moriva Marilyn Monroe. L’ennesimo impossibile mistero dell’era di JFK. Ecco il giallo di Norma Jeane Baker. L’icona della femminilità. Il simbolo di un’epoca. La Donna. Per eccellenza.

di CLAUDIA MIGLIORE

E’ la notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962. Sono passati 5 giorni dalla sua ultima seduta psicanalitica. Sono passati meno di due mesi e mezzo da Happy Birthday, Mister President.
Norma Jean Baker, in arte Marilyn Monroe, viene ritrovata morta nella sua camera da letto, nell’appartamento di Fifth Helena Drive, a Brentwood in California. Ha trentasei anni e si è imbottita di Nembutal. Così dicono.
L’immagine di lei che ritorna indelebile immortale, dopo la sua morte, è proprio quella. Quella del 19 maggio 1962. Fasciata in un vestito di lamè. Sola. Davanti ad un microfono e a milioni di persone. Sprezzante. Dei cerimoniali. Della forma. Delle “giuste” maniere. Un’immagine che la lega indissolubilmente all’uomo più potente del mondo. Il presidente degli Stati Uniti d’America J.F.Kennedy.

Il mistero avvolge da subito la sua morte. Sono troppe le cose che non tornano. Nella stanza non ci sono tracce d’acqua, di un bicchiere. Marilyn avrebbe ingerito le oltre 40 pillole che l’hanno ammazzata senza bere. La posizione del corpo sul letto. I barbiturici provocano dolori lancinanti, spasmi. Ma il corpo è disteso. Di spalle. Senza tracce di una morte che si dice essere sta atroce.
I personaggi presenti sul luogo sono ambigui.
Eunice Murray la governante avvisa la polizia cinque ore dopo il decesso. Sembra addirittura che si prenda la briga di fare il bucato! E dopo la morte dell’attrice va ad incassare un assegno di 20.000 dollari. La sua liquidazione dopo il licenziamento.
Ralph Greenson, lo psichiatra, è presente sulla scena prima ancora che arrivi la polizia. Il suo analista. Il suo confessore. Colui che pochi anni dopo la morte avvenuta nel 1979, nel 1982, quando sarà riaperto il caso, verrà inserito nel registro dei sospettati. Per un nastro. Quello dell’ultima seduta di Marilyn. Quello dove l’attrice parla del suo futuro, dei suoi progetti. Quello dove dice “Dottore, ho deciso di buttare via tutte quelle pasticche che mi ha dato”.

Marilyn e Norma Jean
Sono troppe le cose che non tornano. Così partono le speculazioni. Le ipotesi. I dubbi. Storie squallide. Tristi. Perfetto corredo di una vita vissuta agli estremi. Senza una casa, senza una meta. Senza progetti. Tutto è possibile in una vita così. In una morte così. Tutto è possibile nella vita di Marilyn Monroe. La “bomba del sesso” degli anni 60. La donna “dal seno granitico e dal cervello come gruviera”, come la definì il regista Billy Wilder. Un personaggio così non può essere scomodo. Un personaggio così non dà fastidio. Un personaggio così nessuno si prende la briga di ucciderlo.
Ma nella vita di Norma Jean Baker, nella morte di Norma Jean Baker cosa è possibile?
Norma Jean viene fuori dai racconti degli amici. Di chi la conosceva bene. Norma Jean viene fuori dalle ricerche di Edgar Hoover, famigerato direttore dell’FBI che diventa la sua ombra nell’esatto momento in cui scopre che la donna ha una relazione con il Ministro della Giustizia Bob Kennedy.
Le sue ricerche, la sua ossessione, sono raccontate nel libro di Mario La Ferla “Compagna Marilyn”. Il “dossier MM”. Hoover lo aveva chiamato così. Conteneva le registrazioni, gli spostamenti, ogni singolo movimento privato e pubblico, tra le lenzuola e sul set, dell’attrice americana.

Il dossier oltre ad un pezzo di storia segreta dell’America, svela una donna diversa da quella imposta dai giornali e dalla stampa. Una liberale. Una che prendeva posizione a favore della gente di colore, dei poveri e dei bambini abbandonati. Una che non aveva paura di affrontare le battaglie per la difesa dei diritti civili. Una donna che aveva scelto con attenzione tutti i suoi uomini. Legata al partito comunista americano e ai suoi esponenti tra cui Frederick Vanderbilt Field, ricco rampollo di una famiglia di industriali newyorkesi che teneva le fila dei fuggiaschi con i capi del Cremlino e con lo stesso Fidel Castro. Una donna così è pericolosa. Molto pericolosa. Soprattutto negli anni ‘60.
Nel luglio 1962 il rapporto completo finisce alla Casa Bianca. Dieci giorni dopo, Norma Jean muore nella sua casa a Brentwood.

Sono passati 27 anni. Fiumi di parole. Di immagini. Di bugie. Sprecate per costruire un personaggio finto. Una donna da copertina. Per costruire una morte degna di un film. Magari come uno dei tanti di cui Marilyn è stata protagonista.

(5 gennaio 2011)

Gialli.it

3 Risposte per “Marilyn Monroe
Il giallo di un’epoca”

  1. graziella scrive:

    forse la nostra generazione possiede gli elementi necessari a chiarire diversi lati oscuri della storia del passato. Sarei felice ed orgogliosa di conoscere ciò che qualcuno ha gettato nel fango… orgogliosa di appartenere, appunto a questa generezione

  2. emanuela scrive:

    Una donna, al contrario di quello che volevano fare credere, molto più intelligente o molto più fortunata? o sfortunata? ma sicuramente SCOMODA, e nata in un momento storico difficile, proprio per gli amori che rappresentarono la sua fine.
    Anche io sarei orgogliosa di vederle data almeno una giustizia pubblica e senza misteri.

  3. Camilla 98 scrive:

    SE MARILYN SI FOSSE VERAMENTE SUICIDATA ,L’HO AVREBBE FATTO PER I SUOI FAN ?

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