Il 2010 si è aperto sotto i più fulgidi auspici per il mondo degli hacker. Si deve essere trattato del primo attacco dell’anno nuovo ed è stato perpetrato ai danni della Presidenza Spagnola del Consiglio Europeo. Seguito a ruota, dopo solo un giorno, da “un’aggressione” al sito del leader iraniano Ahmadinejad. E questo solo per cominciare. Il 2010 è appena iniziato e intanto si parla del 2009 come “l’anno degli hacker e delle cyber-sette”. Tanto che “qualcuno” prova ad approfittare del fenomeno…
di CLAUDIA MIGLIORE
A 64 anni di età, dopo oltre quaranta di onorata carriera da musicista, “Van the man” l’irlandese dalle dita di velluto, la leggenda del rock ha smentito la notizia pubblicata su tutti i giornali relativa alla sua nuova paternità, frutto di una relazione extraconiugale, attribuendola ad un attacco hacker al suo sito ufficiale.
Accade anche questo quando si è famosi e non parliamo di lui, di Van Morrison, ma degli hacker, del popolo sterminato di pirati informatici che bucano quotidianamente la rete. Già, perché è notizia di ieri che il Leone di Belfast se l’è proprio inventata la faccenda degli hacker. Per evitare le ire di sua moglie. Perché George Ivan Morrison III esiste al contrario dei pirati che avrebbero “bucato” il suo sito. In fondo, dopo tutto quello che è accaduto nel 2009, chi vuoi che non si beva l’ennesimo attacco informatico che passa alla cronaca come l’ultimo dell’anno.
La rete ha un potere formidabile. Fa volare le informazioni, le amplifica, le pilota e molto spesso le manipola. Dai falsi antivirus, alle false notizie, al furto di dati, ai buchi aperti nei siti web di personaggi famosi o di banche, la rete ha creato un nuovo fenomeno, una nuova criminalità che a volte si diletta e più spesso ci guadagna. E quando questo accade le cifre sono da capogiro. Vi raccontiamo i buoni propositi per il 2010 e la cronaca di alcuni dei più significativi attacchi del 2009.
I primi giorni del 2010. Se il buon giorno si vede dal mattino
Il primo attacco del 2010 è, a differenza di quello dell’ultimo dell’anno, molto reale ed è stato commesso ai danni del sito della presidenza spagnola del Consiglio Europeo. Chi ci si è collegato nei primi giorni dell’anno ha potuto ammirare, al posto della foto di Zapatero, un simpatico e accattivante Mr. Bean, il celebre personaggio nato dalla mente dell’attore britannico Rowan Atkinson, che con il suo faccione sorridente dichiarava «Hi there!» (Ciao a tutti!).
E non è stato l’unico “lavoretto” di questi giorni.
“O Dio, nel 2009 ti sei portato via il mio cantante preferito, Michael Jackson, la mia attrice favorita, Farrah Fawcett, il mio attore preferito, Patrick Swayze, la mia voce preferita, Neda. Per favore, ti supplico, non dimenticare nel 2010 il mio politico preferito, Ahmadinejad, e il mio dittatore preferito, Khamenei. Grazie”. Questo è il messaggio comparso il 5 gennaio sul sito web ufficiale del presidente e leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Il portale è stato colpito da un attacco da parte di hacker riformisti, come riferisce il blog “Enduring Freedom” che si occupa di politica estera degli Stati Uniti negli scenari più caldi del Medio Oriente. E’ una vera e propria guerra iniziata a dicembre del 2009 senza esclusione di colpi.
Twitter e gli hacker iraniani ultra-conservatori
L’unico “errore” fatto dal microblogging più famoso del mondo è stato quello di schierarsi durante le proteste anti-governative in Iran. Il 16 giugno, pochi giorni dopo le elezioni il Dipartimento di Stato americano chiede a Twitter di posticipare la chiusura del servizio (prevista per la manutenzione periodica) «in un momento così critico». Ad inizio dicembre anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu incoraggia gli Stati Uniti ad “usare internet e Twitter contro il regime iraniano”. E chi di politica colpisce, di politica perisce. Gli hacker iraniani non hanno aspettato un minuto di più. Il 18 dicembre chiunque si sia collegato a Twitter dalle 7 alle 8 del mattino è stato reindirizzato ad una pagina con una bandiera verde ed un messaggio dell’Iranian Cyber Army, un cyber esecito iraniano. “Gli Stati Uniti pensano di controllare e gestire Internet tramite l’accesso, ma non è così. Siamo noi a controllare e gestire Internet con il nostro potere… Qual è il Paese sotto embargo ora?”. L’attacco è durato per circa un’ora fino a che “l’esercito di Twitter” non è corso ai ripari. Alle 8.30 ora italiana Twitter funzionava di nuovo regolarmente. La guerra era appena iniziata.
Il 2009 l’anno del clima-day
La notizia in sé poteva essere una vera bomba ma come ogni notizia pericolosa è stata messa rapidamente a tacere. E’ di novembre e racconta di un hacker che è riuscito a violare un server del Centro Ricerche sul Clima (CRU) dell’East Anglia, regione inglese, rubando una settantina di megabyte di dati e rendendoli pubblici su un sito FTP russo. Il server è stato disconnesso e il sito FTP oscurato, ma ormai troppo tardi. Oltre 1000 e-mail e circa 3500 documenti sono stati resi pubblici con questo messaggio “Pensiamo che la scienza che studia il clima sia, nell’attuale situazione, troppo importante per essere tenuta nascosta. Qui pubblichiamo una selezione casuale di corrispondenza, codice e documenti”. Scambi di pareri tra “esperti” climatologi, indicazioni di strategie mediatiche volte a filtrare o a nascondere artatamente informazioni sono finite nella rete e diffuse con una velocità che solo internet può garantire. E il misterioso hacker non si è fermato qui perché sembra sia riuscito a piratare e rendere pubblico il codice di «Hadcrut3», il dataset più accreditato per il monitoraggio del clima fino a quel momento e, per ragioni assolutamente non comprensibili, tenuto gelosamente nascosto, nonostante molti scienziati avessero chiesto la possibilità di accedere al suo codice sorgente. L’attacco informatico è stato a malincuore confermato dal Centro e la BBC, pur con le dovute cautele, non ha potuto non riportare la notizia. Ma oggi, a distanza di meno di due mesi, di questo attacco non si parla più.
(8 gennaio 2010)